Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

LBV 1806-20: la stella più grande e brillante della Via Lattea

La scoperta della stella più brillante della Via Lattea e, per associazione di ricordi e di idee, la poesia di Ungaretti e la prosa di Pirandello.

Sul bel sito di Galileo, Giornale di Scienza e problemi globali, leggiamo la seguente notizia:

Scoperta la stella più luminosa

La stella più luminosa mai osservata si trova dall'altra parte della nostra galassia. La sua luminosità - 40 milioni di volte maggiore del Sole - è stata calcolata a partire dall'emissione infrarossa, dal momento, cioè, che la stella è oscurata da una densa nube di gas e polveri. La notizia è stata comunicata da un gruppo di ricercatori della University of Florida (Usa), guidato da Steve Eikenberry, che, a partire da questi dati, ha stimato la massa dell'oggetto: circa 150 volte maggiore di quella del Sole. LBV 1806-20, questo il nome della stella, è necessariamente giovane, intorno ai due milioni di anni di età, e non potrà mai raggiungere i dieci miliardi di anni di vita di una tipica stella di massa solare. Più massa hai, più energia nucleare hai a disposizione, più velocemente la bruci, ha spiegato Eikenberry. La scoperta è interessante perché gli attuali modelli di formazione stellare non riescono a spiegare la presenza di stelle di massa superiore a 120 masse solari, limite oltre il quale la stella è destinata a esplodere. Inoltre, LBV 1806-20 è circondata da un numero di altri oggetti anomali, tra le quali un raro tipo di stella di neutroni e un'altra appena formata, dalle età molto diverse. Stiamo osservando quello che potrebbe diventare un classico esempio di come le stelle non nascano tutte nello stesso istante, anche se si trovano in un piccolo ammasso, ha osservato Eikenberry. Nonostante l'alta qualità dei dati, però, non è ancora possibile escludere l'ipotesi che LBV 1806-20 sia in realtà un insieme di stelle più deboli non risolte singolarmente al telescopio. (s.b.)

(martedì 13 Gennaio)

Per quanto mi riguarda ho letto con molto interesse l'articolo e non poteva essere diversamente per chi, come me, può vantare, là da qualche parte della costellazione di Ofiuco, addirittura una nebulosa che eterna il suo cognome!

No, non l'ho scoperta io ovviamente, anche se da ragazzo ho potuto dilettarmi con un bel telescopio rifrattore (praticamente un grosso cannocchiale), limitandomi in genere alla più facile osservazione della luna e dei pianeti. Comunque fu una pratica eroica.

Già , perché posto che non vi fosse vento e il cielo fosse completamente sgombro da nuvole, velature di nebbia o di fumo, significava montare e smontare ogni volta l'ingombrante e delicato strumento, adattandomi faticosamente e con mille càlcoli al fazzolettino d'orizzonte recluso tra le facciate dei palazzi, aspettando che si spegnessero tutte le luci delle finestre e dei cortili. Solo allora, nelle ore più tarde, il firmamento svelava, attraverso la potente lente, i suoi segreti. Davvero pochi di più di quanto potesse già carpirne l'occhio nudo, tutto lasciando all'immaginazione che coltivavo, di necessità, con letture appassionate.

L'inquinamento luminoso e non, la miopia e l'afflizione degli occhiali, ma forse più le notti insonni e solitarie all'addiaccio sui balconi, pure col rischio di passare per voyeur, finirono per spegnermi ogni velleità. Il telescopio finì venduto a chi, probabilmente, davvero l'usò per spiare belle, più che per scrutare stelle. Che malinconia.

Oggi mi càpita di rado, ma, se una notte serena mi sorprende con il naso per aria, saluto inebriato le consuete e sempre nuove lontananze, chiamandole per nome, soccorso dalla voce del poeta di La notte bella.

Quale canto s'è levato stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle

Quale festa sorgiva
di cuore a nozze

Sono stato
uno stagno di buio

Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio

Ora sono ubriaco
d'universo

Così pure, ora che mi è additato il mistero della lontanissima, luminosissima eppure invisibile, enorme stella gigante blu a luce variabile LBV 1806-20, leggendola destinata a spegnersi precocemente con le sue sorelle nel fantasmagorico, quanto remoto, fuoco d'artificio cosmico di supernova, non posso impedirmi di ricordare questi pochi altri versi, sempre di Ungaretti.

Stella, mia unica stella,
nella povertà della notte, sola,
per me, solo, rifulgi,
nella mia solitudine rifulgi;
ma, per me, stella
che mai non finirai d'illuminare,
un tempo ti è concesso troppo breve,
mi elargisci una luce
che la disperazione in me
non fa che acuire.

Dai vertiginosi 45.000 anni luce che ci separano da LBV 1806-20, torno così al più prossimo ed umanissimo confine di questo nostro «Universo mondo». Sull'onda di un'angoscia esistenziale che certo trova le stelle indifferenti, ma che, ora come non mai, è propria dell'uomo che, al loro cospetto, s'interroga sulla sua identità, sulla sua origine e sul suo destino.

Al proposito, mi sovviene una certa novella di Pirandello: «Sopra e sotto», nel volumetto La rallegrata della raccolta Novelle per un anno.

Come un dio crudele, anche qui Pirandello plasma i suoi personaggi, dipingendone i tratti con il pennello del grottesco, né pare troppo buono con il lettore, che avvia sbalordito al finale.

Sulla scena di un'alta terrazza sui tetti, irta di comignoli, di fumajoli di stufe, di tubi d'acqua e sulla quinta afosa di una notte profonda, con lo sfavillío fitto, continuo delle stelle che pungevano il cielo senz'allargar le tenebre, sono il professor Carmelo Sabato - tozzo pingue calvo - con in braccio, come un bamboccetto in fasce, un grosso fiasco di vino e il professor Lamella, antico alunno del Sabato, con due bottiglie di birra, una per mano.

Conversano e bevono. Vino, il professor Sabato: vino, fino a schiattarne: voleva morire. Il professor Lamella, birra: non voleva morire.

Un dialogo teso.

Pirandello vi ripropone almeno uno dei suoi temi più cari, quello dell'alienazione del suo "eroe", qui il professor Sabato, alcolizzato per sfuggire e combattere la forma in cui è costretto dalle convenzioni, a cui "Enricuccio" Lamella lo vorrebbe faticosamente recuperare, ma a cui il poveretto non intende, non può tornare perché ...

Basta così. Se continuassi mancherei verso chi non ha letto la novella e spero invece che ne sia rimasto invogliato.

Nel caso trova Novelle per un anno sul sito LiberLiber.

Articolo di Vittorio Bica pubblicato il  15/1/2004 alle ore 0,03.

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