Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Il Rapporto 2005 di Amnesty International sugli Stati Uniti d'America

La traduzione in italiano del capitolo del Rapporto 2005 di Amnesty International dedicato agli Stati Uniti d'America.

Gli Stati Uniti, nella manichea visione del mondo del loro presidente George W. Bush, sono l'Impero del Bene, che ha assunto filantropicamente sulle proprie spalle il doloroso e difficile compito di combattere l'Asse del Male, costituito dalle forze oscure del terrorismo internazionale, che fanno capo ad Osama bin Laden e agli «stati canaglia», quali Iran e Corea del Nord. La definizione millenaristica di "Asse del male" (Axis of evil) fu coniata da Bush in un celebre Discorso sullo Stato dell'Unione, tenuto il 29 gennaio 2002 [1], quando si era nel pieno della reazione emotiva seguita all'attentato contro le Torri gemelle. Da allora noi italiani, in quanto alleati attivamente impegnati al fianco della superpotenza americana, siamo stati cooptati di diritto tra le "forze del bene".

Vediamo allora di conoscere un po' meglio questo presunto Impero del Bene. Cerchiamo di capire in che misura gli Stati Uniti siano meritevoli della patente di filantropi e benefattori dell'umanità. Possiamo farlo, per esempio, grazie al Rapporto 2005 di Amnesty International dedicato agli Stati Uniti. Mi sono preso la briga, infatti, di tradurlo in italiano.

Leggendo il dettagliato rapporto di AI ci balzano agli occhi in rapida successione:

Che bello, amici, fare parte dell'Impero del Bene! Ci si sente così buoni e ben disposti verso il mondo intero! E' un piacere, poi, esportare la democrazia dovunque. Sì, tocca farlo a suon di bombe, ma ti fa sentire artefice del destino dell'umanità.

L'Italia, nel suo piccolo, fa quello che può per emulare il gigante buono a cui si è alleata. Ed infatti il capitoletto dedicato a noi nel Rapporto 2005 di Amnesty International è pieno di tante belle schifezze. Roba da esserne orgogliosi! Sia chiaro, nulla di paragonabile a quello che avviene negli Stati Uniti. Noi non uccidiamo ancora i nostri nemici interni ed esterni a fin di bene. Non siamo ancora dei "fuoriclasse" della squadra del Bene, ma dei semplici praticanti. Ci applichiamo, cerchiamo di migliorare, ma abbiamo ancora molta strada davanti a noi, prima di raggiungere le sublimi vette di liberalità e di democrazia di cui gli amici statunitensi sono campioni. Ma il capitolo sull'Italia lo tradurrò un'altra volta. Per ora basti quel che segue...

Contenuti del dossier di Amnesty International sugli Stati Uniti

Stati Uniti d'America

Copre gli eventi da gennaio a dicembre 2004

Centinaia di detenuti continuavano ad essere trattenuti senza imputazione o processo nella base navale statunitense di Guantànamo Bay a Cuba. Migliaia di persone erano detenute durante le operazioni militari e di sicurezza statunitensi in Iraq ed in Afghanistan, e veniva loro ordinariamente vietato di incontrare i propri familiari ed avvocati.

Erano iniziate o condotte indagini militari su accuse di torture e maltrattamenti di detenuti da parte di personale statunitense nella prigione di Abu Ghraib in Iraq e su denunce di morti durante la detenzione e di maltrattamenti da parte di forze statunitensi in altre parti dell'Iraq, in Afghanistan e a Guantànamo. Si ebbe prova che l'amministrazione USA aveva autorizzato tecniche d'interrogatorio che violavano la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Cominciavano le udienze preliminari della commissione militare in Guantànamo, ma venivano poi sospese in attesa di una decisione da parte del tribunale.

Negli Stati Uniti più di 40 persone morivano dopo essere state colpite dalle pistole elettriche della polizia, facendo nascere preoccupazioni circa la sicurezza di tali armi. La pena di morte continuava ad essere decretata ed applicata.

Tribunale Criminale Internazionale

Il governo statunitense ha intensificato i suoi sforzi per limitare il potere del Tribunale Criminale Internazionale (ICC [International Criminal Court]). In dicembre, il Congresso ha approvato un provvedimento all'interno di una legge finanziaria del governo che impone il rifiuto di una data assistenza economica ai governi che rifiutano di garantire ai cittadini statunitensi l'immunità davanti all'ICC.

Guantánamo Bay

Alla fine dell'anno, più di 500 detenuti di 35 nazionalità all'incirca continuavano ad essere imprigionati senza imputazione o processo presso la base navale statunitense di Guantánamo Bay, sulla base di possibili legami con al-Qaeda o con il precedente governo talebano dell'Afghanistan. Mentre almeno 10 altri detenuti furono trasferiti alla base dall'Afghanistan nel corso dell'anno, più di 100 altri furono trasferiti nei loro paesi di provenienza per continuare la detenzione o per essere rilasciati. Tra i rilasciati vi erano almeno tre bambini detenuti, ma si ritiene che almeno altre due persone, che avevano meno di diciotto anni all'epoca della detenzione, continuassero a rimanere a Guantanamo alla fine dell'anno. Il Dipartimento della Difesa non ha fornito né le identità né il numero preciso dei detenuti imprigionati a Guantanamo, alimentando la preoccupazione che dei detenuti possano essere trasferiti dalla e alla base senza comparire nelle statistiche ufficiali.

Tramite una storica sentenza, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito in giugno che le corti federali statunitensi hanno giurisdizione sui detenuti di Guantanamo. Tuttavia l'amministrazione ha fatto di tutto per tenere il più lontano possibile da un equo processo l'esame delle cause dei detenuti. Fu istituito il Tribunale per l'Esame dello Status di Combattente (CSRT [Combatant Status Review Tribunal]), un corpo esaminatore amministrativo consistente di giurie formate da tre ufficiali militari, con lo scopo di determinare se i detenuti fossero combattenti nemici. Ai detenuti non furono concessi avvocati per difenderli in questo processo; prove segrete potrebbero essere usate contro di loro. Molti detenuti boicottarono il processo, che, per la fine dell'anno, aveva sancito che più di 200 detenuti erano combattenti nemici, mentre due di loro non lo erano e potevano essere rilasciati. Le autorità annunciarono anche che tutti i detenuti qualificati come combattenti nemici avrebbero passato una revisione annuale delle loro cause davanti ad una Commissione d'Esame Amministrativa (ARB [Administrative Review Board]), per determinare se dovessero essere ancora trattenuti. Di nuovo non fu permesso ai detenuti di avvalersi di un consulente legale o di avere accesso alle prove segrete. Sia il CSRT sia l'ARB potrebbero attingere a prove estorte sotto tortura o tramite altre forme di coercizione. In dicembre, il Pentagono annunciò che avrebbe amministrato il suo primo ARB.

Il governo informò i detenuti che avrebbero potuto depositare petizioni per l'habeas corpus [2] dinanzi alla corte federale, dando loro l'indirizzo del Tribunale Distrettuale di Washington DC. Aggiunse anche, però, con la stessa decisione che i detenuti non avevano appoggi né nel diritto costituzionale né in quello internazionale per contestare la legittimità della loro detenzione. Alla fine dell'anno, sei mesi dopo la sentenza della Corte Suprema, nessun detenuto aveva ricevuto un esame equo della legittimità della propria detenzione.

Detenzioni in Afghanistan e in Iraq

In agosto, la Commissione Indipendente del Dipartimento di Revisione delle Operazioni di Detenzione della Difesa, nominata dal Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, a seguito della pubblicazione di fotografie di torture e maltrattamenti commessi da personale statunitense nella prigione di Abu Ghraib in Iraq (vedi sotto), riferì che dall'inizio delle invasioni dell'Afghanistan e dell'Iraq circa 50.000 persone erano state detenute durante le operazioni militari e di sicurezza degli Stati Uniti.

Le forze statunitensi amministravano circa 25 strutture penitenziarie in Afghanistan e 17 in Iraq (vedi sotto). Ai detenuti era ordinariamente proibito di vedere avvocati e familiari. In Afghanistan il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC [International Committee of the Red Cross]) ha potuto incontrare solo alcuni detenuti nelle basi aeree di Bagram e di Kandahar.

Detenzioni in località segrete

Un certo numero di detenuti, che si pensa fossero quelli considerati maggiormente importanti dalle autorità statunitensi per il possesso di informazioni riservate, si supponeva che rimanessero in detenzione segreta presso località ignote. In alcuni casi, la loro situazione equivaleva ad una "sparizione". Si riteneva che alcuni individui fossero stati imprigionati in località segrete per un periodo di tre anni. Il rifiuto o l'omissione da parte delle autorità degli Stati Uniti, di chiarire il luogo in cui si trovavano e lo status dei detenuti, violava chiaramente i principi della Dichiarazione delle Nazioni Unite sulla Protezione di tutte le Persone dalla Sparizione forzata.

Continuavano intanto le accuse rivolte alle autorità statunitensi di essere impegnate nel trasferimento segreto di detenuti da un paese all'altro, esponendoli al rischio di tortura e di maltrattamenti.

Commissioni militari

Alla fine dell'anno, 15 detenuti erano stati sottoposti all'Ordinamento Militare del 2001 sulla Detenzione, il Trattamento e il Processo di alcuni Non-cittadini nella Guerra contro il Terrore. I detenuti giudicati in base all'Ordinamento Militare possono essere imprigionati senza imputazione o processo o giudicati davanti a una commissione militare. Le commissioni militari sono corpi esecutivi, non tribunali indipendenti o imparziali, con il potere di emettere sentenze di morte; non c'è alcun diritto di appello contro le loro decisioni.

Quattro dei quindici - i cittadini yemeniti Ali Hamza Ahmed Sulayman al Bahlul e Salim Ahmed Hamdan; il cittadino australiano David Hicks; e Ibrahim Ahmed Mahmoud al Qosi del Sudan - erano stati incriminati per aver commesso crimini di guerra ed altri reati. Le prime udienze preliminari per questi quattro detenuti erano state tenute ad agosto.

L'8 novembre, il giudice del Tribunale distrettuale degli Stati Uniti James Robertson, che presiedeva il ricorso per l'habeas corpus di Salim Hamdan, emise un'ordinanza che stabiliva che Salim Hamdan non avrebbe potuto essere giudicato come imputato da una commissione militare. Il giudice Robertson ordinò che, a meno che e finché un tribunale competente, così come richiesto dall'articolo 5 della Terza Convenzione di Ginevra, non determinasse che Salim Hamdan non fosse qualificato come prigioniero di guerra, egli avrebbe potuto essere giudicato soltanto da una corte marziale secondo il Regolare Codice di Giustizia Militare degli Stati Uniti.

Il giudice Robertson sostenne che, anche se a Selim Hamdan non fosse riconosciuto lo status di prigioniero di guerra da un tribunale competente che soddisfacesse i requisiti richiesti dalla Terza Convenzione di Ginevra (che secondo il giudice non erano soddisfatti né dalle risoluzioni presidenziali né da quelle del CSRT), l'essere processato da una commissione militare sarebbe stato illegale, dal momento che le regole delle commissioni militari permettono l'esclusione dell'imputato da alcune sessioni ed il nascondimento di alcune prove tenute come riservate o "protette". I procedimenti della commissione militare erano ancora sospesi alla fine dell'anno, avendo il governo fatto ricorso contro la sentenza del giudice Robertson.

Torture e maltrattamenti di detenuti fuori dagli Stati Uniti

Le prove fotografiche delle torture e dei maltrattamenti di detenuti nella prigione di Abu Ghraib in Iraq da parte di soldati statunitensi divennero pubbliche alla fine di aprile, generando grande impressione a livello nazionale e internazionale. Il presidente Bush ed altri funzionari affermarono immediatamente che il problema era ristretto ad Abu Ghraib e ad alcuni soldati dal comportamento stravagante.

Il 22 giugno, dopo che erano trapelati precedenti documenti governativi sulla "guerra al terrore" che suggerivano che torture e maltrattamenti erano stati previsti, l'amministrazione prese la decisione di togliere la qualifica di segreti ad alcuni documenti scelti, per mettere le cose in chiaro. Tuttavia i documenti resi pubblici mostravano che l'amministrazione aveva autorizzato tecniche d'interrogatorio che violavano la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura e che il Presidente aveva affermato, in un importante memorandum politico del 7 febbraio 2002, che, benché i valori degli Stati Uniti esigono da noi che si trattino i detenuti con umanità, ve ne sono alcuni che non sono qualificati di diritto ad un simile trattamento. I documenti discutevano, tra le altre cose, i modi in cui gli agenti statunitensi avrebbero potuto sottrarsi alla proibizione internazionale sulla tortura e su altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti, compresa la tesi che il Presidente avrebbe potuto non tener conto delle leggi internazionali e nazionali che proibiscono tali trattamenti. Questi ed altri documenti indicavano anche che la decisione del presidente Bush, di non applicare le Convenzioni di Ginevra ai detenuti catturati in Afghanistan, aveva seguito il parere del suo consulente legale, Alberto Gonzalez, che ciò avrebbe reso più liberi gli agenti statunitensi che conducevano gli interrogatori nella "guerra al terrore" ed avrebbe reso meno probabili futuri procedimenti penali per crimini di guerra contro agenti degli Stati Uniti. A seguito delle elezioni presidenziali di novembre, il Presidente Bush nominava Alberto Gonzalez Ministro della Giustizia nella sua nuova amministrazione.

Il 30 dicembre, poco tempo prima delle udienze in Senato per la nomina di Alberto Gonzales, il Dipartimento della Giustizia sostituì uno dei suoi più controversi memorandum sulla tortura, datato agosto 2002. Benché il nuovo memorandum fosse un miglioramento di quello precedente, gran parte della versione originale permaneva in un Rapporto del Gruppo di Lavoro del Pentagono sugli interrogatori di detenuti nella Guerra Globale al terrorismo, datato 4 aprile 2003, che rimaneva in vigore alla fine dell'anno.

Un rapporto di febbraio dell'ICRC sugli abusi da parte delle forze della Coalizione in Iraq, giudicati in certi casi "equivalenti alla tortura", era trapelato, come pure il resoconto di un'investigazione voluta dal Generale di divisione dell'esercito degli Stati Uniti Antonio Taguba. Il rapporto Taguba aveva scoperto numerosi casi di abusi criminali sadici, evidenti e ingiustificati contro prigionieri detenuti nel carcere di Abu Ghraib tra ottobre e dicembre 2003. Aveva anche scoperto che agenti statunitensi avevano tenuto nascosto un certo numero di detenuti alla ICRC, che venivano chiamati detenuti fantasma. Fu in seguito rivelato che uno di questi detenuti era morto durante la prigionia, una delle parecchie morti che furono rivelate nel corso dell'anno, per le quali si ritiene che la tortura o i maltrattamenti siano stati un fattore concomitante.

Durante l'anno, le autorità cominciarono una serie di inchieste e di procedimenti criminali contro soldati nonché inchieste ed ispezioni sulle politiche e le pratiche di interrogatorio e detenzione. Le inchieste accertarono che c'erano stati all'incirca 300 casi registrati di presunti abusi in Afghanistam Guantanamo ed Iraq. Il 9 settembre, il Maggiore Paul Kern, che sovrintendeva a una delle inchieste militari, riferì alla Commissione del Senato sulle Forze Armate che c'erano stati non meno di 100 casi di detenuti fantasma sotto la custodia degli Stati Uniti in Iraq. Il Segretario alla Difesa Rumsfeld ammise di aver autorizzato i servizi segreti (CIA [Central Intelligence Agency]) a lasciare almeno un detenuto fuori da qualsiasi registro carcerario.

Tuttavia c'era preoccupazione per il fatto che la maggior parte delle inchieste erano condotte dagli stessi militari e non avevano il potere di portare l'investigazione fino ai più alti livelli governativi. Le attività della CIA in Iraq e altrove, per esempio, rimanevano ammantate di mistero. Nessuna inchiesta aveva a che fare con il presunto coinvolgimento degli USA in trasferimenti segreti da un paese all'altro e con le torture e i maltrattamenti che ne potevano essere derivati. Molti documenti rimanevano coperti da segreto. AI insisteva perché una commissione d'inchiesta dotata di pieni poteri accertasse tutti gli aspetti della guerra al terrore e delle politiche e delle pratiche d'interrogatorio e detenzione degli USA.

Durante l'anno, alcuni detenuti rilasciati asserirono di essere stati torturati o maltrattati mentre erano prigionieri degli Stati Uniti in Afghanistan e a Guantanamo. Emersero inoltre delle prove che altri, tra cui agenti del Federal Bureau of Investigation (FBI) e l'ICRC, avevano scoperto che simili abusi erano stati commessi a danno dei detenuti.

Detenzione di "combattenti nemici" negli Stati Uniti

In giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti deliberò che Yaser Esam Hamdi, un cittadino statunitense detenuto per più di due anni in custodia militare come "combattente nemico" senza imputazione né processo, aveva diritto ad un giusto processo e al riesame dell'habeas corpus della sua detenzione da parte dei tribunali statunitensi. Il suo caso fu rinviato per ulteriori atti davanti ai tribunali di primo grado. Prima che si potesse celebrare un processo, fu liberato in Ottobre dagli Stati Uniti e trasferito in Arabia Saudita, sotto condizioni concordate tra i suoi avvocati ed il governo degli Stati Uniti. Queste includevano la rinuncia alla cittadinanza statunitense e l'impegno a non lasciare l'Arabia Saudita per cinque anni e a non recarsi mai in Afghanistan, Iraq, Israele, Pakistan o Siria.

José Padilla, cittadino degli Stati Uniti, e Ali-Saleh Kahlah Al-Marri, cittadino del Qatar, rimanevano detenuti senza imputazione né processo come "combattenti nemici". José Padilla aveva presentato alla Corte Suprema una petizione simile a quella di Yaser Hamdi, ma la Corte rigettò la sua petizione, asserendo che l'appello era stato presentato alla giurisdizione sbagliata. Il caso era in attesa di un nuovo dibattimento nel Sud Carolina, mentre egli era ancora detenuto in un carcere militare alla fine del 2004.

Detenuti per reati d'opinione

Il Sergente Maggiore Camilo Mejía Castillo e il Sergente Abdullah William Webster, obiettori di coscienza, furono incarcerati e detenuti per reati d'opinione. Entrambi gli uomini erano ancora in prigione alla fine dell'anno.

Il Sergente Maggiore Camilo Mejía Castillo fu condannato ad un anno di reclusione per diserzione, dopo che si era rifiutato di far ritorno alla propria unità in Iraq per ragioni morali, che avevano a che fare con i suoi dubbi circa la legalità della guerra e la condotta delle truppe americane nei confronti dei civili e dei prigionieri iracheni. Il suo processo andò avanti in maggio, nonostante la decisione pendente da parte dell'esercito circa la sua istanza per ottenere lo status di obiettore di coscienza.

In giugno il Sergente Abdullah William Webster, che aveva servito nell'esercito statunitense fin dal 1985, fu condannato a 14 mesi di reclusione e alla perdita dello stipendio e delle indennità, per essersi rifiutato di partecipare alla guerra in Iraq sulla base delle sue credenze religiose. Gli era stato ordinato di prendere servizio in Iraq, nonostante egli avesse inoltrato un'istanza per essere riassegnato a servizi da non combattente. La sua domanda per lo status di obiettore di coscienza fu rigettata, adducendo che la sua obiezione era non per la guerra in generale ma per una guerra in particolare.

Rifugiati, migranti e asilanti

In novembre il canale National Public Radio (NPR) riferì di presunti abusi ai danni di immigrati detenuti in tre carceri del New Jersey, tra i quali Passaic Jail e Hudson County Correctional Center. Le denunce riguardavano due prigionieri che sarebbero stati picchiati mentre erano ammanettati ed altri che sarebbero stati morsi da cani da guardia. AI aveva riferito di analoghi abusi nel 2003. La maggior parte delle presunte vittime di cui ha parlato NPR sarebbero state deportate prima che le investigazioni potessero essere completate. Il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale affermò che stava riesaminando numerose strutture detentive in appalto, ma non specificò quali prigioni fossero incluse nella revisione.

Maltrattamenti ed uso eccessivo della forza da parte di ufficiali giudiziari

Ci sono state denunce di maltrattamenti e morte durante la detenzione, correlate alle pistole elettriche di "nuova generazione": armi che sparano un potente elettroshock, impiegate o sperimentate da più di 5.000 agenzie di polizia o di correzione statunitensi. Più di 40 persone morirono dopo essere state colpite con le pistole elettriche della polizia degli Stati Uniti, portando a più di 70 il numero totale di tali morti denunciate a partire dal 2001. Mentre solitamente i coroner attribuivano la causa della morte a fattori come l'intossicazione da droghe, in almeno cinque casi trovarono che le pistole elettriche avevano giocato un ruolo.

La maggior parte delle persone morte erano disarmate e non mostravano di costituire una seria minaccia quando furono colpiti con l'elettroshock. Alcuni furono sottoposti a molteplici scariche ed alcuni a misure di forza aggiuntive, quali spray al pepe o pericolosi bloccaggi, tra cui la presa del maiale (piazzare qualcuno a faccia in giù con le mani e i piedi legati insieme dietro la schiena).

E' stato riferito che le pistole elettriche venivano usate abitudinariamente da alcuni funzionari per tramortire persone mentalmente disturbate o che semplicemente si rifiutavano di obbedire agli ordini. Bambini e vecchi erano tra le persone colpite. Nella maggior parte dei casi, i funzionari coinvolti furono prosciolti dalle accuse di illecito. In alcuni dipartimenti le pistole elettriche sono diventate il più comune strumento di forza usato dai funzionari contro una vasta gamma di sospetti.

AI ha reiterato i suoi reclami alle autorità statunitensi, affinché sospendano l'uso e la distribuzione di pistole elettriche ed altre armi atte a stordire, in attesa di un'inchiesta rigorosa e indipendente sul loro uso e i loro effetti.

Pena di morte

Nel 2004 sono state giustiziate 59 persone, portando a 944 il numero totale dei prigionieri messi a morte da quando la Corte Suprema degli Stati Uniti revocò una moratoria sulle esecuzioni nel 1976. Il Texas ha contribuito con 23 al totale delle esecuzioni dell'anno, e con 336 a tutte le esecuzioni negli Stati Uniti a partire dal 1976. Cinque persone sono state liberate dal braccio della morte nel 2004 perché giudicate innocenti, portando a 117 il numero dei casi di questo tipo a partire dal 1973.

Otto persone perseguite legalmente nella giurisdizione della Contea di Harris sono state giustiziate nel corso dell'anno, nonostante la preoccupazione per l'affidabilità delle prove di polizia scientifica elaborate dal laboratorio criminale del Dipartimento di Polizia di Houston (HPD), nel quale erano venuti alla luce seri problemi nel corso del 2003. In ottobre, un giudice della Corte d'Appello Criminale del Texas affermò che ci sarebbe dovuta essere una moratoria su tutte le esecuzioni per le quali i convincimenti fossero basati su prove provenienti dal laboratorio criminale HPD, finché l'affidabilità delle prove non fosse stata verificata. La sua fu la sola voce dissenziente, quando il Tribunale rigettò la richiesta del detenuto del braccio della morte Dominique Green di bloccare l'esecuzione, in base alla preoccupazione per l'accuratezza del responso balistico del HPD relativo al suo caso, e alla scoperta di 280 scatole di reperti etichettate in modo inaccurato, che avrebbero potuto influenzare migliaia di casi criminali. Dominique Green è stato giustiziato il 26 ottobre.

Gli USA hanno continuato a trasgredire la legge internazionale adoperando la pena di morte contro i rei minori di età, cioè persone al di sotto dei 18 anni all'epoca del crimine. All'incirca 70 rei minori di età rimanevano nel braccio della morte durante l'anno, più di un terzo di loro in Texas.

  • In gennaio, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha accolto un appello dallo Stato del Missouri per il caso di Christopher Simmons, che aveva 17 anni all'epoca del crimine. La Corte Suprema del Missouri aveva revocato la sentenza di morte nel 2003 sulla base del consenso nazionale che si era sviluppato contro l'esecuzione di minori. Le programmate esecuzioni di un certo numero di minori rimanevano in attesa di un pronunciamento da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, che era atteso per i primi del 2005.
  • Il 31 marzo il Tribunale Internazionale di Giustizia (ICJ, International Court of Justice) emise il suo giudizio a seguito di un'azione legale intentata dal Messico per conto di suoi cittadini arrestati, ai quali erano stati negati i diritti consolari ed erano stati condannati a morte negli Stati Uniti. Lo ICJ trovò che gli USA avevano violato gli obblighi internazionali stabiliti dalla Convenzione di Vienna per le Relazioni Consolari e che dovevano provvedere ad un effettivo riesame giudiziale e alla riconsiderazione dell'effetto delle violazioni sui casi dei cittadini stranieri coinvolti. Lo ICJ notò con grande preoccupazione che era già stata fissata la data dell'esecuzione per Osvaldo Torres Aguilera, uno dei cittadini messicani citati nell'azione legale. L'esecuzione di Osvaldo Torres fu successivamente commutata dal governatore dell'Oklahoma a seguito di un appello alla clemenza da parte del Presidente del Messico e ad una raccomandazione a sostegno della commutazione della pena da parte della commissione statale per le indulgenze. Il 10 dicembre, la Corte Suprema degli Stati Uniti accettò di dibattere il ricorso in appello di José Medellin, un cittadino messicano nel braccio della morte in Texas, allo scopo di determinare quale effetto dovesse avere sui tribunali statunitensi la sentenza dello ICJ. Si attende che il caso venga considerato nel corso del 2005.

Prigionieri con storie di seria malattia mentale continuavano ad essere condannati a morte e giustiziati.

  • Charles Singleton veniva giustiziato in Arkansas il 6 gennaio. Mentre era rinchiuso nel braccio della morte, la sua malattia mentale era divenuta così acuta che doveva essere medicato con la forza.
  • Kelsey Patterson, a cui era stata diagnosticata una schizofrenia paranoide, veniva giustiziato in Texas il 18 maggio. Il governatore del Texas aveva rigettato una raccomandazione alla clemenza per il suo caso da parte della Commissione statale di Grazia e Libertà sulla Parola [state Board of Pardons and Paroles].
  • Il 5 agosto veniva giustiziato in Alabama James Hubbard. Aveva 74 anni - il detenuto più anziano ad essere rinchiuso nel braccio della morte negli Stati Uniti a partire dal 1977 - ed era stato nel braccio della morte per più di un quarto di secolo. Pare che James Hubbard soffrisse di demenza, per cui talvolta dimenticava chi fosse e per quale ragione fosse rinchiuso nel braccio della morte.

Ispezioni di AI

Delegati di AI hanno visitato lo Yemen in Aprile ed hanno parlato con parenti di detenuti provenienti dalla regione del Golfo, imprigionati a Guantanamo Bay. Un delegato di AI presenziò alle udienze preliminari della commissione militare, tenute a Guantanamo Bay in agosto e novembre.

[1] States like these, and their terrorist allies, constitute an axis of evil, arming to threaten the peace of the world. By seeking weapons of mass destruction, these regimes pose a grave and growing danger. They could provide these arms to terrorists, giving them the means to match their hatred. They could attack our allies or attempt to blackmail the United States. In any of these cases, the price of indifference would be catastrophic.

[2] Per la nozione di habeas corpus, vedi in inglese http://www.lectlaw.com/def/h001.htm ed in italiano http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/h/h000.htm e http://www.cybertempo.it/orzinuovi/diritto/habeas%20corpus.htm.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Giorgio Beltrammi - 2/7/2005 ore 19,59

    Ciao Michele,
    tu sai perfettamente come la penso e il rapporto di Amnesty International non fa altro che non solo confermare quello che penso, ma ad accrescere il mio giudizio deteriore e disperato su un popolo che è causa non dico di ogni male, ma di quelli che non riconoscono una causa naturale!

    Mi dispiace, non ci sono attenuanti a questo mio amaro, disincantato e pessimo giudizio.

    Grazie della segnalazione.

    Ciao Ciao :-|
  2. Commento di La pulce d'acqua - 4/7/2005 ore 15,22

    Quello che mi sgomenta di più, è che gli "Americani", li abbiamo inventati noi europei; e bisogna anche aggiungere, che noi italiani abbiamo dato molto, affinché il popolo americano avesse persino una costituzione.

    In God we trust, amen.

    Marco.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  2/7/2005 alle ore 18,52.

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