Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Che pensate dell'immunità?

In una democrazia seria i cittadini dovrebbero dare la massima importanza all'integrità morale dei candidati.

In questi giorni siamo subissati da esternazioni del Presidente del Consiglio, in cui continua a dichiararsi vittima di giudici politicizzati, che gli impediscono di svolgere normalmente il mandato elettorale ricevuto dalla maggioranza che lo ha votato.

Per scrollarsi finalmente di dosso l'incubo dei processi e delle aule di giustizia, sta cercando di promuovere in tutti i modi il ritorno dell'immunità, almeno per le principali cariche dello Stato, tra cui quella di Presidente del Consiglio.

La mia opinione in proposito è che l'istituto dell'immunità, che sospende la perseguibilità degli imputati per tutto il tempo in cui dura il loro mandato elettorale, rappresenta - in una democrazia seria - una giusta garanzia, nata per bilanciare gli ampi poteri conferiti ai magistrati, e impedire così, per esempio, che degli eletti dal popolo, esponenti dei poteri legislativo o esecutivo, siano perseguiti durante il loro mandato per reati aventi a che fare con l'esercizio della propria attività politica.

Tuttavia, c'è da notare che i reati di cui è accusato Berlusconi - vedi processo SME - sono reati comuni, commessi quando era un cittadino qualsiasi e non un rappresentante eletto dal popolo.

Dunque la domanda, come si suol dire, nasce spontanea: è giusto concedere l'immunità per reati che nulla hanno a che fare con la manifestazione della propria attività politica di rappresentante eletto dal popolo?

A questa domanda mi viene facile rispondere di no. Però c'è anche da osservare che un Presidente del Consiglio che continua a svolgere la sua attività mentre è imputato in uno o più processi è un presidente che non può esercitare con serenità la propria carica: è sotto la spada di Damocle del procedimento giudiziario e la sua autorevolezza è messa continuamente in forse dalle imputazioni pendenti.

Insomma, è una situazione aggrovigliata e di difficilissima soluzione.

Parlavo prima di democrazia seria. Ma non credete che in una democrazia seria una persona che sa di avere carichi pendenti con la giustizia dovrebbe rinunciare spontaneamente a qualsiasi campagna e mandato elettorale fino a che tutti i processi non siano terminati e abbiano stabilito che l'imputato è innocente?

E non pensate che in una democrazia seria i cittadini dovrebbero astenersi dal votare per un candidato che si sa essere invischiato in processi e che potrebbe perciò essere colpevole di reati comuni? Come si fa a sentirsi garantiti e rappresentati da qualcuno che, all'epoca delle elezioni, non si sa se è colpevole oppure no di reati come la corruzione?

Purtroppo l'anomalia rappresentata da Berlusconi dipende non solo dalle sue scelte, ma dalle scelte della maggioranza che lo ha votato. Personalmente mi indigna che un Presidente del Consiglio accusi continuamente e pubblicamente la magistratura di perseguitarlo per fini politici. Ma ancor più mi sorprende la superficialità con cui ci si candidi alle elezioni pur avendo carichi pendenti con la giustizia e, massimamente, mi sorprende che vi siano tanti Italiani disposti a votare questo qualcuno, senza aspettare che un giusto processo ne dichiari l'innocenza da accuse gravi e infamanti.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  10/5/2003 alle ore 11,20.

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