Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

La corte costituzionale delegittima il «lodo Schifani»

I gravi problemi di credibilità e di governabilità a cui va incontro un capo del governo sotto processo.

Con una recente sentenza, la Corte Costituzionale ha sancito l'incostituzionalità della legge, votata e approvata a tempo di record dal Parlamento nel corso del 2003, con cui il Centrodestra - nascondendosi sotto la maschera di principi garantisti - sottraeva di fatto Berlusconi al suo ruolo di imputato nel processo SME/Ariosto, che si stava celebrando a Milano.

Dal mio punto di vista questa sentenza non fa che confermare due fatti, che mi sembrano di indiscutibile chiarezza:

  1. un imputato - soprattutto se imputato per reati che screditano irrimediabilmente la propria credibilità politica - dovrebbe rinunciare spontaneamente a candidarsi per ricoprire cariche di governo.
  2. molto più grave: un popolo maturo in termini di civiltà democratica dovrebbe capire che eleggere un candidato con gravi imputazioni pendenti mina alla base la possibilità che quel candidato, una volta eletto, possa svolgere nel modo migliore il proprio compito di governare al di sopra delle parti e nell'interesse di tutti i cittadini.

Speriamo che questa lezione - mi riferisco ad oltre due anni di legislatura minati da un conflitto gravissimo tra i poteri dello Stato - sia stata una buona volta compresa da chi ha votato per candidati sotto processo.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  20/1/2004 alle ore 20,49.

Indice del Pesa-Nervi | Diodati.org

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