Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Ma cos'è 'sto Pesa-Nervi?

Alcune spiegazioni per capire cos'è il Pesa-Nervi e perché questo sito si chiama così.

Il Pesa-Nervi è un'invenzione letteraria di Antonin Artaud.

E chi è Antonin Artaud? Chi era, piuttosto: nato a Marsiglia nel 1896, muore a Ivry, presso Parigi, nel 1948, stroncato da un tumore al retto.

Scrittore, attore teatrale e cinematografico, teorico del surrealismo, inventore del teatro della crudeltà, Artaud vive a partire dal 1937 l'esperienza drammatica del manicomio, resa più dura dalla concomitanza con la guerra e dalla tortura legalizzata dell'elettrochoc.

Negli scritti di Artaud, soprattutto quelli degli ultimi anni, a frasi sconnesse e strani rituali astrologici, si alternano brani di profondità sconvolgente, in cui l'autore lotta contro l'inesprimibile, percorrendo una zona di confine tra la sua coscienza alterata e l'inconscio.

In questa zona di confine, che egli attraversa non con il distacco dello scrittore che si diverte a raccontare, ma con il tormento di chi è costretto a forgiare parole ed immagini per riuscire ad esistere, si incontra il "Pesa-Nervi", forse un'ancora in mezzo al niente: niente opere, niente lingua, niente parola, niente spirito, niente.

Il Pesa-Nervi è un'immagine per simboleggiare il proposito che anima questo mio diario sul Web: raccontare fatti e pensieri, alla ricerca di una dimensione umana svincolata dai punti fissi del sentire comune, dell'opinione pubblica. Dire il meglio e il peggio dell'uomo, nella convinzione che solo la ricerca della verità ad ogni costo, anche quella più dolorosa, serve a rendere l'uomo migliore e più umano. In questo cammino la parola è guida e strumento di espressione, ma anche testimonianza di separazione, di dolore. E' quello di cui parla Artaud, con il suo linguaggio unico e visionario.

Ecco di seguito il brano che parla del Pesa-Nervi. E' tratto da Antonin Artaud, Al paese dei Tarahumara e altri scritti, Adelphi Milano, 1985 (pagine 43-45).

Tutta la scrittura è porcheria.

Le persone che escono dal vago per cercar di precisare una qualsiasi cosa di quel che succede nel loro pensiero, sono porci.

Tutta la razza dei letterati è porca, specialmente di questi tempi.

Tutti coloro che hanno punti di riferimento nello spirito, voglio dire in una certa parte della testa, in posti ben localizzati del cervello, che sono padroni della loro lingua, tutti coloro per i quali le parole hanno un senso, per i quali esistono altitudini nell'anima e correnti nel pensiero, che sono lo spirito dell'epoca e hanno dato un nome a quelle correnti di pensiero, penso alle loro precise bisogna, e a quello stridio d'automa che il loro spirito butta al vento,
- sono porci.

[Foto di Antonin Artaud, di profilo, mentre guarda davanti a sé con espressione seria]
Antonin Artaud verso il 1930 in una fotografia di Man Ray (tratta da Al paese dei Tarahumara e altri scritti)

Coloro per i quali certe parole e certi modi d'essere hanno un senso, che sanno fare così bene i complimenti, coloro per i quali i sentimenti hanno classi e discutono su un qualunque grado delle loro esilaranti classificazioni, coloro che credono ancora a dei «termini», che agitano ideologie affermate nell'epoca, coloro le cui mogli parlano cosìbene, e le mogli stesse che parlano così bene e parlano delle correnti dell'epoca, coloro che credono ancora a un orientamento dello spirito, che seguono vie, sbandierano nomi, fanno gridare le pagine dei libri,
- quelli sono i porci peggiori.

Lei parla a vanvera, giovanotto!

No, penso a dei critici con la barba.

E ve l'ho già detto: niente opere, niente lingua, niente parola, niente spirito, niente.

Niente, se non un bel Pesa-Nervi.

Una sorta di stazione eretta e incomprensibile in mezzo a tutto nello spirito.

E non sperate che dia un nome a questo tutto, vi dica in quante parti si divida, che peso abbia, che mi dia da fare, mi metta a discutere, e, discutendo, mi perda e così senza saperlo mi metta a PENSARE, - e che questo tutto s'illumini, viva, si orni d'una moltitudine di parole, tutte ben lustrate di senso, diverse, e capaci di metter ben in luce tutti gli atteggiamenti, le sfumature d'un sensibilissimo e penetrante pensiero.

Ah, questi stati a cui non si dà mai un nome, queste eminenti situazioni dell'anima, ah, questi intervalli di spirito, ah, questi minuscoli colpi a vuoto che sono il pane quotidiano delle mie ore, ah, questa moltitudine formicolante di dati, - sono sempre le medesime parole a servirmi e non do proprio l'impressione di muovermi molto nel mio pensiero, ma in verità mi muovo più di voi, barbe d'asini, porci pertinenti, maestri del falso verbo, scarabocchiatori, feuilletonistes, pianoterra, pascolatori, entomologi, piaga della mia lingua.

Ve l'ho già detto che non ho più la mia lingua, e non è una ragione perché perseveriate, vi ostiniate nella lingua.

Ma via! sarò capito tra dieci anni dalle persone che faranno quel che fate voi oggi. Allora si conosceranno i miei geysers, si scorgeranno i miei ghiacci, si sarà imparato a denaturare i miei veleni, si scopriranno i miei giochi d'anime.

Allora tutti i miei capelli, le mie vene mentali, saranno colati nella calce, allora si percepirà il mio bestiario, e la mia mistica sarà diventata un cappello. Allora si vedranno fumare le giunture delle pietre, e arborescenti mazzi d'occhi mentali si cristallizzeranno in glossari, allora si vedranno cadere aeroliti di pietra, allora si vedranno corde, si capirà la geometria senza spazi e s'imparerà che cos'è la configurazione dello spirito, e si capirà come io ho perduto lo spirito.

Allora si capirà perché il mio spirito non è lì, allora si vedranno tutte le lingue inaridire, tutti gli spiriti disseccarsi, tutte le lingue indurirsi, le figure umane s'appiattiranno, si sgonfieranno, come aspirate da ventose disseccanti, e quella lubreficante membrana continuerà a galleggiare nell'aria, quella membrana lubreficante e caustica, quella membrana a doppio spessore, dai molteplici gradi, con un infinito di crepe, quella malinconica e vitrea membrana, ma così sensibile, così pertinente, così capace di moltiplicarsi, sdoppiarsi, rivoltarsi con luccichii di crepe, di sensi, di stupefacenti, di irrigazioni penetranti e velenose.

allora tutto questo sarà trovato giusto,
e non avrò più bisogno di parlare.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Rodolfo - 5/5/2005 ore 17,33

    Decisamente tosto e insolito per il web, che è sommariamente superficiale!

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  9/4/2005 alle ore 7,53.

Indice del Pesa-Nervi | Diodati.org

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