Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

In Italia le leggi sono consigli, non ordini

Fini e Calderoli hanno ripreso a fumare, insieme a molti altri, nei palazzi della politica, incuranti del divieto di fumo che - teoricamente - dovrebbe valere per tutti gli italiani.

Avrei potuto intitolare questo articolo anche Il pesce puzza dalla testa, vecchio detto popolare che suggerisce che, quando le cose vanno male, buona parte delle colpe sono di chi comanda; o anche che chi fa le regole (parlamentari e membri del governo) non è poi così diverso da chi a quelle leggi dovrebbe obbedire (i comuni cittadini).

Un articolo di Mario Calabresi su La Repubblica è una perfetta esemplificazione del concetto precedente. Ne cito alcuni stralci.

Fini e Calderoli ignorano la legge dell'ex ministro della Salute. I colleghi ironizzano: "È alla Farnesina, gode dell'immunità diplomatica"

Palazzo Chigi, oasi della sigaretta
senza Sirchia il divieto va in fumo

Storace allarga le braccia: Non faccio il controllore. Non è il mio mestiere

di Mario Calabresi, (28 maggio 2005)

Nel Paese che ha proibito il fumo nei ristoranti, negli uffici, sui treni e nei bar, c'è un solo luogo dove la regola non vale, un solo edificio pubblico dove ci si può accendere una sigaretta, un sigaro o una pipa senza che nessuno batta ciglio. Il luogo dove la legge non si applica è lo stesso dove è stata scritta: Palazzo Chigi.

(...) Il "liberi tutti" ha una data simbolica: il 23 aprile, giorno del licenziamento di Girolamo Sirchia. Insieme al padre della legge se n'è andato una sorta di timore reverenziale ma soprattutto è svanita una promessa. Purtroppo - raccontò il ministro della Salute - ho avuto la conferma che se decidi un provvedimento giusto c'è una minoranza che mette in atto una sorta di piacere torvo a distruggerlo. Ma è una minoranza che sa di aver perso. E aggiunse, per sottolineare di aver vinto la sua battaglia: Gianfranco Fini ha preso un impegno ufficiale: non fumerà più in Consiglio dei ministri. (...)

Poi Sirchia è stato sacrificato alle logiche del rimpasto di governo e al suo posto è arrivato Francesco Storace, fumatore incallito. L'ex governatore del Lazio quella legge non l'ha mai amata. La vivo come una grande ingiustizia, fa sentire i cittadini colpevoli di un reato che non hanno commesso, dichiarò alla vigilia dell'approvazione del divieto. Poi, indossati i panni del successore di Sirchia, si è sentito in dovere di dichiarare dopo il giuramento al Quirinale: Ho smesso di fumare. Salvo procedere ad una piccola rettifica due giorni dopo: Io sto cercando di smettere, ma non ci può essere una tirannide sanitaria dei medici e un ministro non può dire in che cosa consiste il vivere bene e la convivenza sociale. E a promettere incentivi per riservare aree maggiori ai fumatori. Parole graditissime che hanno allentato i freni inibitori.

Così nella grande sala al terzo piano di palazzo Chigi, che prende il nome dalle tappezzerie e dai tendaggi verdi, il ministro degli Esteri ha rotto il tabù e si è sciolto dalla sua promessa. Dieci giorni fa, durante un incontro affollatissimo con la Confindustria e i sindacati, Gianfranco Fini ha esitato solo un attimo, tamburellando con la sigaretta sul tavolo, poi si è guardato in giro e l'ha accesa. Di fronte a lui, stupiti, c'erano Luca Cordero di Montezemolo, Marco Tronchetti Provera e Andrea Pininfarina. Qualcuno si è chiesto se si potesse di nuovo fumare, quando una voce dal fondo della sala ha sdrammatizzato: Lo sapete, da quando è alla Farnesina gode dell'immunità diplomatica. Pochi secondi e la stessa libertà se l'è presa il leghista Calderoli, ministro delle Riforme. La scena si è poi ripetuta in Consiglio dei ministri, al primo piano, e ancora l'altroieri sera nella Sala Verde, durante la trattativa per il rinnovo del contratto dei ministeriali. Ora però, per evitare di trovare bicchieri pieni di cicche, un solerte commesso allunga un portacenere.

Ma il virus ha contagiato tutto il Palazzo. Sembra che questa legge sia nata da un mio interesse personale, c'è gente che mi considera un frenetico pazzo talebano. C'è chi pensa - si affannava a ripetere Sirchia - che sia una mia fissazione mentre ignora o fa finta di non sapere che il decreto è stato approvato a palazzo Chigi dal Consiglio dei ministri. A febbraio la sede del governo però era ancora off limits per i tabagisti. Per accendersi una sigaretta bisognava scendere in cortile. Poi la memoria ha preso a svanire. Tra marzo e aprile i fumatori hanno cominciato a conquistare lo scalone, poi i pianerottoli, su cui sono riapparsi i primi posacenere, quelli con il piedistallo e la sabbia dentro, li hanno piazzati accanto ai divanetti, per garantire una rilassata boccata di fumo.

(...) Aveva promesso Sirchia il giorno dell'entrata in vigore della legge, il 10 gennaio, che ci sarebbero stati tre, quattro mesi di tolleranza, che dovevano servire per monitorare la situazione. Puntiamo ad educare i fumatori "ribelli" evitando le multe, poi la legge verrà applicata con severità, con l'aiuto degli agenti della polizia, della Guardia di Finanza e i Carabinieri. Insomma, a partire da maggio doveva arrivare il giro di vite. Invece sono arrivati i posacenere.

Aggiungerei che un'altra oasi in cui la legge non vale è, o almeno era, la Camera dei Deputati, cioè il palazzo di Montecitorio. Ricordo che un mio amico, che fu deputato nella legislatura dal 1994 al 1996, mi raccontò che la prima volta che si era seduto in una delle salette riservate ai deputati, aveva notato che tutti i colleghi che capitavano in quella sala fumavano tranquillamente, nonostante vi fosse un bel divieto di fumo affisso alla parete. Infastidito dal fumo, il mio amico cercava l'occasione per chiedere il rispetto del divieto, ma, non volendo dare l'impressione di avercela con qualcuno in particolare, attendeva pazientemente il momento in cui non ci fosse nessuno con la sigaretta accesa. Ebbe un bell'attendere. Quel momento non venne mai...

Questi episodi, apparentemente poco rilevanti, sono invece a mio parere segnali molto chiari di uno dei più gravi limiti caratteriali dell'italiano medio: l'insofferenza per la legge. E' veramente triste venire a sapere che quello stesso Fini che, come membro del Consiglio dei ministri, aveva approvato il decreto promosso da Sirchia contro il fumo, abbia dato pubblicamente, nel corso di un importante incontro di governo, il pessimo esempio di trasgredire il divieto di fumo.

Ancor più triste è scoprire che gli altri membri del governo, lungi dal condannare il cattivo esempio dato da Fini, si siano subito impegnati ad emularlo (Calderoli) o a fare finta di nulla.

Se in Italia le leggi non le rispetta neppure chi le fa, perché mai dovrebbero rispettarle i cittadini? Ma che Paese di buffoni è mai questo?

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  28/5/2005 alle ore 10,21.

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