Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

PLUTO

Un racconto di fantascienza scritto all'inizio del 1995 mostra oggi alcuni tratti profetici.

All'inizio di gennaio del 1995 scrissi un racconto di fantascienza intitolato PLUTO, con il quale partecipai, sempre nei primi mesi del 1995, ad un concorso a premi dell'IBM, intitolato Leonardo 2000. Il mio racconto fu selezionato tra migliaia di partecipanti e così fui invitato a partecipare all'estrazione dei vincitori, nel corso di una serata che si svolse al forum di Assago, presso Milano, presentata da Gerry Scotti ed Alba Parietti (che anche allora si ostinava a cantare, non si è mai capito perché...).

Il mio racconto non vinse il primo premio, un portatile IBM Thinkpad con il massimo dei processori dell'epoca, ma fu comunque selezionato tra i primi, così che ebbi in premio una dotazione di programmi della Corel, non ricordo precisamente quali.

In questi giorni ho ritrovato tra le mie carte quel racconto e lo pubblico qui di seguito, perché - a distanza di dieci anni dalla sua composizione - mi pare che gli scenari internazionali che in esso vengono delineati (governi di destra al potere, immigrazione sempre più massiccia dal Terzo Mondo, rischi di chiusura delle frontiere) appaiono oggi pericolosamente realistici ed anticipatori.

Spero che non tutte le previsioni contenute nel mio racconto si avverino...

Neapoli, Compartimento Nord, 3° strato
12 aprile 2040
diario di Michele Diodati

Oggi compio settantasei anni. Forse non interessa a molti, ma è il mio compleanno. Auguri! Auguri di cuore, vecchio grassone incartapecorito, cento di questi anni! (E' una mia vecchia abitudine quella di parlare e scrivermi da solo. A volte dimentico che sono io stesso a farmi gli auguri e mi capita anche di ringraziarmi, così tra me e me.)

Beh, a parte il compleanno, questa sarà una giornata davvero speciale. E' strano come certe volte il caso faccia capitare le grandi occasioni in giorni che sembrano fatti apposta per riceverle. Ho aspettato un simile momento per tutta la vita. Fra qualche ora dovrò parlare in tetravisione ad una platea sterminata di ascoltatori ed ancora non ho preparato uno straccio di discorso. Tipico di me... Mi emoziono e non combino più nulla.

D'accordo, inizierò così: «Cari amici, è con vero piacere che...». No, no, troppo confidenziale. «Signore e signori, sono qui per ragguagliarvi...»: figuriamoci! Un esordio da amministratore di condominio. Ma come diavolo si comincia un discorso?

Insomma, bando ai convenevoli! Entrerò direttamente nella sostanza della presentazione.

Nella mia qualità di Supervisore Anziano di PLUTO, è mio preciso compito illustrarvi brevemente la storia e le finalità che hanno portato alla realizzazione di un qualcosa che si pone come una frattura epocale tra il passato, ormai dietro le nostre spalle, ed il futuro che ci aspetta. Come tutti voi saprete, parlando di PLUTO non ci stiamo qui riferendo al simpatico cane che il grande Walt Disney, circa un secolo fa, creò come silenzioso compagno del cane parlante Pippo. A proposito: cane l'uno e cane l'altro, ma Pluto a quattro zampe e Pippo bipede, nudo il primo, vestito il secondo. Mah! Misteri e ingiustizie della fantasia fumettistica... Scusatemi, ogni tanto perdo il filo.

PLUTO, dicevo, è una sigla un po' pretenziosa. Essa significa Progetto per la Liberazione dell'Uomo dal Terrore dell'Olocausto. Dietro questa sigla si nasconde qualcosa in più di un avanzatissimo sistema operativo informatico, qualcosa in più di una straordinaria attrezzatura bioelettronica, qualcosa in più di una semplice aspirazione umanitaria. PLUTO rappresenta probabilmente la definitiva liberazione dell'uomo da quanto di ferino, violento e distruttivo rimane a fare da contrappeso alla magica creatività della mente umana.

Ma andiamo con ordine. Comincerò come si conviene: dal principio. Dunque, un giorno due simpatici signori dagli strani nomi - Adamo lui, Eva la donna - si trovavano per volere di qualcuno molto in alto alle prese con un giardino regolato da una segnaletica un po' particolare... Non avendo rispettato un divieto di accesso ad un certo albero, i Nostri causarono una tale serie di guai, che qualsiasi assessore al traffico avrebbe preferito chiudere un occhio piuttosto che dar corso ad un così contorto e doloroso processo di estradizione, quale fu quello seguito all'accidente descritto. Ma quel particolare Assessore - come molti di voi sanno - non solo non chiuse un occhio, ma lo tenne perennemente aperto, giorno e notte, estate e inverno, e bene in vista in quello strano triangolo posto sopra una nuvola, che è facile osservare scorrendo le vignette di una qualsiasi rivista satirica.

Spostiamoci adesso di alcune migliaia di anni. Ci troviamo alla metà circa del ventesimo secolo, in un mondo maledettamente funestato da tutte le miserie scaturite da quella penosa infrazione dell'albero, nonché da alcune altre probabilmente mandate - forse per dovere di cortesia - da altri Assessori non meglio identificati (ogni distretto del resto, si sa, ha i suoi assessori). Si era appena conclusa la Seconda Guerra Mondiale, le nazioni stavano ancora contando i loro morti, i vivi cominciavano a sgusciare fuori dalle macerie per protestare la loro fame contro i governi ladri, e qualcuno, intanto, da qualche parte nel mondo, costruiva i primi processori di dati, enormi macchine basate su poco affidabili valvole termoioniche, in grado di liberare una potenza di calcolo estremamente limitata, ma comunque tale da stabilire l'inizio di un'epoca che ha rivoluzionato il modo di vivere degli uomini in una misura che stentiamo a riconoscere e comprendere.

Con i calcolatori nasce l'informatica, scienza dell'elaborazione e del trattamento dei dati con mezzi elettronici. Attività tradizionalmente svolte dagli uomini, soggette a tutti gli errori e le manchevolezze tipiche della distrazione umana, passano d'ufficio attraverso il metallo dei calcolatori, gestite da pochi tecnici umani. Il progresso dell'elettronica è rapidissimo e travolgente. Nel giro di pochi anni, l'adozione dei transistor e la miniaturizzazione dei processori incrementano la potenza di calcolo degli elaboratori in modo straordinario e contribuiscono all'abbattimento dei prezzi e alla diffusione su scala mondiale di produzioni industriali e gestioni di servizi basate su mezzi elettronici.

La rivoluzione è totale. Il terminale video con la tastiera diventa un elemento iconografico tipico di qualsiasi ufficio pubblico, di ogni istituto in grado di fornire servizi su vasta scala. Masse di lavoratori, soprattutto all'interno delle strutture private, cominciano a trovarsi disoccupate da un giorno all'altro, scalzate da posti di lavoro resi improduttivi dall'avvento dell'informatica e sono costrette a riciclarsi all'interno del mercato del lavoro, escogitando nuove professioni che contribuiscono ad allargare a dismisura il settore cosiddetto terziario. Diminuiscono parallelamente gli occupati nei settori primario e secondario dell'economia. La figura dell'operaio, nell'industria, tende a perdere i suoi connotati di individuo condannato ad un lavoro stupido e ripetitivo e si trasforma velocemente in un tecnico, a volte superspecializzato, depositario del sapere necessario a controllare le complesse attrezzature elettroniche che gestiscono i vari passi del processo produttivo.

A fronte di questi rapidissimi progressi tecnologici, il mondo vive, nella seconda metà del ventesimo secolo, l'acuirsi di tutti i conflitti e gli squilibri, generati dal modo caotico, non lungimirante e quasi sempre immaturo ed immorale, con il quale la specie umana, soprattutto nell'ultimo secolo, ha approfittato della natura e dei suoi simili, allo scopo di garantire, volta per volta e attraverso la monopolizzazione dei poteri, la sopravvivenza e l'arricchimento dei singoli. L'umanità ha raggiunto l'anno Duemila lasciando alle nuove generazioni l'eredità di un pianeta con un'atmosfera completamente inquinata, resa irrespirabile dai più svariati gas venefici e sovrabbondante di anidride carbonica; con oceani e mari ridotti a liquami petrolchimici, scolo di tutte le fogne del mondo, ricettacolo di scorie nucleari contenute in vecchi bidoni malsicuri. E come dimenticare piaghe quali la desertificazione dei suoli, la distruzione delle foreste, l'estinzione inarrestabile di migliaia e migliaia di specie vegetali ed animali, private dall'uomo dell'equilibrio ecologico all'interno del quale soltanto avrebbero potuto sopravvivere?

Uno sfacelo. Uno scenario veramente apocalittico. E a tutto ciò si aggiungano le tragedie tipicamente umane: le guerre, la povertà, la fame, le violenze politiche, religiose, razziali, il degrado delle città, la diffusione mondiale delle droghe e delle mafie più svariate. In una simile realtà ambientale e sociale, così mutevole e ricca di conflitti, ma anche così straordinariamente tesa verso un futuro più vivibile, nasceva verso la metà degli anni sessanta del secolo scorso, in una cittadina dell'Italia Meridionale poi inglobata nella coinòpoli chiamata Neapoli, questo signore anziano che oggi ha l'onore di vivere insieme con voi un momento così importante ed ha il compito di illustrarvi il cambiamento che l'ingresso in funzione della tecnologia chiamata PLUTO rappresenta.

In quello scenario - dicevo - pur tra tanti squilibri e difficoltà d'ogni genere, la civiltà informatica e subito dopo la civiltà telematica germinarono ed evolsero in una loro nicchia interna alla civiltà meccanica ed industriale, imponendosi ben presto su quella e trasformandola in una loro mastodontica ma obbediente propaggine. Evento storico impossibile da tacere fu, all'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, l'invenzione del calcolatore elettronico domestico, il cosiddetto personal computer, il PC, in italiano Piccì, ovvero un piccino senza no, cioè un caro bambino che dice sempre di sì alle richieste degli uomini. A parte il gioco di parole - sicuramente intraducibile nelle lingue di gran parte dei tetravedenti collegati - l'elaboratore personale fu subito ed esattamente questo: un piccolo ed obbediente laboratorio personale nel quale sperimentare e mettere a frutto la creatività individuale, in una congerie di applicazioni così vasta ed onnicomprensiva da rendere urgente l'invenzione di un aggettivo atto a descriverla. Quest'aggettivo è multimediale.

In quel tempo milioni di uomini, sparsi in decine di nazioni, cominciavano a trascorrere ore e ore dinanzi ad un piccolo schermo rettangolare, impartendo da tastiera istruzioni iniziatiche come XCOPY, DEBUG, MEM/C, ed altre ancora più strane. Gioivano se lo schermo si riempiva di numerini incolonnati in una certa maniera o se, alla fine di una complessa procedura, risultava che l'ottimizzatore di memoria del primitivo sistema operativo chiamato DOS era riuscito a liberare altre quattro o cinque locazioni di uno spazio definito memoria convenzionale, adoperato per l'esecuzione dei programmi. Persone siffatte comprendevano di non poter vivere isolate le une dalle altre. L'invenzione del modem - quell'ormai arcaico strumento che sfruttava la linea telefonica come veicolo di comunicazione tra elaboratori elettronici distanti - giunse come un aiuto divino, in grado di trasformare individui solitari in un branco compatto ed intercomunicante.

Si sviluppò nel giro di pochi anni una rete mondiale di elaboratori connessi tramite modem. Università, biblioteche, archivi civili e militari, uffici ed un esercito sconfinato di privati cittadini, dal Canada alla Nuova Zelanda, si ritrovarono a scambiarsi informazioni e persino sentimenti, immersi in un unico oceano interattivo, INTERNET, nel quale sfociavano come affluenti le reti locali attive nelle singole nazioni. Tramite INTERNET gli esseri umani hanno forse applicato per la prima volta una vera democrazia: nella rete elettronica mondiale, infatti, ogni utente aveva un suo indirizzo di riconoscimento e diritti e doveri pari a quelli di chiunque altro, sia che il suo terminale fosse localizzato nella casa di uno sconosciuto signor Rossi sia che appartenesse alla Casa Bianca, residenza del Presidente degli Stati Uniti d'America.

Ma l'esempio di democrazia fornito dagli utenti della rete informatica mondiale restò isolato.

All'alba del nuovo millennio gli squilibri demografici e di ricchezza tra popoli poveri e nazioni ricche della Terra raggiunsero un picco, superato il quale non vi fu più possibilità di ritorno. Ciò che sto per rievocare è troppo noto e troppo doloroso, perché valga la pena, in questa occasione, dilungarsi in un racconto dettagliato. Ricorderò semplicemente i fatti salienti. L'immigrazione clandestina dai Paesi del Terzo Mondo aveva toccato vette tali da costringere tutti i Paesi industrializzati, meta di questa immigrazione, a sbarrare duramente le proprie frontiere. In Germania, in Francia, in Italia, negli Stati Uniti, in Australia il malessere sociale causato dalla difficilissima coesistenza sullo stesso territorio di una popolazione locale ricca e potente, ma assediata da una massa sterminata di individui emarginati e disperati, provocò incidenti gravissimi ed acuì oltre misura l'odio interetnico.

Negli anni tra il 2007 ed il 2010, in tutti i Paesi ricchi dell'Europa Occidentale, nel Nordamerica, in Australia e in Giappone si insediarono al potere regimi totalitari e antidemocratici, i quali seppero sfruttare l'onda emotiva, generata nella popolazione dalla paura di perdere i propri privilegi di sicurezza e di benessere, minacciati dall'invasione silenziosa dello straniero povero. Furono adottate misure severissime contro l'immigrazione clandestina. Milioni di senegalesi, tunisini, marocchini, vietnamiti, indiani, pachistani, turchi, cinesi e tanti altri ancora furono rispediti alle nazioni di provenienza.

lI mondo cominciò ad agitarsi come un'immensa belva ferita. Paesi allo stesso tempo poverissimi e sovrappopolati come l'India, il Bangladesh e la Nigeria esplosero letteralmente. Milioni di persone, a cui, a causa delle misure protezionistiche adottate dai Paesi ricchi, non era più concessa la valvola di sfogo dell'emigrazione, cominciarono a combattersi le une contro le altre - all'interno delle loro stesse nazioni - in una follia selvaggia di miseria, di fame e di disperazione. Non estraneo a questo bagno di sangue fu l'intervento di agitatori segretamente inviati dai governi totalitari dei Paesi industrializzati, la cui strategia era quella di spingere le nazioni povere ad autodistruggersi, allo scopo di eliminare in un colpo solo il problema materiale del Terzo Mondo, con il suo peso enorme di fame e di sovrappopolazione, ed il problema morale di come farlo senza sporcarsi (almeno apparentemente) le mani.

Le fabbriche d'armi europee e americane lavoravano a pieno regime. Fucili, cannoni, mitragliatrici, gas velenosi, bombe, aerei, elicotteri, navi: tutto, tranne armi nucleari, fu fornito gratuitamente o con prestiti ad interessi zero ai governi fantoccio ed alle bande rivali, che giorno dopo giorno, metro dopo metro, si combattevano per la sopravvivenza e l'egemonia su territori ridotti ad un deserto di morte e di agonia. Non vi fu conflitto etnico, differenza religiosa, variabile culturale che i sobillatori inviati dai governi totalitari dei Paesi ricchi non sfruttarono per raggiungere il loro segreto scopo di distruzione.

Ma una ben terribile punizione era in agguato, per chi aveva creduto di poter risolvere i problemi con la violenza e con l'inganno. La cosa terribile, come quasi sempre accade, fu che in questa sorta di nemesi furono coinvolti milioni di individui che non avevano alcuna colpa di connivenza con i regimi al potere, cittadini innocenti colpiti dalla miseria e dalla morte prodotte dalla guerra. Accadde che, mentre i poveri del Terzo Mondo si ammazzavano gli uni con gli altri, in Medio Oriente gli Israeliani avevano finito col trovarsi soli contro tutti. Da sempre in lotta contro i vicini Arabi e Palestinesi, nonostante tutti i negoziati fino ad allora messi in piedi, venivano adesso abbandonati anche dall'Occidente, nei cui governi, insieme con uomini e ideologie di destra, trionfava la componente antisemita che invariabilmente tali governi portano con sé.

Una situazione senza uscita per gli ebrei. Ancora una volta perseguitati e scacciati dalle nazioni in cui si erano insediati, si riversano in massa nei confini di una terra, Israele, troppo piccola per accoglierli tutti. Ma da parte del nemico arabo non v'è nulla da sperare: né Siria né Giordania né Libano permettono lo stanziamento dei profughi ebrei. Senza più una casa, senza lavoro, continuamente attaccati dai guerriglieri palestinesi, costretti a fuggire da un accampamento ad un altro, privi anche dell'indispensabile nonostante tutti gli sforzi del governo di Tel Aviv, cercano aiuti improbabili in organizzazioni internazionali come l'ONU e la Croce Rossa, ridotte ormai a pure maschere di apparato dei governi occidentali. Hanno una sola speranza: aizzare il mondo islamico contro l'Occidente, sperando che questo risponda alle intimidazioni, in modo tale da provocare, col suo superiore potere militare ed economico, la rovina e la distruzione del mondo arabo e, con esse, la fine del pericolo di sopravvivenza per gli ebrei nonché la possibilità di occupare un territorio ben più vasto della stretta fascia costiera su cui sorge Israele.

Fu facile, dunque, per i servizi segreti israeliani organizzare una serie di attentati contro i principali luoghi di culto del mondo islamico, rivendicandoli, poi, come azione di gruppi di mercenari occidentali, miranti a distruggere i falsi idoli del fanatismo musulmano. Fu come gettare un fiammifero sulla benzina. Grazie ad un abile propaganda antioccidentale, gestita da infiltrati agli ordini del governo israeliano, tutti i Paesi arabi, dal Pakistan fino al Marocco, si unirono - per la prima volta concordi - in una lega di solidarietà, retta dal mutuo proposito di portare la jihad islamica contro l'arroganza dei neofascisti europei, nordamericani, giapponesi e australiani.

Gli effetti della propaganda antioccidentale non tardarono a manifestarsi. Gruppi di terroristi islamici, addestratissimi, armati fino ai denti e pronti a morire per la loro causa, cominciarono a seminare la morte in tutte le principali città dell'Occidente. New York, Berlino, Londra, Parigi, Roma, Sydney, Tokyo: bombe ad altissimo potenziale erano fatte esplodere nelle metropolitane, nelle sedi delle principali banche, persino nelle chiese e nelle scuole. I governi di destra delle nazioni colpite dalla furia integralista non rimasero indifferenti alle provocazioni. Rappresaglie militari furono organizzate contro Teheran, Baghdad, Riyad ed altre città mediorientali; sicché i morti, sull'uno e sull'altro fronte, cominciarono a contarsi a migliaia.

La psicologia della guerra s'impadronì di tutte le nazioni arabe ed occidentali. Grandi quantitativi di materiale radioattivo, comprato clandestinamente in Ucraina, in Russia, in Kazakhistan, fu adoperato dai governi iracheno ed iraniano per costruire armi nucleari da usare contro l'Occidente blasfemo ed idolatra. Non è possibile descrivere adeguatamente la catastrofe che segui all'uso delle bombe atomiche. Intere città rase al suolo, zone vastissime contaminate dalle radiazioni, prodotti agricoli, pesce e bestiame resi non più commestibili dalla radioattività, milioni e milioni di persone annientate nel giro di pochi istanti dalla furia delle esplosioni.

Dopo pochi giorni di guerra atomica, tutte le nazioni coinvolte erano in ginocchio. Ma il mondo intero era devastato dalla radioattività, dalla miseria prodotta dal collasso delle economie e dei commerci, dalla distruzione delle strutture produttive e dei mezzi di comunicazione. Se oggi siamo ancora qui, e possiamo raccontare retrospettivamente quei fatti nonché essere sul punto di inaugurare una nuova era di pace e di progresso sotto gli auspici di PLUTO, il merito va in gran parte all'esistenza di una rete informatica, quale mezzo di trasmissione dei codici di accesso e di attivazione delle armi nucleari adoperate dai vari Paesi belligeranti. In ciascuna di queste nazioni, vi furono alcuni individui, geniali e coraggiosi, che - con l'aiuto di "talpe" governative - riuscirono a connettersi alla stessa linea sulla quale viaggiavano le informazioni militari ed a superare tutte le protezioni informatiche che negavano l'accesso a tali informazioni.

Grazie al provvidenziale sabotaggio dei "pirati" informatici, moltissimi ordini di attivare ordigni nucleari abortirono e tutti gli eserciti in lotta si trovarono nell'impossibilità materiale di offendere, se non con l'uso di armi tradizionali. In quegli anni, qualsiasi attività militare, sia produttiva sia esecutiva, era gestita da apparecchiature elettroniche. Ben presto i pirati della pace, come furono dovunque soprannominati, furono in grado di sabotare qualsiasi fornitura ed azione militare. Contemporaneamente, all'interno delle varie nazioni, la popolazione oppressa e affamata si ribellò ai regimi totalitari - sia in Oriente che in Occidente - e dovunque si insediarono al potere delle democrazie, guidate da rappresentanti eletti direttamente dal popolo. La pace, una vera pace mondiale, fu la logica conseguenza di questo ribaltamento politico. Era il dicembre del 2012. In due anni la popolazione terrestre era scesa da sette a tre miliardi di abitanti.

Fortunatamente la catastrofe bellica, per quanto avesse demolito o danneggiato gran parte delle sofisticate apparecchiature elettroniche dedicate al trattamento e allo scambio di informazioni, non era però riuscita a distruggere le conoscenze tecnologiche che ne costituivano il presupposto né la straordinaria risorsa costituita dalla creatività e dall'ingegno umani. Le migliori menti sopravvissute alla guerra si misero a disposizione delle nascenti democrazie, per dare il loro contributo all'edificazione di un mondo più umano dalle macerie del sistema appena tramontato.

Questa volta la lezione era stata troppo grande. I furbi ed i violenti rimasti in circolazione non riuscirono ad elevare la loro voce al di sopra di quella della massa di coloro che desideravano scongiurare una volta per tutte i rischi generati dalla violenza e dall'ingiustizia. Si cominciò a comprendere, dapprima con difficoltà poi sempre più chiaramente, che la possibilità di sopravvivere, per ciascun essere umano, riposava nella disponibilità dei singoli a rinunciare a qualsiasi tipo di privilegio individuale a favore di una giustizia sociale che distribuisse beni e poteri secondo il merito e la capacità. Per la prima volta nella storia, i centri tradizionali del potere - governi, parlamenti, televisioni, giornali, magistrature, eserciti - obbedirono alla volontà degli intelligenti e non a quella dei furbi e dei violenti.

Nel giro di pochi anni il mondo subì una serie di trasformazioni positive, orientate a purificare il pianeta dai disastri ecologici prodotti dall'inquinamento industriale e nucleare, a potenziare le strutture produttive e le reti elettroniche di comunicazione, a liberare gli uomini dalle ancestrali catene psicologiche dell'egoismo stupido e irrazionale. Non che l'uomo nuovo nato dalla guerra fosse diventato improvvisamente un angioletto: aveva semplicemente compreso, per aver sperimentato sulla propria pelle gli effetti della violenza più cieca, che l'unico egoismo ancora praticabile dai singoli sarebbe stato un sano e coerente altruismo. Cooperare per sopravvivere.

Furono istituiti un po' dovunque centri di ricerca, con lo scopo di scoprire il mezzo più rapido per liberare il pianeta dall'inquinamento radioattivo. Grazie al continuo scambio di informazioni in tempo reale tra gli scienziati collegati in rete nei laboratori di tutto il mondo, le idee furono vagliate e sperimentate cooperativamente, senza consentire che l'invidia e la vanità rallentassero il lavoro. Fu ben presto scoperto un batterio in grado, sotto l'azione di un determinato campo elettromagnetico, di scomporre l'uranio e il plutonio radioattivi in isotopi di metalli non pericolosi, e di farlo in un tempo di gran lunga inferiore al periodo di decadimento naturale.

Parallelamente al disinquinamento radioattivo, fu portato avanti un processo di rimboschimento su scala planetaria, si studiarono filtranti e depuratori in grado di rendere l'aria nuovamente respirabile e le acque potabili; si cercò di impedire che gli scarichi industriali e fognarii ammorbassero nuovamente i mari ed i fiumi. Furono studiati sistemi per il riciclo, la miniaturizzazione e lo smaltimento dei rifiuti solidi.

Lo sviluppo dell'informatica, nel frattempo, era ripreso a ritmi vertiginosi. Era gradualmente entrata in uso una procedura di validazione elettronica con altissimo fattore di protezione da errori e manomissioni, in grado di assicurare la possibilità di compiere transazioni economiche da casa. Intorno al 2025, in quasi tutte le famiglie era ormai comparso, almeno nei Paesi ad economia più avanzata, un terminale domestico, connesso a tutte le banche dati e gli uffici di interesse nazionale, nonché a tutti gli esercizi commerciali che ne facessero richiesta. Per mezzo di un simile strumento elettronico era divenuto possibile pagare le bollette per i servizi fondamentali, ottenere documenti di qualsiasi tipo, acquistare e vendere beni su tutto il territorio, diffondere idee e informazioni, ricevere programmi di intrattenimento e notiziari, partecipare attivamente, e senza muoversi da casa, alla creazione e all'impaginazione dei medesimi. Questo aggeggio fini con il sostituire la televisione, il telefono ed il calcolatore tradizionali, nonché il danaro liquido e le carte di credito. Il suo nome - lo conoscete tutti - è tetravisione.

I generali miglioramenti della vita prodotti dal largo interscambio delle informazioni e delle tecnologie condusse, in quegli anni, ad un'altrettanto generale presa di coscienza culturale e politica, da parte di praticamente tutte le etnie della Terra. Riprendendo un fenomeno di frammentazione, cominciato alla fine del secolo scorso con la caduta dell'impero sovietico, ogni gruppo umano che si ritenesse unico per lingua, cultura, religione e tradizioni cominciò ad avanzare forti pretese di indipendenza presso i governi delle nazioni, nel cui territorio quei gruppi risiedevano. Possiamo dire oggi di aver assistito, riguardo alla soluzione di questo problema, ad un vero miracolo. Nessuna guerra, come sarebbe stato facile attendersi! Decine di referendum furono indetti in tutti gli Stati del mondo ed il risultato fu invariabilmente lo stesso: la dichiarazione d'indipendenza e di sovranità su un territorio, da parte di ciascuna etnia, per quanto piccola fosse la popolazione e minuscolo il lembo di terra da essa occupato.

C'erano tutti gli ingredienti, come è facile immaginare, per precipitare verso un nuovo Medioevo, fatto di un'infinità di staterelli separati da barriere doganali, differenze di moneta, incomprensioni razziali, linguistiche, religiose. Il ritorno al feudalesimo fu comunque scongiurato dall'estrema informatizzazione di ogni attività umana e dalla necessità assoluta, perché il benessere collettivo continuasse, che rimanesse in vigore la rete mondiale elettronica, sulla quale si reggeva il sistema della tetravisione. I governanti di ciascuno staterello seppero fortunatamente dar seguito all'idea democratica che aveva guidato il pianeta negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra. Gli staterelli erano sovrani ciascuno nel proprio territorio, ma consentivano il libero scambio delle informazioni, delle tecnologie, dei commerci, confluenti nel mare continuamente cangiante della tetravisione. Gli Stati più forti economicamente e militarmente compresero che non avrebbero potuto essi stessi prosperare, se avessero impedito il flusso di collegamenti con i Paesi più deboli o, peggio ancora, se avessero tentato di imporre la propria egemonia politica sui vicini.

La possibilità da parte di chiunque di accedere da casa propria a tutte le informazioni riguardanti il tenore di vita, gli usi e le conoscenze di una qualsiasi popolazione era un forte deterrente all'adozione di una forma tendenziosa di propaganda politica da parte di un qualsiasi governo. Non era più possibile governare l'informazione. La tetravisione, con la sua interattività e libertà di svolgimenti e connessioni, impediva che qualcuno diffondesse continuativamente versioni dei fatti non rispondenti al vero: era sempre possibile, per chi fosse interessato, contattare direttamente le persone coinvolte dalle notizie ed accertarsi della realtà. Se l'informazione è prodotta da uno o da pochi enti, allora essa è governabile ed è un formidabile strumento di potere. Ma quando le fonti produttrici d'informazione sono decine e decine di milioni - e tutte reciprocamente connesse in tempo reale - è evidente che qualsiasi forma di censura risulta impossibile.

In questo clima di libertà di scambio culturale, nacquero le prime coinòpoli, parola di origine greca che significa città comune. Le coinòpoli sono quanto di più straordinario l'ingegno umano abbia prodotto. Neapoli, la città comune da cui vi sto parlando, ha il suo centro nel luogo in cui sorgeva l'antica Napoli. La Repubblica dei Mari, costituita dalle ex regioni italiane di Campania, Basilicata, Calabria e Puglia, di cui Neapoli è capitale, ha in questa città tutti i suoi organi governativi, o meglio tutti i nodi informatici che rendono possibile un'attività governativa, in quanto la collegialità effettiva, ovvero la presenza reale dei funzionari nel luogo di dibattimento è ormai richiesta soltanto in pochissime circostanze speciali. Ciascun funzionario - come sapete - può esercitare il proprio potere, in perfetta comunicazione con i colleghi, comodamente seduto davanti al terminale tetra del proprio studio domestico. Miracoli della comunicazione elettronica!

Ma le coinòpoli non sono soltanto i gangli vitali delle reti elettroniche. Sono incredibili creazioni architettoniche, città multilivello ricche di giardini, con edifici altissimi e dalle traiettorie impossibili, edificati grazie alla straordinaria plasticità e leggerezza dei nuovi materiali da costruzione, ricavati dal trattamento differenziato dei più svariati rifiuti urbani ed industriali. L'adozione generale di automobili elettriche a basso consumo e l'eliminazione degli incroci stradali con la creazione di una rete fittissima di sopraelevazioni e sottopassaggi hanno fatto delle coinòpoli luoghi in cui una popolazione di milioni di abitanti può, se vuole, spostarsi da un luogo all'altro in pochissimo tempo. E' inutile che stia ad enumerarvi fatti che tutti voi ben conoscete.

Bene. E' giunto finalmente il momento di parlarvi di PLUTO: Progetto per la Liberazione dell'Uomo dal Terrore dell'Olocausto. Un giorno dell'ormai lontano gennaio dell'anno 2028, ricevetti una chiamata urgente sul mio terminale. Non pensavo che qualcosa potesse ancora scuotere la mia abbastanza grigia esistenza di sessantaduenne. Ma quella chiamata non solo la sconvolse, ma conferì alla mia vita, da quel momento in poi, un significato e dei compiti che, ancora adesso, mi spaventano e mi onorano per la loro grandezza. Una commissione multinazionale di esperti, nominata dall'Organismo Mondiale per la Cooperazione tra i Popoli, non solo aveva giudicato positivamente un progetto che avevo presentato alcuni anni prima in risposta ad un certo bando di concorso, ma aveva addirittura stabilito la priorità assoluta della sua realizzazione, stanziando ingentissimi fondi e promuovendomi, da un giorno all'altro, supervisore del progetto.

Nelle sue linee generali, l'idea di partenza su cui si è lavorato è questa: trovare un sistema per aiutare l'uomo a sviluppare al massimo grado la propria creatività, liberandolo, al contempo, dall'immaturità psichica, dalle nevrosi, dalla tensione a ristabilire violentemente gli equilibri turbati. Il problema che mi posi originariamente fu: perché un uomo intelligente può rubare, uccidere, mentire, tradire la fiducia degli altri, abbandonarsi ad atti di crudeltà assoluti ed insensati? Perché - mi domandavo ancora - quello stesso uomo è, in momenti diversi della sua vita, anche in grado di comporre una sinfonia, di scrivere un romanzo, d'inventare un rimedio per guarire il cancro o di scoprire una formula capace di porre un batterio nelle condizioni di trasformare l'uranio in piombo? Mi risposi che tutto ciò è possibile perché l'uomo è uomo, per l'umanità che c'è in lui, a volte orientata verso il bene a volte verso il male. Ma la risposta è incompleta: ciò è possibile perché l'uomo non è sempre cosciente di sé e delle proprie azioni allo stesso livello. La soluzione del problema-uomo sta nella coscienza, non intesa come senso morale, ma nell'accezione molto più vasta di consapevolezza dei fatti.

Occorreva trovare un metodo per porre l'uomo continuamente di fronte a se stesso, in modo che egli potesse agire in qualsiasi momento - soprattutto in quelli collettivamente importanti - al massimo delle proprie facoltà e non sotto la spinta accecante delle emozioni o di pulsioni nevrotiche. Si trattava d'inventare qualcosa che garantisse i cittadini contro il pericolo che un qualsiasi funzionario pubblico, civile o militare, nell'esercizio delle proprie funzioni, agisse per il proprio tornaconto, ad esempio per interesse economico, piuttosto che per il bene della collettività.

I progressi della bioeletronica cominciavano a lasciar intravedere uno spiraglio di realizzabilità per un simile progetto. Erano infatti stati scoperti degli enzimi, attivi in particolari zone del cervello umano, la cui struttura molecolare si modificava in conseguenza dell'attività psichica, secondo modalità fisse ed interpretabili come un vero e proprio linguaggio. Se il soggetto dell'esperimento mentiva, se aveva secondi fini, se la sua emotività cresceva, se la sua attenzione diminuiva, si verificavano precise alterazioni chimiche di quegli enzimi, tali da poter essere rilevate e convertite in segnali digitali da appositi convertitori ADC, creati a questo scopo.

La realizzazione di simili convertitori è stata una delle fasi più lunghe e complesse del difficile cammino che PLUTO ha compiuto, dalla sua nascita fino ad oggi, ma il prodotto finale, nella sua apparente semplicità, è tale da sbalordire chiunque. Ciascuna modificazione molecolare degli enzimi rivelatori libera determinati acidi, ognuno dei quali può venire neutralizzato, ovvero identificato, facendo transitare nei suoi pressi composti chimici ad esso complementari, con i quali entra immediatamente in reazione.

Ciò posto, furono realizzate delle microscopiche sferette ferrose, rivestite da un sottile strato dei composti chimici organici, studiati come reagenti per gli acidi liberati dagli enzimi. Per ogni tipo di composto adoperato come rivestimento, il peso della sferetta variava leggermente. L'insieme costituito dalla sferetta ferrosa e dal suo rivestimento molecolare organico costituisce il sensore del nostro convertitore analogico-digitale. Ogni volta che le sferette, transitando in prossimità degli acidi liberati dagli enzimi, entrano in reazione chimica con lo specifico acido ad esse complementare, avviene una variazione del campo elettromagnetico prodotto dal ferro contenuto nella sferetta. Tale variazione è proporzionale al peso della sferetta medesima, e consente, ad un sofisticato e potentissimo oscilloscopio elettromagnetico, sviluppato a questo scopo e posizionato nella sala in cui si trova il soggetto dell'esperimento, di registrare la variazione e di amplificarla, inviandola al convertitore vero e proprio, che traduce il segnale in una serie di bit, di uno e di zero. Un elaboratore elettronico, gestito da un programma realizzato a questo fine, è in grado di interpretare i dati e di monitorare in tempo reale lo stato psichico dell'individuo esaminato. Semplice, no?

Fra pochi minuti PLUTO diventerà operativo in tutto il mondo. Una legislazione internazionale, sottoscritta da tutti i Paesi della Terra, sancisce che da oggi in poi qualsiasi funzionario pubblico, dal Capo di Stato al controllore demografico, dal prefetto all'insegnante scolastico, potrà entrare nell'esercizio delle proprie funzioni soltanto dopo una cerimonia pubblica d'insediamento, nel corso della quale gli verrà iniettata una dose di microsensori, per il monitoraggio della sua attività psichica. Non c'è nulla da temere per quanto riguarda la salute dell'individuo. Le microsfere sono assolutamente innocue e perdono la loro efficacia dopo un anno dall'inoculazione.

La libertà di pensiero dei singoli funzionari, nonostante l'applicazione della procedura descritta, sarà assolutamente rispettata. Nessuno conoscerà mai quali sono i loro effettivi pensieri. L'unica limitazione consisterà nel fatto che le loro decisioni, qualsiasi esse siano, non potranno diventare operative se non supereranno un certo livello di affidabilità, rilevato in tempo reale dall'apparato bioelettronico che vi ho descritto.

Una commissione di psicologi e scienziati bioelettronici ha elaborato una scala di valutazione molto precisa, in base alla quale entreranno in vigore automaticamente procedure di protezione individuale e collettiva, allorché sarà riscontrato che il livello di affidabilità delle decisioni prese da uno o più funzionari è inferiore al minimo stabilito.

Non mi dilungo ulteriormente sui particolare tecnici della scala di valutazione e delle misure di protezione adottate. Quello che mi sento di dire, nel momento in cui mi accingo a rendere operativo il sistema, è che forse l'umanità sta oggi veramente lasciando dietro di sé il pericolo di incorrere in nuove guerre ed olocausti nucleari. Dare l'ordine di sganciare una bomba atomica sarà, con l'avvento di PLUTO, estremamente semplice. Il difficile sarà trovare qualcuno o qualcosa che esegua quell'ordine!

Cari amici di tutto il mondo, il momento tanto atteso è arrivato. Nella mia qualità di Supervisore Anziano di PLUTO, e cioè nella mia qualità di funzionario pubblico, ho già ricevuto, nel corso di una cerimonia svoltasi ieri e documentata dalla tetravisione, la mia dose personale di sensori microsferici. Se le mie intenzioni sono confacenti allo scopo che il mio discorso e la mia carica prevedono - cioè il bene e il progresso della collettività mondiale - allora l'ordine che sto ora impartendo, di avviare PLUTO su scala planetaria, sarà convalidato e verrà eseguito. Viceversa... Beh, bando alle chiacchiere. Via!!! »

Neapoli, Compartimento Nord, 3° strato
13 aprile 2040
diario di Michele Diodati

Porca miseriaccia zozza! Che disastro...

Scrivo queste poche righe mentre sto per dimettermi dalla mia carica di Supervisore Anziano. L'ordine ieri da me impartito di avviare PLUTO è stato miseramente bloccato dalla procedura di validazione: «Codice di affidabilità insufficiente. Ordine non eseguito... Ordine non eseguito... Ordine non eseguito... Ordine non eseguito... »

Commenti dei lettori

  1. Commento di vittorio - 13/5/2005 ore 23,21

    Da "vecchio" lettore dei classici URANIA questo racconto mi ha semplicemente deliziato, ma pure inquietato per la sua visionarietà. Tuttavia certe previsioni non erano poi troppo difficili solo pochi anni fa, né in verità tanti di più quando io, ancora bambino, immaginavo insieme a un mio caro e ntelligentissimo compagno di scuola, l'egiziano Nadim, quel che sarebbe potuto accadere verso l'anno 2000 e sta purtroppo, puntualmente, accadendo.

    Se era così facile intravedere la china, com'è che ci siamo incamminati?

    Mi piace troppo questo racconto per non invitare l'autore a produrre nel tempo una piccola antologia.

    Un po' meno mi piace la futura, e apparentemente razionale, prospettiva di koinòpoli, ma forse perché amo di più ciò che è piccolo, lento, a misura del mio modesto pensiero.

    Come avrebbe detto Moravia, koinòpoli è in ogni caso l'abito fuori misura in cui l'uomo non può che trovarsi a disagio, sperduto. Già è così ora perle nostre metropoli.

    Anche per il fallimento di Pluto, koinòpoli rimane un'utopia piena d'incognite, nonostante la progredita contro-immagine virtuale che intesse la tetravisione. Pur nella straordinarietà del modello sociale che impone, la tetravisione non riesce aggiungere all'uomo la dimensione salvifica che lo riscatti dalla piccola violenza quotidiana come dalla distruzione totale, se in più gli occorre, se al mondo occorre l'invenzione di Pluto.

    Blocca Pluto alla fine un vizio antico, anzi, originale.

    Sarà davvero koinòpoli la città futura dell'uomo? O come fu ieri e com'è oggi, sarà piuttosto Cainòpoli? - porca miseriaccia zozza! ;-)

  2. Commento di Michele Diodati - 14/5/2005 ore 0,22

    Scrive Vittorio:

    Da "vecchio" lettore dei classici URANIA questo racconto mi ha semplicemente deliziato, ma pure inquietato per la sua visionarietà.

    Sono contento per le delizie. Per quanto riguarda le inquietudini, purtroppo è difficile non avere visioni di catastrofi prossime venture, ragionando su un'umanità che sta facendo letteralmente a pezzi l'ecosistema.

    Se era così facile intravedere la china, com'è che ci siamo incamminati?

    Forse perché abbiamo armi e mezzi tecnologici potentissimi, ma le nostre motivazioni profonde sono rimaste le stesse di quei nostri lontani antenati ricoperti di pelli, che condussero i mammuth all'estinzione qualche migliaio di anni fa?

    Mi piace troppo questo racconto per non invitare l'autore a produrre nel tempo una piccola antologia.

    Ti ringrazio per l'apprezzamento, ma non ho scritto da allora altri racconti. Per il momento deve rimanere una monologia ;-)

    (...) Blocca Pluto alla fine un vizio antico, anzi, originale.

    Vero. Il senso del racconto è appunto che la tecnologia non è in grado di fornire all'uomo la maturità di intenti e la saggezza che possono nascere solo da uno sviluppo interiore sano ed equilibrato. La tecnologia non può supplire alle carenze di sviluppo ed equilibrio psichico.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  13/5/2005 alle ore 12,07.

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