Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

L'italia come lo Zimbabwe o come l'Argentina?

La traduzione di un articolo satirico uscito su «The Financial Times», che prende in giro i bellicosi proposito di ritorno alla lira, dichiarati in questi giorni da alcuni sprovveduti politici italiani.

Sul Corriere della Sera di oggi, Federico Fubini riprende due articoli apparsi su due prestigiosi quotidiani finanziari, rispettivamente ieri (13 maggio) sull'americano Wall Street Journal e sabato scorso (11 maggio) sul britannico Financial Times.

Scrive Fubini:

Un giorno, in un momento di relax, un corrispondente inglese in Italia confessò il segreto di tanti scoop: In Italia mai credere ai fatti verosimili, lavorate alle storie incredibili. Non gli hanno creduto Gabriel Kahn e Marcus Walker sul Wall Street Journal, dopo che invece ne aveva colto la "saggezza" Tony Barber del Financial Times.

Ed è quindi piuttosto sull'articolo satirico di Tony Barber, capo dell'ufficio romano del quotidiano inglese, che più si sofferma Fubini, riproponendone alcuni stralci, non troppo letterali. Di sèguito trovate una mia traduzione integrale, un'occasione in più per capire l'immagine di cui gode all'estero il nostro Paese.

Roma 2030: un'odissea della moneta

di Tony Barber

Fonti:

L'euro... ha dimostrato di non essere adeguato di fronte al rallentamento della crescita economica, alla perdita di competitività e alla crisi dell'occupazione. Roberto Maroni, ministro italiano del welfare. Intervista con La Repubblica, 3 giugno 2005.

È il giugno 2030 e i centurioni che posano per i turisti al Colosseo di Roma sono in sciopero - proprio come 25 anni prima, quando l'Italia abbandonò l'euro per la Nuova Lira.

Questa volta, le proteste riguardano la decisione di Pier Silvio Berlusconi, primo ministro e figlio di un precedente primo ministro, di vendere il Colosseo - così come gli Uffizi di Firenze, la Torre di Pisa e 400 spiagge di proprietà pubblica - a Parmadebito, una società privata specializzata in yoghurt e "obbligazioni spazzatura".

Ma che scelta ha il governo?

Ha appena tentato di raccogliere soldi per lo Stato con la sua cosiddetta "Battaglia dei Cellulari", secondo cui ogni italiano avrebbe dovuto comprare 15 telefoni mobili dalla società di telecomunicazioni ri-nazionalizzata ed usarli tutti ogni giorno. Ma quella campagna ha portato solamente 1000 trilioni di trilioni di Nuove Lire - solo l'1 per cento del debito pubblico.

Il governo non è sicuro se la Banca d'Italia disapprovi i suoi piani per il Colosseo, ma conta sul fatto che la banca centrale della nazione sia troppo occupata nella vendita di titoli di stato - noti come "pizza bond" - e a difendere i venditori di funghi porcini da ostili tentativi stranieri di acquisizione.

Il governo può contare sull'appoggio della Lega Meridionale, un partito populista che rappresenta l'Italia meridionale, dove il tasso ufficiale di disoccupazione è del 75 per cento e a milioni temono che non venga più pagata loro la pensione d'invalidità.

Ha anche l'appoggio dei lavoratori di Alitalia, la compagnia aerea modello che è stata appena salvata dal fallimento per la ventiquattresima volta. E c'è la trascurabile opposizione dai media di proprietà statali.

Ancora, c'è disordine che fermenta nelle piazze. Una folla in tumulto a Parma ha appena abbattuto una statua di Calisto Tanzi, fondatore del predecessore di Parmadebito.

I lavoratori del trasporto pubblico a Roma e Milano che nei giorni dell'euro erano soliti scioperare una volta al mese, ora rifiutano di lavorare una volta alla settimana.

Nell'eco del panem et circenses dell'antica Roma, i 700 canali televisivi di Berlusconi stanno tentando di distrarre le masse trasmettendo un reality-show, il «Grande, Stupido Fratello» nel quale i contestatori possono dormire l'uno con l'altro se si ricordano che cos'era l'euro.

Ma non sta funzionando. L'inflazione è al 300 per cento. Il deficit di bilancio è il 40 per cento del prodotto interno lordo. Anche i partner dell'Italia nel G3 - il Nord Corea e lo Zimbabwe - insistono perché metta in ordine i conti.

E allora il primo ministro ha un'illuminazione.

Ci sbarazzeremo della lira e adotteremo l'euro, dice alla nazione. Ritornare alla lira fu la cosa più folle che fece l'Italia da quando mio padre entrò in politica.

Tutto si gioca sull'iperbole - scrive ancora Fubini - di ciò che a certi occhi anglosassoni appare comico nel Paese. Una rassegna di difetti da Trimalcioni del ventunesimo secolo, magari rassicuranti, proprio perché inconcepibili dall'altra parte della Manica e del relativo Vallo di Adriano. E conclude, con un apprezzabile colpo di fioretto: Fra le iperboli non c'è la conquista di Finmeccanica su British Aerospace dopo quella (vera) su Westland o l'aumento del premio di rischio imposto dal mercato sul debito pubblico britannico rispetto a quello italiano (già oggi quello su Londra è più alto). Ma è giusto così: E' il tradizionale modo satirico per spiegare un punto serio - spiega l'inglese Barber - star fuori dall'euro all'Italia non conviene. Non passerebbe alla sterlina.

Articolo di Vittorio Bica pubblicato il  15/6/2005 alle ore 0,37.

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