Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Il rapporto del Censis sulla ricchezza delle famiglie italiane

La prima parte di un'inchiesta del Censis, che mostra lo stato patrimoniale degli italiani: negli ultimi anni è aumentata la ricchezza posseduta, ma sono diminuiti i redditi da lavoro.

Avevo sostenuto qualche giorno fa che, per una volta nella vita, mi trovavo d'accordo con una dichiarazione di Berlusconi: l'Italia è (ancora) un paese ricco. Non ero e non sono d'accordo, invece, con la tesi sostenuta da Berlusconi, cioè che l'Italia con le stampelle dipinta da The Economist sia un'esagerazione. L'analisi del giornale britannico è lucida, fondata e condivisibile. Resta il fatto che l'Italia rimane, almeno per ora, una nazione ricca.

A conferma almeno parziale di questa affermazione, giunge la prima delle quattro parti di un rapporto del Censis, intitolato Un mese di sociale: gli Italiani fra patrimonio e reddito. Il documento, disponibile sul sito del Censis, porta la data del 1° giugno e s'intitola Come e quanto ci siamo patrimonializzati. Riporto di seguito, soprattutto per l'utilità di chi ha difficoltà a consultare l'originale in PDF, ampi stralci da questo documento, che fornisce un quadro rappresentativo delle tendenze socio-economiche in atto nel nostro Paese.

1. Come e quanto ci siamo patrimonializzati

Roma, 1 giugno 2005

La retorica del declino che si è ingenerata negli ultimi anni non lascia scampo, tutte le analisi, anche nelle ultime settimane, sembrano convergere verso un unico e ormai persino prevedibile risultato: l'economia non dà segni di vita, il paese non cresce, gli altri paesi, comparabili con le condizioni italiane, vanno meglio, nessuno in Italia, al di là di ripetitivi esercizi diagnostici, sa da dove ripartire per un rilancio dello sviluppo, magari duraturo o strutturale.

(...)

Forse, ancora una volta, le nostre ricerche appariranno dissonanti alla coscienza collettiva, avviluppata in un presente iper-spiegato e quindi tautologico, ma speriamo che possano aiutare protagonisti e decisori a capire cosa sta avvenendo e su quali nuovi impegni dobbiamo, ognuno per proprio conto, assumerci delle responsabilità.

Attualmente, a nostro avviso, l'angolatura più utile per capire davvero quello che sta accadendo, già in parte proposta nel nostro ultimo rapporto annuale, è quella delle dinamiche fra patrimonio e reddito, sia a livello famigliare sia d'impresa.

(...)

1. Il consolidamento dei patrimoni familiari

Dalla metà degli anni '90 ad oggi la ricchezza netta delle famiglie - costituita da attività reali e finanziarie al netto dei debiti - si stima sia cresciuta mediamente del 5% annuo, attestandosi nel 2003, secondo le complesse rilevazioni e stime di Banca d'Italia, a 7.700 miliardi di euro. A tale costante incremento della ricchezza hanno contribuito, soprattutto negli ultimi anni, sia il progressivo aumento del valore dei cespiti patrimoniali (si pensi solo al contributo apportato dalla crescita dei prezzi di scambio e dalla rivalutazione degli immobili), che l'apprezzabile crescita del flusso di risparmio, incentivato dal raffreddamento della propensione ai consumi, specie dopo l'entrata in circolazione dell'euro.

Non devono pertanto apparire come contrastanti, quasi inconciliabili, i fenomeni di accelerazione dei processi di patrimonializzazione delle famiglie con l'attuale fase di perdurante bassa congiuntura registrata nel Paese, che spinge ad una crescita lenta dei consumi, al ritorno a strumenti finanziari a basso rischio e all'allargamento della fascia di famiglie con limitate possibilità di spesa. In realtà, sembra si possa dire che il recente raffreddamento dei consumi privati, le remore a ritornare in Borsa e i rendimenti decrescenti dei titoli del debito pubblico, hanno ormai da tempo generato una bolla di liquidità che, a fasi alterne, si disperde in mille rivoli, in tanti e diversificati nuovi comportamenti di risparmio e di investimento.

L'attuale fenomeno di rafforzamento dei patrimoni familiari può essere compreso, tuttavia, se si tiene conto di una premessa essenziale: la crescita più eclatante dei patrimoni privati, cioè delle attività reali e di quelle finanziarie, riguarda solo una quota molto contenuta delle famiglie italiane; siamo lontani da processi di crescita diffusa della ricchezza e da paralleli percorsi di equidistribuzione delle nuove fonti di reddito derivante da patrimonio; i principali indicatori oggi disponibili, a cominciare da quelli elaborati da Banca d'Italia, mostrano come a fronte dell'irrobustimento dei patrimoni familiari sia aumentato il grado di concentrazione di tale nuova ricchezza.

1.1. I circuiti del cash che alimentano la patrimonializzazione

Quali sono le fonti e i circuiti generatori di patrimonializzazione? Per cercare di capire almeno una parte dei fenomeni in atto occorre tenere presente che:

  1. tra la fine degli anni '90 e oggi si è registrato un consistente aumento delle attività finanziarie in possesso delle famiglie italiane, pur con le ben note fasi di rapida cessione degli strumenti più speculativi e rischiosi (azioni e quote di fondi comuni di investimento): dagli oltre 2.500 miliardi di euro detenuti nel 1999 sotto forma di depositi, titoli di stato, azioni, quote di fondi comuni, polizze assicurative o attività sull'estero si è passati agli oltre 3.000 miliardi di euro rilevati nel 2004 (fig. 1); una prima forte accelerazione delle attività finanziarie detenute dalle famiglie si è registrata tra il 2001 e il 2002 (+6%), proprio in concomitanza con il rallentamento dei consumi. Ancora più forte l'accelerazione tra il 2003 e il 2004 (+8,8%), grazie ad una ripresa dei depositi e dell'acquisto di obbligazioni bancarie e di investimenti in titoli pubblici, a fronte di cessioni nette di fondi comuni e azioni;
  2. pur essendo aumentata la propensione all'indebitamento delle famiglie italiane, soprattutto per la crescita della sottoscrizione di mutui legati all'acquisto di un immobile, il saldo tra attività finanziarie e passività (debiti delle famiglie) risulta sempre positivo indicando la persistenza e l'accrescimento di una massa liquida disponibile sotto forme varie di risparmio, al netto dei debiti per l'appunto;
  3. parallelamente alla crescita delle consistenze delle attività finanziarie, gli ultimi anni sono stati testimoni dell'aumento del peso delle attività liquide (moneta e depositi) rispetto al portafoglio complessivo delle attività finanziarie delle famiglie; se nel 1999 il contante e i depositi costituivano il 20,6% del totale delle attività finanziarie, nel 2004 (ultimo dato disponibile) essi hanno rappresentato il 28,7%; quasi un terzo del portafoglio finanziario delle famiglie (che ammonta complessivamente a oltre 3.000 miliardi di euro) è oggi altamente liquido;
  4. è verosimile pensare che parte di questa consistente massa liquida di strumenti di pagamento possa essere almeno in parte utilizzata per irrobustire i patrimoni soprattutto attraverso l'acquisto di immobili; il 2002, il 2003 e il 2004 si sono infatti caratterizzati proprio per un irrobustimento della ricchezza reale (costituita da immobili e oggetti di valore, secondo le classificazioni di Banca d'Italia) delle famiglie; si stima infatti che solo alla fine degli anni novanta gli immobili di proprietà costituissero il 60% del valore complessivo della ricchezza netta delle famiglie, mentre al 2003 si stima che essi rappresentino il 68%; un balzo di otto punti percentuali che testimonia la crescita esponenziale della domanda di immobili e del loro conseguente accresciuto valore; d'altra parte è sufficiente indicare che nel 2003 si è registrato circa un milione di operazioni di compravendita di immobili in Italia e nel 2004 il numero stimato si potrebbe attestare sulle 870.000 operazioni di compravendita, con un incremento del valore complessivo delle compravendite rispetto all'anno precedente.

Anche i dati di breve periodo confermano l'irrobustimento continuo delle linee finanziarie più liquide, a discapito, come facile immaginare degli strumenti più rischiosi. In particolare, nei primi nove mesi del 2004:

  1. sono aumentati i flussi di contanti e di depositi prontamente liquidabili detenuti dalle famiglie
  2. sono risultati positivi i flussi di denaro destinato dalle famiglie per l'acquisto di titoli a breve, medio e lungo termine, pur in presenza di rendimenti decrescenti, ma accompagnati da un limitato grado di rischio;
  3. si sono contratti, rispetto al periodo precedente i flussi di denaro utilizzati per l'acquisto di strumenti più speculativi quali le azioni e le quote di fondi comuni, che nel 2003 avevano registrato un incremento consistente della domanda.

A questo punto è d'obbligo chiedersi da dove si generi tanta liquidità che contribuisce a incentivare i processi di patrimonializzazione e di incremento della ricchezza netta delle famiglie. La domanda è d'obbligo tenendo conto della flebile crescita del Pil negli ultimi anni (+0,7% medio annuo tra il 2001 e il 2004), del rallentamento della crescita delle retribuzioni (+3,6% nel 2004, a fronte del 5,2% nel 2001), nonché del rallentamento della crescita del reddito lordo disponibile delle famiglie (1,8% nel 2004 a fronte del 2,1% nel 2000 a prezzi costanti - 1995).

E' ipotizzabile che vi siano fonti visibili e fonti meno evidenti:

  • è probabile che l'aumento degli strumenti liquidi (biglietti e depositi) cui si è assistito negli ultimi anni sia il risultato dell'attendismo che ormai caratterizza i comportamenti di spesa di vasti strati delle famiglie italiane, propense a procrastinare le spese più impegnative e ad assumere sempre più stringenti comportamenti di risparmio, tanto che la propensione al risparmio è ritornata a crescere negli ultimi anni, passando dall'11,2% del 2000 al 13,6% del 2003;
  • occorre poi tenere presente che una parte consistente della liquidità utilizzata dalle famiglie per effettuare acquisti di immobili è stata generata da una accentuata spinta all'indebitamento, tanto che i mutui immobiliari contratti nel 2004 sono aumentati, in valore, del 26% rispetto al 2003, proseguendo il trend crescente degli anni precedenti;
  • è ipotizzabile che la liquidità oggi utilizzata per accrescere il valore delle attività finanziare e delle attività reali possano derivare da circuiti "sommersi" o da forme di evasione fiscale di diverso tipo, la cui entità risulta oggi difficile da valutare.

[grafico che mostra la crescita di valore delle attività finanziarie delle famiglie italiane dal 2000 al 2004]

Fig.1 - Consistenza delle attività finanziarie delle famiglie italiane e variazione percentuale. Dati 2000-2004

1.2. Tra nuovi patrimoni familiari e economie di rendita

Il disinvestimento di ciò che è rimasto (dunque al netto delle perdite) in possesso delle famiglie degli strumenti finanziari meno remunerativi ha verosimilmente contribuito a alimentare negli ultimi tre anni la massa di nuova liquidità oggi registrata dai dati ufficiali del sistema bancario nazionale. Solo per avere un ordine di grandezza, Banca d'Italia rileva come alla fine del 2004 (ultimo dato disponibile) le consistenze del contante e dei depositi ammontava a oltre 822 miliardi di euro (erano 779 miliardi di euro a metà del 2003), in aumento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Il cash prontamente fruibile, in parte utilizzato per i consumi correnti, è anche capace di alimentare, presso alcuni strati della popolazione, la crescente domanda di attività immobiliari e, più in generale, di attività reali, contribuendo alla dilatazione progressiva dei patrimoni, così come sembrano mostrare i dati a disposizione.

(...)

La ricchezza delle famiglie e la diversificazione del patrimonio
Il patrimonio delle famiglie Banca d'Italia stima che la ricchezza netta delle famiglie italiane nel 2003 sia pari a crica 7.700 miliardi di euro, in crescita del 5% medio annuo dal 1994 ad oggi, con forti differenze a favore delle classi di reddito più elevate.
Vivere o sopravvivere di rendita Circa il 5% delle famiglie italiane vive e si sostiene attraverso fonti di reddito diverse dai salari, da reddito da lavoro autonomo o da pensione. Si stima che circa 200.000 nuclei familiari abbiano come fonte prevalente di reddito una rendita da immobili di proprietà
Investimenti e disinvestimenti in attività finanziarie Crescita progressiva, negli ultimi cinque anni, delle attività più liquide e prontamente utilizzabili (contanti e depositi a vista), progressiva dismissione di azioni e quote di fondi comuni di investimento. E' ripreso negli ultimi tre anni l'acquisto di titoli pubblici e di obbligazioni bancarie, segnando un significativo passaggio verso strumenti poco rischiosi
Compravendita di immobili in crescita Circa un milione di operazioni di compravendita immobiliare effettuate nel 2003, in aumento rispetto al 2002. Il 2004 ha registrato circa 870.000 nuove operazioni di compravendita immobiliare, per un valore stimato di 132 miliardi di euro, in aumento rispetto all'anno precedente
Il patrimonio immobiliare si diversifica Oltre l'80% delle famiglie dispone di un immobile di proprietà. Il 13% delle famiglie dispone di almeno una abitazione oltre quella di proprietà in cui vive. Nei primi cinque mesi del 2004, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente è stato acquistato in Italia il 36% in più di abitazioni per vacanze.
La patrimonializzazione attraverso "beni rifugio" e oggetti di valore Tra la fine degli anni '90 e i primi anni 2000 si stima che gli oggetti di valore facenti parte del patrimonio reale delle famiglie sia aumentato mediamente del 75%. Sensibile cessione di azioni e obbligazione da parte dei possessori di grandi patrimoni e parallelo incremento degli investimenti in metalli preziosi, prodotti di lusso, valute pregiate e hedge fund. Crescita netta in Italia del mercato d'arte che supera i 500 milioni di euro. 81,4 milioni di euro i fatturato delle case d'asta in Italia nel 2003

Fonte: elaborazione su dati Banca d'Italia, BNL, Unicredit, Sotheby's, Christie's, Artprice, Censis

2. Patrimoni e rendite: per molti ma non per tutti

Il fenomeno di irrobustimento dei patrimoni delle famiglie italiane, intuibile in larga massima dai pochi dati disponibili, trae origine, almeno in parte, da una consistente massa monetaria liquida o prontamente liquidabile, accompagnata da un crescente livello di indebitamento delle famiglie, favorito dal contenuto costo del denaro praticato oggi sui mutui immobiliari. Questo fenomeno in atto, che sembra quasi contrassegnare una fase di trasformazione e evoluzione dei comportamenti economici delle famiglie italiane non può non spingere ad alcune considerazioni.

Il Paese registra, ormai da tempo, ritmi di crescita molto contenuti: tra il 2001 e il 2004 l'incremento del Pil è stato dello 0,7% annuo, denotando performance non brillanti e generando un sentimento diffuso di sfiducia nel futuro, in vero, talvolta in apparente contrasto con gli incrementi di alcune voci di consumo di beni voluttuari e con gli stessi fenomeni di patrimonializzazione cui si è fatto riferimento.

Se rispetto a questo scenario di bassa crescita si è viceversa registrato un incremento dei patrimoni delle famiglie, si è portati a dedurre:

  1. che, in presenza di bassa crescita del reddito disponibile delle famiglie, chi è in grado di accrescere ulteriormente il proprio patrimonio è solo quella ristretta componente che già dispone di elevati capitali da investire in strumenti rischiosi ma remunerativi o in nuove attività immobiliari;
  2. che non appare totalmente irreale l'ipotesi secondo la quale i minori redditi reali disponibili possano essere, almeno temporaneamente e per i casi di maggiore difficoltà, integrati da rendite e patrimonio per mantenere stabili gli standard di vita e di consumo.

A parte tali ipotesi, che potranno essere verificate solo nel medio periodo e sempre che lo scenario economico resti quello attuale, ciò che invece è importante ribadire è che l'accrescimento della ricchezza, gli investimenti in immobili per fini speculativi (secondo o terzo immobile da cui ricavare una rendita) e l'accrescimento delle attività finanziarie liquide sono state negli ultimi anni prerogativa di un numero abbastanza ristretto di famiglie. Negli ultimi dieci anni la quota di patrimonio totale detenuta dal 5% delle famiglie più ricche in Italia è passata dal 27% al 32% della ricchezza totale, indicando un fenomeno di concentrazione dei patrimoni. Come è facilmente intuibile, la creazione di nuove rendite e l'irrobustimento dei patrimoni familiari, in sostanza non riguarda tutti in eguale misura, ma è molto più accentuato negli strati sociali caratterizzati già da elevati livelli di reddito.

Esistono dunque differenze sostanziali tra la grande massa di piccoli risparmiatori inseriti nel più vasto processo di accrescimento degli asset familiari e la più ristretta piattaforma degli strati sociali con elevate disponibilità di spesa e di investimento. I primi corrono oramai (in alcuni casi, forse, pericolosamente) verso forme sempre più spinte di indebitamento (dei 4 milioni di famiglie italiane gravate da debito, il 53% lo è per l'acquisto o la ristrutturazione di un immobile), in aumento progressivo soprattutto nella componente a lunga scadenza, soprattutto per l'elevata domanda di mutui immobiliari; mentre i secondi generano forme di ricchezza sempre più concentrata, attivando meccanismi di allargamento della distanza tra più agiati e meno agiati.

Occorre chiedersi pertanto se e quanto la patrimonializzazione sia il sintomo di una effettiva crescita di benessere delle famiglie o piuttosto l'indicatore di un possibile crescente senso di disagio sociale presso alcuni strati della popolazione, ai quali è preclusa qualsiasi opportunità di mobilità sociale verso l'alto.

Se per alcuni il rafforzamento delle disponibilità finanziarie e materiali è il frutto di un reale accrescimento delle possibilità di spesa e di consumo, per molte altre famiglie questo processo è solo fittizio, fino ad arrivare al paradosso per cui la crescita della ricchezza delle famiglie italiane, constatata dal Banca d'Italia altro non è che il frutto di maggiori risparmi dovuti alla contrazione dei consumi e alla rivalutazione delle attività reali. Gran parte delle famiglie rischia pertanto di rigirarsi tra le mani sempre la stessa "massa patrimoniale", capace forse di generare per alcuni delle posizioni di rendita. Ma solo sul patrimonio e solo sulle rendite non si costruisce la crescita economica di un Paese.

Volendo sintetizzare i dati che emergono dalle analisi contenute nel documento del Censis, credo che si possano evidenziare i seguenti punti:

Sarà interessante leggere i prossimi tre capitoli della ricerca del Censis, in particolare l'ultimo, che ha per argomento l'inadeguatezza delle politiche pubbliche messe in atto per bilanciare gli effetti della patrimonializzazione e dell'assottigliamento dei redditi.

Commenti dei lettori

  1. Commento di baldo - 1/3/2006 ore 0,26

    questo riassume molto bene una parte dell'articolo:

    in presenza di bassa crescita del reddito disponibile delle famiglie, chi è in grado di accrescere ulteriormente il proprio patrimonio è solo quella ristretta componente che già dispone di elevati capitali da investire in strumenti rischiosi ma remunerativi o in nuove attività immobiliari;

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  2/6/2005 alle ore 14,56.

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