Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

La scienza, il paranormale e la pseudoscienza - 2

Un saggio che spiega in modo semplice e chiaro la differenza tra scienze e pseudoscienze. In questa seconda parte si parla di lotto, nodi di Hartmann, omeopatia e altro ancora.

10. Alcuni esempi di pseudoscienze

La pseudoscienza abbraccia tutti i campi dello scibile umano. La matematica e la statistica vengono travisate, per esempio, dalla sedicente lottologia scientifica, che applicando in modo sbagliato la elementare legge dei grandi numeri arriva a risultati completamente falsi. L'astronomia deve sopportare le farneticazioni dell'astrologia: un modo di vedere i pianeti e le stelle che deriva da profonda ignoranza e superstizione, che però piace e appassiona molto il pubblico. La perizia calligrafica, che permette agli esperti di attribuire la paternità ai manoscritti, si ritrova degenerata nella grafologia popolare dove attraverso la scrittura si crede di scoprire tutto sulla personalità, le capacità e le attitudini dello scrivente. Nel campo della medicina ci sono gli esempi più popolari e pericolosi (dato che, parlando di salute, si rischia molto più del semplice denaro). Lì troviamo antiche credenze e ipotesi mai dimostrate vendute come l'ultimo ritrovato scientifico. Così prendono piede discipline come la pranoterapia, l'omeopatia, la cristalloterapia, la cromoterapia o i fiori di Bach e mille altre cosiddette medicine alternative. Presunte capacità paranormali millantano di aiutare le indagini della polizia (la veggenza), o la ricerca delle falde acquifere (la rabdomanzia). Altre discipline pseudoscientifiche promettono contatti coi defunti, come la psicofonia o la medianità, o di salvaguardare la salute nelle nostre case, come la geobiologia che prevede l'esistenza dei cosiddetti nodi di Hartmann, seguita anche da alcuni bioarchitetti. Altre pseudoscienze scambiano dei cerchi nel grano per la prova dell'atterraggio di astronavi aliene (qui il rasoio di Ockham avrebbe da lavorare...). C'è poi l'ufologia contattista, dove non è raro trovare rapiti da astronavi aliene. L'elenco è molto lungo e viene continuamente aggiornato... del resto, come abbiamo visto, un esperimento interessante è quello di provare a inventarsi una pseudoscienza che non esista già.

Vediamo di seguito alcune discipline famose, come la lottologia, la grafologia popolare, la psicofonia, l'ufologia contattista, la veggenza in aiuto alle indagini di polizia, la ricerca dei nodi di Hartmann compiuta dai nuovi rabdomanti, sempre più di moda fra le persone che sognano di biodormire biotranquilli nei bioletti delle loro biocase e infine l'omeopatia: la medicina alternativa attualmente più di moda.

La lottologia e la legge dei grandi numeri

Fra le persone che si dedicano al gioco del Lotto ve ne sono alcune che tengono in gran conto la statistica, convinte che possa servire per determinare quei numeri che avrebbero le maggiori probabilità di essere vincenti. Secondo queste persone, gli eventi associati alle uscite dei 90 numeri del Lotto non sarebbero del tutto equiprobabili: i numeri che non si presentano da molto tempo avrebbero infatti maggiori possibilità di essere estratti. A partire da questa credenza sono nati il concetto di "numero ritardatario" e l'approccio statistico-sistemistico che si autodefinisce "lottologia scientifica".

Queste opinioni non hanno in realtà alcun fondamento scientifico. Esse si basano su un'errata interpretazione della legge dei grandi numeri. La formulazione della legge dei grandi numeri, purtroppo, si presta a essere male interpretata per colpa di una distinzione temporale che viene dimenticata dai lottologi quando si dedicano ai concetti di probabilità e di frequenza statistica. Vediamolo in dettaglio.

Probabilità classica, frequenza statistica e legge dei grandi numeri

Consideriamo il lancio di una moneta: esistono due esiti possibili, 'testa' o 'croce'. Se la moneta non è truccata, sappiamo che entrambi questi esiti hanno le medesime probabilità di verificarsi, sono cioè equiprobabili. Supponiamo di puntare sull'uscita dell'evento 'testa'. Il calcolo delle probabilità di vincere è banale: la probabilità (classica) di un evento è data dai casi favorevoli (quelli cioè in cui l'evento può accadere) diviso il numero di casi possibili. Il risultato è 1 su 2, cioè 0,5.

Come si vede dall'esempio la probabilità di un evento è un numero compreso fra zero e uno (per comodità, se ne esprime il valore in percentuale, così 0,5 diventa il 50%). È possibile dare un significato, coerente con la definizione, anche ai due estremi dell'intervallo di valori associati alle probabilità: lo zero rappresenta un evento impossibile e l'uno un evento certo. I casi di 'testa' o 'croce' stanno dunque nel mezzo.

A questo approccio di tipo teorico, si affianca un approccio di tipo sperimentale: il lanciare effettivamente la moneta un certo numero di volte per vedere poi che cosa succede. Si introduce quindi il concetto di frequenza statistica di un dato evento. Continuiamo col semplice esempio del lancio di una moneta. Supponiamo di lanciarla 10 volte di seguito e che gli esiti siano 7 volte 'testa' e 3 volte 'croce'. Si definisce frequenza di un evento sperimentale il numero delle volte che l'evento si verifica diviso il numero totale delle prove eseguite. In base a questa definizione, la frequenza dell'evento 'testa', nelle nostre ipotesi, è dunque 7 su 10 (cioè 0,7), mentre la frequenza dell'evento 'croce' è 0,3. Le due frequenze, com'è noto, possono discostarsi significativamente dalle relative probabilità (che valgono entrambe 0,5).

Supponiamo ora di lanciare la moneta 100 volte anziché 10. Di nuovo le due frequenze potranno discostarsi dalle relative probabilità, ma si noterà sperimentalmente che il disaccordo sarà, con più facilità, percentualmente inferiore. In pratica, se è frequente che con 10 lanci possa venire per 7 volte 'testa', è molto più difficile che con 100 lanci venga per 70 volte 'testa' (il valore necessario per avere ancora una frequenza relativa pari a 0,7). Capiterà invece più comunemente di ottenere magari 60 volte una faccia della moneta e 40 volte l'altra, così le due frequenze potrebbero arrivare a 0,6 e 0,4.

Se i lanci fossero però un migliaio o ancor di più anche due frequenze vicine a 0,6 e a 0,4 risulterebbero rare: è infatti piuttosto improbabile che esca per 600 volte 'testa' e per 400 volte 'croce' (o viceversa) su un totale di 1.000 prove.

Quello che si può scopre è che all'aumentare del numero di prove eseguito, le frequenze relative dei due eventi si avvicinano al valore delle rispettive probabilità. Questo è il significato della legge dei grandi numeri. Si noti che la frase dice "all'aumentare del numero di prove" e non "dopo un elevato numero di prove". La differenza concettuale fra un'interpretazione corretta o errata della legge sta tutta qui.

Il decimo lancio e i suoi possibili esiti

Approfondiamo questa distinzione con un esempio concreto. Supponiamo di lanciare la moneta per 9 volte di seguito e di ottenere sempre 'testa'. Anche se è improbabile, può succedere. A questo punto lanciamo per la decima volta in aria la moneta e vediamo cosa accade.

Mentre volteggia, approfittiamone per fare una riflessione. Noi sappiamo bene che la moneta ha due facce e che ognuna di esse ha pari possibilità di uscire, altrimenti la moneta sarebbe truccata. Sappiamo anche, però, che da ben 9 volte l'evento 'croce' non si manifesta, e un tale comportamento ci appare bizzarro. Siamo dunque fortemente tentati di credere che la faccia con la 'croce' abbia in qualche modo un diritto di rivalsa. Se poi consideriamo (un po' frettolosamente) la legge dei grandi numeri, possiamo anche cercare un sostegno scientifico a questa nostra sensazione.

Se all'aumentare delle prove le frequenze vanno aggiustandosi, pensiamo, significa che le discordanze con la probabilità classica vanno via via bilanciandosi: allora l'evento 'croce' deve avere qualche possibilità in più di verificarsi rispetto all'evento 'testa'. Puntiamo quindi su 'croce'.

Un altro scommettitore, proprio di fianco a noi, sta intanto facendo un ragionamento del tutto opposto al nostro. Dopo aver visto uscire (con i suoi stessi occhi) per ben 9 volte 'testa', gli viene naturale pensare: Perché dovrei puntare i miei soldi sulla 'croce' che, sperimentalmente, ha dimostrato di presentarsi di meno? Se è vero che la storia insegna qualcosa... e punta sull'evento 'testa'.

Chi fa la scelta più ragionevole? Da una parte si invoca la legge dei grandi numeri, dall'altra una sorta di propensione caratteristica della moneta. Guardiamo di nuovo la moneta che volteggia in aria e facciamo un'ultima considerazione: la moneta ha forse modo di sapere ciò che è accaduto nei 9 lanci precedenti? E se non può conoscere il passato, poiché è solo un pezzo di metallo, come può modificarsi la probabilità a essa associata, sbilanciandosi da una parte o dall'altra? Quale strano influsso potrebbe subire, l'ignara moneta?

Equiprobabili, nonostante tutto

Le probabilità che esca 'testa' oppure 'croce' al decimo lancio sono ancora esattamente pari a 0,5. Questa è la realtà. Entrambi i giocatori possono vincere come perdere, nessuno dei due è più furbo o più accorto dell'altro, perché nessuna delle due giocate risulta più probabile dell'altra. Sia l'evento ritardatario sia l'evento storicamente più frequente rimangono saldamente ancorati al loro 50%.

E questo non è in alcun modo in contraddizione con la legge dei grandi numeri. Caratteristica peculiare della matematica è infatti il non essere auto-contraddittoria, e il calcolo delle probabilità è una branca della matematica.

Vediamo come si spiega il fatto che al decimo lancio i due eventi sono ancora equiprobabili nonostante vi siano stati prima 9 lanci con l'uscita dell'evento 'testa'. Come accennato, la legge dei grandi numeri non dice dopo un elevato numero di prove..., ma all'aumentare del numero di prove.... Pensare che dopo 9 lanci si tenda all'equilibrio è dunque un'interpretazione scorretta della legge, che porta inevitabilmente a costruire teorie pseudoscientifiche.

La legge, infatti, dice che più l'insieme di lanci che si considera è grande, più è difficile che le frequenze statistiche si discostino di molto dalle relative probabilità. Ma in queste valutazioni non si può mai considerare un dopo o un durante. Il concetto di probabilità, infatti, è un concetto squisitamente a priori.

Nelle ipotesi del nostro esempio, l'uscita dell'evento complessivo testa per 9 volte di seguito è ormai un fatto già accaduto (quindi la sua probabilità è 1, ovvero è cosa certa), perciò non ha alcun senso utilizzare una tale informazione per successive valutazioni statistiche. Quindi, ogni volta che si lancia la moneta, si riparte sempre da zero. La stessa definizione di evento ritardatario si basa su un errore concettuale: quello di stabilire arbitrariamente un'origine dell'asse del tempo. Infatti, solo quando si decide di contare la frequenza di un evento a partire da un certo 'adesso' si può ottenere una valutazione del ritardo. Ma cosa sappiamo noi della 'vera storia' di una moneta? Non potrebbe darsi che, proprio cinque mesi prima del nostro giochino, quella stessa moneta fosse stata lanciata da altre persone e si fosse presentata per 9 volte di seguito, o anche 18 volte, la 'croce'? Oppure: non potrebbe esserci, a mille chilometri da noi, un'altra moneta simile che da ben 9 volte non presenta la 'testa'? È chiaro che elucubrazioni di questo tipo ci portano inevitabilmente fuori dalla scienza statistica...

Anche nel caso del Lotto...

Il discorso fatto per la moneta vale, ovviamente, anche per le estrazioni del Lotto. I numeri del Lotto sono infatti anch'essi equiprobabili (se la ruota non è truccata) e la probabilità che ognuno di essi si presenti è sempre di 1 su 90. Così pure nel SuperEnalotto: non possono quindi esistere sestine più probabili (da tenere) e sestine meno probabili (da scartare), come riescono a far credere i sedicenti esperti di sistemi.

Chi vuole giocare i numeri ritardatari o quelli più frequenti attraverso complicati sistemi lottologici, deve sapere che si sta affidando alla scienza né più né meno di chi va da un mago per farsi predire il prossimo Terno.

Grafologia popolare

La grafologia nacque col proposito di individuare le caratteristiche psicologiche e morali di una persona sulla base della sua scrittura. Iniziata da C. Baldi nel 1600, trovò una definizione formale con l'abate J.H. Michon nel 1800 che ne diede il nome e ne studiò e classificò i segni grafici. Ricevette grande impulso dalla psicoanalisi e in Italia, nel 1935, Moretti introdusse un metodo analitico di valutazione dei segni.

Attualmente lo studio della grafia trova applicazione nella psicologia clinica, in campo legale e ovunque le perizie calligrafiche possano servire a definire la paternità dei manoscritti.

Ma le cose non si fermano qui. Accanto a questa grafologia, ne esiste un'altra, molto più potente e interessante, che potremmo definire grafologia popolare. Questa grafologia pretende di poter leggere il carattere le attitudini intellettuali, il partner ideale e molto altro ancora riguardo una persona, a partire dalla sua grafia, dal suo modo di scrivere.

Questa credenza, molto diffusa, non è ancora stata dimostrata sperimentalmente. Anzi, esperimenti condotti negli Stati Uniti da James Randi hanno appurato che i metodi della grafologia non riescono a superare i test in doppio cieco per distinguere la professione degli esaminati.

Questo modo d'intendere la grafologia raggiunge il livello più basso nei baracconi da fiera in cui si propone la divinazione della personalità attraverso una analisi computerizzata della firma. In questo caso sarebbe altrettanto efficace dedurre la personalità dall'analisi computerizzata dei fondi di caffè.

Tutto ciò non va confuso con la grafologia seria, che non ha alcuna pretesa divinatoria e si occupa di studiare la scrittura allo scopo di stabilire la paternità degli antichi manoscritti, di condurre perizie calligrafiche, o di affiancarsi nella diagnosi di certe psicosi. Nonostante tutto la grafologia popolare gode di vasto credito e appare, a molti, cosa più seria dell'astrologia: le basi teoriche e sperimentali sono invece ugualmente disastrose.

Ci sono aziende, molto poche per fortuna, dove la selezione del personale può avvenire anche in base alla scrittura. In certe inserzioni di ricerca del personale ci si può imbattere nella frase manoscrivere curriculum. Questo è il triste segnale che forse dietro (o dentro) un direttore del personale aleggia (o si cela) un grafologo... così si può essere scartati perché si scrivono le 'a' troppo inclinate a sinistra, chiaro indice di pessimismo.

Psicofonia

Nel campo molto delicato dei lutti familiari c'è chi se ne approfitta promettendo di fornire le voci dall'aldilà delle persone che non ci sono più.

La psicofonia consiste infatti nel registrare la voce di una persona defunta per mezzo di audiocassette e normali registratori.

Esistono due casistiche: il suono molto confuso da interpretare oppure il suono limpido e perfettamente chiaro.

Per la psicofonia che fornisce suoni poco chiari, segnali molto distorti, sovrapposti, fruscii e cose di questo tipo, il discorso è puramente percettivo e dipende dall'interpretazione. I nostri sensi tendono a riconoscere forme, oggetti, suoni significativi ogniqualvolta si trovano di fronte a qualcosa di confuso o privo di senso. Si possono vedere dei volti in macchie accidentali, udire frasi compiute in suoni casuali.

Lo psicofonista, in questi casi, interpreta la frase attingendo a somiglianze con qualsiasi lingua.

Esperimenti condotti da Marco Morocutti con strumentazioni ad alta sensibilità hanno mostrato come fruscii e suoni confusi interpretati come messaggi dall'aldilà avessero normale origine terrestre.

Un discorso a parte va fatto per l'altro tipo di psicofonia: qui il medium fornisce su richiesta audiocassette con messaggi perfettamente intelleggibili.

La voce che si sente, però, è la voce dello stesso medium che per fare il lavoro si porta a casa la cassetta e dopo qualche settimana fornisce il reperto.

Ufologia contattista

Per ufologia contattista non si intende l'osservazione di oggetti volanti non identificati, ma l'osservazione di oggetti volanti perfettamente identificati come astronavi aliene provenienti da altri pianeti sbarcate sulla Terra per entrare in contatto con noi. Uno dei contatti più tipici è il rapimento della gente.

Nei casi di contatto o di rapimento le prove che vengono portate a supporto risultano purtroppo inconsistenti: ci si deve fidare degli aneddoti. Mai nessuno è ancora riuscito a portare a casa, dopo uno stupefacente viaggio di questo tipo, un qualsiasi manufatto alieno o almeno un semplice rullino fotografico ben sviluppato.

Una cosa significativa (e inquietante) che riguarda i soggetti vittima di rapimento alieno è il modo in cui questi formano il ricordo dei fatti. I cosiddetti rapiti ricordano di essere stati rapiti per via di processi che non hanno direttamente a che fare con la memoria del rapimento: il ricordo nasce infatti dall'induzione ipnotica.Quando leggiamo di un tizio che racconta di essere stato rapito da un'astronave aliena non è perché, come crediamo tutti, ricorda benissimo lo sconvolgente fatto. È perché qualche abile "psico-ufologo" senza scrupoli gli ha fatto notare certe cose e di conseguenza gli ha indotto una serie di dubbi e poi di ricordi che inizialmente non c'erano. Ecco come potrebbe andare la conversazione (in modo più realistico di quanto s'immagini) fra il dottor Alvise, psico-ufologologo, e il signor Riccardo, comune mortale che scopre si essere stato rapito da un ufo.

Allora Riccardo, raccontami ancora di quella notte del 4 aprile quando tornasti dalla festa di addio al celibato del tuo amico Giovanni.

Non ricordo bene, dottor Alvise, so che sono tornato a casa molto tardi. Saranno state forse le quattro del mattino.

Mi avevi detto di aver lasciato la festa all'una di notte.Sì, mi pare che fosse l'una...

Dalla casa di Giovanni a casa tua sono al massimo due ore di auto. Perché ce ne hai messe tre, Riccardo?

Non lo so dottor Alvise... forse ho avuto un contrattempo. Oppure ho cambiato strada. Non ricordo bene.

Non ricordi bene? Non è invece che hai un vuoto di memoria?

Un vuoto?

Sì, e questo vuoto non è per caso provocato da un blocco?

Un blocco?

Già, un blocco. Un blocco traumatico. Un trauma.

Un trauma?

Peggio: un'esperienza orribile e sconcertante.

Orribile e sconcertante, dottor Alvise? Ma cosa può essermi successo?

Tu Riccardo non ricordi perché hai paura di ricordare. Paura di rivivere gli eventi di quella fatidica ora: l'ora di vita che hai rimosso!

Rimosso?

Vieni con me: facciamo una seduta di ipnosi regressiva.

E così, per incanto, il dottor Alvise apre la mente del signor Riccardo, il quale riesce finalmente a ricordare che fra le due e le quattro di notte del 4 aprile, mentre rincasava solo nella sua auto, un oggetto luminoso gli si è parato davanti e ne sono scesi due strani esseri che l'hanno prelevato e portato sulla loro astronave...

10.1 Veggenti e detective

La veggenza merita un approfondimento, non tanto per la pseudoscienza in sé, che rientra nella critica fatta ai fenomeni paranormali, ma per la capacità, davvero notevole, che i sedicenti veggenti hanno nell'attribuirsi i meriti dei ritrovamenti delle persone scomparse. Essi intralciano e rallentano le indagini della polizia dando informazioni vaghe e inutili, del tipo: Vedo dell'acqua: forse è un fiume, oppure il mare, o una fontana, o il rubinetto di una stanza, oppure: Vicino a un monte... ma forse è una collina... o un condominio... qualcosa di alto, insomma.

Fanno perder tempo ed energie, ma alla fine sono abilissimi nell'attribuirsi il merito di un eventuale ritrovamento. L'avevo detto io! Vicino a una casa col tetto rosso....

Per questo tipo di divinazione la tecnica di base è sempre la stessa, quella della cartomanzia e dell'astrologia: vaghezza, interpretazione a posteriori, selezione dei risultati. Per rendersene conto basta provare a fare l'esperimento dei tarocchi rovesciati.

L'esperimento dei tarocchi rovesciati

Durante il Natale di qualche anno fa, un caro amico di nome Francesco trovò nel panettone una simpatica sorpresa: una scatolina con le carte dei tarocchi e un piccolo foglietto contenente, fitte fitte, le istruzioni necessarie per disporre le carte e leggerne il significato.

Francesco leggiucchiò le istruzioni e cercò di memorizzare i significati principali delle carte. Dopo averle mescolate, bisognava disporle in una figura sibolica: il centro rappresentava la situazione del momento, la sinistra il passato e la destra il futuro. Sopra c'era la personalità dell'anima gemella e sotto la personalità della persona sottoposta alla lettura. C'erano moltissime varianti alla figura e ogni carta poteva avere più significati. Ma la cosa che lo colpì di più, e che mi raccontò, era che, secondo le istruzioni, se le carte cadevano rovesciate (cioè con la parte bassa della figura che capitava in alto e viceversa) il loro significato diventava opposto. Così la morte, se compariva rovesciata, poteva significare vita. La torre che crolla, se rovesciata, poteva significare ricostruzione anziché distruzione.

Francesco iniziò a leggere le carte ad amici e amiche: indovinava sempre. Le lesse anche a me: era davvero in gamba. Tutti rimanevano meravigliati e ammettevano: Sono proprio io, oppure È successo proprio così, mi hai dato un ottimo consiglio. E tutti finivano immancabilmente per sentirsi tesi e nervosi quando si arrivava alle previsioni per il futuro. Quando Francesco leggeva le carte a una persona, parlava a lungo del suo passato, delle speranze per il futuro, della sua personalità, della situazione del momento e dei problemi più importanti. Faceva sempre riferimento alle carte. Diceva per esempio: Vedi, qui c'è la torre che sta crollando. Ed è capitata nel settore che riguarda la tua situazione attuale. Significa che questo per te è un periodo di crisi, di crollo; c'è qualcosa che stai perdendo, qualcosa che sta scomparendo.... Alla fine chiedeva al suo (per così dire) cliente: Quanto ti ritrovi nella descrizione di queste carte? Da 1 a 100, quanto si sono avvicinate alla verità?. Le risposte erano lusinghiere e andavano da 70 a 100.

Fu a questo punto che Francesco ebbe l'idea di rigirare il basso con l'alto di tutte le carte, rileggiendone il significato. Scoprì così una cosa incredibile. È questo l'esperimento dei tarocchi rovesciati. Rivoltando l'alto con il basso di tutte le carte, e lasciando inalterate le rispettive posizioni sul tavolo, ogni singola carta avrebbe detto l'esatto opposto di quanto stava dicendo un attimo prima. L'esatto opposto nel passato, nel futuro, nella personalità, nei problemi e in tutto il resto. Francesco ricominciava a leggerle: Vedi, qui c'è la torre che sta crollando, ma adesso è rovesciata. È sempre nel settore che riguarda la tua situazione attuale: significa che questo per te è un periodo di rinnovamento, di ricostruzione; c'è qualcosa di nuovo che stai sperimentando, una fase di rinascita....

Ci credereste? Alla fine la persona vaticinata si trovava descritta correttamente di nuovo con un punteggio fra 70 e 100.

Com'è possibile?

Provate voi stessi a fare questo esperimento e vedrete che otterrete dei buoni risultati. La spiegazione del meccanismo che per porta i tarocchi a non sbagliare mai è semplice: è lo stesso sistema utilizzato dall'astrologia per fare gli oroscopi. Ecco schematicamente i punti principali.

  1. Le affermazioni fatte vanno bene per tutti, perché sono molto vaghe e quindi adattabili.
  2. La vaghezza non viene percepita da chi ascolta, così le frasi si riempiono di significati precisi, tutt'altro che vaghi.
  3. Il cliente seleziona le cose che più lo hanno colpito e tende a dimenticare tutte le altre.
  4. Alla fine nella memoria si forma un racconto ben strutturato, nel quale le descrizioni sono state tutte precise e incredibilmente azzeccate.

Prendiamo un caso concreto. Dire a qualcuno: Hai un progetto a cui tieni molto, ma vedo che c'è un ostacolo. Si tratta forse di un'altra persona, di qualcuno che non è dalla tua parte, è un esempio di frase che va bene per tutti. Chi non ha, in ogni momento della sua vita, almeno un progetto a cui tiene molto? Chi, avendo un progetto a cui tiene, non vede qualche ostacolo alla sua realizzazione? Questa frase è priva di contenuto, è una scatola vuota. Il contenuto, il significato, viene messo dalla persona che ascolta, secondo la propria particolare situazione. Così il progetto potrà essere, di volta in volta: la promozione a scuola, l'amore di un'altra persona, un lavoro interessante, un qualsiasi progetto importante. L'ostacolo di volta in volta potrà essere: la professoressa di matematica o di inglese, un possibile rivale, una persona che riteniamo contro di noi e molte altre cose ancora.

Il cliente, ovviamente, non se ne sta zitto per un'ora. Si tratta di lui e del suo futuro: comincerà presto a dare segnali e a chiedere e dire cose che riguardano la sua situazione concreta, riempendo di significato i contenitori vuoti esperessi dal cartomante. Il lettore dei tarocchi, allora, potrà affinare il discorso, precisare meglio cosa intendono dire le carte; scioglierà i dubbi e adatterà tutto alla perfezione. Fra le tante frasi sentite, il cliente sarà colpito solo da quelle che più si avvicinano alla sua situazione, nella memoria selezionerà e ricorderà specialmente quelle più indovinate. Inoltre, elaborerà le informazioni e colmerà le varie lacune, deformerà e adatterà il tutto per avere un quadro completo e per lui significativo. Così racconterà agli amici una storia ben strutturata, precisa, che metterà in risalto gli incredibili poteri dei tarocchi per conoscere il futuro e capire se stessi. In questo modo, nelle testimonianze che seguiranno, il cartomante avrà detto con estrema precisione delle cose che non poteva assolutamente sapere.

Gli studi di psicologia della percezione, che si occupano dei meccanismi con cui si formano i ricordi, mostrano che questi processi di adattamento e selezione sono propri del funzionamento della mente e della memoria umane. Se poi aggiungiamo il caso di maghi che si informano sui loro clienti prima di riceverli... be', è davvero molto facile dire cose strabilianti.

Per la cronaca: Francesco, dopo aver fatto gli esperimenti dei tarocchi rovesciati pensava che le persone dicessero: Ah, ma allora funziona sempre! Tutto e il contrario di tutto va comunque sempre bene. Ci hai presi in giro, la lettura delle carte è una baggianata!

Invece no. Dicevano piuttosto: Va bene, va bene, Francesco. Ho capito che tu non ci credi, che sei scettico, ma a me non importa: leggimi ancora una volta le carte, per favore, dimmi cosa devo fare...

Per essere lasciato in pace il buon Francesco dovette buttare via tutto, tarocchi e foglietto di istruzioni. Solo così è stato lasciato in pace dai suoi nuovi "clienti"...

10.2 I nodi di Hartmann e le geopatologie

[Foto del dottor Hartmann] La geobiologia è una disciplina fondata all'inizio degli anni Cinquanta dal dottor Ernst Hartmann (1915-1992). A essa si rifanno, seppur con certe variazioni, alcuni bioarchitetti e vari gruppi che si occupano di architettura geobiologica o biocompatibile. Persino il manuale Hoepli di architettura ha dedicato qualche pagina ai lavori e alle teorie di Hartmann, citando i cosiddetti nodi di Hartmann.

Secondo la geobiologia la Terra sarebbe attraversata da un sistema di linee che formerebbe una rete: i punti di incrocio di tali linee, i "nodi di Hartmann", sarebbero nocivi per l'organismo in quanto provocherebbero le cosiddette geopatie. Queste idee, che prendono l'avvio da ricerche svolte con metodi di rabdomanzia, sono in netta contraddizione con le proprietà della Terra e con le leggi della fisica conosciute. Siamo di fronte alla possibilità di un nuovo Nobel per la fisica?

10.2.1 La rete di Hartmann e i nodi radianti

Genericamente la rete di Hartmann viene definita (da coloro che ritengono esista) una griglia di passo 2 m per 2.5 m ricoprente l'intero pianeta Terra e uscente radialmente da esso. Le geopatie, in questa visione del mondo, sarebbero le malattie causate dallo stazionamento sopra le zone di incrocio della rete di Hartmann, dove si hanno i cosiddetti nodi di Hartmann (chiamati anche nodi radianti o punti cancro).

Secondo gli esperti, il sostare per lunghi periodi sopra uno di tali nodi potrebbe essere estremamente dannoso per la salute, soprattutto se sotto al nodo (anche a profondità di centinaia di metri) ci dovessero essere falde acquifere oppure faglie, che sono ritenute in grado di intensificare le "radiazioni nocive" sviluppate dal nodo. Di qui la necessità di correre ai ripari progettando abitazioni in luoghi non radianti, e, dove vi sia già la costruzione, eseguendo mappature dettagliate della posizione dei nodi di Hartmann più patogeni al fine o di spostare i letti e le scrivanie al di fuori delle zone a rischio, o di schermare i punti cancro per mezzo di tappetini di sughero e rame o altri apparecchi brevettati, garantiti allo scopo.

10.2.2 Le osservazioni medico-rabdomantiche del dottor Hartmann

Ecco come definisce lo stesso Hartmann la griglia che da lui prese il nome. Nel libro Krankheit als Standortproblem (Malattia come problema dovuto al luogo), che raccoglie una serie di articoli scritti in più di trent'anni, egli afferma (1951): Secondo le osservazioni che ho fatto sussiste una legame fra l'irraggiamento terrestre e la malattia. I raggi della Terra provocano un effetto patogeno soltanto su strisce strette (larghe circa 5-10 cm) che si manifestano come zona di stimolo, ovvero di reazione del rabdomante. Hartmann fece queste osservazioni in prossimità di corsi d'acqua, basandosi sulle capacità di percezione rabdomantica che era convinto di possedere. Non specificò cosa intendesse per raggi della Terra, lasciando solo intendere che tali raggi potevano essere trovati con metodi rabdomantici. Scrive anche, sempre nel 1951: Queste strisce hanno un certo ritmo e dipendono poco dal sottosuolo: tanto più è profondo il corso d'acqua e tanto più emergono strisce ritmiche parallele. Hartmann asserisce inoltre di riuscire a individuare le strisce, oltre che con la bacchetta da rabdomante, anche attraverso i sensi del tatto e della vista. Egli sentiva infatti una forte sensazione di calore sulle mani e anche una sensazione di intenso prurito. È doveroso però notare che queste due sensazioni fisiche dipendevano anche dalle condizioni meteorologiche in cui si trovava a operare. Secondo Hartmann infatti la sensazione di prurito poteva perdere d'intensità, fino a scomparire e poteva insorgere persino la sensazione di freddo. Riguardo alla vista, Hartmann scrive: Se sussiste una forte sensazione di prurito sulle mani e c'è una certa penombra, queste strisce ritmiche sono coglibili anche con l'occhio. Su queste strisce compare un fumo simile a nebbia su cui si possono osservare diverse cose.

Riguardo agli effetti sulla salute Hartmann effettua quelle che egli stesso definisce osservazioni sconvolgenti; scrive infatti: Eccetto pochissime malattie, come l'influenza, il morbillo, il raffreddore, eccetera, ci sono poche malattie che non siano causate da una striscia stretta.

Alcuni anni dopo, nel 1968, Hartmann parla invece di griglia a rete globale, che è cosa diversa dalle strisce descritte nel 1951. La griglia a rete globale non interessa infatti soltanto il suolo in prossimità di corsi d'acqua sotterranei, ma ricoprirebbe l'intero pianeta. Inoltre, al posto dei raggi della Terra (che riteneva scaturire da falde e faglie), egli comincia a parlare di raggi cosmici (senza comunque specificare cosa intenda con tale termine) i quali diffonderebbero la rete in tutti i luoghi. Scrive infatti Hartmann: è presumibilmente una struttura di griglia a rete di determinati raggi cosmici che sono ordinati regolarmente nel campo magnetico terrestre; orientati magneticamente in direzione nord-sud ed est-ovest.

Nello stesso anno aggiunge un'importante modifica alla sua teoria: essendo convinto della regolarità e della stabilità della griglia globale, ritiene improbabile, dato che la Terra si muove nel Sistema solare, che tale griglia abbia una origine cosmica. Essendo una struttura legata al luogo Hartmann ripensa allora a un irraggiamento terrestre, simile a quello descritto nel 1951, diffuso però su tutta la superficie della Terra. Tale irraggiamento sarebbe causato, secondo Hartmann, da radiazioni provenienti da spaccature all'interno del pianeta: le radiazioni, nell'attraversare strutture cristalline nelle viscere della Terra, diverrebbero ordinate in una griglia uniforme. L'ultimo aggiornamento di tale rete globale viene effettuato da Hartmann nel 1976: La griglia a rete globale ha anche forma tridimensionale. Notammo che quando in seguito a uno spostamento orizzontale del letto le condizioni del paziente non miglioravano, vi erano invece dei cambiamenti in seguito a una variazione di altezza del giaciglio.

Una delle cose che vale la pena di ricordare è che Hartmann non fu il solo a occuparsi di geobiologia (pur divenendone l'esponente più conosciuto). Nello stesso periodo altre persone, utilizzando la bacchetta (rabdomanti) o il pendolo (radiestesisti), si dedicarono a ricerche simili approdando a risultati differenti. Così sono sorti la griglia di Peyré, i campi polari di Wittmann e la griglia diagonale di Curry. Hartmann criticò le teorie di Curry sull'emanazione delle cariche perché, disse, derivano da misurazioni soggettive.

10.2.3 I nodi di oggi
[un anello rilevatore di nodi]

Sistema per la rilevazione dei nodi di Hartmann

La situazione odierna della geobiologia non è molto cambiata. Anche se nei tempi più recenti vi sono stati alcuni aggiornamenti, la sostanza della disciplina è rimasta praticamente immutata. Nessun rabdomante o pseudo architetto, per esempio, afferma oggi di poter vedere con gli occhi la nebbia che sorge dalle righe di Hartmann, vengono però da molti considerate ancora valide le misurazioni tramite bacchetta da rabdomante per la ricerca dei nodi patogeni (e, ovviamente, l'esistenza di tali nodi non viene per nulla messa in discussione). Adesso, per la rilevazione dei nodi, sono stati posti in commercio, oltre a bacchette e a pendolini, anche dei non meglio specificati radioapparecchi di produzione tedesca. Riguardo alle malattie provocate dai nodi, oggi i seguaci di Hartmann non ritengano più che siano la maggioranza di quelle conosciute. Rimangono però molteplici: dalle semplici sensazioni di stress, affaticamento, mal di testa e insonnia, fino alle ben più gravi leucemie. Vale la pena di citare il caso di un architetto e rabdomante che nel febbraio 1997 si accordò con la giunta comunale di Siena per eseguire la mappatura dei nodi radianti nei cinque asili comunali (delibera comunale n. 179 di Siena, del 3/2/1997). Secondo l'architetto tali nodi mettevano a repentaglio la salute dei bambini poiché favorivano l'insorgere della leucemia infantile. La mappatura non ebbe poi luogo perché il sindaco, avendo modo di sentire un parere scientifico, decise di bloccare il progetto.

Non vi sono dunque differenze sostanziali fra Hartmann e i suoi odierni epigoni, i quali si trovano tuttora in netta contraddizione con la fisica, e forse ancor più del loro stesso padre fondatore. Alcuni esperti bioarchitetti, infatti, definiscono magnetica oppure elettromagnetica la rete di Hartmann (a differenza dello stesso Hartmann, che la definì irraggiamento terrestre o raggi cosmici). Nel manuale La casa ecologica distribuito in allegato il con il numero 42 de Il Salvagente nell'ottobre del 1997, la rete di Hartmann viene esplicitamente definita una maglia invisibile di linee elettromagnetiche e fasce.

10.2.4 Le leggi di Maxwell

Tutto ciò è in totale contrasto persino con le conoscenze scientifiche dell'elettromagnetismo più elementari. La forma del campo elettromagnetico terrestre è infatti ben conosciuta anche nelle armoniche più deboli, grazie agli studi satellitari, mentre le proprietà dell'elettromagnetismo sono descritte alla perfezione dalle leggi di Maxwell del 1873: e non vi è spazio né per l'esistenza di una maglia elettromagnetica (dato che le linee di campo non si possono mai incrociare) né per l'esistenza di una griglia di nodi emettenti onde elettromagnetiche (dato che sarebbero stati facilmente individuati già da tempo con un semplice rivelatore). Gli insegnamenti della geobiologia implicherebbero quindi una completa revisione di tre discipline scientifiche: la fisica di base (dalla quale si dovrebbero eliminare le equazioni di Maxwell e tutte le conoscenze sull'elettromagnetismo), la medicina (nella quale si dovrebbe inserire la scoperta che i nodi di Hartmann sono la causa di moltissime malattie) e la biologia (nella quale la scoperta di autentiche capacità extrasensoriali rabdomantiche porterebbe una nuova luce al concetto di essere umano).

Gli appellativi che nella stampa vengono dati alle strisce di Hartmann sono molteplici: terrestri, telluriche, cosmiche, cosmotelluriche, radianti, magnetiche, elettromagnetiche, geopatogene, ionizzanti, ioniche e via dicendo. Oltre a ciò non è affatto raro vedere confuse le linee di Hartmann con i campi elettromagnetici prodotti da elettrodotti o elettrodomestici. Questa confusione non passerebbe certamente inosservata se anziché concetti fisici riguardasse concetti architettonici: che effetto farebbe sentire parlare di una struttura indifferentemente chiamata scala, camino, colonna, volta, portico, cantina, muro, finestra, tetto, arco eccetera?

10.2.5 La parola dei rabdomanti come prova scientifica
[forcella per rabdomanti]

Una versione moderna della classica forcella per rabdomanti

Ricapitolando, questa disciplina prevede energie e fenomeni non ancora conosciuti né dalla fisica né dalla biologia, e in netto contrasto con le conoscenze scientifiche di base. Qual è dunque la prova che viene portata per l'esistenza di queste energie? La sensitività rabdomantica. Apriamo una parentesi per fare una puntualizzazione: se tali energie venissero realmente rilevate per mezzo di persone particolarmente "sensibili", attraverso l'utilizzo delle cosiddette bacchette da rabdomante, per quanto misteriosa, l'esistenza dei nodi radianti sarebbe comunque comprovata in modo concreto. Il rabdomante, infatti, fungerebbe da strumento di misura. Nessuno, per esempio, metterebbe in dubbio l'esistenza dei tartufi solo perché vengono trovati grazie all'olfatto dei maiali senza bisogno di complicati strumenti tecnologici. Ma le cose non vanno affatto così per i nodi, ed è questo il punto cruciale del discorso.

Nessun rabdomante è sinora riuscito a localizzare dei nodi di Hartmann in maniera ripetibile e controllabile, ovvero in maniera concreta. Quando infatti viene detto che la rete di Hartmann e i nodi patogeni vengono "sentiti" dai rabdomanti, viene taciuta una cosa fondamentale: ogni rabdomante trova i nodi in posti diversi (essi divengono perciò "i suoi" nodi), e uno stesso rabdomante, qualora provi a mappare un luogo da lui già analizzato in precedenza, non riesce a rintracciare i nodi nei posti precedentemente identificati. La presunta capacità rabdomantica, del resto, ogniqualvolta sottoposta a controllo, si è rivelata fallimentare anche per quanto riguarda la classica rivelazione della presenza di acqua. I rabdomanti, in altre parole, non sono veramente in grado di riconoscere (in modo ripetibile, con sistemi di controllo in doppio cieco) queste presunte energie nel suolo, ma sono soltanto in grado, così come lo sarebbe qualsiasi altra persona, di indicare una serie di punti a casaccio, affermando di sentire qualcosa.

10.2.6 Come difendersi dalla paura dei nodi: vari talismani in vendita

Chi vende soluzioni al problema dei nodi, ovviamente non si pone il problema di dimostrare l'esistenza della rete di Hartmann, ritenendola del tutto scontata. La discussione finisce così sul problema di vedere quanti e quali effetti i nodi radianti abbiano sulla salute dell'uomo, ovvero su quante e quanto gravi siano le cosiddette geopatie. Nel manuale de Il Salvagente già citato, riguardo alla rete di Hartmann viene scritto: Quello che si sa è che certi animali sono più sensibili di altri ai nodi, pur comportandosi in modi diversi. I cani se ne allontanano, gatti e formiche invece li prediligono 'scegliendoli' per la loro tana. Gli sforzi sono dunque diretti alla ricerca di rimedi per le abitazioni (peraltro a costi non indifferenti), piuttosto che a provare sperimentalmente l'esistenza dei nodi. Lo stesso Hartmann, nel 1983, propose di utilizzare i biorisonatori (delle spirali metalliche), per eliminare gli effetti patogeni dei punti cancro.

Attualmente esistono molteplici rimedi contro i nodi di Hartmann, molti dei quali sono proposti dalle stesse persone che eseguono la mappatura dei luoghi. Negli ultimi tempi sono sorte numerose ditte, anche in Italia, specializzate in questo campo. Per fare un esempio, la ditta BIOSET® della Full-Point S.r.l. propone il biodispositivo brevettato, ovvero un campo magnetico stabilizzato nord-sud che rafforza il sistema immunitario e unitamente al 'circuito oscillante' difende l'organismo dalle influenze delle radiazioni cosmotelluriche, geopatogene (nodi di Hartmann) ed elettromagnetiche.

Tutto ciò assume inevitabilmente l'aspetto della vendita di un talismano contro il malocchio... è come se si proponesse di salvaguardare le nostre abitazioni con uno speciale scudo brevettato contro i pericolosissimi planaggi di stormi di mucche volanti (molto più devastanti dei piccioni). Queste nuove figure professionali stanno insomma generando nuovi allarmi, creando nuovi bisogni e producendo nuovi prodotti, il tutto senza portare alcuna prova della fondatezza delle loro teorie.

10.2.7 La prova semplicissima

In realtà sarebbe estremamente facile dimostrare l'esistenza dei nodi di Hartmann se i cercatori e schermatori di nodi fossero davvero in grado di fare il mestiere che dicono. Abbiamo proposto un metodo semplicissimo per dimostrarlo. Il metodo ha anche il vantaggio di essere a costo zero, ripetibile e strutturato in doppio cieco: il rabdomante cercatore/schermatore di nodi sarebbe stato posto in una grande stanza dove avrebbe individuato, giacché ce n'è uno ogni due metri, una ventina di nodi di Hartmann. Avrebbe quindi dovuto applicare i tappetini di sughero anti-nodo (o qualsiasi altro prodotto schermante) su tutti e venti i nodi, verificando con la sua bacchetta che non irradiassero così più alcuna negatività cosmotellurica. Fatto questo i 20 tappetini sarebbero stati coperti alla sua vista tramite dei coperchi di materiale qualsiasi (ovviamente opaco alla luce visibile). Il rabdomante sarebbe quindi uscito dalla stanza dell'esperimento e una seconda persona, a sua insaputa, avrebbe tolto a caso uno dei 20 tappetini anti-nodo da sotto un coperchio. A quel punto il rabdomante, rientrando accompagnato da una terza persona (che non avendo visto l'operazione poteva fungere da giudice imparziale), avrebbe dovuto individuare con la bacchetta quale fosse, fra i venti presenti, l'unico nodo non schermato. In modo molto semplice, attraverso esperimenti ripetuti, l'esistenza dei nodi radianti poteva essere dimostrata in modo concreto (e con spese sperimentali veramente limitate!). A questa nostra proposta, purtroppo, ci è stato risposto che gli ultimi studi sembrano indicare che i nodi di Hartmann possono muoversi e cambiare posizione al passare del tempo.

Che dire? Questa nuova concezione di nodo radiante, se da una parte si discosta da quella originariamente inventata da Hartmann, dall'altra si avvicina notevolmente al concetto di mucca volante (che può muoversi, volare, migrare...). Le teorie geobiologiche dei nodi e della rete di Hartmann, fuoriuscendo dalla possibilità di indagine empirica, possono solo essere oggetto di credenza fideistica. In questo modo, l'unico interesse scientifico che possono suscitare riguarda lo studio di come nascano e si diffondano le nuove superstizioni e le nuove pseudoscienze.

11. Rilevanza sociale del paranormale e delle pseudoscienze

Spesso capita di sentirsi domandare se, dopotutto, le credenze nei fenomeni paranormali o nelle pseudoscienze non siano fondamentalmente innocue. Per esempio, che male può fare leggere l'oroscopo ogni tanto oppure chiedere consiglio a un veggente quando si è insicuri su una decisione da prendere?

Ebbene, può fare molto male: la fiducia riposta nei veggenti e negli occultisti si trasforma rapidamente non solo in un danno economico, ma anche in una schiavitù psicologica che può arrivare fino al vero e proprio plagio.

Nel caso delle medicine alternative i danni per la salute sono tangibili: la medicina alternativa, infatti, anche quando "non fa niente" può portare alla morte per assenza di cure serie. Facciamo un esempio tratto dalla cronaca: a una donna viene diagnosticato un tumore al seno, in tempo utile per avere buone probabilità di guarigione. La donna però rifiuta le cure mediche, perché un pranoterapeuta di cui lei si fida le promette una guarigione "naturale", alternativa, senza effetti collaterali. Si tratta solo di ribilanciare le energie positive e negative attraverso il prana e il gioco è fatto. La donna torna in ospedale parecchi mesi dopo, quando ormai la malattia è allo stadio terminale e non c'è più nulla da fare.

Altro esempio (sempre tratto dalla cronaca): due medici vengono chiamati per visitare un bambino. Constatano durante la visita che il bambino è gravemente denutrito e scoprono che i genitori seguono in modo maniacale un filone della macrobiotica particolarmente devastante nell'età della crescita. I medici vorrebbero far ricoverare il bambino, ma i genitori si oppongono, in base al diritto di nutrire loro figlio secondo la filosofia che preferiscono. Nei giorni necessari per ottenere un'ordinanza di ricovero dal tribunale, il bambino muore.

Non fatemi uscire, non fatemi uscire. Devo rimanere qui solo per altri sei mesi, poi la magia cattiva si dissolverà. Devo rimanere in casa, o moriremo tutti. Una ragazza ventiduenne di Guardiagrele, un piccolo comune in provincia di Chieti, ha reagito in questo modo ad una squadra di carabinieri che ha fatto irruzione il 22 marzo del 1996 in un appartamento in cui era rinchiusa da più di sei anni. Alla domanda sul perché fosse in casa in una stanza piena di sporcizia e completamente al buio, la giovane ha risposto: Devo sfuggire a un incantesimo mortale, mi hanno fatto una fattura tanto tempo fa. Me lo disse un nostro parente: devo stare chiusa in casa sette anni se voglio salvare me e i miei familiari. Vi prego, non portatemi via.

Nell'aprile 1996 Salvator Rosa, presidente del TAR dell'Umbria, ha preso una decisione che è rimbalzata anche sulla stampa, applicando l'articolo del Testo Unico di Pubblica Sicurezza che vieta il mestiere di ciarlatano e mandando un'ordinanza di chiusura a tutti gli studi esoterici della regione. Sentiamo cosa scrive: Ognuno è libero di pensare come crede, è ovvio: ma io non vedo la differenza fra l'imporre il casco, il vietare l'uso dell'eroina, il vietare l'usura e il vietare la magia. Fra il mago e l'usuraio non saprei dire chi sia peggiore: l'usuraio almeno affitta del denaro, cioè qualcosa di concreto, il mago affitta o vende chiacchiere e panzane. Forse, la gente che difende i maghi non sa bene che cosa questi offrano in vendita e a che prezzo. Ci sono quelli che vendono i numeri del lotto, o il modo sicuro di vincere al totocalcio: chiunque abbia un minimo di logica si rende conto che, se il mago sapesse come vincere, semplicemente giocherebbe, e non se ne starebbe tutto il giorno in una stanza in attesa di qualche gonzo cui vendere il suo segreto. Altri, la maggioranza, fanno le fatture, cioè, a prezzo incredibilmente caro (decine, centinaia di milioni), promettono di far innamorare persone che il cliente ama o di far morire persone che il cliente odia. Se il prescelto poi non muore è probabile che il prossimo passo sarà rivolgersi a un killer della mafia. Secondo me il diffondersi di questi fenomeni è segno di decadenza culturale e spirituale di un popolo.

12. Il business del paranormale in Italia

Diamo alcune informazioni sulle dimensioni e sugli interessi economici che ruotano attorno al paranormale in Italia.

Fare il mago in Italia è vietato per legge. È vietato il mestiere di ciarlatano (articolo 121 del T.U.L.P.S). Per ciarlatano oltre al mago si intende l'indovino, il cartomante, l'interprete di sogni, il guaritore, il venditore di ricette dalle virtù straordinarie ecc. (art. 231).

Ma non importa. Vietato o no, è ovvio che i ciarlatani esistono, sono esistiti ed esisteranno sempre. Diceva una nota imbonitrice televisiva: Finché esisteranno i cretini esisterò anch'io. Si tratta di una vera e propria nicchia ecologica: finché esisterà un certo tipo di preda, esisterà anche un certo tipo di predatore.

Il numero di operatori dell'occulto, in maggior parte cartomanti, astrologi e guaritori, è di circa 150 mila, circa uno ogni quattrocento abitanti. Il 35 per cento degli italiani si reca almeno una volta all'anno dai suddetti operatori dell'occulto.

L'età media delle persone coinvolte è di 45 anni e nel 15% dei casi si tratta di persone con istruzione superiore o universitaria. Questo enorme numero di persone si concretizza in un giro di affari di circa 5 miliardi di euro all'anno, il 97% del quale è esentasse.

Purtroppo, questo delirante spreco di denaro è in costante crescita e colpisce anche ambiti delicati come la tutela della salute e dell'ambiente.

Si possono individuare alcune caratteristiche che il mondo del paranormale ha assunto in questi ultimi anni. L'esplosione editoriale: senza contare le numerose riviste a carattere astrologico (o l'oroscopo quasi onnipresente sulla stampa), ci sono numerose riviste a grande tiratura sul paranormale. Con i servizi telefonici il paranormale a pagamento entra in tutte le case. Ci sono poi i maghi televisivi: pur essendo la ciarlataneria illegale, e quindi illegale a maggior ragione nel contesto pubblico delle trasmissioni TV, questi imbonitori dell'occulto abituano lo spettatore a qualsiasi sorta di assurdità. Si diffondono sempre più le sette soppressive, quelle sette che, nell'ambito della loro attività, svolgono un vero e proprio lavaggio del cervello ai loro adepti, riducendoli a macchine volte all'acquisizione di altri adepti.

Infine ci sono le medicine alternative, omeopatia in testa, che nonostante l'efficacia nulla vengono sovvenzionate dallo stato...

In tutte queste presenze di natura così disparata, vi sono due caratteristiche unificanti: l'emergere nel paranormale di una forma di organizzazione in cui il mago diventa, da figura popolare e tradizionalmente rurale, un imprenditore di una vera e propria azienda, pronta a qualsiasi cosa pur di guadagnare denaro.

Questo universo fantastico sta ottenendo una pseudolegittimazione culturale, tramite una assidua presenza sui mass-media improntata su una malintesa riscoperta del naturale e sulla tendenza nei dibattiti televisivi a mettere sullo stesso livello serie scoperte scientifiche e ciarlataneria.

Due sono le principali cause di questa specie di legittimazione culturale. In primo luogo, l'approccio che i mass-media usano in questo campo consiste in un misto di pressapochismo e sensazionalismo che porta alla pubblicazione del tutto acritica delle notizie più assurde; così si porta il grande pubblico a dare per scontati dei fenomeni dei quali non è mai stata provata l'esistenza. In secondo luogo, il mondo scientifico, che non si preoccupa abbastanza di divulgare al grande pubblico le sue scoperte; così si tiene il pubblico lontano dal fascino dei veri misteri della natura, dandolo in pasto ai falsi misteri elargiti a piene mani dal mondo del paranormale e dalle pseudoscienze.

13. L'omeopatia: una cura rivoluzionaria?

I prodotti omeopatici, soprattutto in questi ultimi dieci anni, hanno conquistato una fetta di mercato considerevole portandosi al primo posto fra le medicine alternative più utilizzate in italia. È ormai rarissimo trovare una farmacia che non metta in bella mostra un'insegna con scritto "omeopatia". Vediamo allora di approfondire la composizione e le regole che riguardano i preparati omeopatici.

13.1 Principio attivo ed eccipienti

Il contenuto di un farmaco è costituito da eccipienti, che servono a facilitare l'assimilazione del prodotto, permettono di confezionare le medicine sottoforma di pastiglie, compresse effervescenti, creme, granuli e altro, e da uno o più principi attivi, le molecole che costituiscono la cura effettiva. I farmaci generici, per esempio, sono equivalenti ai farmaci di marca qualora contegano lo stesso principio attivo, nella stessa quantità.

I prodotti omeopatici hanno una caratteristica a dir poco sconvolgente: nel loro caso il principio attivo può essere costituito da una quantità irrisoria di molecole ottenute per diluizioni successive in acqua, oppure da nessuna molecola diversa dall'acqua. Rimangono presenti invece gli eccipienti.

13.2 La memoria dell'acqua

Il cosiddetto medico omeopata sia per forma mentis che per modo di operare è comparabile più con un mago o uno stregone che con un medico: egli infatti, pur somministrando ai suoi pazienti della semplicissima acqua (consapevole che tramite le diluizioni omeopatiche il principio attivo finisce per scomparire lasciando come unica sostanza molecole di H2O allo stato liquido) ritiene e cerca di far credere ai pazienti che tale acqua sia diversa dall'acqua normale, sia in qualche modo magica, miracolosa. Per l'omeopata infatti, l'acqua che si sostituisce completamente al principio attivo dei suoi prodotti sarebbe qualcosa di particolare grazie a dei trattamenti che vengono eseguiti in fase di preparazione: succussione e dinamizzazione.

Durante la diluzione le boccettine che contengono il preparato vengono scosse: secondo la teoria omeopatica tale scuotimento, che prende il nome di succussione, è ritenuto provocare la dinamizzazione dell'acqua. Il risultato di tale dinamizzazione, secondo alcuni omeopati, sarebbe quello di fornire all'acqua (che ricordiamo molte volte rimane l'unico componente del presunto medicinale) una memoria, una capacità di ricordare con quali molecole si è trovata a contatto nel procedimento di succussione, anche dopo che tali molecole siano completamente scomparse. Idee come questa, senza dubbio originali, pongono una serie di quesiti teorici, ma la cosa che più conta sono ovviamente gli effetti pratici.

13.3 Il test in doppio cieco: la misura dell'efficacia

Se una medicina funziona, poco importa se pone problemi teorici complessi o difficilmente superabili: si prende atto che funziona e questa è la cosa più importante. Per l'omeopatia ci sono seri problemi. Negli esperimenti scientifici finora fatti non si è ancora riusciti a dimostrare l'efficacia dei prodotti omeopatici, ovvero che i prodotti omeopatici superino l'effetto placebo.

Sperimentalmente si fa un test in doppio cieco, con l'uso di un medicinale finto, detto placebo. Né lo sperimentatore, né i pazienti sanno quali medicinali siano quelli da testare e quali siano i placebi per il controllo (da cui il nome doppio cieco). Ciò significa che somministrare a un gruppo di malati un prodotto omeopatico oppure un placebo non cambia la probabilità e le percentuali di guarigione. Non si è ancora riusciti a dimostrare in modo convincente l'acqua succussa e dinamizzata sia distinguibile in una qualsiasi maniera dall'acqua non succussa né dinamizzata.

Si badi bene che con questi risultati non si sta negando che vi possano essere delle persone che guariscono assumendo dei prodotti omeopatici: si sta però affermando che le percentuali di tali guarigioni non riescono a superare le guarigioni per effetto placebo e di conseguenza non sono attribuibili a una efficacia propria del preparato omeopatico. Ci si potrebbe chiedere: com'è possibile che i prodotti omeopatici siano in vendita in molte farmacie italiane, se è vero che non hanno mai dimostrato un'efficacia maggiore di un semplice placebo? In altre parole, com'è possibile che i prodotti omeopatici siano venduti in farmacia pur non avendo mai superato alcun test di efficacia?

13.4 La prova non richiesta e la libertà di scelta terapeutica

Una risposta c'è: i prodotti omeopatici possono essere venduti in farmacia grazie a una direttiva europea varata in loro favore. Ai preparati omeopatici non viene richiesto, come ad altri farmaci, di superare sia il test di innocuità sia il test di efficacia, ma soltanto di superare quello di innocuità. Per essere registrati e posti in vendita i farmaci che non sono omeopatici devono superare tre prove a garanzia del ciente: innocuità, qualità ed efficacia. Nel caso dei prodotti omeopatici si procede invece con la cosiddetta registrazione semplificata, in quanto per essi non è richiesta la prova dell'effetto terapeutico. Tale direttiva venne recepita dal parlamento italiano nel febbraio del 1994 e si tramutò in legge il 6/6/1995. I prodotti omeopatici, secondo la legge, possono essere registrati senza ottemperare alle esigenze di registrazione degli altri farmaci, i quali hanno l'obbligo di dimostrare la loro efficacia. È per questo motivo che, da un punto di vista strettamente legale, i prodotti omeopatici in vendita in farmacia sono definiti rimedi e non farmaci. Ovviamente, essendo i preparati omeopatici fatti di acqua ed eccipienti, va da sé che il solo test di innocuità lo superano brillantemente.

Ci si potrebbe a questo punto chiedere: perché è permesso che in farmacia si vendano dei prodotti che dimostrano soltanto di non essere nocivi e non, nel contempo, di essere anche efficaci? La risposta c'è, anche se sembra una presa in giro: si chiama libertà di scelta terapeutica. Siccome è giusto che i cittadini si curino come meglio credono, l'omeopatia resta in farmacia in nome della libertà.

Non tutti sono d'accordo però con questa definizione di libertà. C'è chi ritiene che "libertà di scelta terapeutica" debba significare libertà di scegliere fra differenti terapie la cui efficacia sia stata testata e dimostrata a garanzia del paziente. Altrimenti ci sarà chi si affida a certe cure senza immaginare cosa può esserci sotto. Come potrebbe un comune cittadino sospettare che l'autorevolezza di cui godono sia i medici sia le strutture farmaceutiche possa venire utilizzata in modo da abusare della sua fiducia per propinargli della semplice acqua al posto di una medicina?

13.5 Come nacque l'omeopatia

[Il dottor Hahnemann in un'incisione d'epoca]L'omeopatia venne fondata nel 1789 dal dottor Samuel Hahnemann (1755-1843), che ipotizzò un principio di similarità per curare i suoi pazienti. Tale principio essendo espresso con la massima similia similibus curentur, ovvero i simili si curino con i simili. Omeopatia infatti deriva dalle parole greche ómoios, che significa 'stesso', e páthos, che significa 'malattia, disagio'. Secondo tale principio si poteva curare una malattia o un disagio somministrando al malato quella stessa sostanza che in una persona sana avrebbe provocato proprio quella malattia o quel disagio. Applicando questo assunto in modo esplicito si arriverebbe ben presto a provocare banalmente dei danni alla salute. Per esempio, per far passare una sbornia, visto che il simile cura il simile, si potrebbe essere indotti a prescrivere uno sciroppo fatto di grappa; oppure, per riuscire dimagrire in modo omeopatico, si potrebbe decidere di trangugiare una quantità di pillole di lardo. Un'applicazione diretta del principio porterebbe evidentemente all'aggravarsi del disagio e non certo a una sua scomparsa. Per ovviare a questi inconvenienti, lo stesso Hahnemann aggiunse una importantissima clausola alla sua teoria: il principio attivo simile (la sostanza cioè che viene ritenuta responsabile del disagio, negli esempi precedenti l'alcool o i grassi) deve venire considerevolmente diluito in acqua prima di essere utilizzato per curare un qualsiasi paziente. Ma quanto diluito? Ai tempi in cui il dottor Hahnemann fondò l'omeopatia non era ancora diffusa la teoria molecolare della materia e nessuno poteva immaginare che 18 grammi di acqua contenessero un numero di molecole pari a 6,02*1023, il numero di Avogadro, scoperto dal chimico-fisico Amedeo Avogadro nel 1811. Perciò Hahnemann utilizzò diluizioni in acqua talmente spinte da finire per perdere ogni traccia dei diversi principi attivi che di volta in volta utilizzava. Senza poter rendersene conto, Hahnemann, pur partendo da sostanze diverse, produsse dei medicinali che contenevano solamente acqua. I suoi medicinali erano dunque completamente inutili, ma anche completamente innocui. Ed è per questo motivo che egli ebbe successo: ai suoi tempi era infatti prassi per i medici passare da un paziente all'altro senza lavarsi le mani, sostenendo che la loro sporcizia era una sporcizia professionale, e non era affatto rara la pratica del salasso per curare un po' di tutto: le cure mediche di allora erano molto spesso nocive per il paziente. Il dare della semplice acqua e null'altro poteva dunque portare a un vantaggio: quello di non provocare danni. Ad Hahnemann capitò quindi di avere una minor percentuale di decessi rispetto ai suoi colleghi, e questo lo incoraggiò a proseguire per la sua strada (questa scusante, valida per Hahnemann, non si può ovviamente accordare ai suoi odierni discendenti, i quali avendo studiato la chimica e la fisica sono consapevoli di cosa significa una certa diluizione). Nacque così l'omeopatia, la cui regola d'oro divenne: Ciò che in dosi ponderate causa la malattia nell'individuo sano, in dosi infinitesimali è di cura per l'individuo malato.

13.6 Le attuali dosi infinitesimali

Cosa intendono oggi gli omeopati per dosi infinitesimali o dosi deboli? Le diluizioni omeopatiche arrivano a percentuali di volume di preparato curativo su volume di acqua di 10-30, 10-60, 10-200 e oltre. C'è chi usa anche la 10-10.000 e pare vi sia come limite la 10-2.000.000. Questi numeri sono difficili da intuire, facciamo qualche esempio. Quando si scrive 10-30 (dieci alla meno trenta) si intende 1 diviso un numero fatto da un 1 seguito da 30 zeri. In questo modo 10-3 significa 1/1000, un millesimo, 10-6 un milionesimo, 10-9 un miliardesimo e così via.

Nei prodotti omeopatici queste diluizioni sono scritte nell'etichetta attraverso una sigla un po' sibillina: CH oppure DH seguite da un numero. DH significa decimale e CH significa centesimale. DH20, per esempio, significa ventesima diluizione decimale ovvero 10-20; mentre CH20 significa ventesima diluizione centesimale che equivale numericamente a 10-40.

13.7 Un'aspirina CH9, una goccia sulla Terra...

Chiariamo perché tali diluizioni sono chiamate infinitesime: consideriamo una diluizione CH9 (in questo caso il principio attivo non scompare completamente perché 1 su 10-18 non supera il numero di Avogadro). Ma cosa significa, in pratica? Prendete una scatola di aspirine e leggete le istruzioni: ogni compressa contiene amido di mais e cellulosa in polvere come eccipienti e mezzo grammo di acido acetilsalicilico come principio attivo. Come si farebbe ad arrivare a una quantità di 10-18 grammi di principio attivo nel caso di una aspirina? Bisognerebbe spezzettare l'aspirina in cinquecentomila parti (operazione piuttosto difficile) e raccogliere uno di questi frammenti: ora si ha esattamente un milionesimo di grammo di acido acetilsalicilico, ovvero la frazione 10-6. Questa piccola parte va divisa amichevolmente con un migliaio di persone: resterà così una parte pari a 10-9. A questo punto, sempre che si sia in grado di vedere e tenere in mano il nostro millesimo di cinquecentimillesimo di aspirina, sciogliamolo in una grande piscina d'acqua, preparando poi un miliardo di boccettine: ecco fatto. Siamo arrivati a una delle meno spinte diluizioni omeopatiche: la CH9. Che fare con quel miliardo di boccettine? Un'idea: si possono curare tutti i Cinesi sofferenti di influenza. Così si consuma soltanto una parte su duecentocinquanta milioni della aspirina iniziale, perciò tutto il popolo cinese può stare tranquillo anche per l'anno prossimo, e per quello dopo ancora, e ancora per tanti e tanti milioni di anni.

Ma 10-18 non è poi granché. Consideriamo 10-30: significa che c'è una sola molecola attiva (cioè diversa dall'acqua) su un milione di litri di acqua. Si sa che 18 grammi di acqua sono costituiti da circa 1023 molecole, il numero di Avogadro. Una diluizione di 10-30 equivale a mettere un millesimo di grammo (ovvero 10-6 kg) sulla massa dell'intero pianeta Terra (il cui peso è circa 1024 kg).

Una diluizione di 10-60 significa invece (essendo tutta l'acqua presente sulla Terra fatta da circa 1046 molecole) che vi sarebbe una sola molecola attiva su centomila miliardi di volte la totalità dell'acqua presente negli oceani terrestri. A questo punto quante probabilità ci sarebbero di trovare almeno una singola molecola diversa dall'acqua fra i miliardi e miliardi di molecole presenti? Risulta molto più facile vincere 5 volte di seguito il primo premio alla Lotteria Italia.

13.8 Più il principio è diluito, più è forte il suo effetto

Un'altra cosa molto importante da ricordare è che secondo la teoria omeopatica tutt'oggi considerata valida, le diluizioni leggere (quelle attorno o sotto la 10-30) sono indicate solo per i disturbi più lievi: più la malattia è grave più il principo omeopatico va ulteriormente diluito! Così per i problemi seri c'è la certezza matematica di essere curati soltanto con acqua pura...

13.9 Come si fa, nella pratica, a raggiungere certe diluizioni?

Non è un problema raggiungere diluizioni infinitesimali. Ecco una ricetta per raggiungere 10-30, cioè la quindicesima centesimale, CH15. Facciamo un esempio con l'inchiostro di china in acqua. Lo chiameremo "China Nigra CH30" e, per il principio del simile che cura il simile, sarà un rimedio contro le scottature solari (dato che la china è nera e se si sta al sole si diventa scuri).

Si mettono 15 bicchierini di acqua in fila; nel primo si aggiunge una goccia (un centesimo del volume del bicchiere) di inchiostro di china (si noti che potrebbe essere una qualsiasi sostanza, come propoli, belladonna o cianuro, non cambierebbe nulla alla fine del processo). Si mescola ben bene (pardon, si dinamizza) ottenendo la diluizione di un centesimo di china su acqua. Fatto questo, con una pipetta si raccoglie una goccia dal liquido del primo bicchiere e la si versa nel secondo, che conteneva solo acqua, raggiungendo la diluizione di un decimillesimo. Si rimescola e si procede di nuovo travasando una gocciolina dal secondo al terzo, poi dal terzo al quarto e così via, fino al quindicesimo bicchiere. Fatto questo, nell'ultimo bicchiere la quantità della sostanza iniziale (il principio attivo) è 10-30 rispetto alla quantità d'acqua: il che significa, fisicamente, che non ce n'è più.

13.10 L'omeopatia può essere comparata al vaccino?

Passiamo adesso a smontare un'altra piccola bugia che spesso propinano i venditori di prodotti omeopatici per far credere che l'omeopatia abbia un fondamento scientifico: il confronto con l'idea del vaccino. Il seguente esempio aiuta a distinguere il meccanismo con cui dovrebbe funzionare il prodotto omeopatico dal meccanismo con cui funziona un vaccino. Il vaccino funziona immettendo dei batteri deboli o disattivati (in numero diverso da zero, però!) nell'organismo affinché questo produca gli anticorpi e resista a un eventuale successivo attacco batteriologico.

La teoria che sta alla base del prodotto omeopatico è invece completamente diversa: essa prevede l'assunzione dell'agente patogeno (o meglio dell'acqua dove precedentemente una infinitesima parte dell'agente patogeno aveva forse fatto il bagno) dopo che l'attacco all'organismo è già avvenuto.

Si pensi alla seguente situazione: c'è un forte di soldati, è notte e stanno tutti dormendo. Il vaccino funzionerebbe così: arrivano tre indiani malaticci ad attaccare il forte; i soldati si svegliano, sconfiggono i tre indiani e rimangono desti ad aspettare armatissimi il grosso della tribù (che in questo esempio rappresenta la malattia, senza offesa per gli indiani). L'omeopatia invece dovrebbe funzionare così: i soldati stanno dormendo e una tribù indiana li attacca all'improvviso. A metà del combattimento si inseriscono nel forte (per salvarlo) tre piume d'indiano diluite in cento miliardi di oceani terrestri sottoforma di comodi bicchierini. Arrivano i nostri.

Leggi la prima parte del saggio di Roberto Vanzetto:

Collegamenti utili:

13.11 L'acqua che male fa?

Qualcuno dice che i prodotti omeopatici, proprio perché sarebbero fatti di acqua, non possono fare male a nessuno. Questo è vero, l'omeopatia è infatti ottima per le persone sane. Ma può causare seri danni alle persone che sono malate. Se una persona ha bisogno di cure farmacologiche diverse dal placebo, assumendo prodotti non efficaci trascura di fatto la propria malattia. Perdere settimane o mesi confidando in prodotti privi di qualsiasi garanzia, porta alla fine a serie conseguenze. Purtoppo l'informazione veicolata dalla televisione e dai giornali non è incoraggiante: le ultime statistiche rendono noto che in 13 casi su 14 le medicine alternative vengono proposte con entusiamo, senza alcuna considerazione critica, per il solo fatto di essere alternative. Come se questo significasse qualcosa di buono e di bello, a prescindere da tutto.

Nota matematica:

Per pura curiosità, anche se la mente vacilla, affrontiamo l'infinitesimo omeopatico più spinto: dieci alla meno due milioni. Quant'è 10-2.000.000? È ovviamente un 1 diviso da un numero fatto da un 1 con attaccati 2.000.000 (due milioni) di zeri. Ma se "un miliardesimo" corrisponde a un 1 diviso 1 con attaccati nove zeri (1/1.000.000.000), e "un miliardesimo di miliardesimo" corrisponde a un 1 diviso 1 con attaccati diciotto zeri (1/1.000.000.000.000.000.000), quanti miliardesimi di miliardesimi di miliardesimi eccetera è il numero 10-2.000.000? Si può dire a voce? Ecco il sistema: bisogna dire un "miliardesimo di miliardesimo di" per più di centoundicimila volte di seguito. Considerando che si impieghi 1,5 secondi a dire la frase "miliardesimo di miliardesimo di", per pronunciare correttamente l'intero numero ci vogliono allora più di 46 ore. Senza fermarsi a respirare.

Commenti dei lettori

  1. Commento di donato Taddei - 18/5/2005 ore 17,04

    Condivido l'impostazione di questo saggio di Roberto Vanzetto e molte delle considerazioni sull'omeopatia. Tuttavia credo che anche su questo non bisogna esagerare: le scienze esatte, come le abbiamo studiate a scuola, di fatto piu' tanto esatte non sono: dalla teoria della relativita' al principio di indeterminazione, e quando si avra' una teoria organica e scientificamente provata delle particelle subatomiche la cui vita si esaurisce in miliardesimi bilionesimi di secondo eppure sono una componente fondamentale dell'esistenza stessa degli atomi e quindi della materia che conosciamo, allora si potra' dire con certezza che era del tutto priva di fondamento l'intuizione del dottor Haneman.
    Ripeto personalmente all'omeopatia non credo ma all'agopuntura si', ed ho conosciuto dei ricercatori seri che si sono posti seriamente il problema di dare una base scientifica all'agopuntura.
    io stesso ho bazzicato con un amico e microamperometri per verificare la differenza di efficacia della coppia costituita dall'anima e dall'avvolgimento del manico dell'ago di agopuntura.
    Il mio amico era stato allievo del dottor Maurice Mussat, tra i fondatoridel circolo Lacretelle, cioe' di quel pugno di ricercatori che si era posto il problema di studiare e verificare scientificamente l'efficacia dell'agopuntura. che i francesi avevano imparato in Indocina.
    Il professore, radiologo, aveva iniziato col misurare le linee di forza del campo magnetico prodotto dalla persona, aveva setacciato e cercato di verificare ogni parola, ogni passaggio, della teoria filosofica su cui sono basate in pratica tutte le scienze orientali, dalle arti marziali ai massaggi, passando per l'agopuntura e le tecniche divinatorie (i famosi king), per risalire alle credenze, alla cosmologia del tao, per ricostruire e/o reinterpretare il modello cognitivo che le aveva prodotto o informato.

    Altro che guaritore!
    Applicando questo modello a 8 (il cosiddetto pa kua) con la combinazione binaria secondo la logica dei contrari e dei rovesci, attraverso i vari passaggi suggeriti dalla esperienza codificata di millenni, aveva proposto delle teorie sui neuromodulatori che davano conto di bilanciamenti tra essi gia' noti alla fisiologia, applicato in studi genetici sulla sintesi delle proteine presso l'universita' di Montpelier.

    Non voglio pero' qui parlare del dottor Mussat: basta fare una ricerca con Google per imbattersi in siti di associazioni e scuole di agopuntura italiane di suoi ex allievi.
    Ne' di quanto sia strabiliante la somiglianza tra la rappresentazione binaria e i king che gia' aveva appassionato Leibnitz; per chi fosse incuriosito alla pagina:

    http://www.cavazza.it/pcciechi/set2004/pcchtm/logica.htm

    trova la riproposizione con mia lunga introduzione, di un articolo tratto da www.cronologia.it

    Qui invece mi preme sottolineare che va bene il senso critico, ma anch'esso non deve essere dogmatico. l'integralismo scientista non e' migliore, ne'piu' intelligente, di tutti gli altri integralismi che vanno per la maggiore, e' solo un'altra forma di ottusita'.

    Per fluidita' espositiva raccontero' il succo di una conversazione tra me eil dottor Mussat, in forma diciamo giornalistica.

    Dottor Mussat, mi hanno molto incuriosito i suoi libri poiche' gia' in passato ero stato attratto dall'agopuntura cinese. Tra le molte cose che non ho capito, quelle che non ho digerito, quelle che mi hanno convinto poco e quelle assolutamente rigorose che vi ho trovato voglio soffermarmi su un piccolissimo dettaglio che mi ha evocato il motivo stesso di questo mio interesse.
    Lei racconta in uno dei suoi libri che dei soldati americani feriti nella jungla durante la guerra del Vietnam avevano raccontato di essersi curati utilizzando la pratica indigena della puntura praticata in determinati punti con spine di bambu' e che esse risultavano molto piu' efficaci se tagliate di fresco e ben verdeggianti.

    A proposito di coincidenza e somiglianze di credenze e di pratiche attraverso i continenti, al mio paese di origine alcuni pastori solevano, quando le vacche avevano difficolta' a partorire o il travaglio durava troppo a lungo, cingere le reni dell'animale con un rovo molto lungo, fresco e rigoglioso di vegetazione.
    Anche nella mia famiglia capito' che una notte andammo con mia madre a cercare un rovo nella macchia. Io le feci solo compagnia ma ero scettico. Dopo l'applicazione non passo' pero' mezz'ora ed era nato il vitellino.
    Ma papa', come mi sembra il dottor Vanzetto resto' convinto che sono tutte puttanate.

    Io no. 20 anni fa quando studiacchiavo di queste cose i miei amici non prendevano troppo sul serio la cosa ma ora che l'Asl locale passa 10 sedute con soli 30 euri pero' piu' di qualcuno ne ha tratto benrficio: per esempio una mia amica che ha potuto interrompere il cortisone che prendeva da anni per una dolorosissima nevralgia del trigemino.


    Donato Taddei
  2. Commento di roberto megera - 28/11/2005 ore 17,44

    Premetto di non avere basi scientifiche per affrontare un dibattito tale da poter argomentare con sufficiente forza le ragioni dell'omeopatia. Mi sento, però, di dover difendere l'equilibrio mentale delle persone che si affidano a questa medicina alternativa.
    In famiglia siamo seguiti da un medico omeopata, oltre che da un medico generico, e faccio fatica a credere che quello che utilizziamo per mio figlio (4 anni) come cura sia solo acqua fresca. Mi si dovrebbe spiegare come funzioni l'effetto placebo su di un bambino che non sa assolutamente se lo curo con medicina "accreditata scientificamente" piuttosto che "acqua di Lourdes". Sicuramente sono un babbeo credulone, ma, ad esempio, febbre alta (39-40°) con la belladonna, si abbassa a livelli normali subito dopo la sua somministrazione. Alla faccia dell'effetto placebo... non ricordo di essere mai riuscito ad abbassare la febbre a nessuno della mia famiglia facendogli un bicchiere d'acqua. Questo è solo un esempio, tra i tanti, che potrei portare io personalmente o quelli che come me fanno uso di farmaci omeopatici e che VOI marchiate come creduloni.
    La realtà deve essere affrontata avendo l'onestà intellettuale di accettare che non sempre si ha a disposizione gli strumenti per spiegarla nella sua interezza.
    Se poi vogliamo sparare sulla CROCE ROSSA, posso portare, a discapito della medicina ufficiale e proprio relativamente a casi di tumori, esempi di insuccessi clamorosi. Non è però, perchè non conosco alcuna persona colpita da tumore che sia stata guarita dall'onnipotente scienza ufficiale, che mi permetto di negare l'utilità dei suoi sforzi. Però abbiate la decenza di non utilizzare strumentalmente chi pensa che si possa guarire di tumore con l'omeopatia, perchè non solo loro, anche se spero in misura minore, hanno perso la loro vita nella speranza di una cura efficace. Invece di demonizzare e deridere, cercate di capire gli ambiti di applicazione di queste medicine, scendete dallo scanno, oppure, le case farmaceutiche sono preferibili alla Boiron e C.
  3. Commento di Marco S. - 20/9/2007 ore 0,19

    Per quanto riguarda i nodi di Hartmann, un test molto semplice sarebbe quello di far rilevare dove si trovano i nodi in un locale da due o più rabdomanti diversi. La mia esperienza - empirica - è che i risultati coincidono.

    La vena d'acqua sotterranea che alimenta ancora oggi l'acquedotto del comune di Lamone, in Svizzera, è stata trovata negli anni '40 del secolo scorso da un rabdomante.

    Una quindicina di anni fa assistetti a una conferenza del prof. dr Fiorenzo Marinelli - a quei tempi biologo presso l'istituto di citomorfologia CNR a Bologna - in cui il problema delle geopatologie era spiegato in termini scientifici che mi sembravano plausibili.
  4. Commento di Alessandro - 30/6/2010 ore 14,20

    Salve, volevo chiedere dei chiarimenti riguardo alla medicina tradizionale.
    Io mi chiedo dove sono tutti questi risultati, "figli" del metodo scientifico.
    E' indubbio che ci siano prodotti la cui efficacia non si può discutere, ma non si può negare che ce ne siano tanti altri, che oltre a funzionare ben poco, fanno più male che altro.
    Prendiamo per esempio gli psicofarmaci, se fossero così utili, la depressione sarebbe solo un ricordo. Anzi da poco si è visto che alcuni, nei pazienti più giovani inducono al suicidio.
    Per non parlare di quei farmaci immessi nel mercato e poi ritirati, o magari legali in uno stato e in un altro no.
    Quante persone, anche anziane (con tutti i rischi del caso) vengono operate per poi scoprire che non era necessario!
    Quante persone morte per complicazioni non ben chiare. Quante persone devastate dagli effetti collaterali dei farmaci, quando il loro uso non era poi così necessario.

    Con il metodo scientifico si ridicolizza il pensiero cosidetto magico infantile. Grazie a quest'ultimo però molti popoli sono riusciti per secoli, a non conoscere malattie come la depressione, gli attacchi di panico, e tanto altro.
    Non sto affermando che la scienza sia inutile e tutte le cose alternative buone.
    E' da anni che cerco di capire un possibile equilibrio, in un campo dove troppo spesso c'è l'estremismo, sia di una fazione che dell'altra.
    E' un bel casino :)
    Forse il problema è quando si confonde un simbolo con un qualcosa di reale e tangibile. Quando si cerca di trasformare dei pensieri (anche infatili) utili al proprio equilibrio in un qualcosa di manifesto. Comunque questo è un altro discorso.
    ciaooo
  5. Commento di Michele Diodati - 30/6/2010 ore 18,16

    Ciao Alessandro, lo scopo del saggio di Vanzetto non è dimostrare l'infallibilità della medicina "tradizionale", cioè di quella basata sul metodo scientifico per intenderci, ma dimostrare - tra le tante altre cose - che i principi su cui si basa l'omeopatia sono assolutamente insostenibili. Pensare che diminuire proporzionalmente le dosi di un "farmaco" diluito nell'acqua (peraltro dove non vi è alcuna prova scientifica dell'efficacia di quel "farmaco") ne aumenti addirittura il potere curativo è ciarlataneria elevata all'ennesima potenza.

    Per quanto riguarda il pensiero magico, a me sembra plausibile che la salute di antiche popolazioni dipendesse non tanto dall'efficacia delle cure magiche quanto dal contesto in cui vivevano: attività fisica forzata dalla mancanza di tecnologie e una lotta per la vita quotidiana che non ammetteva depressioni, grazie anche al forte sostegno della vita comunitaria. E in ogni caso l'aspettativa di vita dell'uomo è oggi, grazie alla scienza medica e a vari altri fattori, incomparabilmente superiore a quella che fosse l'aspettativa - e anche la qualità - di vita in contesti primitivi retti dal pensiero magico.
  6. Commento di Alessandro - 1/7/2010 ore 9,27

    In teoria l'omeopatia è nata come cura dello spirito e non del corpo. Come dire, la malattia fisica è il sintomo di una mancanza di consapevolezza, completezza. Il prodotto omeopatico dovrebbe dare quella consapevolezza. Il problema è nato quando si è cercato di fare dell'omeopatia una scienza.
    Un omeopata serio non cercherà mai di dimostrare l'efficacia che ha sul corpo, perchè sa bene che non ne ha!!O almeno non è li che dovrebbe agire.
    Se c'è in gioco la vita, un omeopata serio non negherebbe mai un intervento medico tradizionale, anzi generalmente usa l'omeopatia in modo complementare.
    Il fatto della diluzione è di prendere la sostanza e di ricavarne "l'informazione" che non sarà mai analizzabile, per quanto alcuni omeopati stessi vogliano farlo.
    Secondo questa visione la memoria dell'acqua e il modo in cui viene preparato il prodotto, fa si che il principio dietro a cui sta la sostanza madre, resta come informazione, impressa nell'acqua mentre avvanzando con la diluzione ovviamente la materia scompare. Ma è proprio questa l'intenzione!!
    Meno materia c'è e più informazione "spirituale" è presente.

    Prendiamo le parole: cane, gatto, giraffa, leone.
    Secondo una classificazione scientifica si possono inserire all'interno della categoria 'animali'.
    Ma prendiamo le parole: morte, nero, depressione, inconscio.
    Secondo una classificazione scientifica non hanno nessuna caratteristica materiale che permette di raggrupparle all'interno di una stessa categoria.
    Queste parole pur non avendo nessun motivo dimostrabile possono però essere raggruppate all'interno di uno stesso gruppo che chiameremo principio x.
    Nessuno si immagina la depressione con un bel colore giallo!!!
    Ecco che se voglio curare un depresso gli farò ascoltare musica deprimente, lo farò vestire di nero, e gli daro quella "sostanza" che appartiene al principio X. Il simile cura il simile. Invece con un approccio allopatico gli si farebbe ascoltare musica allegra, ecc...
    Guardiamo come si fa a superare un lutto!Si sta in casa, ci si veste di nero, si piange, fino a che spontaneamente la vita riprenderà il proprio corso.
    ...
    Purtroppo mi sono addentrato in un discorso troppo lungo e complesso, e che non può essere affrontao così, ma è stata tirata fuori l'omeopatia!
    Secondo me affrontata in un altro modo, l'omeopatia può far riflettere. Poi che ci siano ciarlatani o incapaci in buona fede, che dire, il campo è favorevole. Ci sono anche psicologi pedofili e con ciò?Penso che gli omeopati seri non cercheranno di dimostrare mai nulla, perchè il problema qui non è di trovare le pillole dagli effetti miracolosi, ma di intraprendere una strada che porti a conoscere un pò più se stessi, a livello di coscienza.

    Personalmente non mi sono ancora fatto una chiara opinione in merito, ho cercato semplicemente di riportare il più correttamente possibile la visione meno conosciuta dell'omeopatia.
    Penso sia comunque degna di un maggiore approfondimento :)

    Concordo invece di più con l'igienismo. Finito il mio percorso di tecnico chimico - biologico non riuscivo neppure a mangiare senza lavarmi le mani per l'ansia dei batteri!!Non mi stupisco che ai medici siano stati talmente ripetuti tanti concetti che è difficile liberarsene. Per non parlare che a nessuna industria farmaceutica farebbe comodo una popolazione sana.
    Guarda la Gsk, che ha lasciato la sede di Verona. Tra i diversi motivi anche il fatto che restare nei limiti di legge riguardo gli scarichi inquinanti era troppo costoso. Ecco che basta andare all'estero che si fanno tutte le schifezze che si vogliono!! Questi non sono ciarlatani?!Sono gli stessi che mi dicono cos'è meglio per la mia salute.
    Si parla sempre di prove. Guardiamo il ciclismo. La maggior parte delle analisi (passate e presenti)antidoping "dimostrano" che la maggior parte dei ciclisti non fa uso di doping. Peccato che la realtà è ben diversa. Le cose spesso non sono come sembrano, e lo si capisce quando si vive tra la gente, e non solo stando sui libri per 10 anni, scambiando l'uomo per una macchina.


    Riguardo al discorso su tribù e popoli non industrializzati non sono pienamente d'accordo, ma per il momento ho già scritto abbastanza!
    Il mio intervento era comunque per dire che almeno in medicina, nonostante il metodo scientifico, molte volte i risultati ottenuti sono a dir poco ridicoli. Inoltre nell'articoli si parlava che il farmaco deve superare determinati parametri come innoquità, efficacia ecc...
    Mi sembra che la reatà dei fatti sia ben diversa.
    Sia chiaro che con ciò non nego la scienza, anzi ben venga. Viva il riscaldamento, viva l'Aulin dopo l'estrazione del dente del giudizio!!!! :)
    Spero sia chiaro ciò che intendevo
    Ciao

Articolo di Roberto Vanzetto pubblicato il  28/2/2003 alle ore 12,00.

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