Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Burqa e sigarette

Un invito al ministro Castelli, affinché, oltre a richiedere la solerte applicazione della legge che impedirebbe alle donne islamiche di portare il burqa in Italia, si impegni affinché i suoi colleghi di governo rispettino l'altrettanto vigente divieto di fumo.

I principali quotidiani italiani hanno dato spazio ieri a una dichiarazione del ministro Castelli, che riporto qui di seguito nella versione comparsa su la Repubblica.

Il ministro della Giustizia propone una "multa" per le islamiche che indossano l'abito in Italia. "Le leggi vanno rispettate da tutti"

Castelli: "Basta donne con il burqa
E' reato andare in giro mascherati"

In provincia di Como un vigile multa una donna che nasconde il viso

COMO - Denunciare le donne islamiche che, in Italia, indossano il burqa. Perché andare in giro mascherati non si può, è reato, e perché le leggi dello stato vanno fatte rispettare, con le buone o con le cattive. Il monito arriva dal ministro della Giustizia, Roberto Castelli, presente oggi a Como alla proiezione di Submission, il film girato dal regista olandese Theo Van Gogh ucciso da un estremista islamico ad Amsterdam, nel novembre del 2004, proprio per aver realizzato questo lavoro.

Il ministro osserva che raramente accade che qualcuno giri con il burqa, anche perché non si può, andare in giro mascherati è reato. Il testo unico della legge di pubblica sicurezza, all'articolo 85, vieta di comparire mascherati in luogo pubblico e prevede per i contravventori una sanzione amministrativa. Castelli insiste: bisogna far rispettare le leggi, anche se, continua, capisco che è facile dirlo e molto difficile farlo, perché se non c'è una cultura di base per cui tutti gli appartenenti alla società ne accettano i principi, è difficile. Però è lì che dobbiamo arrivare.

(...) E ai cronisti che chiedono se stia parlando di una qualche forma di denuncia, il ministro risponde sì, una multa, una denuncia. Non si può violare la legge, mi sembra incredibile che si ponga in discussione il fatto che qualcuno può violare le leggi. Le leggi - conclude - non le può violare nessuno.

Lasciando da parte il concetto di "mascherata", che applicato al burqa potrebbe non essere pertinente, dal momento che non si tratta di una maschera ma di un abito tradizionale, c'è qualcosa che vorrei chiedere al ministro Castelli. Ma occorre una breve premessa.

E' giustissimo che le leggi, in un paese civile, le rispettino tutti. Se, perciò, indossare il burqa rientra nei comportamenti proibiti dall'articolo di legge citato da Castelli, è giusto che quella proibizione venga fatta rispettare. Tuttavia, ministri e politici non sono al di fuori della legge. Anzi, in quanto rappresentanti del popolo, insigniti delle alte funzioni di legiferare e di governare, dovrebbero essere attenti al rispetto della legge più dei comuni cittadini. Il loro comportamento verso le leggi è, infatti, fonte di esempio per tutti noi.

Se questo è vero, ed ecco la mia domanda, perché, caro ministro Castelli, quando Fini e il suo collega di partito Calderoli fumano nelle riunioni di governo, lei non alza la sua voce autorevole con altrettanta forza e chiarezza di quanto ha fatto per la "mascherata" del burqa, per intimare ai suoi due strafottenti colleghi il rispetto del divieto di fumo nei luoghi pubblici promosso dall'ex ministro Sirchia? Perché non ci risultano sue dichiarazioni alla stampa per condannare la ricomparsa dei posacenere a Palazzo Chigi?

Forse che la sostituzione di Sirchia al ministero della Salute ha abrogato di fatto il divieto? Oppure Palazzo Chigi è al di fuori della giurisdizione delle leggi e dei decreti dello Stato? O forse lei, come tanti altri italiani, è talmente abituato nella sua vita quotidiana a considerare le leggi come consigli, non come ordini, che non ci ha fatto neppure caso? O forse lei pensa che le leggi le debbano rispettare solo i musulmani che vivono in Italia, mentre ministri e parlamentari della Repubblica ne sono esentati?

Mi risponda, per favore, perché a me non viene in mente alcuna risposta accettabile per questo arrogante modo di considerare l'applicazione delle leggi secondo due pesi e due misure.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  5/6/2005 alle ore 10,46.

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