Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Le «dimissioni» di De Bortoli secondo il giornale inglese "The Independent"

Un articolo dell'inglese «The Indipendent» sulle dimissioni del direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, a seguito delle note vicende che lo hanno visto contrapposto ad esponenti della maggioranza di governo.

Ho tradotto in italiano, per chi fosse interessato al giudizio della stampa estera sulle vicende italiane, quasi tutto il seguente articolo disponibile sul sito del giornale The Independent.

Direttore licenziato perché irrita Berlusconi

di Peter Popham

Roma, 30 May 2003. La scorsa notte erano attese le dimissioni del direttore del più importante quotidiano italiano, vittima apparente dell'inarrestabile rincorsa del Primo Ministro Silvio Berlusconi al controllo dei mezzi d'informazione nazionali.

Si attendeva, la scorsa notte, che un incontro del consiglio direttivo del Gruppo RCS, la holding che possiede il Corriere della Sera, conducesse alle dimissioni del direttore Ferruccio De Bortoli, dopo che il giornale aveva ripetutamente indispettito Mr. Berlusconi.

Altri giornali italiani hanno commentato il suo allontanamento, e la nomina al suo posto di Stefano Folli, un giornalista politico gradito a Mr. Berlusconi, come una conclusione scontata. Benché fatto apparire come un atto di dimissioni, è stato descritto essenzialmente come un licenziamento. Il Manifesto, un quotidiano indipendente comunista, titolava in questo modo: Anche il Corriere è suo [di Berlusconi].

(...)

Ma a dispetto del suo [del Corriere] conservatorismo, aveva mantenuto le distanze dal Primo Ministro. Giannelli, il suo vignettista, disegnava in prima pagina Berlusconi come un nano ghignante con una lustra bombetta e le scarpe con il rialzo, mentre il giornale seguiva e commentava i processi del Primo Ministro. E' stata questa copertura informativa che ha fatto adirare Mr. Berlusconi, come pure gli "irriverenti" editoriali. Due degli avvocati del Primo Ministro hanno citato in giudizio Mr. De Bortoli per uno dei suoi editoriali, accusandolo di diffamazione.

Pare che la goccia che ha fatto traboccare il vaso sia stata un articolo del 15 Maggio in cui Giovanni Sartori commentava un discorso in cui il Primo Ministro aveva detto: Non sarà permesso a nessuno che è stato un comunista di andare al potere. Mr. Sartori aveva scritto: Mussolini era solito dire le stesse parole. Egli [Berlusconi] non ha motivo di essere spaventato. Ma io sì.

Bruno Perini, su Il Manifesto, ha detto: Il confronto tra il giornale e il Primo Ministro [è] sempre più duro ... fino a portare all'articolo ... in cui Silvio Berlusconi è stato paragonato a Mussolini. Mr. Perini ha riferito di continue pressioni da parte degli uomini di Berlusconi per ottenere il controllo [del giornale] ed interrompere gli irritanti articoli sui processi.

Una delle congetture è che l'estromissione di Mr. De Bortoli fu decisa dopo che Mr. Berlusconi parlò a Mr. Agnelli del suo malcontento nei confronti del giornale. La Fiat è in una disperata situazione finanziaria; se il previsto acquisto da parte della General Motors dovesse naufragare, potrebbe essere necessario un piano di salvataggio con fondi pubblici per rimanere a galla.

I giornalisti del quotidiano hanno pubblicato una lunga dichiarazione sul giornale di ieri, a seguito di un'affollata ed appassionata riunione. Essi hanno posto l'accento sulla loro "piena fiducia" in Mr. De Bortoli ed hanno richiesto che "le pressioni e l'intimidazione" cessino.

Mr. Berlusconi possiede tre canali televisivi privati e controlla indirettamente la RAI, la televisione di Stato. Anche un quotidiano, L'Unità [E' un errore, naturalmente. Il giornalista si riferiva a Il foglio, presumo], ed un settimanale politico, Panorama, sono suoi. Un giornalista del Corriere della Sera, che ha voluto rimanere anonimo, ha detto del licenziamento di Mr. De Bortoli: Ora siamo davvero ad un passo dalla dittatura.

L'articolo termina con un elenco di vittime della censura sui mezzi di informazione. De Bortoli viene citato tra le vittime insieme a due giornalisti cinesi, un marocchino, un saudita e due bielorussi.

Da parte mia, per quel pochissimo che può valere, piena solidarietà ai giornalisti del Corriere della Sera per lo sciopero che hanno programmato. Dubito sinceramente che possa servire a qualcosa...

La discussione su Universo mondo ha generato interessanti commenti. Ecco cosa dice Vittorio Bica

Leggere i fatti italiani sulla stampa estera è sempre istruttivo. Ti/vi segnalo quindi il sito Italieni.it (curato dall'ottima Redazione dell'Internazionale), dove pure si dà conto e si rimanda all'articolo di Mr. Popham. L'articolo non mi dice molto di nuovo. Pure se denuncia un allarmato interesse verso l'Italia alla vigilia del semestre di presidenza UE, tuttavia la madornale svista sulla proprietà dell'Unità è un chiaro segno della scarsa attenzione di cui gode all'estero il nostro paese.

Restando al fatto, le notizie e le indiscrezioni più interessanti sono - e non da ora - sui media italiani e viene da dire che non c'è nulla di nuovo sotto il sole. Vecchi poteri, vecchia politica, antichi veleni.

Oggi sono in gioco i principi della Costituzione e della divisione dei poteri, è in gioco il funzionamento delle istituzioni che hanno garantito al Paese una sana alternanza di forze diverse alla guida dello Stato, è in gioco la collocazione ferma del nostro Paese nella coalizione mondiale per le libertà e contro il terrorismo, è in gioco una giustizia davvero eguale per tutti e davvero amministrata in nome del popolo italiano e non in nome e per conto di una parte....

Non lo ha detto il Professor Sartori, che dalle pagine del Corriere ha lanciato risoluti, quanto sgraditi, strali.

Lo ha detto invece, con forza e convizione, Silvio Berlusconi e, innegabilmente, ha profferito l'assoluta verità.

Non ci resta che piangere.

Proprio sfogliando gli articoli pubblicati su Italieni, mi è caduto l'occhio sul resoconto di un articolo di Frank Bruni del New York Times, intitolato Il paese della tolleranza. La morale che si evince dalla lettura mi pare sostanzialmente questa: "Gli Italiani hanno il governo che si meritano!". Triste, ma vero, devo ammettere...

Riporto qui di seguito un interessante stralcio dall'articolo di Frank Bruni:

Per molte persone non italiane, e sicuramente per molti americani, è difficile capire come il primo ministro italiano Silvio Berlusconi possa restare al potere, scrive Frank Bruni sul New York Times. È accusato di aver avuto dei legami con la mafia e di aver corrotto dei giudici, prosegue Bruni, ma lui va avanti, il suo potere è ancora saldo, e la ragione di tutto ciò potrebbe essere questa: la condizione di Berlusconi non è più anomala di quella dell'Italia intera. Quelli che appaiono come i capitoli oscuri della sua storia sono gli stessi del suo paese. La battaglie e gli scontri che sta affrontando in questo momento vanno al di là delle specifiche accuse conrtro di lui, e una buona percentuale di italiani sembra pensarla così. È tutta una questione di contesto.

Un lettore del forum che si firma Italiano, evidentemente di orientamento politico vicino al Centro destra, naturalmente non è d'accordo con l'analisi di Bruni. Ecco la sua replica.

Basta l'accusa di qualche mafioso interessato e di un testimone altrettanto interessato a rendere un uomo colpevole? Ovviamente no.

Il problema è che alcuni vorrebbero eliminare l'avversario politico con la "giustizia", come si fece con Craxi (che non aveva fatto nulla che gli altri non avessero già fatto), anziché politicamente. Se bastassero delle indagini per rendere un uomo colpevole.

Io mi domando: ma della gru, del rospo e della mortadella perché nessuno ne parla? Ah, già sono di sinistra, l'Italia onesta.

Senza entrare nel merito della infinita polemica sulla giustizia politicizzata, la mia idea è questa: se aspirassi ad entrare in politica, non sopporterei di lasciare nel dubbio sulla mia onestà i miei potenziali elettori. Se fossi citato in giudizio per reati comuni, aspetterei prima di essere assolto con formula piena e solo dopo presenterei una eventuale candidatura alle elezioni.

Viceversa, che garanzie di affidabilità potrei dare ai cittadini che volessero votare per me?

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  3/6/2003 alle ore 1,08.

Indice del Pesa-Nervi | Diodati.org

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