Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Libertà di opinione o libertà di praticare il razzismo?

La Lega spinge con tutte le sue forze per l'approvazione da parte del Parlamento di una legge per la depenalizzazione della propaganda razzista.

Scrive il Corriere della Sera:

ROMA - Dopo un pomeriggio complicato fatto di mediazioni non riuscite, la maggioranza è riuscita a mettere nero su bianco e ad approvare un emendamento che modifica le sanzioni per i reati di opinione e che di fatto introduce pene più morbide rispetto alla legge Mancino.

LA LEGGE - Chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico - dice il testo su cui alla fine si è registrata la convergenza della Cdl - è punito con la reclusione di un anno e 6 mesi o con una multa fino a 6 mila euro. Pena identica per chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. L'emendamento, approvato con voto segreto, introduce così l'alternatività delle sanzioni. Infatti mentre la legge Mancino prevedeva la reclusione fino a tre anni, ora con questa nuova formulazione è possibile scegliere tra reclusione e multa.
Dopo una serie di veti e di bracci di ferro tra An e Lega alla fine la legge Mancino dunque si modifica. Ma senza la distinzione voluta dalla Lega tra chi fa propaganda e chi invece istiga a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici nazionali o religiosi. Si riduce solo la pena, ma senza eliminare la condanna detentiva.

Sulla stessa vicenda, la Repubblica aggiunge:

Era dal 2001 che il Guardasigilli Roberto Castelli aveva presentato il suo piano per depenalizzare i reati d'opinione. Depositato a palazzo Chigi, presentato alla stampa, il disegno di legge era rimasto lì, frenato dalle ire del Quirinale contrarissimo alla raffica di multe in luogo del carcere. Meno di un mese fa le carte della Lega sono rispuntate in commissione Giustizia, relatrice Carolina Lussana, che ha rimesso insieme anche le proposte di Giuliano Pisapia (Rifondazione).

Un lavoro rapidissimo, un solo ostacolo sulla strada, quei reati di xenofobia e razzismo che hanno visto Castelli strenuo lottatore in Europa dove l'Italia per sua mano è riuscita a bloccare per due anni una direttiva che il commissario per la sicurezza e giustizia Franco Frattini ora sta riscrivendo. Ieri Castelli, seduto da solo al banco del governo, ha citato e ricitato l'inchiesta su Oriana Fallaci, si è battuto per la "soluzione equilibrata" della commissione, alla fine ha perso lamentando che ripristinare la reclusione vuol dire dare armi in mano a qualche magistrato illiberale per colpire le idee di qualcuno.

Ma per lui e per la Lega doveva essere la giornata vincente. Purtroppo è partita subito male perché An mirava a un doppio risultato: salvare la faccia del suo ministro degli Esteri in tema di razzismo e tentare un colpo di mano, una norma a misura di An, cancellare d'un colpo dal codice il reato di apologia del fascismo. L'aennino Aurelio Gironda ci prova subito durante la riunione del comitato ristretto della commissione Giustizia, ipotizza il colpo di spugna cancellando le regole stabilite dalla legge Scelba del '52, ma capisce che non è aria. Forza Italia, Lega, Udc pigliano le distanze, la sinistra insorge. L'idea è accantonata, anche se dopo la battaglia in aula La Russa la ripropone apertamente. Dice testualmente: Sto valutando di presentare al Senato un emendamento che realizzi un pari trattamento tra il reato di propaganda e apologia sovversiva o antinazionale e quello di apologia del fascismo, entrambi a mio avviso oggi anacronistici.

Dagli articoli sopra riportati si possono ricavare alcune considerazioni:

L'articolo 21 della nostra Costituzione difende un principio meraviglioso, ma che ha in sé, potenzialmente, il germe dell'autodistruzione: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. E se quel pensiero che si vuole manifestare liberamente è un pensiero razzista, xenofobo, fanatico, irrazionale, profondamente stupido, come quello che si trova in tante dichiarazioni e atti dei leghisti? Se quel pensiero è un'apologia del fascismo, cioè di un regime iniquo basato sul privilegio di pochi e sulla vessazione delle libertà individuali?

[foto di un esponente leghista con un elmo cornuto da vichingo]E' questa l'intima contraddizione dello spirito democratico: vuole consentire a tutti la libertà di esprimersi, ma rischia poi di rimanere indifeso di fronte agli attacchi che gli vengono portati proprio da quelli a cui ha consentito di esprimersi liberamente. Il paradosso è che, se i razzisti, gli xenofobi, gli amanti della dittatura vivessero in uno stato fatto a immagine e somiglianza dei princìpi in cui credono, non avrebbero mai, partendo da posizioni di minoranza, la possibilità di esprimersi liberamente e di perorare le loro cause, come gli è invece possibile fare vivendo in un regime democratico. Io credo perciò che la nostra democrazia, se vuole fare un vero passo in avanti, dovrebbe consentire ai razzisti e ai fascisti di esprimersi liberamente, di fare propaganda alle loro ideologie fanatiche. Ma dovrebbe farlo all'interno di una cornice realmente democratica, nella quale l'enfasi propagandistica di razzisti e fascisti fosse controbilanciata da adeguate campagne di informazione, che spiegassero alla gente, in termini semplici e comprensibili, l'assoluta inconsistenza biologica, scientifica del razzismo e le terribili, devastanti conseguenze, storicamente documentate, del fascismo e delle dittature in generale.

Bisogna rispondere alla propaganda con la conoscenza, con i fatti. Lo scopo della propaganda è alterare i fatti, mascherarli, per far nascere nella gente emozioni viscerali, fanatismi basati su ideologie senza fondamento. Permettere questo tipo di propaganda è dunque un rischio gravissimo per una democrazia. Ma è un rischio che secondo me si dovrebbe correre, come prova del fuoco della maturità democratica del nostro popolo. Sarebbe l'occasione per far capire alla gente la differenza tra propaganda e conoscenza, tra fanatismo e giudizio consapevole. Ma per fare ciò occorrerebbe avere una televisione ed una stampa realmente libere...

Commenti dei lettori

  1. Commento di La pulce d'acqua - 11/7/2005 ore 22,48

    Uhm, stavo pensando a queste provocazioni leghiste di mezza estate, e alla loro ricerca di un bel posto al sole.
    Un posto che si assottiglia sempre più, se è vero che i rapporti Digos parlano di un divario sempre più ampio tra base e comitato direttivo.

    CoSSiga, ritira fuori le leggi speciali a lui tanto care (ricordi del tempo che fu) per la lotta al terrorismo internazionale.
    Come se le leggi speciali da lui volute 30 anni fa, e che ancora perdurano e che ci hanno fatto risolvere quasi immediatamente i casi, Dantona e Biagi, non bastino da sole ad arginare il terrorismo.

    No queste rivalse e altre che arriveranno, sono solo l'ombra della paura, che l'onda lunga della batosta elettorale avuta, stanno avendo sui pochi neuroni rimasti a chi, non riesce ad avere idee serie e motivate, per far risorgere economia e sopratutto dibattito politico serio all'interno del parlamento.

    Insomma fa caldo anche lì ;-)

    M.

    PS: per l'otto luglio, a Radio24 hanno fatto risentire il discorso di insediamento di un capo dello stato italiano, era il 1978, ed un certo Sandro Pertini veniva eletto alla massima carica dello stato.
    Poche parole, due minuti appena di frasi coerenti e scrosci d'applauso; ma sentissi che forza in quelle parole.
    E con un accorato saluto all'amico/nemico Aldo moro, nessuno di questi appelli ne fa più.
  2. Commento di Mario - 28/7/2005 ore 1,11

    Il reato di opinione lesivo della libertà di pensiero (la legge Mancino, erede del fascista Codice Rocco) dovrebbe oggi essere applicato solo a chi fa propaganda al terrorismo (islamico e non), NON a chi LEGITTIMAMENTE difende la propria identità culturale operando una distinzione dalle altre culture sulla base NON della superiorità (allora sarebbe discriminazione hitleriana) ma della NATURALE diversità. Allo stesso modo, non è ammissibile giustificare, tirando in ballo il "disagio sociale", degli atti di illegalità (ad esempio quelli commessi dai "disobbedienti" dei centro sociali) mentre in galera ci va invece uno che ha solo espresso, non violentemente, la propria opinione. Non si possono fare due pesi e due misure. Anzi, bisognerebbe istituire il "reato di processo alle intenzioni", così una certa cultura giustizialista politically correct avrebbe il benservito che si merita!
  3. Commento di Federica Sabbatini - 7/4/2007 ore 10,29

    riguardo il reato di apologia del fascismo, mi chiedo se affermare che il fascismo (oltre a tanti tanti errori) un qualcosa di buono l'ha fatto sia parimenti grave all'avere al governo nostalgici di lenin, stalin o trotsky che ESPLICITAMENTE E CON UN CERTO ORGOGLIO aspirano ancora al comunismo. Francamente mi viene da sorridere.Sarebbe l'ora di cominciare ad essere coerenti.
  4. Commento di Michele Diodati - 7/4/2007 ore 11,09

    Ci sono almeno due grosse differenze tra l'apologia del fascismo e il professare l'ideale comunista:

    1. non c'è mai stata in Italia una dittatura comunista, mentre il fascismo c'è stato per vent'anni e ha distrutto il paese, portandoci a una guerra folle e alla successiva guerra civile. Averne paura e condannare chi difende il fascismo è il minimo che si possa fare, come vaccinazione contro ciò che è già stato.

    2. l'ideale comunista in sé può essere odioso per qualcuno (per esempio per chi crede nel libero mercato e nella proprietà privata), ma è una filosofia politica, non una forma di violenza e di coercizione, com'è stato invece il fascismo in Italia. Sono state le aberranti applicazioni reali del comunismo ad avere creato mostri, non il comunismo come ideale. Allo stesso modo un coltello può essere una cosa buona, se lo si usa per tagliare una mela o un'arma terribile, se lo si usa per uccidere. Dubito che esista un uso buono del fascismo.
  5. Commento di Claudio Ghiotto - 16/9/2007 ore 22,48

    L'ideale comunista, tanto quanto quello fascista, sono per definizione autocratici e come tali vorrebbero schiacciare le individualità per esaltare la collettività (seppure con punti di vista diversi).
    Gli uomini però non sono formiche.
    Dire che siano diversi solo perchè non sono entrambi stati applicati in uno stesso territorio, non significa annullarne la loro carica di aggressività nei confronti della libertà.

    Purtroppo la libertà di opinione è ancora limitata e la stampa libera annichilita in una situazione se possibile peggiorata a distanza di 2 anni dalla pubblicazione di questo articolo.
    Qual'è dunque il vero significato di democrazia?

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  7/7/2005 alle ore 11,46.

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