Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Siamo ricchi o poveri?

Alcune riflessioni, originate da una dichiarazione di Berlusconi, sulle differenze economiche tra l'Italia di trent'anni fa e quella di oggi.

L'inossidabile ottimismo di Berlusconi rimbalza dalle pagine del Corriere, che riportano le ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio. Non siamo affatto poveri, dice, anzi: siamo ricchi, belli, felici e per di più playboy (gli uomini, per lo meno).

L'Economist sbaglia a raffigurarci con le stampelle. L'Italia è un paese ricco e benestante. Lo dimostrano i dati sulle case di proprietà, sulle automobili, sui telefonini e su alcune regioni che sono fra le più ricche di Europa. Silvio Berlusconi non deflette dal suo ottimismo e anche in occasione della conferenza stampa con Tony Blair tenutasi a Palazzo Chigi diffonde messaggi di fiducia al Paese che attraversa una fase di acuta crisi.

Credo che questa sia la prima volta in cui mi trovo d'accordo con Berlusconi su qualcosa. E' vero che l'Italia è in recessione, come suggeriscono le recenti rilevazioni statistiche, ma non siamo affatto un paese povero.

Ricordo certi viaggi estivi in macchina fatti da bambino, tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70. Mentre mio padre guidava la nostra FIAT 850 color topo, io vedevo dai finestrini le altre macchine. Vi era una quantità enorme di 500, sì, anche sull'autostrada; vi erano poi molte 600, e poi 128, 127, 1300, 1500, 1100. No, non sto dando i numeri: erano tutte auto della FIAT, modelli che i miei coetanei quarantenni certamente ricorderanno, magari anche con un pizzico di nostalgia. La 500 si poteva ancora comprare, nel 1969, con la modica spesa di 500 mila lire, o giù di lì.

E si vedevano su quelle auto famiglie intere che andavano al mare. Macchine cariche fino all'inverosimile di persone e di bagagli, con quei portapacchi fatti di stecche metalliche parallele che da molti anni non si vedono più, su cui erano piazzate le masserizie più svariate, legate alla meglio con corde elastiche intrecciate e annodate. I padri, al volante, guidavano spesso in canottiera o anche a torso nudo, con i finestrini tutti abbassati perché l'aria condizionata nelle macchine non esisteva. Nelle stazioni di servizio le famiglie si fermavano a fare colazione, non però al ristorante della piazzola (pochi potevano permettersi il costoso extra), ma tirando fuori dalle sporte sfilatini di pane ripieni di ogni ben di dio: frittate di maccheroni, salsiccia e spinaci fritti ("sasiccia e friarielli"), melanzane e peperoni, prosciutto e formaggio. Il tutto annaffiato con vino o gazzosa, anche questi portati da casa.

Difficilmente si rischiava di passare la giornata in coda, perché il traffico era ben lontano dall'essere congestionato come oggi, anche se le autostrade avevano, al massimo, due corsie. E' che le auto erano molto meno numerose, perché nella maggior parte delle famiglie - parlo di quelle che si potevano permettere di comprare un'auto - ce ne poteva essere una soltanto, non di più.

Nelle famiglie italiane di quell'epoca le occasioni di svago e di divertimento erano molto minori di oggi: c'erano meno cose da fare e meno soldi per farle. Ricordo benissimo che la domenica, quando andavo a vedere la partita, vedevo, lungo il viale che portava allo stadio, le macchine parcheggiate dei tifosi che venivano da fuori Caserta (la mia città natale). In molte di quelle macchine c'erano le mogli, sedute al posto del passeggero, intente a filare qualcosa all'uncinetto. Aspettavano sedute in macchina, mentre i mariti guardavano la partita. Da quanti anni non si vedono più scene simili? Non che le rimpianga, per carità, ma erano il segno di un'Italia molto più povera di oggi, con molte meno attività da fare la domenica e molti meno soldi per farle.

Ha ragione dunque Berlusconi: oggi siamo ricchi. Quando mi capita di viaggiare in autostrada, per fortuna molto raramente, vedo sfrecciare intorno a me una gran quantità di berline superaccessoriate: BMW, Mercedes, Toyota, Nissan, ecc. ecc. Anche le macchine più piccole, le cosiddette "utilitarie" - le Punto, le Seicento, le Ford Ka, le potentissime Smart - sono dei mostri di potenza e di tecnologia, rispetto alle "antenate" che componevano il modestissimo parco macchine impresso nella mia memoria di bambino.

La crisi economica italiana di oggi è una crisi relativa: cresciamo meno dei nostri vicini europei, molto meno degli Stati Uniti e molto, molto meno della Cina e dell'India. Ma in termini assoluti siamo ricchi, siamo veramente tra i più ricchi del pianeta.

Ciò non vuol dire che non ci sia povertà anche oggi in Italia. C'è, eccome. Ma la maggior parte della popolazione vive in case di proprietà, è grassa e ben nutrita, ha la televisione e i telefonini e può permettersi il ristorante il sabato e la domenica.

Il vero problema dell'Italia attuale è la mancanza di vitalità, la mancanza di slancio interiore delle nuove generazioni, la stagnazione culturale, la mancanza di ideali. Le nuove generazioni non hanno voglia di combattere: spesso non ne hanno il coraggio e, forse, non sanno per che cosa combattere; non hanno gli stimoli giusti.

La crisi - quella seria - ci sarà quando queste nuove generazioni, diventate adulte rimanendo in casa, nutrite, assistite e curate da mamma e papà fin oltre i trenta anni, dovranno fare affidamento solo sulle proprie forze per assicurare benessere e ricchezza a sé stesse e al paese. Che io sappia, le pensioni dei genitori e dei nonni non sono state ancora rese ereditarie.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Lorenzo Massacci - 28/5/2005 ore 10,07

    Penso che sei riuscito a scrivere chiaramente quello che penso da tempo e non ero mai riuscito a concretizzare così bene :-)

    grazie
  2. Commento di Giovanni Cassano - 28/5/2005 ore 14,55

    In valore assoluto siamo certo più ricchi, ma è pur che le famiglie oggi sono molto più indebitate degli anni 70.Sono riuscite a costruirsi una casa, ma il suo valore non è spendibile per comprare il pane quando serve.

    Per fortuna ci vengono incontro le percentuali, che ci aiutano a capire meglio la situazione.

    OT la 1100 sport di mio papà la ricordo anche io che non ho certo 40 anni, ricordo ancora quanto ho pianto quando decise che era arrivato il momento di passare ad una fiammante 127.
  3. Commento di Michele Diodati - 28/5/2005 ore 15,28

    Giovanni, se volevi dire che oggi gli italiani hanno la casa ma non i soldi per il pane, spero che tu stessi scherzando. Invito a considerare solo alcuni elementi:

    • gli innumerevoli servizi dei telegiornali sull'obesità infantile, che in Italia ha raggiunto un livello maggiore che in tutte le altre nazioni europee;
    • i ristoranti e le pizzerie piene di gente tutti i fine settimana;
    • la percentuale di automobili per abitante più alta del mondo;
    • il tasso di risparmio degli italiani, che è il più alto tra tutti i paesi industrializzati.

    Il tasso di risparmio, come spiega l'articolo che ho citato, non è un valido indicatore della ricchezza di un popolo. Comunque, considerato che il reddito pro capite dell'Italia è da paese ricco e che il risparmio medio per famiglia è più alto che negli altri paesi ricchi, è facile arrivare alla conclusione che moltissime famiglie italiane non solo hanno la casa, i figli obesi, due o tre macchine ed un numero imprecisato di telefonini, ma hanno anche un discreto gruzzolo da parte.

    Con questo non voglio dire che la situazione negli ultimi tempi non sia peggiorata né voglio negare che il potere d'acquisto delle famiglie sia diminuito. Voglio sottolineare, piuttosto, che gli italiani sono maestri nel piangere miseria pubblicamente, mentre nel segreto delle proprie case sanno curare i propri affari, spesso illeciti (come dimostrano le migliaia di evasori totali che ogni anno la Guardia di Finanza denuncia), con intelligenza ed oculatezza.

    Ci sono sicuramente famiglie in grave difficoltà economica, ma io poveri italiani che chiedono l'elemosina agli angoli delle strade ne vedo - per fortuna - davvero pochi. Continuo a pensare che la ricchezza di cui disponiamo oggi sia incomparabilmente maggiore di quella che avevamo trentacinque o quaranta anni fa. Certo, anche questa ricchezza potrà esaurirsi, se gli italiani non usciranno dal letargo di questi ultimi anni.

  4. Commento di Vittorio - 28/5/2005 ore 23,36

    Mi sono preso la briga di vedere e ascoltare il filmato della conferenza stampa del 27 maggio, disponibile in streaming sul sito di Palazzo Chigi.

    Alla fine della conferenza stampa Berlusconi risponde a un'ultima domanda. Il giornalista di Repubblica gli chiede conto del fatto che Palazzo Chigi userebbe la televisione per il 96% della pubblicità e che di questa ben il 90% sarebbe appannaggio di Mediaset.

    Concludendo, Berlusconi dice pure, testualmente:
    Volevo soltanto aggiungere, prendendo l'occasione della principale domanda, una risposta rispetto alla stampa inglese che guarda a noi attraverso il filtro della stampa, di certa stampa italiana, e vorrei soltanto spendere una parola in difesa della mia economia e del mio paese.
    Ora questo paese non è soltanto bello come potete vedere. Non è soltanto il paese più ricco al mondo di beni artistici che gli italiani del passato ci hanno consegnato perchè abbiamo 100.000 tra chiese e monumenti, 40.000 palazzi storici con tutti i tesori che contengono, 3.500 musei, 2.500 siti archeologici, più di mille teatri; ma siamo anche il paese che ha le regioni più ricche d'Europa. Abbiamo come ricchezza delle famiglie 8 volte il nostro Prodotto Nazionale annuale, abbiamo il più alto numero di automobili rispetto alla popolazione al mondo, il più alto numero di telefonini - siamo dei grandi play-boy e quindi tutti i nostri ragazzi mandano almeno 10 messaggi al giorno alle loro tante ragazze - e siamo anche il paese che ha il maggior numero di case di proprietà delle singole famiglie. Quindi quando l'Economist guarda l'italia e figura un Italia sostenuta dalle stampelle dice qualcosa che è profondamente contrario alla situazione che noi italiani viviamo, che è una situazione di benessere e di gioia per essere nati e per vivere nel paese più bello e anche tra i più ricchi nel mondo.
    Dato che l'Italia è anche il paese dei quiz, rispondete a questa domanda: in quale circostanza il Silvio nazionale ha sfoderato simili argomenti?

    Fate uno sforzo, suvvia!
    Capirete in quale inganno dialettico siete cascati con tutte le scarpe ;-)
  5. Commento di Michele Diodati - 29/5/2005 ore 0,14

    A memoria, direi che aveva usato analoghi argomenti quando voleva dimostrare che l'inflazione percepita era maggiore dell'inflazione reale, che insomma il potere d'acquisto delle famiglie non era poi così tanto diminuito. Oppure no, non ricordo.

    Sinceramente non ho capito però qual è l'inganno dialettico in cui saremmo caduti. Non sono bravo con i quiz :-)

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  28/5/2005 alle ore 1,26.

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