Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Madri che uccidono i figli

Il numero di infanticidi commessi in Italia è cresciuto notevolmente rispetto al passato. Cosa sta cambiando nella testa delle madri? Una raccolta di episodi, di commenti e un'analisi, nel tentativo di fornire una possibile chiave di lettura di questo tragico fenomeno.

Una macabra casistica

L'ultimo caso di cronaca, quello di Matilda, la bimba di Vercelli che pare sia stata uccisa - forse dalla madre - con dei terribili colpi all'addome, mi ha fatto decidere a raccogliere un elenco di casi di madri assassine dei propri figli, che ho ricavato consultando il sito di Repubblica.it. Non ha la pretesa di essere un elenco completo, ma dà una chiara idea della gravità del fenomeno. Ho citato solo casi che riguardano l'Italia, con tre eccezioni, dovute alla particolare gravità degli infanticidi: i casi di tre madri, una texana, una australiana e una austriaca, che hanno ucciso la prima cinque, le altre due quattro propri figli.

Quando la follia dei genitori esplode per colpire i bimbi, la Repubblica.it, 29 giugno 2001.

12 febbraio 1988: muoiono nella vasca da bagno in un appartamento di Ostia due fratellini, di uno e cinque anni. Tutto lascia supporre che si tratti di una disgrazia, ma il 9 marzo del '91, anche il terzo figlio di Apollonia Angiulli, di appena otto mesi, muore nelle medesime circostanze. La Angiulli, 39 anni, tenta il suicidio ingerendo una forte dose di barbiturici, ma viene incriminata.

29 aprile 1997: a Foggia, Anna Maria Colecchia, 35 anni, che soffriva da tempo di crisi depressive, strangola i due figli di 5 e 8 anni, poi mette i loro corpi su un lettino con le mani congiunte, e si uccide impiccandosi.

30 agosto 1997: a Montecassiano (Macerata) Maria P, 37 anni, uccide i due figlioletti, un maschio di tre anni e una femmina di sei, strangolandoli e annegandoli. Poi si uccide impiccandosi con una corda ad una ringhiera.

11 agosto 2000: a Castel del Sasso (Caserta) Anna Pendolino, una maestra di 36 anni in crisi depressiva, si uccide con le tre figlie di sei, due e un anno, saturando l'interno della macchina con i gas di scarico.

Genitori suicidi-omicidi. 5 anni di precedenti, la Repubblica.it, 14 settembre 2000.

13 OTT 1995: a Porto Ercole (GR), una madre di 35 anni si getta dal balcone della sua casa stringendo al petto il figlio di soli 5 mesi. Il bimbo muore e la donna si salva.

10 SET 1997: a Portobuffolè (TV), una donna di 37 anni si suicida buttandosi nel fiume Livenza con il figlio di 18 mesi.

12 DIC 1997: a Cesenatico (FO) una donna di 40 anni si suicida gettandosi in mare insieme al suo terzogenito di 5 anni.

2 APR 1999: a Prato (FI) una donna di 33 anni si getta dal quarto piano con una bimba di due anni in braccio. Muore solo la donna.

21 FEB 2000: a Mestre (VE), una donna di 30 anni muore assieme alla figlia di due mesi dopo essersi gettata dal sesto piano del palazzo in cui abitava con il marito.

Bambino scomparso lo ha ucciso la madre, la Repubblica.it, 18 dicembre 1999

BRESCIA - È morto a tre anni, il piccolo Giorgio. Gettato nelle acque gelide del fiumiciattolo Chiese in piena. Ucciso dalla madre. L'unica sua colpa - a quanto pare - era una difficoltà nell'imparare a parlare. Forse un ritardo mentale. Eppure la paura di avere un figlio "anormale" ha condotto Marisa Pasini, 36 anni, che ha altre due figlie di 11 e 13 anni, alla follia omicida.

Padova, uccide il figlio e si toglie la vita, la Repubblica.it, 31 gennaio 2000.

PADOVA - Sono stati trovati morti nella loro abitazione, in una strada del centro di Padova: Isabella Pasetti, 33 anni, e il figlioletto di tre anni e mezzo. A scoprire i due cadaveri è stato il marito della donna, ieri sera: l'ipotesi più accreditata, almeno fino a questo momento, è che si tratti di un omicidio-suicidio. Sul posto, infatti, è stata trovata una lettera della madre, in cui si annuncia l'intenzione di togliere la vita a se stessa ed al suo bambino, e si fa riferimento ad una forte depressione dovuta a dissapori familiari.

Bimba cade dal sesto piano. Madre si getta con l'altra figlia, la Repubblica.it, 14 settembre 2000.

Carmen De Filippo, 29 anni, oggi pomeriggio era in casa con le due figlie, in via Fabio Massimo, nel quartiere Fuorigrotta nella zona occidentale del capoluogo partenopeo. A un certo punto, forse richiamata dalle grida di Federica, la bambina più piccola, si è accorta che Maria, la maggiore, giaceva insanguinata in strada. A questo punto la donna si è gettata nel vuoto stringendo tra le braccia Federica. Alla scena hanno assistito numerosi passanti e inquilini dell'edificio.

Sedriano, le sevizie prima dell'infanticidio, la Repubblica.it, 16 novembre 2000.

SEDRIANO (Milano) - Non si è limitata ad uccidere la bimba che aveva appena partorito. Prima di infilarla ancora viva in uno zaino, nascosto poi sotto il letto della nonna, ha preso una cucitrice e ha riempito di spille le labbra della neonata in modo che il suo pianto non si sentisse. Probabilmente ha anche infierito, colpendo il corpicino con un oggetto appuntito.

Passano i giorni, ma la vicenda della ragazza diciannovenne di Sedriano (comune di 10.000 abitanti in provincia di Milano) che mercoledì scorso ha ucciso la bimba dopo un parto in casa assume contorni sempre più sconcertanti. La giovane è adesso detenuta nel carcere di Vigevano, con l'accusa di omicidio volontario aggravato. E sta raccontando nel dettaglio i particolari di una incredibile tragedia.

Piange nella culla, la madre lo soffoca, la Repubblica.it, 23 gennaio 2001.

TARANTO - Un raptus. Ha preso un cuscino e l'ha premuto sul volto di Ciro, che piangeva nella culla. La sua mano è rimasta ferma sul faccino per un paio di minuti. Quanto è bastato per togliergli il respiro e ucciderlo. Ciro a soli due mesi è stato ucciso, oggi pomeriggio, dalla sua mamma, a Statte, comune a circa dieci chilometri da Taranto.

Non ce la facevo più, piangeva, piangeva e io avevo bisogno di silenzio, ha detto la donna, una casalinga di 27 anni al parroco del paese, Don Giovanni. Quando il suo bimbo ha smesso di piangere, sotto la pressione del cuscino, infatti, la donna è corsa in chiesa, in completo stato di trance e lì, al parroco, ha confessato il folle gesto.

Soffoca il figlio di 19 mesi e si impicca in casa, la Repubblica.it, 19 aprile 2001.

MILANO - Forse c'è la depressione, il male di vivere di una giovane donna alla base della tragedia familiare che ha sconvolto, ieri, Inzago, paese del milanese dove una donna ha soffocato il suo bimbo di 19 mesi e poi si è impiccata a una trave del soffitto. E così ha trovato la sua famiglia il padre del bambino e convivente della donna, B.P., impiegato di 40 anni rientrato a casa come sempre dopo il lavoro.

Usa, mamma uccide i suoi 5 bambini, la Repubblica.it, 20 giugno 2001.

Avevano dai 6 mesi ai 7 anni, tutti affogati nella vasca. La donna, di 36 anni, soffriva di una grave depressione.

HOUSTON - Li ho appena uccisi, ha risposto agli agenti di polizia che aveva chiamato lei stessa. Andrea Yates, mamma trentaseienne di 5 bambini, ha fatto entrare le forze dell'ordine e ha mostrato i quattro piccoli distesi senza vita sul letto mentre il quinto è stato trovato, esanime, ancora nella vasca da bagno dove si presume che siano stati tutti affogati. E' successo a Houston, Texas, e le vittime avevano età variabili tra i sei mesi e i sette anni.

Roma, uccisi due bambini, Fermata la madre, la Repubblica.it, 29 giugno 2001.

ROMA - Tragedia alle porte della capitale. Due bambini, due fratellini di quattro e sei anni, sono stati uccisi a coltellate in un paese a circa trenta chilometri a nord di Roma. Per il duplice omicidio è stata fermata la madre, Kulena Yadramica, una macedone di 36 anni. Fin da subito i sospetti erano ricaduti su di lei. Potrebbe essere stato un forte stato depressivo a spingere al folle gesto la donna, sposata con un italiano che lavora alle terme di Cretone. La donna si trova ancora nell'ospedale di Palomba Sabina, per una serie di visite. Ma è atteso in serata il suo trasferimento nel carcere romano di Rebibbia. Domani dovrebbe essere interrogata dal sostituto procuratore, Erminio Amelio. Ed è stata prevista sempre per domani l'autopsia sui corpi dei due bambini.

[...] I carabinieri, diretti dal capitano Stefano Caporossi, hanno trovato nella stanza dei bambini due coltelli da tavola sporchi di sangue. Secondo gli investigatori la donna avrebbe colpito 35 volte i figli al torace e all'addome e lei stessa si sarebbe poi ferita lievemente al polso sinistro e al collo.

Era una scena agghiacciante, commenterà poco dopo un infermiere.

La madre ha ucciso da sola ma un complice l'ha aiutata, la Repubblica.it, 14 marzo 2002.

AOSTA - Anna Maria Franzoni avrebbe ucciso da sola, ma qualcuno l'avrebbe aiutata a nascondere l'arma del delitto. E avrebbe colpito Samuele prima di uscire per accompagnare il figlio più grande a scuola, cioè tra le 7.30 e le 8.15. E avrebbe mentito, in almeno cinque punti. Solo negando varie circostanze di fatto l'indagata può infatti evitare di essere scoperta, perché esse inchiodano l'autore del reato alla sua responsabilità. Sono i punti salienti dell'ordinanza di custodia cautelare per la mamma di Samuele, scritta dal gip Fabrizio Gandini.

Ha ucciso, ha mentito e ha avanzato una richiesta "agghiacciante" (così la definisce il gip) al marito. Una richiesta formulata quando Stefano, il padre di Samuele, arriva quella mattina a casa, quando il bambino è stato appena portato via dall'elicottero e lei non è nemmeno certa che sia già morto. Facciamo un altro figlio? Mi aiuti a farne un altro?.

[...] Samuele era sveglio. Il piccolo Samuele era sveglio quando è stato aggredito e si è addirittura difeso con le manine. Non si è mosso perché non si poteva aspettare violenza dalla persona che si stava avvicinando: la madre, appunto. Il suo corpo, è scritto nella perizia, da questo punto di vista, parla.

Mamme che uccidono i figli. I precedenti, la Repubblica.it, 26 giugno 2002.

27 ottobre 2001 - a Nove (Vicenza), una donna di 28 anni uccide, strangolandola con una calza di nylon, la figlia di 7 anni appena rientrata a casa da scuola. Il 29 confessa l'omicidio.

2 dicembre 2001 - a Vittuone (Milano) una donna di 40 anni uccide la figlia di 7 anni, infilandole un sacchetto di cellophane sulla testa e stringendoglielo al collo con i suoi collant di nylon. Poi si siede sul divano di casa, attendendo l'arrivo del marito.

19 febbraio 2002 - a Novara, una donna di 21 anni uccide la figlia di poco più di un mese, cercando con violenza di farla smettere di piangere.

12 maggio 2002 - a Madonna dei Monti, frazione di Santa Caterina Valfurva (Sondrio), una donna di 31 anni uccide la figlia di 8 mesi mettendola nella lavatrice alla quale fa compiere un ciclo di lavaggio.

17 maggio 2002 - a Imola (Bologna), una donna di 34 anni uccide a coltellate la figlia di 7 e si suicida usando la stessa arma, un coltello da cucina.

Soffoca il figlio neonato esasperata dal suo pianto, la Repubblica.it, 11 settembre 2002.

ROSCIANO (Chieti) - Ha confessato di aver ucciso il figlio. Ha raccontato di avergli premuto la mano sulla bocca perché non sopportava più di sentirlo piangere. Maria Laura Falone, casalinga ventiseienne, lunedì pomeriggio era sola in casa con i suoi due figli. Il piccolo Luca piangeva, un pianto dirotto, che la giovane madre non riusciva a contenere né a sopportare. Per questo, con una reazione improvvisa, gli ha messo una mano sulla bocca, fino a non sentire più le urla. Subito dopo però il bambino ha cominciato ad avere conati di vomito, misti a sangue. Maria Laura si è fermata e in preda al panico, ha telefonato al marito, che si è precipitato a casa e ha portato Luca nel vicino ospedale di Chieti. Al pronto soccorso i tre sono giunti alle 17.00. Al marito e ai medici la donna ha raccontato dei conati di vomito, di un'apparente crisi respiratoria, ma ha taciuto il gesto che aveva compiuto per l'esasperazione. Il bambino è stato ricoverato nel reparto di Patologia neonatale e sottoposto a ventilazione.

Solo oggi, quando la donna ha saputo che Luca non ce l'aveva fatta, ha confessato il suo gesto. In casa ha squillato il telefono. Era un medico dell'ospedale che annunciava ai coniugi la morte di Luca. Maria Laura ha risposto ed è crollata. E' morto! L'ho ucciso io, l'ho ucciso io, ha gridato al marito, svelando il retroscena. Anche in ospedale la donna ha continuato a ripetere di avere ucciso il figlio, soffocandolo.

Assale il figlio a colpi di forbice e usa il pitbull contro i carabinieri, la Repubblica.it, 15 gennaio 2003.

AGRIGENTO - Ha aggredito il figlio di 10 anni a colpi di forbice procurandogli centinaia di ferite, e si è difesa con un pitbull dai carabinieri che cercavano di fermarla. Un ennesimo raptus di follia in famiglia quello che si è consumato ieri sera a Ribera, in provincia di Agrigento. Solo la prontezza dei vicini di casa e l'intervento delle forze dell'ordine hanno impedito che si consumasse una nuova tragedia.

Annegò i due figli, assolta. In casa di cura per dieci anni, la Repubblica.it, 14 maggio 2003.

AOSTA - Aveva annegato i figli di 4 anni e 21 giorni in un laghetto vicino ad Aosta. E aveva confessato: L'ho fatto in un momento di follia. Ricoverata nel reparto di psichiatria dell'ospedale Martini di Torino, sulla donna pendeva però ancora l'accusa del pm: per il pubblico ministero si trattave di duplice omicio volontario aggravato. Accusa che oggi, dopo un anno dai fatti, è caduta: Olga Cerise, 31 anni, residente a Montjovet, rea confessa dell omicidio dei figlioletti Matteo di e Davide, annegati il 24 giugno 2002 in un laghetto di Saint Marcel, al momento dei fatti era incapace di intendere e volere. Con questa formula il giudice Eugenio Gramola ha assolto la donna e ha disposto che rimanga in casa di cura per 10 anni.

Si getta nel vuoto poco prima di partorire. Salva la neonata, la Repubblica.it, 19 febbraio 2003.

SASSARI - Si è gettata dal quarto piano della clinica dove era in attesa di partorire, a Sassari. E' morta sul colpo. E' invece viva la bambina che portava in grembo, anche se le sue condizioni di salute sono critiche. Un suicidio la cui giustificazione è racchiusa in un piccolo quaderno, una sorta di diario, al quale la donna aveva affidato le proprie ansie per la maternità.

[...] Quattro pagine fitte, scritte in date diverse, ma tutte nel periodo della gravidanza. Nessun messaggio ai familiari per giustificare il desiderio di togliersi la vita, ma frasi sconnesse e sconclusionate, spesso parole di sconforto e paura per il disagio di una gravidanza e di una successiva maternità che avrebbe aggravato un equilibrio psichico già fragile e forse compromesso. La donna, infatti, era seguita da uno psichiatra ma al momento del suo ricovero il fatto non è stato segnalato al personale della clinica. Erano tranquilli e sorridenti, raccontano i medici che hanno accolto la coppia questa mattina. Nulla faceva presagire quello che è accaduto.

Madre uccide a coltellate figlio di quattro anni, la Repubblica.it, 25 settembre 2003.

FASANO - Una donna ha ucciso a coltellate il proprio figlio di quattro anni e ha poi tentato di suicidarsi, senza riuscirvi. E' successo questa sera a Fasano, a circa sessanta chilometri da Brindisi. La madre, Maria Semeraro, di 32 anni, casalinga, dopo avere colpito a morte il figlio si è ferita gravemente con lo stesso coltello.

[...] A quanto si è appreso, circa quattro mesi fa, era morta per cause naturali la sorellina gemella del piccolo ucciso stasera. Sulla vicenda ci furono indagini da parte dei carabinieri e venne anche eseguita l'autopsia che accertò che la piccola era morta per soffocamento in seguito a un rigurgito. Da quel momento la mamma non si era più ripresa.

Madri che uccidono i figli. I casi degli ultimi anni, la Repubblica.it, 25 settembre 2003.

14 aprile 2003: un'impiegata di 32 anni, di Pontedera, confessa di aver abbandonato dopo il parto Faustino Angelo, il neonato ritrovato morto nella discarica di Pontedera nel febbraio 2001. La donna viene però arrestata per duplice omicidio: la si accusa di aver abbandonato un altro neonato il dicembre successivo.

3 giugno 2003: Herika Rebelo strangola e poi affoga in un water dell'ospedale di Desio (Milano) la figlia di tre mesi, ricoverata il giorno prima per una caduta dalla carrozzina. Ho ucciso il mostro, ripete la donna fuori di sé.

5 luglio 2003: il piccolo Jaspal Singh, due mesi, viene ucciso da un abbraccio mortale della madre, che lo ghermisce di spalle e lo stringe con una mano al petto fino a sfondargli la scatola cranica. La donna, emigrata dal Panjab a Piediripa di Macerata è affetta da uno stato patologico di natura psichiatrica.

Si uccide con il figlio di due anni. Aveva già tentato il suicidio, la Repubblica.it, 18 dicembre 2003.

TURBIGO (MILANO) - Stava male Laura Manzin. Era depressa. Un matrimonio finito. Un figlio piccolo, Leonardo, da tirare su e il terrore, forse solo il sospetto, che il Tribunale potesse toglierle Leonardo, due anni, per affidarlo al marito. Così ieri sera Laura Manzin, 39 anni, una vita normale se non per quei disturbi depressivi che le rodevano l'anima, ha preso con sé Leonardo lo ha caricato sulla sua Panda blu e si è allontanata da casa. Ha guidato fino a raggiungere il canale artificiale che alimenta la centrale idroelettrica Enel di Turbigo, in provincia di Milano. E' scesa, si è stretta al petto il bambino e si è lasciata andare nell'acqua. Sono morti tutti e due, annegati.

Madre uccide quattro figli. l'Australia è sotto choc, la Repubblica.it, 24 febbraio 2004.

MELBOURNE - Un'australiana di 25 anni è stata accusata oggi dell'omicidio di quattro dei suoi cinque figli da un giudice del tribunale di Melbourne. La donna avrebbe ucciso i suoi bambini in circa cinque anni. Carol Matthey è stata arrestata stamane nella sua casa di Geelong, vicino a Melbourne, dopo un'indagine di oltre un anno da parte della polizia sulla morte dei suoi bambini, di età compresa tra le nove settimane e i tre anni. [...] Carol Matthey [...] seguiva un trattamento contro la depressione.

Napoli, babysitter partorisce e uccide la neonata, la Repubblica.it, 18 novembre 2004.

NAPOLI - Tutto il giorno a guardare i bambini degli altri. Una baby sitter che tiene nascosta la sua gravidanza a tutti con lunghi camicioni e maglioni di quattro taglie più grandi. Che continua a lavorare anche se aspetta un figlio da otto mesi. Ieri, alla fine di un giorno come tanti trascorso insieme ai piccoli di una vicina di casa, si chiude nel bagno dell'appartamento dove vive con la famiglia, ai Colli Aminei, partorisce una bimba e la uccide. Poi nasconde il piccolo corpo senza vita nell'armadio.

Madre uccide figlio appena nato lo chiude 15 giorni in una valigia, la Repubblica.it, 25 novembre 2004.

SIENA - Ha ucciso il figlio, appena partorito, e lo ha tenuto rinchiuso in una valigia di tela per circa 15 giorni. Protagonista una giovane mamma, studentessa universitaria di giurisprudenza di 19 anni, originaria della provincia di Avellino. Il cadaverino è stato scoperto dalle donne delle pulizie di un convitto senese per studentesse universitarie dove la ragazza risiedeva.

Bari, la piccola Eleonora non mangiava da 2 mesi, la Repubblica.it, 9 gennaio 2005.

BARI - L'autopsia compiuta sul cadaverino di Eleonora, la bimba morta di stenti il 7 gennaio scorso a Bari, ha confermato che la piccola è morta di fame e di sete e che non veniva adeguatamente nutrita da un paio di mesi. Lo stomaco della piccola è stato trovato vuoto.

A quanto si è potuto sapere, l'esame autoptico ha permesso di accertare che la bimba pesava circa cinque chilogrammi, meno della metà di una bimba della stessa età e poco di più di un neonato.

Le varie escoriazioni trovate sul corpicino e le due fratture riscontrate sul braccio sinistro di Eleonora - secondo quanto è emerso dall'autopsia - non hanno quindi avuto alcuna rilevanza nel decesso. Sono comunque definiti dagli investigatori "segni di violenza".

In particolare, le due fratture potrebbero essere state causate da una caduta. Nè le escoriazioni nè le fratture - ha accertato l'autopsia - sono mai state curate da un medico o dagli stessi famigliari della piccola, che aveva 16 mesi.

Odio mio figlio, non lo volevo, nei verbali l'ultima conferma, la Repubblica.it, 27 maggio 2005.

LECCO - È vero l'ho ucciso, ma è stato un incidente. Forse è arrivata una telefonata, ora non ricordo... Mi sono allontanata... Pochi istanti. Sono tornata e ho visto Mirko strano nella vasca. Mirko era strano, aveva un colore... E poi era fermo, era troppo fermo. Io non ho più capito nulla. La bugia è tanto disperata che quasi commuove gli investigatori. Loro sanno che non è andata così, hanno in mano le prove portate dal Ris, ma soprattutto hanno in mano il racconto di un testimone, che pochi giorni prima aveva spiegato loro come questa storia non sia cominciata mercoledì scorso, ma molto, molto prima: Maria era ossessionata da questa gravidanza, non la voleva. Ha avuto un parto difficile, e non molto tempo fa mi disse chiaramente di essere arrivata sul punto, a volte, di odiare suo figlio.

È la mezzanotte di mercoledì, il buio del piazzale del pronto soccorso dell'ospedale di Merate è spezzato solamente dai flash dei fotografi, in giro si vedono solo giornalisti. Dentro il pronto soccorso sono tutti davanti alla televisione per la finale di Champions League. Tutti tranne quelli della stanza in fondo al corridoio. Lì, sotto un lenzuolo bianco reso lugubre dal neon, c'è Mery Patrizio, due occhiaie che sembrano infinite e lo sguardo perso contro qualche punto della parete. È sdraiata su un lettino e ai lati ci sono tutti gli investigatori che da una settimana a questa parte hanno perso il sonno dietro questa storia. L'unica voce che si sente è quella del procuratore capo Maria Delitala che, alla fine, quando rilegge il verbale, si rende conto di non aver fatto nemmeno una volta la domanda diretta: Signora, ha ucciso lei suo figlio?. Forse un eccesso di pudore, o forse non era necessario.

Austria, in una casa 4 neonati uccisi due erano nel frigo, arrestata una donna, la Repubblica.it, 3 giugno 2005.

GRAZ (AUSTRIA) - Quattro cadaveri di neonati in un appartamento di Graz, città della Stiria a 200 chilometri da Vienna. Due dei corpicini erano in un contenitore di plastica nel congelatore, un altro era stato cementificato e buttato in una botte. L'ultimo (almeno per ora) gli esterefatti gendarmi l'hanno trovato sotto una pila di oggetti vecchi in un altra parte dell'edificio.

La donna che abita nella casa, 32 anni, è stata arrestata. Dopo aver cercato di fornire qualche spiegazione, alla fine ha ammesso di aver ucciso i piccoli dopo averli partoriti. Con lei è stato fermato anche il convivente, un uomo di 38 anni. Ha sostenuto di non essersi mai accorto delle gravidanze della sua compagna che sarebbero state portate a termine in momenti diversi negli ultimi tre anni.

E' una storia di degrado e di follia. La donna avrebbe spiegato di essersi sbarazzata dei neonati perché pensava di non farcela ad allevarli e perché temeva che il suo uomo l'avrebbe lasciata. Avrebbe anche parlato della sua "angoscia esistenziale" nella quale, temeva, sarebbero potuti cadere anche i suoi figli. Per questo li varebbe uccisi tutti appena nati.

Vercelli, per la bimba morta adesso è indagata la madre, la Repubblica.it, 11 luglio 2005.

VERCELLI - Si riapre in modo clamoroso il caso della piccola di 22 mesi morta nel pomeriggio del 2 luglio scorso in un'abitazione di Roasio, un piccolo centro del Vercellese. La madre della piccola Matilda, Elena Romani, 31 anni, è indagata a piede libero. Secondo indiscrezioni non confermate, l'accusa sarebbe di omicidio volontario. Accusa che la donna respinge.

[...] In un primo tempo era stato ipotizzato il decesso per arresto cardiocircolatorio, legato pare a un problema di coagulazione del sangue, ma dopo l'autopsia è emerso che la piccola era morta per un forte trauma addominale, forse causato da un corpo contundente.

Elementi comuni e differenze

Ciò che caratterizza la maggior parte degli episodi citati è la depressione della madre. A volte si tratta di depressione post-partum (come per Maria Patrizio, la mamma che ha annegato il piccolo Mirko, di cinque mesi), ritenuta un fenomeno relativamente comune, altre volte di una depressione di lunga data, con la presenza in certi casi di aspetti di rilievo psichiatrico.

Un altro elemento caratterizzante, ma solo di alcuni infanticidi, è il degrado sociale in cui vivevano madre e figli. Un caso emblematico è quello della piccola Eleonora, morta di fame a Bari e trovata all'autopsia con lo stomaco completamente vuoto: la bambina ha avuto la sventura di nascere in una famiglia segnata da una storia di povertà estrema, prostituzione e ignoranza.

Ben diverso, però, è il caso del piccolo Samuele, il figlio dell'ormai celeberrima Anna Maria Franzoni, ucciso a Cogne il 30 gennaio 2002. Qui non c'è una storia di degrado e di povertà, ma una famiglia benestante, che vive in una bella villetta di montagna.

Ma l'elemento tipico più difficile da accettare e da comprendere, se non ricorrendo alla teoria del raptus omicida, in queste storie di mamme che uccidono i propri figli, è la brutalità della morte inflitta a bambini indifesi. Samuele Lorenzi, di tre anni, fu massacrato con un corpo contundente mentre era sveglio. Sulle sue mani furono trovati i segni di un inutile tentativo di difendersi. Matilda, morta il 2 luglio scorso in provincia di Vercelli, aveva gli organi interni distrutti dai colpi subiti ed è morta vomitando. I due figli di 4 e 6 anni della macedone Kulena Yadramica furono massacrati a coltellate dalla madre, producendo un risultato definito agghiacciante da chi ebbe la sfortuna di osservare la scena del crimine. La diciannovenne di Sedriano che nel novembre 2000 uccise la figlia neonata non si limitò a rinchiuderla ancora viva dentro uno zaino, ma trovò prima il tempo per cucirle le labbra con una spillatrice, per impedire alla neonata di piangere. Anche volendo trovare appigli nella disperazione e nella frenesia del momento, è difficile immaginare qualcosa di più efferato.

Un altro elemento ricorrente in queste storie è il tentativo di dissimulare l'infanticidio da parte delle madri, alterando i fatti e simulando un incidente oppure scaricando la colpa della morte su misteriosi ed irreperibili terzi. Maestra inarrivabile di questa poco nobile «arte» sembrerebbe essere Annamaria Franzoni, la madre di Samuele Lorenzi, se è vero che ancora oggi divide l'Italia in colpevolisti e innocentisti, nonostante il giudice Eugenio Gramola l'abbia giudicata colpevole e condannata in primo grado a trent'anni di reclusione, senza alcun beneficio di attenuanti.

Ma altrettanto dissimulatorio è stato, almeno inizialmente, il comportamento di Maria Patrizio, la mamma di Lecco che ha annegato il figlio di cinque mesi nella vasca del bagno. Solo dopo una settimana di interrogatori stringenti è crollata, facendo parziali ammissioni di colpevolezza.

Anche Olga Cerise, la donna che il 24 giugno 2002 annegò i figli piccoli in un laghetto nei pressi di Aosta, aveva cercato di depistare gli inquirenti sostenendo la tesi che i figli fossero annegati per un malaugurato incidente.

In queste donne l'elemento più forte è l'attaccamento alla vita (la propria), la voglia di salvarsi nonostante tutto, il sogno di poter cominciare una nuova esistenza, cancellando dalle proprie menti e soprattutto dagli atti giudiziari il marchio del crimine commesso.

Ci sono invece altre madri che seguono una strategia opposta, ma altrettanto mortale: depresse, stanche della vita, terrorizzate da un futuro che vedono nero per se stesse e per i propri figli, decidono che è tempo di farla finita. Estendono però l'amara risoluzione della pena di morte anche agli ignari figli, a cui vogliono evitare «pietosamente» la tragedia di continuare a vivere, da orfani di madre, una vita oltremodo dolorosa. Hanno seguito questo filone Anna Maria Colecchia, Maria P. di Montecassiano (Macerata) , Anna Pendolino di Castel del Sasso (Caserta) , e molte altre.

C'è poi un ultimo filone di somiglianze, che riguarda un numero fortunatamente limitato di casi: è quello della follia assoluta, che trascende le possibilità di comprensione e di inquadramento razionale. Mi riferisco ai tre casi avvenuti all'estero, che ho citato nell'elenco precedente: la mamma texana che ha ucciso cinque figli, l'australiana e l'austriaca che ne hanno uccisi quattro. Di fronte a fatti simili si può solo rimanere attoniti, perché la singolarità del crimine commesso non trova alcuna giustificazione nelle spiegazioni delle donne assassine né nel contesto in cui è maturato: lasciare, come ha fatto l'infanticida austriaca, un neonato ucciso in un sacchetto di plastica nel congelatore, cementificarne un altro, disseminare i corpi per la casa, senza, tra l'altro, che il convivente si accorgesse né delle gravidanze né delle uccisioni, è cosa che attiene alla follia e alla psichiatria più che a fenomeni sociali umanamente spiegabili.

Cosa dicono gli esperti?

Cito alcuni stralci da un'intervista del 3 giugno 2005 di Marina Corradi al noto psichiatra Vittorino Andreoli, pubblicata su Avvenire.

[...] L'aumento degli infanticidi - risponde Andreoli - è un dato reale: nel decennio 1993-2003 in Italia sono cresciuti del 41% rispetto al decennio precedente, all'interno del numero complessivo degli omicidi che è invece rimasto sostanzialmente invariato.

Un aumento impressionante. Ma perché?

[...] Lombroso affermava, in generale, che se un individuo fino a quel momento sano un giorno uccide significa che quell'uomo è mentalmente degenerato. Circa l'infanticidio, il "corollario" lombrosiano era che una donna che uccide il figlio non è più madre, è un lusus naturae, uno scherzo maligno della natura.

Noi dunque siamo da questa eredità lombrosiana condizionati per cui, quando una madre uccide, si pensa che certamente debba avere "qualcosa di storto" , che la sua mente l'abbia tradita.

E questo invece non è sempre vero?

No, non sempre. Ci sono, certo, gli infanticidi da depressione post partum, depressioni a volte non curate da medici che hanno dimenticato che un malato lasciato a se stesso può anche uccidere. Ma assistiamo oggi al crescere inquietante di un altro, diverso tipo di infanticidi: quelli di donne sane di mente, che uccidono davanti alle difficoltà poste dall'accudire il bambino. Dunque, lucidamente, per ottenere dei vantaggi, per eliminare quell'ostacolo che il figlio rappresenta. Ricordo il caso di una giovane donna, qualche anno fa, che soppresse il suo bambino di pochi mesi e con la complicità della madre ne occultò il corpo. Da quando era nato, spiegò poi, litigava con il marito, non si poteva più uscire la sera, né andare in vacanza come prima. Era stato un omicidio a freddo, come altri raccontati dalle cronache, che definirei infanticidi dell'ignoranza e della stupidità [...].

Ma per quale ragione un aumento di casi di queste proporzioni?

Esistono oggi condizioni familiari e sociali che favoriscono l'esplosione della tragedia. Mi capita di osservare come molte giovani coppie entrino in crisi proprio con l'arrivo di un figlio, e anche fino alla separazione. Lui si lamenta di non essere più al centro dell'attenzione, lei soffre nel sentirsi imbruttita e appesantita. Entrambi non possono più uscire come prima, o prendere il primo volo scontato per una vacanza last minute. È chiaro che un bambino cambia fortemente il legame di coppia, ed è un cambiamento molto bello. Ma se quel bambino non è nato prima anche nei pensieri, non è stato atteso e immaginato, e i suoi genitori sono abituati a vivere solo nel presente - ecco, invece quel loro figlio è il futuro, per la prima volta, ma un futuro faticoso e ingombrante. E quella piccola famiglia sta chiusa in casa, sola, perché i nuovi "moduli abitativi" sono di 60 metri quadri, altrimenti neanche col mutuo li si riesce a pagare. E in 60 metri c'è poco spazio per il figlio, figuriamoci per una nonna che ti dia una mano. Sono case sterili quelle dei nuovi condomini, case non pensate perché un uomo e una donna con i loro figli vi possano vivere. Chiusi dentro lui, lei, il bambino, e nessun altro. E spesso con stipendi da sterilità quasi obbligata. Come si fa a vivere con ottocento euro al mese? E anche se sono un po' di più, come si fa a vivere con poco, dentro una cultura per cui farsi la lampada abbronzante e vestirsi alla moda è un dovere? E nei 60 metri quadri, con pochi soldi, sole davanti alla tv accesa, sognando, si può cominciare a guardare al proprio figlio neonato come a un ostacolo? È possibile. C'è una cultura, un modo di stare insieme, di costruire le case, di pensare la vita, che può spingere a guardare a un bambino come a un oggetto. Si allunga una mano e lo si prende, la si apre e lo si butta via.

[...] Ciò che sta accadendo è che la biologia, ciò che finora abbiamo chiamato "legge di natura", sembra come sopraffatta da una cultura dominante. Una studiosa come Margaret Mahler ha scritto saggi fondamentali sull'attaccamento simbiotico fra la madre e il bambino nei primi tre anni di vita. Qualcosa di viscerale, per cui la madre avverte il figlio come parte di se stessa; qualcosa di legato al codice genetico in funzione della sopravvivenza della specie, per cui una donna "deve" accudire e proteggere il figlio piccolo, allo stesso modo in cui i merli nel nido sull'albero davanti a casa mia badano ai loro piccoli. Ma, ecco, fra i merli questo comportamento è immodificabile. Mentre un aumento del 41% degli infanticidi in 10 anni - in molti casi compiuti lucidamente - mi fa pensare a una cultura che con i suoi modelli riesce a stravolgere quella che chiamavamo legge di natura. Se è così, costituisce il segnale di qualcosa di drammatico. Secondo me, infatti, siamo in un momento storico drammatico. Nell'evidente inarrestabile declino di una civiltà ingolfata nei suoi insostenibili consumi. Obbligati a continuare a comprare automobili e cellulari per non innescare la spirale della disoccupazione a catena, ma - parlo da laico, come i lettori di Avvenire sanno - senza un senso alle nostre giornate. Occorre un nuovo umanesimo - laico, cristiano, o laico e cristiano, insomma occorre ritrovare un senso. Perché quando accade che vengano uccisi dei bambini - i bambini sono di tutti, non dei loro genitori - si produce, assurdamente, un dolore che sarebbe evitabile. Un dolore devastante e becero, insensato; e il segno, insieme, che si è perso senso e voglia di vivere. Che si comincia a perdere l'essenziale.

Sullo stesso argomento, ha scritto un commento anche il filosofo Umberto Galimberti, apparso su Repubblica.it del 27 maggio 2005 con il titolo Nella testa di una madre che uccide suo figlio. Eccone alcuni passi.

[...] anche a Lecco, come a Cogne, la famiglia, e in un primo tempo anche i vicini di casa, si schierano a difesa della madre, perché è difficile ammettere che il terribile possa accadere tra noi, quando nessun segno lo lascia presagire.

Ma è proprio così? O la disattenzione che riserviamo a chi vive con noi o accanto a noi porta a non accorgerci di quanto avviene nel chiuso della nostra anima, che non si fida neppure della comunicazione, perché teme che le sue parole possano non essere raccolte o addirittura svilite. E quando la comunicazione collassa, quando la parola si sente vana, non resta che il gesto, per chiudere il discorso con una disperazione da cui non si sa come uscire.

Qui gli psichiatri parlano di "depressione post partum". Vero. Ma questa diagnosi rivela solo un sintomo non di una malattia, ma della condizione della maternità, di ogni maternità, dove l'amore per il figlio non è mai disgiunto dall'odio per il figlio, perché il figlio, ogni figlio, vive e si nutre del sacrificio della madre: sacrificio del suo corpo, del suo tempo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti e anche amori, altri dall'amore per il figlio.

[...] Accettare la realtà quando questa è troppo distante dal proprio desiderio è per chiunque di noi il lavoro che ci affatica ogni giorno. Quando questa fatica supera oggettivamente o soggettivamente i nostri limiti, si affaccia come via di uscita il più terribile degli eventi: l'evento della morte.

[...] I familiari fanno cerchio perché Cogne insegna. I membri della famiglia e i vicini di casa hanno una capacità sorprendente di ignorare o fingere di ignorare che cosa accade davanti ai loro occhi, come spesso succede con gli abusi sessuali, la violenza, l'alcolismo, la follia o la semplice infelicità. Esiste un livello sotterraneo dove tutti sanno quello che sta succedendo, ma in superficie si mantiene un atteggiamento di assoluta normalità, quasi una regola di gruppo che impegna tutti a negare ciò che esiste e si percepisce.

Siamo al diniego che è il primo adattamento della famiglia alla devastazione causata da un membro, sia esso alcolista, o drogato, o pedofilo, o violento, o folle, o infanticida. La sua presenza deve essere negata, ignorata, sfuggita o spiegata come qualcos'altro, altrimenti si rischia di tradire la famiglia. Qui scatta quella che potremmo definire la "morale della vicinanza", che è quanto di più pernicioso ci sia per la coscienza privata, e a maggior ragione per quella pubblica. Infatti, la morale della vicinanza tende a difendere il gruppo (familiare, comunitario) e a ignorare tutto il resto. E così finisce col sostituire alla responsabilità, alla sensibilità morale, alla compassione, al senso civico, al coraggio, all'altruismo, al sentimento della comunità, l'indifferenza, l'ottundimento emotivo, la desensibilizzazione, la freddezza, l'alienazione, l'apatia, l'anomia e alla fine la solitudine di tutti nella vita della città.

Come era vissuto l'infanticidio nel passato o presso altre culture? Accenna a questa tematica un breve saggio di Diana Stanzani, intitolato La sindrome di Medea: infanticidio e figlicidio.

[...] per i gruppi di cacciatori-raccoglitori come i boscimani o gli aborigeni australiani o ancora i gruppi artici, l'infanticidio diventa un mezzo per il controllo demografico, le donne infatti non possono farsi carico di altri figli prima che quelli che hanno, non siano stati svezzati; le cause che concorrono a determinare tutto ciò sono legate a fattori ambientali, alimentari e di energia domestica. Gli Yanomani dell'Amazzonia sopprimono il neonato se questo è deforme perché sarebbe un peso troppo esoso per la madre e la comunità o, in caso di parto gemellare, il bambino più debole viene sacrificato perché la madre non può allattarli entrambi. Andando ad analizzare le culture altre rispetto a quelle occidentali vediamo come l'infanticidio sia sì una pratica "diffusa" ma che trova una spiegazione ed anche un significato nelle questioni riguardanti il gruppo cultuale e la sua sopravvivenza. Ad esempio presso alcune comunità dell'India e dell'Africa, come riporta Levi-Brull nel suo lavoro Anima Primitiva, la soppressione di neonati non è omicidio perché il bambino appena nato non è considerato un essere umano completo, lo diventerà in seguito, e il suo status di adulto sarà scandito da una serie di riti di passaggio. Si possono fare anche esempi eccellenti della nostra storia, come gli antichi romani, che gettavano dalla Rupe Tarpea i figli deformi per non parlare poi del diritto di vita e di morte che il pater familias aveva sui figli.

Un aspetto caratteristico del nostro mondo tecnologico e mediatico, certamente assente nelle culture primitive, è la spettacolarizzazione delle tragedie familiari, dovuta all'invadenza di un giornalismo televisivo deteriore e pettegolo. Scrive in proposito la Stanzani: I mezzi di comunicazione di massa non solo fanno cronaca per informare, ma sempre più spesso descrivono gli avvenimenti con dovizia di particolari agghiaccianti e incuranti della legge sulla tutela della privacy, per vendere di più il prodotto: semplicemente si fa mercato del dolore umano. Si specula per mero guadagno sulla sofferenza, come se fosse una finzione, come se i personaggi del dramma fossero semplici attori che recitano una parte. E per una sorta di gioco perverso, questo a volte accade per davvero. L'interesse ossessivo del pubblico non lascia spazio, spesso, al rispetto che si deve davanti al dramma, ma cerca di sapere sempre di più, scavando nella vita privata dei protagonisti e nel piccolo mondo in cui le azioni tragiche hanno avuto luogo. La notizia prima di tutto, che fa di un avvenimento doloroso e strettamente personale un fatto pubblico, per un pubblico sempre più bramoso e affamato, che spesso giudica sulla base di a-conoscenze.

Ma allora: perché?

[Una Madonna con Bambino, opera di Giotto]
Giotto, «Fuga in Egitto», particolare.
Padova, Cappella degli Scrovegni

Ognuna di queste storie di madri infanticide è un caso a sé, ma ognuna di esse è anche parte del processo storico che caratterizza quest'ultimo decennio. Ci siamo dentro: dunque manca la possibilità di giudicare gli eventi con il distacco dello storico né abbiamo sotto gli occhi tutti i tasselli del puzzle. Si possono solo avanzare ipotesi, con la speranza di cogliere intuitivamente lo «spirito del tempo».

Uno spirito che a mio avviso si può scorgere meglio proprio là dove ai delitti delle madri non c'è spiegazione apparente.

La cronaca ci offre storie terribili di degrado, nelle quali capita che dei bambini vengano seviziati e uccisi da adulti bestialmente violenti e ignoranti; ci sono storie di povertà assoluta; storie di infanticidi dovuti a squilibri psichici conclamati; storie di gelosia tra coniugi che si concludono tragicamente per i figli; storie di genitori che uccidono i figli disabili per la stanchezza e la paura di non essere più in grado di assisterli. Sono tutte storie terribili, non c'è dubbio, ma hanno un lato rassicurante: rimangono all'interno dell'orizzonte della comprensibilità; è possibile farsi un'idea e una ragione di come quei genitori siano giunti al punto di uccidere i propri stessi figli.

Ci sono invece altre storie che lasciano impietriti per la loro inspiegabilità: perché quella mattina di gennaio del 2002, uguale a tante altre mattine, Annamaria Franzoni - se è veramente colpevole come ritiene il giudice che l'ha condannata - ha improvvisamente massacrato il figlio di tre anni, sorprendendolo indifeso nel suo stesso letto? Perché il 18 maggio scorso la mano di Maria Patrizio ha tenuto sott'acqua la testa del figlio di cinque mesi fino a farlo annegare? Che tipo di follia si è impossessata improvvisamente di Olga Cerise, costringendola ad annegare i due figli di 4 anni e 21 giorni in un lago?

Non c'è alcuna seria malattia psichica, nessun grave disagio familiare preesistente in queste donne, che permetta di chiarire con sicurezza il perché dei loro omicidi. Sono donne nelle quali un disagio sordo, intimo, che evidentemente covava da tempo, è esploso senza apparente preavviso, conducendole ad azioni tragiche e irreparabili.

Forse allora si può immaginare che si sia manifestato in loro, più che in altri casi, quello che potremmo definire lo «spirito del tempo», del nostro tempo: un senso di soffocamento all'interno di situazioni familiari e sociali frustranti, di meccanismi percepiti come privi di senso, come terribilmente vincolanti della libertà e delle aspirazioni personali; inoltre un vivo senso di inadeguatezza ad accettare il ruolo di adulto responsabile che l'essere madre impone.

Se tali ipotesi colgono nel segno, allora ciò che emerge come quadro complessivo è una società occidentale in profonda trasformazione, in cui le istituzioni sociali tradizionali - la famiglia, la comunità di appartenenza, la chiesa - hanno perduto la loro forza rassicurante, la capacità di dare un senso alle azioni quotidiane e ai sacrifici di una madre. Il destino individuale e collettivo è percepito come nebuloso; non si sa quale è il proprio posto nel mondo né se si ha veramente un posto; e se non si ha un ruolo, non c'è neppure una strada tracciata da seguire. E' come se la società richiedesse a chi è biologicamente, ma non psichicamente, una madre di accettare una serie di rinunce che risultano accettabili, anzi persino fonte di gioia, solo all'interno di un orizzonte di valori tradizionali che, malauguratamente, non sono più sentiti come attuali.

Di fronte a questa tacita imposizione quelle donne si sono ribellate, urlando tramite l'infanticidio tutto il loro desiderio di essere liberate dal peso di una maternità che era evidentemente per loro un fardello insopportabile, forse perché le costringeva a comportarsi come se tutto avesse senso, proprio mentre dentro di loro si sentivano martoriate da una angosciante mancanza di senso.

L'espressione più profonda dello spirito del nostro tempo, balenata attraverso quei terribili omicidi, è dunque la percezione disgregante della mancanza di senso. Come si può spiegare la depressione che porta a dare e a darsi la morte, se non come angoscia da mancanza di senso? Come si può spiegare il fondamentalismo religioso di questi anni, se non come l'estremo tentativo di contrastare la mancanza di senso, negandola con tutte le forze?

Con questa analisi non voglio sostenere la tesi che la vita, il nostro essere nel mondo, sia uno scherzo del destino realmente privo di senso, un gioco inutile nel quale ogni scempio morale è reso lecito dalla mancanza di regole prestabilite. No, affermare questo sarebbe fare del fondamentalismo al contrario, vorrebbe dire sostituire a qualsiasi dio un nichilismo altrettanto dogmatico.

Senza aver la pretesa di alzare il velo dell'essere e scoprirne la natura e le mosse, dico soltanto che la mancanza di senso è senza dubbio la condizione di una parte dell'umanità attuale, dovuta all'essere noi nel bel mezzo di una trasformazione sociale rapida ed incontrollabile: abbiamo perduto dei valori tradizionali e non abbiamo ancora trovato nuovi valori con cui sostituirli.

Questo, tra l'altro, è solo uno dei possibili livelli di interpretazione del fenomeno delle madri che uccidono i propri figli.

Un altro livello di interpretazione potrebbe essere posto ipotizzando che tali tragedie siano un altro dei modi, in cui si manifesta la tensione delle società più ricche del pianeta a limitare autonomamente e inconsciamente la crescita demografica, allo scopo di mantenere il grado di benessere raggiunto. Come è noto, l'Italia è una delle nazioni con il più basso tasso di natalità al mondo: al di là di tutte le spiegazioni sociologiche sul ritardo e la difficoltà con cui le donne italiane accettano la maternità, agisce probabilmente anche una tensione inconscia a limitare le nascite, come forma di autodifesa di una collettività che sa di aver raggiunto il limite di sopportazione del territorio in cui vive, dal punto di vista delle risorse utilizzabili. Se tale ipotesi ha un fondo di verità, persino l'assassinio dei propri figli potrebbe essere una strategia al servizio di questa tendenza inconscia della collettività. Matrimoni omosessuali, matrimoni bianchi, matrimoni ritardati a causa della carriera, calo del desiderio, sesso virtuale, infanticidio perseguito attraverso l'immaturità di alcune madri: una serie di strategie di controllo demografico, attraverso cui la collettività protegge se stessa dall'autodistruzione per sovrappopolazione. Alla faccia del crescete e moltiplicatevi, ancor oggi propugnato dai cattolici...

Commenti dei lettori

  1. Commento di sofia - 14/7/2005 ore 18,34

    I figli piccoli sono alle volte insopportabilmente faticosi.
    Una ninna nanna di molti molti decenni fa dice "din don campanòn, ah che te buto dal balcòn". Altro proverbio-minaccia "te go fato e de desfo" (Come ti ho fatto, ti disfo).
    Dire "l'avrei strangolato" non è raro per una mamma (di figli di ogni età).

    Tutti i rapporti molto forti sono anche ambivalenti, e del resto non mancano anche figli che uccidono i genitori.

    Perché si passa poi dalle parole e dai proverbi ai fatti?

    Io ho una mia personale interpretazione ed è che il male sia da ricercare in un nefasto romanticismo che un tempo prendeva solo le classi cosiddette superiori e ora non risparmia nessuno. La sana concretezza popolare è sparita, lasciando lo spazio a volgari fantasie di idillio nonché alla convinzione che quando ci si sposa (o ci si accoppia) per amore, la felicità sia compresa nel prezzo.

    Cosi' non è, e i bambini sono (anche) dei solenni rompiscatole.

    Se non si è un tipo romantico si fa fronte con più facilità

    sofia
  2. Commento di D. - 16/7/2005 ore 7,39

    Ieri dopo aver ascoltato il fatto al TG ho detto a mia madre che non concepisco come una donna possa massacrare suo figlio.
    Mia madre mia ha risposto che ha volte i bambini sono cosi' insopportabili da far divertare matte le madri.
    Ho avuto un brivido lungo la schiena al pensiero di essere stata tra le braccia di questa donna.
    Come ti auguro di non fare mai un figlio...
  3. Commento di sofia - 20/7/2005 ore 12,25

    L'augurio è piuttosto tardivo, in quanto ho già fatto due figlie e ho superato gli anni più impegnativi senza aver avuto voglia di buttarle dalle finestra.

    Ora la cosa è alquanto improbabile perché sono grandi quanto me, nonché più giovani, forti, agili... e assai piacevoli da "sopportare".

    Che una madre dica che i suoi figli piccoli sono stati faticosi e che può capire che qualcuna, più fragile, sia stata presa da un raptus omicida non dovrebbe far tremare al pensiero di essere stato tra le sue braccia, ma dovrebbe ispirare sentimenti di soddisfazione per essere stato allevato da una donna consapevole della propria ambivalenza e quindi non solo in grado di gestirla, ma anche di trasmettere un giusto senso di comprensione della complessità dei sentimenti umani.
  4. Commento di francesca - 20/7/2005 ore 14,1

    Penso che non si legge mai nulla di rilevante sul marito o compagno di queste donne, nulla di significativo. Se non che quasi tutti questi disgraziati hanno in comune una caratteristica, dopo l'omicidio si ergono a strenui paladini dell'innocenza della loro compagna e "madre" dei loro figli.Dov'erano costoro mentre le loro donne si "perdevano" e decidevano di uccidere i loro bambini?
    Dalle brevi descrizioni che di essi hanno fatto i giornali, non emerge una figura di uomo molto interessante, questi uomini sembrano semplici appendici delle loro compagne quasi sempre più maschie di loro...fuchi anomimi tra le zampette delle api regine. Che queste donne siano colpevoli è fuori discussione ma che pensiamo dei loro partners, li "chiamiamo" fuori ?
    Francesca
  5. Commento di Michele Diodati - 20/7/2005 ore 15,41

    Ciao Francesca,
    ciò che dici è interessante, ma non saprei cosa rispondere. L'attenzione dei media è focalizzata sempre sulla madre, non ci sono elementi sufficienti per giudicare le ragioni dei padri. Bisognerebbe conoscere approfonditamente i singoli casi. In linea generale, riguardo alla difesa a priori della potenziale assassina, esercitata dalle famiglie, trovo condivisibile ciò che dice Umberto Galimberti nell'articolo su Repubblica che ho citato nel mio articolo.
  6. Commento di memedesimo - 21/7/2005 ore 1,55

    devo tenermi anonimo,capirete il perchè... ora,io vivo l'imbarazzante situazione,di vedere una coppia di miei amici:lei in cure,con psicofarmaci,crisi depressive ecc...ora,entrambi parlano di avvenire,casa,figli,tranquillita' che risolverà tutto...AIUTO!!!! amici e parenti,siamo tutti tra il disperato e lo scaramantico... che fare? si pensa di tener d'occhio gli sviluppi,essere sempre a turno presenti,controllare...ma i limiti? che si fa,si dorme in casa con lei quando lui sara' assente,mascherando la cosa x generosita' o solidarieta'? ma dai.... il problema e':leggo dei fatti di cronaca,ma non riesco come molti a "non capire£purtroppo,vedo una situazione platealmente e del tutto verosimile x una disastrosa evoluzione simile! che fare? mah...ho un figlio:la persona in questione una sera sentendo i pianti,propose:"ma povero.... e' disperato!io quando mi sento cosi',ho delle gocce che mi hanno consigliato,che rilassano e fanno sentire meglio,ti do il nome,magari gli fan del bene,come si fa a sopportare un pianto cosi'?se piange non sta bene:non ha fame,non ha sete,dagli queste...". Ora:lui minimizza il problema...sono stato l'unico ad avere il coraggio di dirgli:"occhio!!! l'hai vista nelle crisi:non e' che prova la pappa,prova l'acqua,poi le pastiglie,e se il bambino continua a piangere,lo martella???" ho ricevuto insulti....
    l'unica soluzione x quanto brutta e inapplicabile,sarebbe la patente a procreare:tu stai male,sei in cura,potenzialmente pericolosa:figli x ora zero! guarira,poi vedremo...
    lo so:penso poi alla strumentabilita' di una legge simile,ai potenziali abusi,e riconosco l'inaccetabilita'....
    ma ora:dio non voglia,accada qualcosa....colpa sua?mia?dei genitori??? di chi? "...la signora ha mai dato da pensare a un gesto simile?" "ma asolutamente!!! la conosco da anni,sempre stata amorevole,cercava il bambino,lo adorava,chi mai poteva pensare...???"....eh gia'...e che altro dire? ma voglio fare un osservazione:io vedo una donna,preda di attacchi isterici per fesserie,in lacrime e convulsioni se non c'e' acqua fresca in frigo...chi gli sta attorno le da la medicina,la zittisce,la accompagnia dal dottore e dice:"ieri cosi' e cosa',ha avuto una crisi!insomma!non guarisce???" e questo? "ok...il mensanax non funziona,vi prescrivo le gocce di squassacerv..." ma dai...cronaca:vacanza all'estero,dopo tre giorni lui prende 1 aereo,viene in italia,compra del "te infre" e glie lo porta:da tre giorni non dormiva,terrorizzata all'idea di bere un te' che non fosse "buono li' e la'",e non potendone fare a meno!!! ...calci nel culo che avrei preso da mio padre...ancora starei piangendo... ma no:oggi no! oggi ci son le gocce...l'analista,il sociologo! il conslente che ha proposto nella scuola elementare che frequentera' mia figlia,di adottare misure preventive per i bambini troppo attivi,lodando i risultati ottenuti all'estero con vari medicinali:il bimbo si calma,studia,non risponde... i depressi li stanno fabbricando!!! gli infanticidi giustificando!!! "soffriva di crisi...era depresso/a..." molta gente soffre di carenza di insegnamento sul "saper stare al mondo" temo,e molti di piu' si sta tentando di crearne con questa patologia...
  7. Commento di Michele Diodati - 21/7/2005 ore 10,6

    Ciao "memedesimo",
    condivido pienamente il tuo timore per il futuro degli eventuali figli della coppia di tuoi amici.

    Quello che mi viene da pensare, leggendo il tuo racconto, è che le nevrosi di uno dei membri della coppia sono rese possibili e favorite anche dal partner. Mi sembra ai limiti dell'assurdo che il tuo amico abbia interrotto la vacanza e preso un aereo per andare a comprare il Tè Infrè (di tanta pubblicità ne saranno lieti i produttori...). Il tutto sembra favorito anche da condizioni socio-economiche al di sopra della media: l'italiano comune non sprecherebbe normalmente uno o due giorni di vacanza ed un viaggio aereo di andata e ritorno solo per andare a comprare del tè... Quello che voglio dire è che tanto normale non deve essere neppure il tuo amico: probabilmente anche lui ha delle nevrosi, che si esprimono nel bisogno e nella capacità di sopportare, con pazienza soprannaturale, una donna che, da ciò che racconti, appare oltremodo capricciosa, infantile e viziata.

    E' molto probabile che questa donna non sappia che cosa significhino veramente il dolore ed il sacrificio, se la sua psiche rimane sconvolta al punto di fare tre notti insonni per la mancanza del suo tè preferito. E' quindi anche molto probabile che non sarebbe una buona madre, non tanto per la possibilità (che mi auguro remota) che possa uccidere il figlio neonato, ma perché non possiede - sempre a giudicare dal tuo racconto - valori e insegnamenti validi da trasmettere a questo ipotetico figlio. Persone simili dovrebbero prima uscire dall'infanzia e poi procreare.

    Purtroppo - occorre riconoscerlo - la mia è semplice speculazione filosofica. La decisione di fare figli è e rimane una libera scelta dei partner; e non saranno le nostre considerazioni ad impedire a questa coppia di tuoi amici di proseguire il loro "programma per la vita".
  8. Commento di Michele Diodati - 28/7/2005 ore 9,10

    Questo è un uomo, non una donna, ma merita di entrare a pieno titolo nella galleria degli orrori dei figlicidi. Si tratta di Marcus Wesson, di cui parla un articolo del Corriere: il tipo ha avuto il coraggio di sterminare sette figli e due nipoti, proclamandosi Gesù Cristo (che, però, per quanto io ricordi, era molto restio all'uso della violenza...).

    Ciò che colpisce guardando la foto del pluriomicida sono i suoi lineamenti primordiali: ha un volto che mi sembra umano solo per caso; vi vedo molta più somiglianza col gorilla che con l'uomo. Senza voler offendere questi simpatici e pacifici animali, forse qualche volta le inclinazioni di alcune persone sarebbero prevedibili, facendo più attenzione al loro aspetto fisico...

  9. Commento di mary - 29/7/2005 ore 10,47

    Per quanto mi riguarda, per me la mia bambina è la cosa più bella che mi sia potuta capitare, anzi penso che tutto ciò che è avvenuto prima è accaduto per arrivare a lei. il mio terrore è diverso, Il mio terrore è che gli possa accadere qualcosa, perchè senza di Lei io non avrei più ragione di esistere.Quando leggo quelle cose orribili piango, perchè penso a quei poveri bambinini che ora sono angeli vicino a Gesù,al terrore che hanno provato prima di morire
    assissanitati da coloro che dovrebbero proteggerli con le proprie vite. Se io potessi esprimere un desiderio chiederei non ricchezza, non potere, ma che tutti i bambini del mondo fossero protetti dalla crudeltà degli adulti, dalla guerra, dalla fame, che tutti i bambini del mondo potessero vivere la loro infanzia circondati da amore.... giuro chiederei solo questo. Io ho solo una certezza il vero amore l'amore assoluto, lo si prova quando si diventa mamme, perchè il detto "mi getterei sul fuoco per te" o mi farei tagliare una mano diventa realtà se si trattasse di salvare la vita del proprio figlio.
  10. Commento di Alberto Gigante - 10/1/2006 ore 6,00

    Ho letto gli articoli da Lei raccolti,il mio non è un commento su quanto riportato ma la semplice richiesta per qualcosa che per certi versi ha a mio avviso,elementi in comune con la follia di queste mamme.Infatti Le chiedo se ha mai raccolto anche articoli che riguardano i casi in cui, famiglie che a seguito della separazione,avvenuta o in corso, sono state coinvolte in gesti estremi.La ringrazio ed in attesa di cortese riscontro Le porgo distinti saluti.
  11. Commento di Michele Diodati - 10/1/2006 ore 11,15

    Il tema delle tragedie conseguenti a una separazione è tra quelli che mi piacerebbe affrontare in un prossimo articolo. Ci avevo già pensato. Tenga conto però che non sono un sociologo né uno psicologo. Lavoro come informatico: articoli come quello sulle madri sono frutto del mio interesse per queste vicende, ma anche del poco tempo che ho a disposizione. Non so, cioè, se e quando riuscirò a trovare il tempo per ricercare le informazioni che servirebbero per scrivere il nuovo articolo a cui lei fa riferimento. Se, intanto, ha fatti e circostanze da segnalarmi o una documentazione già accumulata, può inviare tutto al mio indirizzo di posta elettronica.

    Grazie dell'attenzione e cordiali saluti.
  12. Commento di franco tundo - 22/5/2006 ore 6,40

    suggerisco di leggere il sito gli psicofarmaci subito dopro il vostro, in base al rapporto del Dr. Breggin, che quoto nel mio capitolo, ho il "sospetto", ripeto solo un sospetto, che forse vi possa essere una correlazione tra depressione, antidepresivi e gli infanticidi, ricercatori e scienziati dovrebbero forse investigare questa possibilita'.
  13. Commento di Michele Diodati - 22/5/2006 ore 14,51

    Non ho capito il riferimento al "sito dopo il vostro". A che si riferisce? Una ricerca fatta con qualche motore, forse, e con quale chiave di ricerca? E quando (i risultati delle ricerche cambiano da un giorno all'altro)? Bastava inserire l'indirizzo della pagina con l'articolo citato...
  14. Commento di franco Tundo - 23/5/2006 ore 2,46

    Gentile sig Diodati, io sono poco pratico di internet, io intendevo dire che il mio sito appariva subito dopo quello di pesa nervi, penso da Lei coordinato, e sinceramente sono sorpreso che sia apparso cosi' velocemente, il sito del mio libro e' molto recente, io di motori di ricerca non ne so asssolutamente nulla, cordiali saluti Franco Tundo
  15. Commento di eros - 12/10/2006 ore 15,43

    Ciao scusate un informazione:
    ho letto all inizio dell articolo che le statistiche di infanticidi da parte delle mamme stan crescendo enormemente. Vorrei chiedere lumi piu' precisi. Da qualche parte ho letto che sono 300 i bimbi uccisi dalle mamme in un anno in Italia. E' un numero enorme, potrebbe esser vero? Non riesco a trovare dati ufficiali, visto che citate le statistiche forse le avete sotto mano.
    Grazie Eros
  16. Commento di GENNY - 1/12/2006 ore 12,40

    secondo me è la cosa più inutile uccidere un figlio non hanno nessuna colpa.quando si pensa di fare una cosa del genere bisogna rivolgersi a un psicologo perché uccidendo un figlio non risolvi nessun problema.sono una mamma e so che i bambini sono la cosa più bella al mondo.
  17. Commento di anonimo - 3/12/2006 ore 18,03

    io non credevo che una madre fosse in grado di poter fare determinate cose, cioè: si sente parlare della madre che ha soffocato il figlio, dell'altra che lo ha preso a coltellate, l'altra ancora che l'ha affogato nella vasca da bagno... si parla di neonati... io dico ma mentre uccidi tuo figlio come fai a guardare il giorno dopo il padre dello stesso se non era daccordo anche lui? perchè ora si tratta delle madri, ma non scordiamoci quello che è successo poco tempo fa ad un bambino di 8 anni: il padre e il fratello maggiore lo violentavano e lo obbligavano alla prostituzione... se arrivi a fare una cosa del genere non sei più reputato come essere umano ma come una bestia...e le persone che dicono che può succedere, causato un raptus???!! per la gente che arriva a questo punto, rimpiango che non ci sia la pena di morte in italia!!!
  18. Commento di Gabr - 21/12/2006 ore 18,19

    Ho letto questa serie di articoli e ne sono rimasto sconvolto. Io non so nulla di psicologia e non riesco ad immaginare cosa possa passare per la testa di queste madri, dico solo che mi fanno una gran pena.
    Il dato dell'aumento degli infanticidi è inquietante (41% se non ricordo male). Questo indica una popolazione sempre più stressata e nervosa, in cui i valori della famiglia e del significato di avere un figlio vanno perdendosi. Non è raro vedere giovani coppie che mettono al mondo dei figli solo perchè è diventata una consuetudine anzichè per "vocazione" e, a mio parere, questa è la cosa più mostruosa che possa esistere!! Come potranno essere dei buoni genitori?? Come potranno essere veramente legati ai loro figli?? Mi sembra ovvio che una cosa del genere porti a vedere il bambino allo stesso modo di un oggetto di cui ci si può stufare visto che non esiste quell'unione che dovrebbe esserci tra genitori e figli.
    Questo è un grosso limite della società di oggi che ci porta a fare quello che gli altri si aspettino che facciamo e non quello che vogliamo veramente, finendo con il commettere grossi errori e compromettendo alcuni equilibri...
  19. Commento di tata - 20/2/2007 ore 15,05

    Il ruolo di genitore è sicuramente il più difficie da interpretare ma come un attore cerca a tutti i costi di reciatre al meglio la sua parte, noi mamme, senza intenzione di giudizio, cerchiamo per quanto possiamo di rassicurare i nostri figli dando loro fiducia vera, guardiamolo negli occhi e trasmettiamo loro quell'amore che solo noi siamo e saremo capace di dare.
    TAta
  20. Commento di Augusto - 11/3/2008 ore 1,23

    Gradirei consigliare la lettura del romanzo di O.D. MAESTRONI intitolato "Solstizio d'inverno", il Filo (www.ilfiloonline.it), collana nuove voci/vertigo, 2008.

    Di seguito una piccola trama:

    È la storia di una donna ricoverata in una clinica psichiatrica e colpevole di aver ucciso il proprio figlio di sei anni. È una donna che è stata maestra elementare ossessionata dall'idea di dover educare persone perfette ma che, vinta da questo obiettivo impossibile, ha lasciato il lavoro e ha instaurato un rapporto morboso con il figlio. Il fanatismo religioso che ha sempre coltivato la spinge nei meandri più pericolosi e deboli della mente e lei ne è travolta. E così vive un mondo immaginario dominato da opposizioni violente, da ferocità, brutalità e morte. In un continuo ripetersi di allucinazioni e deliri, di mistificazioni della realtà e vaneggiamenti, di simbolismi e di ossessioni si compirà la tragedia. Nel solstizio d'inverno.

    Quando il rapporto morboso di una madre nei confronti del figlioletto di 6 anni diventa tragedia familiare!
  21. Commento di leila - 30/6/2010 ore 6,36

    sono rimasta sconvolta da questi articoli, oddio io sto tutto il gg kon i miei figli uno a 13 mesi e la piccola 2 a volt possono anche essere fastidiosi ma non si arriva a questi punti nn ho mai pensato di uccidere i miei figli io li amo sono parte d me e senza di loro sarei io a morire... non giustifichiamo le mamme con kuesta depressione, non e per tutte cosi, come si fa a mettere un neonato nello zainetto e a cucirgli la bocca kon una spillatrice? questo nn e un raptus, stiamo andando contro natura l'amore fra madre e figllio e una cosa speciale non si puo spiegare nn posso pensare come sono morti tutti questi bimbi .. guardo la mia piccola e penso che non tutti i bambini pultroppo sono fortunati come lei... io dico ma se nn li volete ( che poi finiscono nei cassonetti ) se nn vi sentite pronti nn fate i figli!!!!!! darei la pena di morte a chi ha seviziato i corpicini di neonati e altri...

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  14/7/2005 alle ore 1,33.

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