Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

La democrazia secondo Berlusconi

Democrazia per Berlusconi vuol dire essenzialmente dittatura della maggioranza realizzata attraverso il gioco dei numeri: lo spiega lui stesso in un intervento telefonico ad un TV locale di Padova.

Il Corriere della Sera riporta oggi un articolo che, per me, vale come un manifesto dei motivi per cui Berlusconi rappresenta un pericolo per la democrazia.

Cito gli stralci più significativi dell'articolo.

Intervento telefonico del premier alla tv locale di Padova, Canale Italia

Una minoranza del 6% ha diritto di veto

Berlusconi contro gli alleati: Nella Cdl non vige la democrazia. Ma difende il governo: Sul Pil non poteva fare di meglio

ROMA - Nel governo c'è una minoranza anche assolutamente esile, del 6-7% rispetto al totale della coalizione, che ha un diritto di veto, questa non è democrazia. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, torna a bacchettare i suoi (...).

Molto è stato fatto - ha affermato Berlusconi parlando dei risultati dell'azione di governo - nonostante la difficoltà di una coalizione nella quale non vige il principio della democrazia: cioè, dove non c'è una maggioranza che vota e una minoranza che si adegua, ma una minoranza che ha un diritto di veto. Berlusconi non fa nomi, ma il bersaglio sembra essere il leader dell'Udc, Marco Follini. (...).

CAMBIARE SISTEMA ELETTORALE - Secondo Berlusconi dunque i problemi di governabilità non sono imputabili soltanto a qualche leader riottoso della maggioranza: all'origine c'è l'attuale legge elettorale: Un sistema elettorale difettoso che credo sia interesse di tutte le parti in campo cambiare ha spiegato il premier. È per questo - ha aggiunto - che io ho avanzato la proposta di un unico soggetto che raccolga tutti i partiti del centrodestra, sicuro che se noi ottenessimo questo risultato costringeremmo anche il centrosinistra a fare altrettanto. Cosicchè la nostra democrazia - ha spiegato il premier - possa diventare davvero una democrazia compiuta con due schieramenti in campo, e dentro ciascun schieramento viga la regola della democrazia. Questo è il futuro per un Paese che voglia veramente essere capace di farsi governare.

Insomma per Berlusconi la regola della democrazia è la dittatura della maggioranza.

Ne concludo che, secondo la sua idea di democrazia, se una coalizione raggiunge il 50,1% dei suffragi deve poter governare come se avesse ricevuto il 100% delle preferenze. Non solo: se della coalizione vittoriosa fanno parte più partiti e questi non sono d'accordo sulle decisioni di governo da prendere, il partito di maggioranza relativa è quello che invariabilmente deve avere l'ultima parola. Così alla fine, se questo partito di maggioranza relativa ha dalla sua, che so, solo il 15% degli elettori totali del Paese, dovrebbe trovarsi lo stesso - portando alle naturali conseguenze il principio espresso da Berlusconi - a disporre della facoltà di imporre la sua volontà a tutti gli altri partiti, sia quelli dell'opposizione sia quelli della maggioranza. Ciò potrebbe significare anche che il partito che è maggioranza relativa all'interno della coalizione che ha vinto, e che possiede, abbiamo detto, il 15% dei suffragi totali, governi, mentre il partito di maggioranza relativa dell'opposizione, che gode magari del 30% dei suffragi totali degli elettori, cioè il doppio, non abbia alcuna voce in capitolo nelle decisioni del governo. Questa dei numeri, secondo Berlusconi, è la massima espressione della democrazia...

Trovo le idee di Berlusconi sommamente pericolose. Rappresentano per me la trasposizione in termini politici e aritmetici delle legge darwiniana di selezione naturale. Penso che la democrazia, quella vera, sia ben altro. La democrazia vera dovrebbe rappresentare il tentativo dell'uomo di elevarsi oltre la ferinità della legge del più forte. La "democrazia" declinata alla Berlusconi svuota di qualsiasi significato la collegialità dei membri del governo e di quelli del Parlamento. Se infatti la volontà della maggioranza (relativa, neppure assoluta) deve avere sempre il sopravvento, a che pro discutere in Parlamento di leggi ed emendamenti, a che pro discutere in Consiglio dei Ministri dei provvedimenti da adottare, se poi chi non è maggioranza non ha speranze che il proprio parere possa essere decisivo ai fini delle decisioni finali?

Per me democrazia significa che anche e soprattutto le minoranze abbiano possibilità di esprimersi e di contare. E' vero, la troppa frammentazione può paralizzare l'azione di governo. Ma è un rischio che vale la pena di accettare, a fronte dell'alternativa di affidare il Paese alla dittatura di una maggioranza, relativa o anche assoluta, che non tenga conto, con arroganza, delle esigenze delle minoranze.

La paralisi dell'azione di governo era un rischio messo in preventivo dai consoli dell'antica Roma repubblicana. Eppure Roma, nonostante il diritto di veto incrociato dei due consoli, riuscì a portare le sue insegne vittoriose in tre diversi continenti. Il diritto di veto di chi è minoranza è garanzia di democrazia, non ostacolo alla democrazia. E' lo stimolo che deve spingere chi è al governo a prendere decisioni veramente collegiali, superando, magari con fatica e reciproci compromessi, le ragioni di dissenso. Il ricorso alla legge del più forte (cioè l'imposizione della volontà della maggioranza relativa all'interno della coalizione di governo) dovrebbe essere proprio l'ultimissima carta da giocare, quando per il benessere del Paese è indispensabile giungere ad una decisione e non si è riusciti a trovare in nessun modo un accordo collegiale.

I concetti espressi da Berlusconi nel suo intervento telefonico riportato dal Corriere fanno il paio con la sua battaglia per abolire la legge sulla par condicio in campagna elettorale. Come se dare più spazio alla propaganda dei partiti più forti significasse automaticamente premiare le idee migliori... Veramente uno strana idea di democrazia.

Commenti dei lettori

  1. Commento di filiberto - 26/4/2007 ore 17,32

    che prodi in meno 1 anno è riuscito o fare molto peggio di ciò che il berlusca aveva fatto in una legislatura...

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  16/5/2005 alle ore 16,37.

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