Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Catullo e l'euro

Benché violentemente attaccato dai leghisti, l'euro ha rappresentato, e tuttora rappresenta, un'ancora di salvezza per la traballante e mal gestita economia italiana.

Recentemente mi è capitato di commentare su un blog che l'odio, come l'amore, è un sentimento che non va sprecato, tanto più che difficilmente può venirne qualcosa di buono. Rifletto ora che odio e amore, per quanto antitetici, possono anche coesistere, come c'insegnò il poeta latino Gaio Valerio Catullo in uno dei suoi Carmina più famosi, dedicato alla sua Lesbia, maliosa e libertina.

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

(Ti odio e ti amo. Come possa fare ciò, forse ti chiedi.
Non lo so, ma sento che così avviene e me ne tormento.)

Carmina, LXXXV

Eredi di tanto poeta, gli italiani sembrano oggi combattuti dallo stesso dissidio interiore, non già a causa di una donna, ma per la moneta che si sono ritrovati in tasca a seguito dell'unificazione economica e monetaria europea, cioè l'euro.

Come l'amante sfuggente su cui pure sono stati proiettati molti sogni, la moneta sembrerebbe averci tradito e le sue grazie, quanto più erano promesse ed ambite, oggi ci sembrano tanto più dolorosamente negate. Tra un lui e una lei il conto delle colpe è uno di quelli che spesso non torna e, se l'amata sfugge l'amato, la colpa è probabilmente anche di quest'ultimo. Il governo di un rapporto amoroso non è diverso dal governo di una moneta, richiede mille attenzioni.

Nel nostro caso, queste attenzioni non si può dire proprio che ci siano state, ma non voglio polemizzare più di tanto. La questione è già troppo complicata e confusamente dibattuta, soprattutto a seguito della recentissima proposta della Lega Nord di sottoporre a un tardivo referendum consultivo l'adesione dell'Italia all'euro e di tornare, in caso di successo, a una lira allineata con il dollaro.

Leggo sulla Padania online:

«CHI HA PAURA DEL REFERENDUM?» -Sull'euro la parola deve tornare al popolo sovrano, ha ribadito ieri Maroni, nonostante le critiche arrivate sia dalla maggioranza che dall'opposizione, alla sua proposta di ricorrere alla consultazione popolare per decidere se far sopravvivere l'euro o tornare alla lira. Chi ha paura del referendum ha dichiarato il ministro leghista ha paura della democrazia. Maroni lamenta infatti che sull'introduzione della moneta unica c'è stato un deficit di democrazia. Il popolo sovrano non è stato mai consultato ed ora è il momento di farlo. Per questo, assicura il ministro, continueremo fino in fondo la nostra battaglia per fare questo referendum. Nulla è impossibile se la decisione viene presa dal popolo sovrano.

«DECIDA IL POPOLO» - Sulla stessa linea di Maroni anche Mario Borghezio, capo delegazione della Lega Nord al Parlamento Europeo, secondo il quale è impensabile che una totale cessione di sovranità monetaria, come quella realizzatasi con il passaggio all'euro e l'abbandono della cara vecchia lira possa essere stata decisa autonomamente da una classe politica notoriamente subordinata alle decisioni delle occulte oligarchie finanziarie, senza consultare minimamente il popolo, fonte di ogni legittimità. Le coraggiose dichiarazioni del ministro Maroni sul passaggio almeno temporaneo alla doppia circolazione euro-lira ha aggiunto Borghezio hanno il merito di indicare una soluzione per il più grave fra i problemi che ha creato alla nostra economia l'adozione dell'Euro. Le scomposte reazioni che questa autorevole presa di posizione ha suscitato ha concluso l'euro deputato ci confermano ulteriormente di essere nel giusto.

Sarà italiota malfidenza, ma quando mi sento chiamare popolo sovrano da certi politici, scusate la crudezza, mi viene istintivamente da stringere le chiappe.

Potrei riportare di seguito alcuni dei molti commenti all'iniziativa leghista, alcuni li ritrovate già nel citato articolo de La Padania. Preferisco invece suggerirvi la lettura di qualcos'altro. Si tratta del testo intitolato L'euro e l'Italia, ripreso da un convegno del febbraio 2000, che è scaricabile dal sito della Rivista di Storia Finanziaria, pubblicata dal CIRSFI (Centro Interuniversitario di Ricerca per la Storia Finanziaria Italiana), presso l'Università "Federico II" di Napoli.

Vi troverete tratteggiati insieme e impietosamente la situazione dei conti pubblici italiani e il quadro politico ed economico dell'Italia fino anni '90, e descritto il radicale mutamento di assetti e prospettive imposto al nostro sistema dall'adesione all'Unione Economica e Monetaria (UEM). Capirete piuttosto facilmente perché l'Europa e i suoi vincoli siano tanto invisi a certi politici e a certi operatori economici.

L'autore del testo è l'avvocato Fausto Capelli, specializzato in Diritto Comunitario e Internazionale, professore di Diritto delle Comunità Europee all'Università di Parma, attivo e prestigioso divulgatore, come potete leggere nel profilo pubblicato sulle pagine web della rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

Capelli ha scritto pure diversi saggi e tra questi c'è L'euro questo sconosciuto - l'impatto dell'euro su imprese, pubblica amministrazione, cittadini, pubblicato da Editoriale Scientifica nel 1998 e ormai fuori catalogo. Proprio in questo saggio si ritrova un capitolo che è praticamente identico al testo che vi propongo di leggere. C'è qualche differenza nel paragrafo conclusivo, soprattutto per una considerazione finale molto esplicita ed estremamente attuale. Scrive Capelli:

Nello scontro tra i princìpi che hanno condizionato per anni il sistema economico italiano e quelli, di derivazione comunitaria, che in precedenza abbiamo descritto, ispirati alle regole dell'economia di mercato e della libera concorrenza, i secondi sono riusciti a prevalere rispetto ai primi. Ciò ha consentito allo Stato italiano di uscire da un tunnel le cui insidie sono state pienamente valutate soltanto negli ultimissimi tempi. Se l'Italia non fosse riuscita ad entrare nel gruppo degli 11 paesi che partecipano alla terza fase dell'UEM, la lira si sarebbe trovata probabilmente in notevoli difficoltà a causa delle turbolenze monetarie internazionali che hanno sconvolto l'Asia e la Russia e stanno probabilmente minacciando altre aggressioni in Sud America. Bisogna riconoscere che la fermezza dimostrata da tutti gli Stati membri che hanno seguito con decisione la linea tedesca, è stata abbondantemente ripagata. C'è solo da rabbrividire al pensiero di vedere la lira italiana fuori dall'euro, isolata in mezzo alle tempeste monetarie ed esposta ai pericoli che troppe volte in passato abbiamo corso. Che cosa sarebbe potuto capitare se la lira fosse rimasta isolata, nessuno è in grado di dirlo. E' comunque meglio non pensarci.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Cav. Wanda Guido alias Wendy - 23/3/2006 ore 11,31

    Perchè prendete per i fondelli noi italiani, Voi che arrogantemente Vi reputate menti eccelse? L'euro ci ha rovinati, l'euro chiede rapacemente e solamente e non da. Ma la prima avvisaglia c'era già stata negli anni 90 con l'ECU e con quante persone hanno perduto la casa ed alcune, più drammaticamente si sono suicidate. Ma la parola di noi cittadini non la pubblicate mai, pubblicate solo le menzogne dei politici e dei servi dei mass media.
    Distinti saluti? Controlliamo il vero significato delle parole "distinti", "signore", "cavaliere" ed "onorevole" ormai considerati utopia o luoghi comuni, ma comunque violentati come il nostro Paese, il nostro Parlamento, i cittadini ed i loro diritti.
  2. Commento di Michele Diodati - 23/3/2006 ore 12,30

    Caro Cav. Wanda, ma con chi ce l'ha? Con Vittorio Bica che ha scritto l'articolo (che non è un politico ma un comune cittadino come me e lei) o con chi ha introdotto l'euro in Italia e lo ha difeso?

    Comunque sia, mi sembra fuor di luogo questo suo scagliarsi contro la moneta unica. La colpa dei rincari in Italia non è dell'euro in sé, ma della disonestà di troppi nostri concittadini. Mi spieghi lei, per esempio, perché oggi mangiare in un ristorante costa quasi il doppio di prima dell'introduzione dell'euro, con aumenti che non hanno paragone né con l'aumento del costo delle materie prime né con l'inflazione media.

    Sono mancati, è vero, controlli adeguati da parte del governo. Ma è anche vero che non si possono controllare tutte le transazioni commerciali di 57 milioni di italiani. Prodi citava il fatto che a Bolzano, da quando c'è l'euro, i prezzi di molti generi comuni sono diventati maggiori (prima erano minori) di quelli praticati nella vicina Innsbruck, in Austria, con evidente danno per il turismo. Di chi è la colpa: dell'euro o di chi ha voluto approfittare del cambio di moneta per guadagnare più del lecito? A me sembra che la colpa sia appunto dei disonesti, non dell'euro in sé, che ci protegge piuttosto dalla svalutazione e tiene relativamente bassi i tassi d'interesse.

    Indistinti saluti,
    Michele Diodati

    P.S.: complimenti per il suo impegno animalista, testimoniato dai numerosi articoli presenti sul suo sito.
  3. Commento di Cav. Wanda Guido alias Wendy - 23/3/2006 ore 12,57

    Le do ragione sig. Diodati su quasi tutto. Si mi scaglio anche con chi difende l'euro. Presumibilmente quella persona non ha perduto, diciamo non ha avuto rubata una casa dopo tanti anni sacrifici e lavoro onesto, pagando prezzi amari, come la sottoscritta e tante altre persone. Certo proprio perchè animalista conosco non la sola disonestà umana, anche la malvagità e mi vergogno di essere tale. E non conosce anche le conseguenze in seguito di quel derubarmi quella casa, ma è tutto pubblico sul mio sito. Le invierò alla Sua mail personale, se Le interessa ed ha tempo di leggere, i link delle mie atroci vicissitudini e persecuzioni, cosa che del resto accade a chi onesto e quindi scomodo. Comunque trova sia stato democratico imporci di entrare in Europa con un Parlamento che non funziona ed è una contraddizione (parlo con cognizione di causa che sempre le spiegherò), imporci una moneta ed il tutto facendoci pagare persino una tassa il cui 60% promesso non è stato mai restituito? Trova che esso debba solo imporre e poi non tutelare i cittadini europei? Vedasi Banca Europea. Lo Stato Italiano, nella veste di chi ci governa alle mie richieste, eco-noanimaliste e non, risponde che deve chiedere il permesso al Parlamento Europeo, quest'ultimo mi risponde che non può interferire nei Paesi membri. Sarebbero dei campioni nello sport del ping-pong. Comunque, io rispetto il suo modo di pensare, si rispetti anche chi la pensa diversamente, soprattutto dopo aver subito sulla propria pelle e di chi ama, come può essere una figlia ed un compagno, oltre alle mie creature non umane, tanto dolore.

    Indistinti saluti
    Cav. Wanda Guido alias Wendy

    P.S.: La ringrazio per il riferimento al mio impegno animalista, sperando che sia sincero
  4. Commento di Michele Diodati - 23/3/2006 ore 14,57

    Rispetto per principio tutti quelli che la pensano diversamente. Quanto alle vicende dolorose della perdita della sua casa, non ho nessuna intenzione (né informazione) per contestare le sue affermazioni sul ping pong di responsabilità tra governo italiano e Unione Europea. Anzi, sono convinto che abbia ragione: lo scaricabarile è uno sport fin troppo diffuso.

    Rimango comunque convinto che la colpa dell'attuale situazione italiana non sia dell'euro in sé stesso, ma principalmente della disonestà di troppi nostri connazionali (per dirne una, sulle bancarelle dove prima dell'euro, era venduto tutto a 1000 lire, dopo il 2002 la stessa merce era venduta a 1 euro, cioè al doppio).

    Quanto al suo dubitare sulla sincerità dei miei complimenti per il suo impegno animalista, le segnalo alcuni articoli pubblicati su questo blog: "Travasi di bile", "L'inferno esiste e i diavoli siamo noi" e "Cani da pesca". Altri li trova nella categoria "animali".

    Saluti,
    Michele Diodati
  5. Commento di Vittorio Bica - 2/4/2006 ore 20,26

    Gentile signora Guido,
    pur lieto che abbia letto e ripreso il mio articoletto, leggo i suoi commenti con un po'di sbalordimento, ma non tanto per l'attacco personale, che trovo comunque fuori misura e gratuitamente offensivo.
    Posso capire che, a causa della sua dolorosa esperienza personale, non sia disponibile ad accettare alcuna ironia sull'argomento trattato, ma a maggior ragione lei non dovrebbe - ignorando oltretutto la mia storia personale - scagliarsi contro di me, ma piuttosto contro chi propugna certe soluzioni, come quella che trovo sul suo sito web.

    La Proposta del Movimento NO EURO

    L'Italia deve uscire dall'area Euro prima del fallimento totale di questa moneta.

    Oggi più che mai occorre una moneta nazionale da svalutare per difendere i nostri mercati dall'invasione dei prodotti soprattutto dell'area Euro (Francia e Germania in testa). Solo così si potrà difendere l'occupazione destinata a crollare con la permanenza dell'Euro, in quanto nessuna azienda produttiva può e potrà ancora competere con le aziende straniere.

    Per quello che scrive devo presumere che quello sopra sia pure il suo pensiero. Posso allora ricordare a lei, come agli altri lettori, che la causa della sua e nostra sventura degli anni '90 fu proprio e principalmente la debolezza strutturale dell'economia italiana e che questa l'espose ai pesanti attacchi della speculazione internazionale, con la conseguente, repentina ed ennesima svalutazione della lira contro le altre valute europee (quindi l'ECU) e il dollaro?
    Oggi con l'euro c'è chi - pur relativamete beneficiato dal ribasso dei tassi di interesse - si trascina ancora i vecchi debiti di allora, e chi, certo con non minore sacrificio rispetto a quindici anni fa, ha a sua volta acquistato la casa d'abitazione, accollandosi il debito di un mutuo ipotecario.
    Come crede, signora Guido, che si sentano queste persone, assistendo ora al nuovo rialzo dei tassi?
    Forse non la rende insonne il pensiero che l'Italia possa uscire, volontariamente o no dall'euro, tornando a una valuta nazionale (il "calderolo"?!) giocoforza debole e pure, nelle intenzioni, da svalutare pesantemente. A me sì, invece, perché mi è più che evidente che la maggioranza dei mutuatari, come degli altri debitori in euro e in dollari, si troverebbe presto in una condizione di insostenibilità finanziaria. Le famiglie vedrebbero nuovamente volatilizzarsi i risparmi e crollare il potere d'acquisto, a causa dell'inflazione. Probabilmente andrebbe in crisi il sistema bancario e lo Stato stesso tracollerebbe per via del già ora montante debito pubblico e dell'inevitabile esplosione della spesa per interessi. Senza contare le difficoltà in cui per prime si troverebbero le imprese, a causa dell'enorme rincaro delle materie prime, dell'energia e dello stesso credito.
    A suo vedere io sarò in errore, e magari pure un perfetto cretino, ma a me pare di assistere a un film già visto. Mi permetta, quindi, per la libertà di espressione che pure a me deve essere riconosciuta, di non desiderare per me e i miei familiari, né tanto meno per i miei concittadini, una tale prospettiva sudamericana e di contrastarla come posso.
    In chiusura, faccio notare a lei come ai nostri lettori, che diversamente da come afferma nel suo commento, la famosa eurotassa (o tassa per l'Europa) venne restituita proprio e solo nella misura del 60%. Il restante 40% non è stato buono a restituirlo nemmeno il governo uscente, che pure avrebbe potuto trarre un vantaggio propagandistico da un simile beau geste.
    Infine, gentile signora Guido, la prego di notare che i contenuti di questo blog sono sottoposti a una licenza Creative Commons, come spiegato nella sezione Diritti e collaborazioni del menu. Pertanto, se vuole ripubblicare il mio articolo sul suo sito, la invito a riportare i termini di tale licenza, come pure a riportare il link al blog, il link permanente dell'articolo e i riferimenti e i link alle risorse web di cui suggerisco la lettura; mi riferisco in particolare le pagine scritte dall'avvocato Fausto Capelli, senza le quali l'articolo perde la sua giustificazione e il suo valore divulgativo, risultando incompleto e meno comprensibile.

    Colgo l'occasione per farle anch'io i miei complimenti e sinceri auguri per il suo impegno animalista, porgendole, da cittadino semplice, distintissimi saluti.

  6. Commento di armando vinanti - 1/10/2007 ore 18,35

    1° l'euro doveva sostituire la lira mentre da parte di particolari categorie è stata cambiata come si entrasse in uno stato diverso ; ciò che costava 1000 lire doveva costare 0,50 cent. ma il giorno dopo dell'entrata dell'euro commercianti ,autonomi, artigiani,liberi professionisti hanno portato le mille lire ad un Euro,solo dipendenti e pensionati hanno avuto la retribuzione in eurovero.

    2° al governo c'era Berlusconi che si è limitato a mandarci il convertitore a dimostrazione che la lira andava sostituita e non cambiata ma il governo di Berlusconi non ha fatto nulla per impedire questa falsa e ladra trasformazione ed ha portato per es.
    banale la giocata del lotto minima da 1000 lire ad un euro e cosi per i c.c.postali, francobolli ecc.
    IL GOVERNO ha obbligato solo per tre mesi l'esposizione del doppio prezzo :Germania e Francia
    ed ora anche Slovenia i prezzi sono con le due monete.Poi se riteneva che l'Euro fosse una disgrazia doveva fare come l'Inghilterra. la Svezia e la Danimarca ed attendere tempi migliori.Al Governo non c'era Prodi (a Bruxelles) ma Berlusconi!
  7. Commento di Vittorio Bica - 2/6/2010 ore 1,22

    Quando lo scrissi, l'articoletto sembrò a qualcuno irriverente e stravagante. Il mio scopo era nobile, però: nell'oscurità, additare a tutti una lettura che fosse illuminante. Nell'odierna crisi europea, giunge speranzosa e ironica da Guido Ceronetti, grande traduttore di Catullo, una dichiarazione d'amore all'Euro.

    EURO AMORE MIO BELLO E SPIETATO

    EURO! L'ho amato, gli sono stato grato, fin dal primo giorno, quando la Lira lo lasciò padrone del campo, solo, e i lerci diecimila, i maleodoranti mille finivano nell'incineratore bancario e, croccanti, gli scarsi Euro corrispondenti erano accolti dai nuovi giubilanti portamonete. Oh quanti, in Italia, fin dal fragrante sbocciare della Repubblica Italiana nella brancicante, appiccicosa storia europea, avevano atteso che la moneta cambiasse o almeno fosse drasticamente svalutata, facendo di colpo, di mille, una lira soltanto - UNA, ma rifatta vergine, intrepida, combattiva, degna di un popolo vinto in guerra che raccoglie le forze che si oppongono alla morte e acchiappa, correndo a piedi nudi, il volante invincibile di Varzi e di Nuvolari.

    Ci fu un eroe, un bravo Achille, il liberale Epicarmo Corbino: era ministro del Tesoro e fece il possibile per riacciuffare la lira attratta dal nero pozzo e proiettarla ripulita ad altezza di marco - ma da sinistra gli minacciavano forca, garrote, ruota, squartamento. In tutti i cortei sindacali c'era sempre almeno un cartello con la silhouette di un penduto e la scritta: «Corbino a morte». Non volevano, quei raffinati psicologi, che i loro amati «lavoratori» si trovassero una busta-paga sgonfia invece che pallone, e se la prendessero con loro che non gli garantivano la gonfiatura perpetua rifilandogli una moneta asettica invece di una sputtanata. Ma non erano così scemi, come opinavano i Vertici, quei Trabajadores! Forse che l'euro, misura tardiva e molto più traumatica, è stato accolto male? Forse che nei cortei falciuti sono apparsi cartelli di «Prodi a morte»?

    Sarà pur ricorso a trucchi mediterranei Prodi, per far salire la penisola della malalira sul Treno Reale dell'euro, nordico, spietato, ma resta il titolo suo di gloria, la più medagliabile delle sue benemerenze patrie!

    Tanto poco m'intendo di queste cose che non ho mai cercato di capire perché invece di uguale a Lire Duemila nette l'italo-euro abbia subito per unità il cambio a Quasi-Due, generando equivoci perfino linguistici sull'equivalenza. Per un anno si fece ricorso alle macchinette, per molto meno i cartellini esibirono il doppio prezzo; poi ci si accorse che il demiurgo Commercio, sopprimendo questi iniziali pudori, faceva circolare dappertutto un Euro nudo, spuntato come dal nulla, al cambio chiarificatore di UN EURO A VALORE LIRE MILLE DEFUNTE.

    Era fatta, e la fregatura fu digerita - ma troppo Mediterraneo fattuale e concettuale (Ellade, Italia, Spagna, insieme a Portogallo e a, mi pare, Irlanda) rischia di far fiorire sotto i portichetti di una estesa porzione di Europa una pluralità di Gioco delle Tre Carte, in cui il solo compare vince.

    Dieci anni di euro (con l'augurio che diventino venti o trenta) non sono stati un salvagente etico di queste nazioni alla deriva morale; ma hanno sbarrato la strada, certamente, a più d'una catastrofe monetaria e avvicinato, nella pace (un pochino verminosa, sia pure) del portafogli e di più acrobatiche transazioni, popoli diversi butterati da guerre che parevano senza fine. Parti da Roma e arrivando a Brest, a Lubecca, ai confini della Russia, il pezzetto di carta identico dappertutto ti evita il palo dell'obbligo del Cambio, ti medica in parte la paura del luogo ignoto, ti fa sentire, anche se mediocremente fornito, un portatore di moneta forte - dunque un signore rispettabile, uno che, essendo dell'euro è, per incantesimo, della famiglia, - dunque perché lasciarlo morire dissanguato?

    Per mille ragioni, un cittadino che non era più giovane al sorgere dell'euro (e figuriamoci cos'è adesso: un malato della durata della vita) dichiara qui la sua trepidazione per l'euro in quanto sostegno, braccio, corrimano, suola antiscivolo. Della sua fantasmatica antisostanza finanziaria mi confesso ignorante come un guardiano di pecore: è un limbo che mi fa paura, ma l'euro cartaceo della BCE è un lume, una striscia pedonale, un salvacondotto per attraversare il nemico.

    Sul salvataggio della Grecia mediante assunzione del debito faccio questa riflessione: scendere a recuperare uno che sta asfissiando in una fogna può fare vittime a catena. È una sfida etica.

    Fa stralunare che lo Stato spagnolo abbia fatto, o stia facendo ancora, la spesa suicida di duemilacinquecento euro per ogni nuova nascita! Tale è la paura di scomparire da questa lacrimevole storia?

    Il timore di vedermi rivomitare in faccia una lazzarona di lira gonfiata, di pagare un giornale cinquemiladuecentocinquanta invece di un euro in caduta col paracadute che me lo vende uno e venti, mi rammenta la parola evangelica: è cane che ritorna al suo vomito.

    Vade retro, lira!! Euro - anche con bussola deviante - amore mio. Euro mon amour, my love, agàpimu, meine Liebe, mí querído!!

    - (Corriere della Sera, 1 giugno 2010, rubrica L'altroparlante in Terza Pagina, pag. 41)

Articolo di Vittorio Bica pubblicato il  8/6/2005 alle ore 22,43.

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