Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Italia e Turchia, paesi solo parzialmente liberi

La traduzione in italiano delle parti dedicate all'Italia del Rapporto 2004 di Freedom House sulla libertà di stampa. Il quadro che ne esce è veramente deprimente: l'Italia è l'unico paese dell'Europa Occidentale ad essere valutato come parzialmente libero, al pari della Turchia.

Nel suo intervento al convegno Crescere tra le righe, Beppe Grillo ha giustamente citato il rapporto della vera Casa delle Libertà, cioè quella Freedhom House, organizzazione no-profit fondata da Eleanor Roosevelt, che pubblica annualmente un autorevole e dettagliato rapporto sulla libertà di stampa in tutti i paesi del mondo, dai più grandi fino alle minuscole isolette del Pacifico.

Incuriosito dal richiamo di Grillo, sono andato a dare uno sguardo a ciò che il rapporto 2004 di Freedom House, l'ultimo disponibile, dice a proposito dell'Italia, che vi risulta declassata al 77° posto. Una vergogna!

Vediamo innanzitutto come è stilata la classifica (mia traduzione delle pagine X-XII del rapporto 2004 di Freedom House).

Metodologia

(...) Il nostro esame del livello di libertà di stampa in ciascun paese è suddiviso in tre grandi categorie: il contesto giuridico, il contesto politico ed il contesto economico.

  • Il contesto giuridico comprende un esame sia delle leggi e dei regolamenti che potrebbero influenzare i contenuti dei media sia l'inclinazione del governo a servirsi di queste leggi e delle istituzioni giuridiche allo scopo di limitare la capacità dei media di operare. Consideriamo l'impatto positivo di garanzie legali e costituzionali sulla libertà di espressione; gli aspetti potenzialmente negativi delle norme di sicurezza e garanzia, del codice penale e di altri regolamenti criminali; le pene per la calunnia e la diffamazione; l'esistenza di e la possibilità di servirsi di leggi sulla libertà d'informazione; l'indipendenza della magistratura e degli organismi preposti al controllo dei media; i requisiti per la registrazione di testate e giornalisti; e la capacità dei gruppi di giornalisti di operare liberamente.
  • Sotto la categoria del contesto politico, valutiamo il livello di controllo politico sui nuovi media. I fattori esaminati in questa categoria comprendono l'indipendenza editoriale sia dei media statali sia di quelli privati; l'accesso alle informazioni e alle fonti; censura ufficiale ed autocensura; la vitalità dei media; la capacità dei giornalisti stranieri e locali di riportare liberamente le notizie e senza subire vessazioni; e l'intimidazione dei giornalisti da parte dello Stato o di altri attori, inclusi la detenzione arbitraria e la carcerazione, gli assalti violenti ed altre minacce.
  • La nostra terza categoria esamina il contesto economico in cui operano i media. Ciò include la struttura della proprietà dei media; la trasparenza e la concentrazione della proprietà; i costi per costituire dei media nonché i costi di produzione e distribuzione; le trattenute selettive sulla pubblicità o i sussidi da parte dello Stato o di altri attori; l'impatto della corruzione sui contenuti; e la misura in cui la situazione economica di un paese influenza lo sviluppo dei media.

Classificazione

Ciacuna nazione riceve una valutazione in tutte e tre le categorie, con il numero più alto che indica meno libertà. Il punteggio totale di una nazione è basato sul totale delle tre categorie: un punteggio da 0 a 30 posiziona la nazione nel gruppo dei paesi con stampa libera; da 31 a 60 in quelli con stampa parzialmente libera; e da 61 a 100 nel gruppo di quelli con stampa non libera.

"Deliziamoci" ora con il capitoletto del rapporto dedicato espressamente all'Italia (mia traduzione delle pagine 116 e 117).

Italia

Contesto legale: 11
Contesto politico: 13
Contesto economico: 9
Punteggio totale: 33

Status: parzialmente libera

Spiegazione per il cambiamento di status: l'Italia è stata declassata da paese Libero a Parzialmente Libero come risultato di un'alta concentrazione dei media e dell'accresciuta pressione politica sulle attività dei media.

La libera e indipendente gestione dei media del paese è minacciata dall'interferenza del governo e dal più alto livello di concentrazione dei media in Europa. Questa tendenza è il risultato del fallimento ventennale delle amministrazioni politiche nel tentativo di riformare l'infrastruttura che dovrebbe garantire un giornalismo indipendente e l'accesso alle informazioni. Nel 2003, in risposta alla richiesta di riforme, il legislatore ha introdotto la controversa legge cosiddetta Gasparri, che avrebbe concesso un'accresciuta concentrazione di possesso sui media radiotelevisivi e a stampa. I critici asserirono, tuttavia, che la proposta di legge era tagliata su misura per aggirare una decisione della magistratura sfavorevole all'impero mediatico del Primo Ministro Silvio Berlusconi, poiché avrebbe annullato una sentenza che avrebbe costretto la società di Berlusconi a convertire una sua emittente, Rete 4, alla meno remunerativa televisione satellitare. La legge fu approvata dal Parlamento ma subì in dicembre il veto del Presidente Carlo Ciampi. Per tutta risposta, Berlusconi firmò un decreto che permetteva a Rete 4 di continuare le trasmissioni terrestri fino ad Aprile 2004. Sono aumentate le denunce di interferenze governative nelle attività di cronaca. Alcuni giornalisti, per esempio, hanno protestato perché i controversi commenti rilasciati da Berlusconi al Parlamento Europeo in luglio sono stati deliberatamente addolciti e tagliati. Il direttore del Corriere della Sera [Ferruccio De Bortoli, n.d.t.], il maggiore quotidiano nazionale, diede le dimissioni in maggio, accompagnate da voci secondo le quali sarebbe stato costretto ad abbandonare a causa delle sue relazioni tese con esponenti del governo. Un giornalista in Sicilia è stato aggredito in agosto dopo aver pubblicato articoli su locali traffici di droga, e proiettili sono stati sparati contro la casa di un giornalista in Sardegna, anche lui attaccato - pare - a causa del suo lavoro. Le ricche holding di famiglia di Berlusconi controllano le tre reti televisive private più importanti nonché un giornale, come pure una significativa porzione del mercato della pubblicità. In qualità di primo ministro, egli è inoltre in grado di esercitare influenza anche sulla RAI, ente televisivo di servizio pubblico, un conflitto di interessi che è tra i più flagranti nel mondo. Tuttavia la concentrazione è considerevolmente minore nel settore della carta stampata, che continua ad essere critica verso il governo.

Per non lasciare le cose a metà, riporto ora (sempre con mia traduzione) quei pochi altri passi del rapporto di Freedom House in cui viene nominata l'Italia. La prima, poco lusinghiera citazione si trova proprio a pagina 1 del rapporto, cioè nella più visibile (e punitiva) delle posizioni. Le altre seguono a ruota, quasi tutte nelle prime pagine.

Pagina 1. La libertà di stampa ha subito a livello mondiale un sostanziale declino nel 2003 (...). Questo è il secondo anno consecutivo che il livello globale di libertà per i nuovi media diminuisce, con la tendenza al peggioramento particolarmente evidente nelle Americhe e nell'Europa Centrale ed Orientale, nonché negli stati della ex Unione Sovietica. Desta particolare preoccupazione il fatto che le minacce alla libertà di stampa si stiano verificando non solo negli stati retti da regimi autoritari ma anche in democrazie vacillanti ed in paesi in transizione. Nel 2003 anche una democrazia di vecchia data come l'Italia ha palesato un declino nell'indipendenza dei media, dimostrando che le minacce alla libertà di stampa sono diffuse e possono emergere in diversi tipi di forme di governo.

Pagina 2. Nel 2003, delle 192 nazioni ed 1 territorio esaminati, 73 nazioni (il 38 per cento) sono state classificate come Libere, mentre 49 (il 25 per cento) sono state classificate come Parzialmente Libere e 71 (il 37 per cento) sono state classificate Non Libere. L'anno ha visto un perdurante deterioramente a livello mondiale della libertà di stampa, di cui sono una misura i passaggi di categoria. Nel complesso, 5 nazioni (Bolivia, Bulgaria, Capo Verde, Italia e Filippine) sono state declassate da Libere a Parzialmente Libere, mentre 5 nazioni (Gabon, Guatemala, Guinea-Bissau, Moldavia e Marocco) sono state declassate da Parzialmente Libere a Non Libere. Soltanto due paesi - Kenya e Sierra Leone - hanno registrato un passaggio di categoria positivo nel 2003, passando da Non Liberi a Parzialmente Liberi.

Pagina 2. (...) Nel 2003 l'inchiesta ha rilevato che si è verificato un declino persino in Italia, una solida democrazia. Afflitta da lungo tempo da un tessuto giuridico ed istituzionale inadeguato e da un livello di libertà di stampa relativamente inferiore a quello dei suoi vicini europei, l'Italia è stata declassata nel 2003 a Parzialmente Libera, a causa di una concentrazione senza precedenti del possesso dei media e come risultato di un'accresciuta pressione politica, nonché del suo abuso, sulle attività dei media. Silvio Berlusconi ha usato la sua carica di primo ministro per esercitare un'indebita influenza sull'ente televisivo di servizio pubblico RAI, oltre ad influenzare la copertura dei media presso il notevole impero mediatico di proprietà della sua famiglia, che comprende le tre maggiori televisioni private italiane. Durante l'anno sono venute fuori numerose denunce circa interventi del governo per esercitare controlli sul tenore e sul tipo delle notizie riportate. Inoltre, il direttore del principale quotidiano nazionale ha rassegnato le dimissioni in maggio, presumibilmente a causa di pressioni governative.

Pagina 4. L'Europa Occidentale continua a vantare il più alto livello di libertà di stampa del mondo intero, con 23 nazioni (il 92 per cento) giudicate Libere e 2 (l'8 per cento) classificate Parzialmente Libere. Ciò nondimeno, nel 2003 l'Italia si è unita alla Turchia: le sole nazioni nella regione ad essere classificate come Parzialmente Libere. E' la prima volta dal 1988 che un membro dell'Unione Europea viene giudicato dall'inchiesta come Parzialmente Libero.

Pagina 45. (...) il Comitato ministeriale del Consiglio d'Europa ha presentato nel febbraio 2004 una Dichiarazione sulla libertà del dibattito politico nei media, in cui si afferma che i personaggi politici e i funzionari pubblici hanno i medesimi diritti alla riservatezza dei privati cittadini. Tale pretesa contrasta apertamente con le opinioni dei principali organi giudiziari, quali la Commissione Interamericana per i diritti umani, la Suprema Corte degli Stati Uniti e la Corte per i Diritti Umani della stessa Europa, secondo i quali la stampa deve essere libera di esaminare minuziosamente chi riveste cariche pubbliche più che se si trattasse di semplici privati cittadini. Così forte era il desiderio autoreferenziale del comitato ministeriale di evitare i riflettori della critica che la deliberazione ministeriale fu adottata anche dopo che i ministri erano stati avvertiti dai propri esperti legali internazionali che ciò avrebbe rappresentato un passo indietro per la libertà di stampa.

Inoltre, democrazie consolidate come Francia, Italia e Spagna esercitarono con successo pressioni sul Consiglio d'Europa affinché venisse concessa la protezione delle istituzioni governative, in aggiunta agli individui, contro la diffamazione. Furono addotte giustificazioni basate su testi italiani e spagnoli promulgati sotto Mussolini e Franco. In violazione della deliberazione della Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che nessuno dovesse essere imprigionato per l'espressione di opinioni, i ministri affermarono che la carcerazione sarebbe accettabile come pena strettamente necessaria e proporzionata per la diffamazione o l'insulto da parte dei media.

Ecco infine - tratta dalla pagina 15 del rapporto 2004 - la classifica della libertà di stampa nelle nazioni dell'Europa Occidentale, quelle nazioni, cioè, con le quali ci confrontiamo abitualmente in tutti i settori della vita politica, economica e culturale. La classifica ci vede, molto tristemente, al penultimo posto. Be', almeno non siamo ultimi, no? Magra consolazione... All'ultimo posto, infatti, c'è solo la Turchia, che è possibile annoverare tra i paesi dell'Europa occidentale solo con un certo sforzo di fantasia geopolitica.

Europa Occidentale, classifica 2004
Pos. Nazione Punteggio Status
1 Danimarca 8 Libera
Islanda 8 Libera
Svezia 8 Libera
4 Belgio 9 Libera
Finlandia 9 Libera
Norvegia 9 Libera
Svizzera 9 Libera
8 Liechtenstein 12 Libera
Lussemburgo 12 Libera
Olanda 12 Libera
11 Andorra 13 Libera
Monaco 13 Libera
13 Portogallo 14 Libera
San Marino 14 Libera
15 Malta 15 Libera
16 Germania 16 Libera
Irlanda 16 Libera
18 Cipro 18 Libera
19 Francia 19 Libera
Spagna 19 Libera
Gran Bretagna 19 Libera
22 Austria 23 Libera
23 Grecia 28 Libera
24 Italia 33 Parz. Libera
25 Turchia 52 Parz. Libera

Va bene, per il 2004 è andata male. Pazienza. L'ottimista di turno penserà che il prossimo rapporto annuale di Freedom House, quello del 2005, segnerà una rivincita per la libertà di stampa in Italia. Vana speranza! E' già disponibile (in formato PDF) la bozza del prossimo rapporto, dalla quale si evince che la situazione del nostro paese è, se possibile, ancora peggiorata. Ecco infatti i parametri assegnati all'Italia per il 2005 (pagina 78):

Italia

Status: Parzialmente Libera
Contesto giuridico: 9
Contesto politico: 13
Contesto economico: 13
Punteggio totale: 35

Ma almeno la Turchia avrà fatto peggio di noi? A fronte di un peggioramento di due punti dell'Italia, il cui punteggio totale è passato da 33 a 35, la Turchia è invece leggermente migliorata, passando da 52 a 48 punti. Ecco il dettaglio della sua situazione per il 2005:

Turchia

Status: Parzialmente Libera
Contesto giuridico: 16
Contesto politico: 21
Contesto economico: 11
Punteggio totale: 48

E per finire in bellezza, ecco le lapidarie considerazioni sull'Europa Occidentale e l'Italia, contenute nel breve saggio, che tira le somme delle risultanze emerse dalla bozza di rapporto per il 2005.

(...) Il contesto dei media nella maggior parte delle nazioni è rimasto stabile, mentre la Turchia, che è Parzialmente Libera, ha visto un modesto miglioramento numerico durante l'anno. La libertà di stampa in Italia, che era stata declassata a parzialmente libera nel 2003, è rimasta imprigionata sotto l'influenza dominante delle holding dei media del Primo Ministro Silvio Berlusconi.

Commenti dei lettori

  1. Commento di loredana - 21/3/2007 ore 12,11

    Fazioso, se ci si riferisce solo ad un particolare momento della vita politica del nostro Paes ,tantopiù se si prende in esame la situazione odierna dell'Italia,in balìa di forze politiche, che hanno come unico obiettivo quello di esercitare il potere,per imporre la loro visione del mondo materialistica, relativistica ed edonistica. Con il pretesto di dare più libertà e di rispettare i diritti di tutti stanno lavorando per imporre un modello di società che non è più a misura d'uomo, che si ritorce contro l'uomo e che quindinon è più libera.Per portare avanti questo piano, indifferente ad ogni istanza etica e quindi distruttivo,soprattutto per i giovani,oggi più che mai ci si serve,come strumento di potere,dei mass-media asserviti a potentati politici, oltre che economici.In questo siffatto contesto culturale, inumano e in piena anarchia di valori è un eufemismo parlare di fonti di informazioni parzialmente libere, adesso si che ha senso parlare di mistificazione della libertà?Non vi pare?

    21/marzo 2OO7

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  22/5/2005 alle ore 1,27.

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