Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Creazione dal nulla

Alla mente del credente ingenuo appare come una verità indubitabile che l'Universo sia stato creato da un essere superiore ad esso preesistente. Non si accorge che questa idea duplica solo il problema della comparsa di qualcosa (Dio o universo) dal nulla. In questo articolo alcuni punti di vista scientifici in materia di creazione.

Mark Vuletic è un caporale di Marina di 31 anni, che a marzo del 2005 si trovava di stanza in Iraq, come ci avvisa il suo sito web (http://www.vuletic.com/hume/). Spero che sia ancora vivo, perché è un giovane in gamba: è candidato a conseguire il dottorato in filosofia ed ha una spiccata tendenza a mettere in dubbio il sapere dogmatico, come rivelano non solo l'aver intitolato le sue pagine web al filosofo inglese David Hume, ma anche i suoi numerosi scritti, disponibili su The Secular Web Library, una vasta raccolta di documenti tesi a mettere in luce le ragioni del sapere scientifico di fronte al non-sapere dei dogmatici.

Navigando tra i contenuti di The Secular Web, mi sono imbattuto in Creation ex nihilo - Without God, un interessante lavoro di Mark Vuletic, che riporto qui di seguito nella mia traduzione italiana. Si tratta di una raccolta di citazioni di autori notissimi (Hawking, Davies) e meno noti, tutte accomunate dal medesimo argomento: le teorie fisiche contemporanee relative al processo di creazione di particelle, e dell'universo stesso, a partire dallo spazio vuoto indifferenziato.

Creazione ex nihilo - Senza Dio (1997)

Mark I. Vuletic
Ultimo aggiornamento 22/2/1998

Poche persone sono consapevoli del fatto che molti fisici moderni asseriscono che le cose - forse anche l'intero universo - possono in realtà essersi originate dal nulla, attraverso processi naturali. Questo documento è un tentativo di organizzare citazioni che spieghino come si suppone che tutto ciò sia accaduto.

In fondo mi sarebbe piaciuto scrivere un articolo che analizzasse il valore delle fluttazioni quantiche del vuoto come mezzo per produrre universi, ma lascerò per il momento che gli scienziati parlino da soli e che il lettore faccia le proprie valutazioni.

Fluttuazioni del vuoto e particelle virtuali

  • Nel nostro mondo quotidiano, l'energia è sempre inalterabilmente fissata; la legge di conservazione dell'energia è una pietra angolare della fisica classica. Ma nel microcosmo quantico l'energia può apparire dal nulla e scomparire in modo spontaneo e impredicibile (Davies, 1983, 162).
  • Il principio di indeterminazione prevede che delle particelle possano venire all'esistenza per brevi periodi di tempo, anche quando non c'è sufficiente energia affinché vengano create. Di fatto esse sono prodotte a partire da indeterminazioni nell'energia. Si potrebbe dire che "prendono a prestito" per brevi periodi l'energia necessaria alla loro creazione, e poi, trascorso un piccolo lasso di tempo, pagano il loro "debito" e scompaiono nuovamente. Dal momento che queste particelle non hanno un'esistenza permanente, sono dette particelle virtuali (Morris, 1990, 24).
  • Benché non possiamo vederle, sappiano che queste particelle virtuali sono «lì davvero» nello spazio vuoto, dal momento che lasciano una traccia individuabile delle loro attività. Uno degli effetti dei fotoni virtuali, per esempio, è di produrre un piccolissimo mutamento nel livello di energia degli atomi. Producono anche un egualmente minuscolo cambiamento nel momento magnetico degli elettroni. Queste minuscole ma significative alterazioni sono state misurate molto accuratamente, usando tecniche di spettroscopia (Davies, 1994, 32).
  • Era stato previsto che [le coppie di particelle virtuali] avessero un effetto calcolabile sui livelli di energia degli atomi. L'effetto atteso era minuscolo: solo il cambiamento di una parte su un miliardo, ma è stato confermato dagli sperimentatori.

    Nel 1953 Willis Lamb misurò questo stato energetico eccitato in un atomo di idrogeno. Esso è ora chiamato lo spostamento di Lamb. La differenza di energia prevista a causa degli effetti del vuoto sugli atomi è talmente piccola da essere individuabile solo come una transizione alle frequenze delle microonde. La precisione delle misurazioni sulle microonde è però così grande che Lamb fu in grado di misurare la variazione di cinque cifre significative. Egli ricevette in seguito il Premio Nobel per il suo lavoro. Non rimane alcun dubbio che particelle virtuali esistano realmente (Barrow & Silk, 1993, 65-66).

  • Nella fisica moderna non esiste una cosa chiamata «il nulla». Anche nel vuoto assoluto, coppie di particelle virtuali vengono costantemente create e distrutte. L'esistenza di queste particelle non è una finzione matematica. Benché non possano essere osservate direttamente, gli effetti che producono sono del tutto reali. L'assunto che esse esistano conduce a predizioni che sono state confermate da esperimenti con un alto grado di accuratezza (Morris, 1990, 25).

Fluttuazioni del vuoto ed origine dell'Universo

  • Vi sono qualcosa come dieci milioni di milioni di milioni di milioni di milioni di milioni di milioni di milioni di milioni di milioni di milioni di milioni di milioni di milioni (1 seguito da ottanta[cinque] zeri) di particelle nella regione dell'universo che siamo in grado di osservare. Da dove saltano fuori tutte quante? La risposta è che, nella teoria quantistica, le particelle possono essere create dall'energia nella forma di coppie particella/antiparticella. La materia nell'universo è costituita da energia positiva. Tuttavia tutta la materia si attrae a causa della gravità. Due pezzi di materia che si trovano l'uno vicino all'altro possiedono meno energia degli stessi due pezzi molto lontani tra di loro, perché è necessario impiegare energia per tenerli separati a dispetto della forza di gravità, che spinge l'uno verso l'altro. Pertanto il campo gravitazionale possiede, in un certo senso, un'energia negativa. Nel caso di un universo che è approssimativamente uniforme nello spazio, è possibile dimostrare che quest'energia gravitazionale negativa annulla esattamente l'energia positiva rappresentata dalla materia. In tal modo l'energia totale dell'universo è zero (Hawking, 1988, 129). [...]
  • C'è una possibilità ancora più rimarchevole, che è la creazione di materia da uno stato di energia zero. Tale possibilità nasce dal fatto che l'energia può essere sia positiva sia negativa. L'energia del moto o l'energia della massa sono sempre positive, ma l'energia dell'attrazione, quale quella dovuta a certi tipi di campo gravitazionale o elettromagnetico, è negativa. Possono verificarsi circostanze in cui l'energia positiva che va a costituire la massa di particelle di materia appena create sia esattamente compensata dall'energia negativa della gravità o dell'elettromagnetismo. Per esempio, in prossimità di un nucleo atomico il campo elettrico è intenso. Se potesse essere prodotto un nucleo contenente 200 protoni (possibile ma difficile), allora il sistema diverrebbe instabile a fronte della spontanea produzione di coppie elettrone-positrone, senza bisogno di alcuna immissione di energia. La ragione è che l'energia elettrica negativa può compensare esattamente l'energia delle loro masse.

    Nel caso della gravitazione, la situazione è ancora più bizzarra, dal momento che il campo gravitazionale è solo una curvatura spaziale, spazio curvo. L'energia imprigionata in una curvatura spaziale può essere convertita in particelle di materia e antimateria. Ciò avviene, per esempio, nelle vicinanze di un buco nero, e questa è stata anche, probabilmente, la più importante sorgente di particelle durante il big bang. In tal modo la materia compare spontaneamente dallo spazio vuoto. Nasce allora la domanda: l'esplosione primeva possedeva energia o piuttosto non è l'intero universo uno stato di energia zero, in cui l'energia di tutta la materia è compensata dall'energia negativa dell'attrazione gravitazionale?

    E' possibile risolvere il problema con un semplice calcolo. Gli astronomi possono misurare le masse delle galassie, la loro distanza media e le loro velocità di recessione. Mettendo questi numeri in una formula, si ottiene una quantità che alcuni fisici hanno interpretato come l'energia totale dell'universo. E' venuto fuori che la risposta è veramente zero, nei limiti dell'accuratezza del rilevamento. La ragione di questo particolare risultato è stata a lungo fonte di sconcerto per i cosmologi. Alcuni hanno suggerito che qui è all'opera un principio cosmologico profondo, che richiede che l'universo abbia esattamente energia zero. Se questo è il caso, il cosmo può seguire il percorso di minor resistenza, giungendo all'esistenza senza richiedere l'immissione della benché minima quantità di materia o di energia (Davies, 1983, 31-32).

  • Una volta che le nostre menti hanno accettato la mutevolezza della materia e la nuova idea del vuoto, possiamo speculare sull'origine del più grande oggetto conosciuto: l'universo. Forse l'universo stesso è giunto all'esistenza balzando fuori dal nulla: una gigantesca fluttuazione del vuoto, che oggi conosciamo come il big bang. E' degno di nota che le leggi della fisica moderna consentono una simile possibilità (Pagels, 1982, 247).
  • Nella relatività generale, lo spaziotempo può essere privo di materia o di radiazione e tuttavia contenere energia immagazzinata nella sua curvatura. Fluttuazioni quantiche incausate, casuali, in uno spaziotempo piatto, vuoto, uniforme, possono produrre localmente regioni con curvatura positiva o negativa. Questa è chiamata schiuma spaziotemporale [=spacetime foam] e le regioni sono definite bolle di falso vuoto [=bubbles of false vacuum]. Dovunque la curvatura sia positiva, una bolla di falso vuoto, in base alle equazioni di Einstein, si gonfierà esponenzialmente. In 10-42 secondi la bolla si espanderà fino alle dimensioni di un protone e l'energia contenuta al suo interno sarà sufficiente a produrre l'intera massa dell'universo.

    Le bolle partono senza materia, radiazione o campi di forza e con la massima entropia. Contengono energia nella loro curvatura e sono pertanto un «falso vuoto». Nella misura in cui si espandono, l'energia al loro interno cresce esponenzialmente. Ciò non viola [il principio di] conservazione dell'energia, dal momento che il falso vuoto possiede una pressione negativa (credimi, tutto ciò deriva dalle equazioni che Einstein buttò giù nel 1916), sicché la bolla in espansione fa tutto da sola.

    Mentre l'universo-bolla si espande, si verifica una sorta di attrito nel quale l'energia viene convertita in particelle. La temperatura allora cala e si verifica una serie di processi di rottura spontanea della simmetria, come in un magnete raffreddato al di sotto del punto di Curie, e compare una struttura essenzialmente casuale di particelle e di forze. L'inflazione s'interrompe e ci troviamo dentro il più familiare big bang.

    Le forze e le particelle che appaiono sono più o meno casuali, governate solo da principi di simmetria (come i principi di conservazione dell'energia e del momento), i quali sono anche, non il prodotto di una finalità, ma esattamente ciò che si ha in assenza di finalità.

    Le cosiddette «coincidenze antropiche», in cui le particelle e le forze della fisica sembrano il risultato di una «sintonia fine» tesa alla produzione di vita basata sul carbonio, si spiegano con il fatto che la schiuma spaziotemporale possiede un infinito numero di universi che saltano fuori, ciascuno differente. A noi capita appunto di trovarci in quell'universo in cui le forze e le particelle si sono prestate alla generazione di carbonio e di altri atomi, dotati della complessità necessaria per evolvere in organismi viventi e pensanti (Stenger, 1996).
  • Da dove vennero fuori in primo luogo tutta la materia e la radiazione presenti nell'universo? Recenti, affascinanti ricerche teoriche di fisici come Steven Weinberg di Harvard e Ya. B. Zel'dovich in Mosca suggeriscono che l'universo sia cominciato come un vuoto perfetto e che tutte le particelle del mondo materiale siano state create dall'espansione dello spazio...

    Pensate all'universo immediatamente dopo il Big Bang. Lo spazio si sta espandendo violentemente con vigore esplosivo. In più, come abbiamo visto, tutto lo spazio è brulicante di coppie virtuali di particelle e antiparticelle. Normalmente una particella ed un'antiparticella non hanno problemi a ritornare insieme in un intervallo di tempo ... sufficientemente breve da soddisfare [il principio di] conservazione della massa sotto il principio di indeterminazione. Durante il Big Bang, tuttavia, lo spazio si stava espandendo così velocemente che le particelle venivano allontanate troppo rapidamente dalle loro corrispondenti antiparticelle. Private dell'opportunità di ricombinarsi, queste particelle virtuali dovettero diventare particelle reali nel mondo reale. Da dove venne fuori l'energia per ottenere questa materializzazione?

    Tenete presente che il Big Bang era come il centro di un buco nero. Una smisurata quantità di energia gravitazionale si trovava perciò associata con l'intensa gravità di questa singolarità cosmica. Questa sorgente fornì energia più che sufficiente per riempire completamente l'universo con ogni tipo immaginabile di particelle ed antiparticelle. Di conseguenza, immediatamente dopo il tempo di Planck, l'universo fu inondato di particelle e antiparticelle create dalla violenta espansione dello spazio (Kaufmann, 1985, 529-532).
  • ... l'idea di una Prima Causa suona in qualche modo equivoca alla luce della moderna teoria della meccanica quantistica. In base alle interpretazioni più comunemente accettate della meccanica quantistica, singole particelle subatomiche possono comportarsi in modi impredicibili ed esistono numerosi eventi casuali, incausati (Morris, 1997, 19).

Riferimenti bibliografici

  • Barrow, John D. & Silk, Joseph. 1993. The Left Hand of Creation. London: J.M. Dent & Sons.
  • Davies, Paul. 1983. God and the New Physics. London: J.M. Dent & Sons.
  • Davies, Paul. 1994. The Last Three Minutes. New York: BasicBooks.
  • Hawking, Steven. 1988. A Brief History of Time. Toronto: Bantam.
  • Kaufmann, William J. 1985. Universe. New York: W.H. Freeman & Co.
  • Morris, Richard. 1990. The Edges of Science. New York: Prentice Hall.
  • Morris, Richard. 1997. Achilles in the Quantum World. New York: Henry Holt & Co.
  • Pagels, Heinz. 1982. The Cosmic Code. Toronto: Bantam.
  • Stenger, Victor. 1996. Intervento su una lista di discussione (19 Mar)

Mi rendo conto che l'argomento delle citazioni precedenti può apparire ostico, se non addirittura esotico, a più di un lettore. Vi si parla di materia, antimateria, protoni, elettroni, spaziotempo curvo, energie negative, vuoti che non sono vuoti, particelle ed interi universi che saltano fuori dal nulla.

Invito però chi rimane scettico di fronte alle teorie della moderna fisica a riflettere su quanto sono inverificabili, a loro confronto, le "teorie" su cui la Chiesa costruisce da secoli le sue spiegazioni cosmologiche. Per la religione cristiana, l'universo è un atto di creazione volontaria di un Dio onnipotente ad esso preesistente: il cristianesimo non ci spiega quale sia l'origine dell'essere (Dio compreso), se non dicendo che Egli è causa di se stesso. Spiegare ciò che esiste materialmente, si può vedere e misurare (l'universo), con un principio trascendente ed immateriale come Dio è una non-spiegazione. Può valere soltanto per intelletti accomodanti, che si arrestano di fronte al ragionamento del senso comune, secondo il quale tutto ciò che esiste non può non avere una causa.

La fisica, soprattutto quella contemporanea, va invece oltre il senso comune. Postula azioni e reazioni controintuitive, come la creazione di materia in uno spazio vuoto in espansione, senza alcuna immissione di energia dall'esterno (se lo spazio vuoto è tutto ciò che esiste all'inizio, non vi è alcun esterno da cui possa provenire alcunché). La cosa strabiliante è che vi sono prove sperimentali, frutto di misurazioni molto precise, che dimostrano che nell'universo accadono di continuo simili fatti controintuitivi: particelle di materia e di antimateria vengono all'esistenza improvvisamente all'interno dello spazio vuoto, in modo casuale, cioè incausato. L'intero universo, addirittura, potrebbe essere il risultato di una fluttuazione quantistica di questo tipo. In altri termini, l'universo in cui viviamo potrebbe non aver avuto affatto bisogno di un Dio creatore per venire all'esistenza e divenire ciò che oggi è, forme di vita ed uomini compresi. Se non altro, le attuali leggi della fisica consentono in linea di principio che tutto ciò che ci circonda possa essere nato da uno spazio vuoto indifferenziato.

[Segue didascalia]
I quattro satelliti di Giove scoperti da Galileo:
Io, Europa, Ganimede e Callisto

Ci tengo a sottolineare che tali teorie non escludono in modo assoluto la possibilità di un Dio creatore. Ciò che i fisici attribuiscono al caso, potrebbe avere infatti spiegazioni differenti, che per il momento ci sono ignote. Quello che è importante, però, è che la fisica interroga i fenomeni allo scopo di trovare spiegazioni; studia la realtà prima di affermare cosa è vero ed entro quali limiti è vero. E' questo il succo della mentalità scientifica. E' ad essa, per esempio, che si deve se, nel giro di soli quattro secoli, siamo passati dal primitivo cannocchiale con cui Galileo scoprì i satelliti medicei a strumenti che ci consentono di viaggiare di persona nello spazio, superando i limiti fisici imposti all'uomo dalla natura.

La religione cristiana, pur con tutti i suoi recenti tentativi di conciliare le scoperte della scienza con le proprie credenze, rimane un sistema profondamente dogmatico, cioè un sistema che pretende di possedere la verità per via rivelata, senza interrogare i fenomeni. Nulla di male, se le sue verità non andassero in contrasto con le verità della scienza. Ma quando questo contrasto si verifica, allora bisogna scegliere a quale sistema fare riferimento: se a quello delle verità rivelate o a quello delle verità scientifiche, relative e falsificabili quanto si vuole, ma pur sempre dimostrabili, a differenza delle prime. Per quanto mi riguarda, preferisco di gran lunga seguire l'esempio di Galileo (non l'esempio della ritrattazione tardiva delle sue teorie, ma quello dell'applicazione del metodo con cui le sviluppò) e percorrere la via della scienza piuttosto che quella della credenza dogmatica.

Commenti dei lettori

  1. Commento di LLa pulce d'Acqua - 2/8/2005 ore 16,01

    FFinalmente si inizia a vedere la luce.

    Devo trovare il tempo per farlo, ma mi piacerebbe esporre da qualche parte i miei studi sulla nascita delle moderne religioni e sulle loro interdipendenze.

    Per il resto che dire, se non: "Michele che stai facendo? - "Nulla!" - "come nulla, qualcosa starai pur facendo" - "Nulla ti dico, non sto facendo nulla" - "Bene, allora stai facendo nulla.".

    Quante volte diciamo delle sciocchezze del genere senza pensarci su, eppure non sono sciocchezze, non si può far nulla, qualcosa starai pur facendo; nulla appunto.
    L'universo è nato da un nulla, un nulla matematico di energie che si annullano fino formare uno zero.
    Ma uno zero è un numero, cioè un'entità tra due altri valori: -1 e +1.
    Nulla appunto.

    Marco.
  2. Commento di Michele Renda - 13/8/2005 ore 23,26

    Non condivido una parte dell'articolo. Secondo me in alcuni punti si cerca di contrapporre la scienza e la religione.
    Sarebbe come confrontare due cose totalmente diverse. La scienza riesce tramite il "metodo scientifico" ad cercare di capire come funziona l'universo. La religione invece ci da il fine dell'universo.
    Non vuole di certo sostituirsi alla scienza. Questo errore lo avevano fatto ai tempi della condanna di Galileo. Spesso i libri sacri sono scritti per metafore. Sta a noi capirne il significato. Questo permette a molti scienziati di essere religiosi nonostante il loro lavoro. Il compito della religione è infatti di portarci a migliorare il mondo, anche cercando di capire come funziona studiandone i segreti.
    Non si tratta di scegliere se credere alla fede o alle dimostrazioni scientifiche. Tutte e due le cose possono coesistere e portare a capire sempre di più come funziona l'universo.
  3. Commento di Michele Diodati - 17/8/2005 ore 11,17

    Non si tratta di scegliere se credere alla fede o alle dimostrazioni scientifiche. Tutte e due le cose possono coesistere e portare a capire sempre di più come funziona l'universo.

    Dillo per esempio ai creazionisti! Il dogmatico non accetta di porre in discussione le proprie credenze neanche quando sono in netto contrasto con le risultanze della scienza.

  4. Commento di nicola - 18/8/2005 ore 1,20

    Come viene detto, non esiste oggi nessuna teoria scientifica che metta in dubbio o che neghi l'esistenza di Dio.
    Molti forse non sanno (io non lo sapevo fino a quando non ho letto un libro di Antonino Zichichi) da dove nasce la scienza. Zichichi afferma che la scienza nasce da Galileo. Galileo si mise a studiare gli oggetti volgari, come spago, legno e pietre. Gli oggetti volgari al tempo non venivano studiati, non erano degni di essere studiati. Ma Galileo li volle studiare, dal momento che credeva che in essi vi fosse la mano di Dio e tutte le leggi matematiche.
    Ora dimostrate che Galileo, il padre della scienza, non era mosso da Dio, e immaginate come potrebbe essere oggi la scienza...
  5. Commento di Luciano Foschini - 19/5/2006 ore 23,23

    L'articolo è molto interesante ma non mi sembra che possa interferire con la Fede dell'esistenza di una fonte di energia universale che noi chiamiamo semolicità Dio e che rappresenta sicuramente una cognizione sacra e certamente misteriosa. Mi convinco semore oiù che non si possano trattare due argomenti che non possono interferire tra di loro come se dovessero l'uno confermare o provare che l'altro è errato. Allo stesso modo sbagliano le chiese che "costruiscono" teorie antiscientifica sull'universo o sulla creazione dell'uomo secondo la scrittura. I religiosi più intelligenti, però, hanno già fatto presente che al tempo della creazione non vi erano giornalsti (e relativi fotografi)presenti per documentarci quanto sarebbe accaduto e come. Ci sarebbero moltissime altre cose da dire sull'articolo (ma anche sulle scritture) ma per ora è sufficiente come approccio. L.F.
  6. Commento di andrea - 3/6/2006 ore 16,50

    La Chiesa parla alla gente comune come un papà al suo bimbo di 3 anni. Non importa cosa dice, il bimbo ascolta ammirato il papà.
    Poi il bimbo cresce. E ricorda il papà quando gli raccontava quelle cose che non capiva. Il bimbo, ora, non si arrabbia per cosa gli aveva detto, e semplicemente sorride.

    Prendere coscenza della realtà è crescere. La chiesa a mio avviso, vuole farci restare giovani in eterno...
    Ma volere o no la cultura evolve. Per fortuna.
  7. Commento di zp65 - 25/9/2006 ore 16,00

    io penso che tu non credi in Dio quale creatore di tutte le cose ,solo perche´per te e´piu´facile (come per molti)polemizzare sul fatto di essere stoto creato piuttosto che accettare delle fondate verita´ bibliche.Ti ricordo che la teoria dell`evoluzione ha visto la sua origine solo verso la fine del 1800,periodo tra l´altro molto ateo.Comunque la mia domanda e´:se non credi che tutto sia stato creato dal nulla da Dio,come puoi credere che tutto abbia avuto origine dall´evoluzione?La materia che si e´evoluta,da dove e´arrivata?
  8. Commento di Michele Diodati - 25/9/2006 ore 17,08

    ZP65 scrive:

    se non credi che tutto sia stato creato dal nulla da Dio, come puoi credere che tutto abbia avuto origine dall'evoluzione? La materia che si è evoluta, da dove è arrivata?

    Risposta del credente:

    L'ha creata Dio.

    Lecita domanda del pensatore laico:

    E Dio chi l'ha creato?

    Risposta del credente:

    Si è creato da solo, onnipotente, pensante e creatore.

    Commento del pensatore di cui sopra:

    Ah bene. Grazie per avermi dato una risposta che risolve ogni problema...

    Spero che sia chiaro il senso di questo piccolo dialogo inventato: l'idea di un Dio che progetta il mondo e lo crea con tutta la sua materia, i principi dell'evoluzione, l'uomo, il bene e il male, è una spiegazione che non spiega nulla. Non fa altro che duplicare il problema dell'inspiegabilità di ciò che esiste, facendola risalire non all'universo stesso, ma a Dio.

    La verità è che ci sono cose che noi non sappiamo: non sappiamo perché esiste l'universo e perché è proprio così e non in un altro modo. Il credente ama pensare che vi sia un essere onnipotente che ha progettato tutto e lo ha realizzato secondo il suo progetto. Ma questa non è minimamente una spiegazione soddisfacente per l'intelletto o per la scienza: è solo un modo per soddisfare il nostro umano bisogno di certezze.

    A me sembra ridicolo non vedere le contraddizioni a cui portano le "certezze" dei credenti.

    C'era un pensatore medievale, tale Guglielmo di Occam, che diceva (in latino) che le spiegazioni non devono essere moltiplicate se non c'è vera necessità.

  9. Commento di A.S. - 4/12/2006 ore 12,32

    Ciò che è riportato lo concepisco come verità. Se esiste un Dio pensante... quello siamo noi...la nostra sopravvivenza sarà capace di modificare anche la struttura dell'universo.
    nel contenuto e forma secondo necessità. Se ciò è arrivato dal nulla...nel nulla non deve più tornare.
  10. Commento di Fausto Intilla - 8/12/2006 ore 11,30

    Nel 1874, il fisico John Tyndall, nel discorso tenuto alla British Association for the Advancement of Science,disse questo:"L'inespugnabile posizione della scienza si può ora descrivere con alcune parole:noi rivendichiamo,e strapperemo alla teologia,l'intero regno della teoria Cosmologica".Con l'introduzione nella fisica del postulato della vita eterna di Dirac/Dyson,la scienza ha conquistato l'ultima roccaforte indipendente della teologia.Negli anni a venire,pertanto,la ricerca teologica richiederà una laurea di massimo grado in fisica delle particelle.I teologi medievali non si sarebbero meravigliati che una laurea in teologia richiedesse come prerequisito una laurea in fisica.A quei tempi la massima laurea in filosofia (che comprendeva le conoscenze più avanzate di fisica),era un prerequisito per gli studenti che desideravano essere ammessi agli studi per conseguire la laurea in teologia.Kenny,per esempio,ha mostrato che le "cinque vie" di Tommaso D'Aquino (le cinque prove dell'esistenza di Dio),dipendono in maniera incontestabile dalla fisica aristotelica e comportano una profonda conoscenza di questa materia.In effetti,Tommaso D'Aquino fu uno dei massimi studiosi della fisica aristotelica di quei tempi;inoltre gli va attribuita la principale responsabilità dell'accettazione generale in tutta l'Europa della fisica aristotelica.Sarebbe legittimo definire D'Aquino fisico insigne,oltre che sommo teologo,poichè la fisica aristotelica,sebbene fosse sbagliata,anticipò i fondamenti della fisica moderna.

    Fausto Intilla
    (Inventore-divulgatore scientifico)
    www.oloscience.com
  11. Commento di camaleonte - 29/6/2008 ore 19,23

    Il nulla può riempire il vuoto.
    Il vuoto è uno spazio multidimensionale.
    Lo spazio è una crazione dovuta all'energia.
    L'energia crea lo spazio, il vuoto e il nulla e da un senso a tutto ciò.
    Il nulla, lo spazio, il vuoto sono sempre un'espressione della forza.
    In realtà non esiste una differenza dal positivo al negativo, per questo può venire l'energia apparentemente dal nulla e creare un universo che noi crediamo positivo; questa si chiama fluttuazione quantistica.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  28/7/2005 alle ore 16,06.

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