Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

L'Italia ignorante

Secondo uno studio dell'OCSE, i ragazzi italiani di 15 anni ottengono risultati molto al di sotto della media in matematica e logica. Ciò sembra in linea con l'abbandono in cui versano la scuola e la ricerca in Italia.

I telegiornali e i giornali di oggi danno tutti come notizia principale la grave situazione di declino economico del nostro paese, denunciata dal recente rapporto dell'OCSE, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD in inglese, ovvero Organisation for Economic Co-operation and Development).

Il rapporto, intitolato Economic Survey of Italy 2005, contiene un'analisi dettagliata dei problemi dell'economia italiana e fornisce indicazioni per avviare tentativi di soluzione. E' disponibile sul sito web dell'Organizzazione una versione ridotta del rapporto e, in particolare, una sintesi di dieci pagine in lingua italiana.

La sintesi è utile soprattutto per chi, non essendo un economista e non avendo molta dimestichezza con grafici e numeri, preferisce avere un quadro concettuale rapido, ma esauriente, della situazione delineata dal rapporto OCSE. Riporto di seguito quello che a me è parso il passo più significativo di questo documento: si tratta di un'analisi dello stato dell'istruzione in Italia, dai gradi più bassi fino all'università.

In pochi tratti viene delineata una situazione sconfortante, dalla quale emergono secondo me le vere cause della crisi che il nostro Paese sta attraversando: l'inadeguatezza culturale della media della popolazione a confrontarsi con un mondo sempre più complesso e tecnologico, le cui sfide richiedono una mente agile e disponibile all'apprendimento continuo, specializzazioni di tipo tecnico-scientifico, offerte formative al passo con i tempi e, soprattutto, un corpo docente all'altezza ed investimenti pesanti in ricerca e sviluppo.

Se politici, imprese e istituti di studio e di ricerca non stringeranno un patto serio e virtuoso, per spingere gli italiani a migliorare la propria cultura e, in particolare, le proprie conoscenze tecnico-scientifiche, sarà molto dura arrestare il declino.

(...) La quota di popolazione italiana in possesso del solo diploma di scuola secondaria inferiore è più alta della media degli altri paesi OCSE. Ciò è vero specialmente per le fasce di età più alte, ma lo è anche per quelle più basse. Il 40 per cento delle persone tra i 25 e i 34 anni si situa in questa categoria, a fronte di una media europea e OCSE del 25 per cento. Il Programme for International Student Assessment (PISA) dell'OCSE mostra che i ragazzi italiani di 15 anni hanno conseguito risultati ben al di sotto della media, in particolare in matematica e nelle capacità di problem solving. Vi è un'elevata quota di giovani che non è situata né lavora che suggerisce la presenza di una difficile transizione scuola-lavoro. Anche il rischio di disoccupazione in età più avanzate è considerevolmente più alto per i soggetti in possesso della sola istruzione secondaria inferiore. La reazione politica a questa realtà è stata quella di innalzare l'obbligo scolastico da 10 a 12 anni e di riformare in modo significativo la struttura dell'istruzione primaria e secondaria, cercando di migliorare il collegamento tra scuola e lavoro con forme di itinerari scolastici vocazionali, come descritto in dettaglio nel precedente Studio. Queste riforme si spingono molto avanti nella direzione giusta e dovrebbero essere monitorate per assicurare il conseguimento dei loro obiettivi. La prossima priorità dovrebbe essere un sistema di formazione collegato al mondo del lavoro.

Una proporzione della popolazione più ridotta rispetto alla media OCSE ha portato a termine studi universitari, anche se una quota relativamente alta vi si cimenta. Il numero di anni speso per conseguire un diploma universitario è più alto della media, innalzandone il costo-opportunità e scoraggiando la formazione di professionalità di alto livello. La domanda di lavoratori con elevate professionalità può essere ostacolata dal fatto che l'industria italiana è specializzata in settori a bassa tecnologia e dalla ridotta dimensione delle imprese, che limita la loro capacità di spesa in ricerca e sviluppo. Uno dei problemi dell'università è l'insufficiente numero di professori giovani, per i quali esistono barriere all'entrata. Le procedure concorsuali a cattedra non sono trasparenti e i progressi di carriera non sono sempre legati ai risultati didattici e scientifici; l'Italia spende assai meno della media europea e OCSE in ricerca e sviluppo e ancor meno per l'università. Ne deriva un pronunciato fenomeno di "fuga dei cervelli". Allo stesso tempo, barriere amministrative al riconoscimento delle lauree straniere e di altre qualificazioni professionali fanno sì che l'Italia perda molte occasioni di diffusione delle conoscenze tecniche di alto livello e delle esperienze dall'estero. Questi problemi dovrebbero essere affrontati con urgenza. Le politiche a tale riguardo dovrebbero mirare ad accrescere le dimensioni del corpo docente e a facilitare al personale qualificato, ivi incluso quello straniero, l'assunzione di incarichi sulla base del merito e, in ultima analisi, una maggiore stabilità occupazionale di quella attuale.

Commenti dei lettori

  1. Commento di lorenzo - 22/10/2005 ore 11,05

    dopo aver letto diversi articoli di questo sito perchè tutto fa cultura,alla fine sono scoppiato.nasce come posto in cui non si pensa e invece mi sembra una tribuna politica a senso unico.e riguardo questo articolo,non ti è forse sorto il dubbio che sia anche un pò colpa dei professori che non sono in grado di fare il proprio lavoro???
  2. Commento di Michele Diodati - 22/10/2005 ore 11,26

    Dici di questo sito: mi sembra una tribuna politica a senso unico.

    Si tratta di un blog. Visto che sono l'autore della gran parte degli articoli, è inevitabile che il tono generale del blog rappresenti la mia visione del mondo. Ciò non toglie che io mi sforzi di essere il più possibile equilibrato nei giudizi e, soprattutto, di basarmi sempre su fonti documentate e citate. Poi i fatti li interpreto a modo mio, ma come potrebbe essere altrimenti?

    Quanto al fatto che l'ignoranza degli studenti sia anche colpa dei professori, non lo metto in dubbio. Ma i professori non vengono catapultati in Italia dallo spazio: sono espressione del livello culturale attuale della nazione, così come lo sono i politici.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  25/5/2005 alle ore 1,06.

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