Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Bollito misto con mostarda

La satira dissacrante di Daniele Luttazzi a confronto con la cronaca politica, religiosa e di costume dei nostri giorni.

Il miglior libro con 27 introduzioni che abbia mai letto (d'accordo, non le ho capite tutte, ma se non altro ho apprezzato il pensiero).

Bollito misto con mostarda è un libro orribilmente bello.

Orribilmente, perché molto di ciò che è raccontato e messo alla berlina in questo libro può suscitare orrore nel lettore, come variante di uno sdegno molto acceso. Talvolta l'orrore dipende da vera e propria ripugnanza, come nel brano seguente, leggendo il quale potrebbe accadere di immaginare che proprio i personaggi evocati dai neologismi inventati da Luttazzi siano impegnati negli atti sessuali descritti. Horribile!

[La copertina di 'Bollito misto con mostarda']Certi figuri venuti a galla in questa Seconda repubblica non dovranno essere dimenticati, quando tutto sarà finito. [...]
Il modo più semplice ed efficace per ricordarli, secondo me, sarà quello di associare il loro nome a un atto sessuale. Un atto sessuale che non abbia già un nome preciso, come il pompino o il 69. Meglio qualcosa di bizzarro, così ce li ricordiamo meglio. Per esempio:

leccare l'ano = un eliovito;
scoreggiare in faccia a chi ti lecca l'ano = uno schifani;
clistere pre-penetrazione anale = un bondi;
avere un orgasmo in seguito a penetrazione anale = un gianniletta;
la miscela schiumosa di gelatina e materia fecale che sporca le lenzuola dopo il sesso anale = un giulianone, in onore di Giuliano Ferrara.

- Com'è andata ieri? -
- Ci siamo divertiti con un lunghissimo eliovito, poi le ho fatto un bondi, lei ha avuto cinque gianniletta, ma mi ha fatto uno schifani e alla fine c'era del giulianone dappertutto. - [pag. 311-313]

Bello, perché chi lo legge con mente veramente aperta non può non rimanere colpito dalla sapiente alchimia di onestà intellettuale e informazione, condita di fantasia e ironia, che traspare dal susseguirsi, solo apparentemente sconclusionato, di racconti surreali e critica dell'attualità.

Luttazzi usa il sesso come "apripista" per mettere a nudo ciò che di veramente osceno ci circonda. Se ci si ferma ad un livello di lettura superficiale, se cioè si giudica in sintonia con i canoni della morale buttiglionesca che impera da qualche anno sui nostri media, si può essere tentati di bollare questo libro come lo sfogo narcisistico di un maniaco sessuale. Ma questo sarebbe un fermarsi alle apparenze: più che offenderci, per esempio, le definizioni dei neologismi "giulianone", "eliovito", "bondi" e "schifani", dovrebbe offenderci ciò che i personaggi ridicolizzati da quei neologismi, da anni, quotidianamente, stanno facendo al paese, alle nostre coscienze, alle nostre intelligenze.

Il succo della satira di Luttazzi, come del resto di ogni satira, è il tentativo di dare al lettore uno scossone morale. Se non fosse violenta, per qualcuno offensiva, non sarebbe satira; sarebbe la noia insopportabile delle macchiette della compagnia del Bagaglino. Luttazzi lo sa molto bene e getta lì all'improvviso, nel bel mezzo del racconto di un formidabile rapporto sessuale a tre, un'assoluta verità:

Dico solo questo: se non incontri mai qualcosa che ti offende, significa che non vivi in una società libera. [pag. 155]

Bollito misto con mostarda è un libro da leggere, secondo me, anche se si è elettori di Forza Italia. Anzi, forse soprattutto in quel caso: può agire infatti come una terapia d'urto. Per esempio può capitare di aprire per caso il libro a pagina 313 e leggere: Il potere di Berlusconi? Regala miliardi agli amici. E quando uno ti regala miliardi, fai molta fatica a non diventare la sua troia.

Le battute propriamente satiriche sono spesso precedute, per renderle comprensibili, dal racconto di fatti documentati, in particolare di quelle informazioni che i telegiornali e i programmi di approfondimento delle (troppe) reti filogovernative non hanno la voglia o il coraggio di fornire al pubblico, e che rappresentano l'anello mancante dell'informazione: qualcosa che in un paese davvero democratico non dovrebbe mai mancare.

E' strano, in effetti, che un autore satirico debba anche informare il pubblico dei suoi lettori, raccontandogli alcuni fatti e retroscena che non fanno né ridere né sorridere. Ma nell'Italia di oggi, nella quale cadono nel vuoto gli appelli di Ciampi ai giornalisti affinché tengano la schiena dritta, restano forse i comici gli unici in grado di raccontare alla gente le cose come stanno. Comico, no? Se poi riescono anche a farci ridere, vuol dire che son proprio bravi (i comici, non i giornalisti).

La propaganda mediatica di Berlusconi si basa essenzialmente sulla disinformazione: può avere successo solo se la gente a cui si rivolge accetta in modo acritico gli slogan grossolanamente massimalisti e le statistiche avulse da fonti e contesto, strombazzate per convincere un elettorato in fuga di successi del tutto immaginari [1].

Per chi è indignato dalla supina accettazione da parte dei media della regola di tacere, o "pettinare", le informazioni sgradite a Berlusconi, per chi è indignato dall'ingiusta messa al bando di tutti i personaggi che non si piegano alla censura, per chi non sopporta la disinformazione usata sistematicamente come forma di propaganda politica, il libro di Luttazzi è una piccola oasi di fatti poco noti al grande pubblico, una salutare sorsata di informazione: non solo satira, ma anche notizie, per tutti quei lettori che non ne possono più di sorbirsi quotidianamente la sconcertante vulgata dei principali programmi nazionali d'«informazione».

Ecco dunque un Luttazzi documentatissimo, che mette a nudo molte delle magagne dei membri dell'attuale governo, raccontando fatti che i media nazionali si guardano bene dal pubblicizzare:

Vent'anni fa, Pisanu era sottosegretario al Tesoro. Di colpo sparì dalla circolazione. Come mai? Nell'estate 1981, Pisanu, amico di Armando Corona (che poi diventerà Gran Maestro della massoneria), conosce in Sardegna il banchiere Roberto Calvi (tessera P2 numero 1624). A fare incontrare Calvi e Pisanu è Flavio Carboni, faccendiere sardo in contatto con un imprenditore milanese che voleva fare affari in Sardegna: Silvio Berlusconi. [...] Nei mesi che precedono la bancarotta dell'Ambrosiano e la fuga all'estero di Calvi, Pisanu incontra Calvi per quattro volte, sempre accompagnato da Carboni. L'ultimo appuntamento avviene il 22 maggio 1982, quando Pisanu vola a Milano sull'aereo di Carboni. Il 6 giugno, Pisanu risponde in Parlamento ad alcune interrogazioni sulla situazione della Banca di Calvi. Pisanu risponde tranquillizzando, la situazione è normale, senza accennare minimamente alla gravissima situazione debitoria in cui versa il Banco Andino, controllato dall'Ambrosiano. Dopo lo scandalo P2 e il crac Ambrosiano, nel gennaio 1983 Pisanu è indotto a dimettersi da sottosegretario al Tesoro. [...] Il 18 luglio 1982 Calvi fu trovato impiccato sotto un ponte di Londra. Imputato dell'omicidio: Flavio Carboni. Pisanu, dopo le sue dimissioni, scomparve per molto tempo dalla scena. [pag. 301-303]

E indovinate gli embrioni inutilizzati dove vanno stoccati? Al Policlinico di Milano, dove Sirchia lavora da trent'anni, ancora oggi, e che riceve per l'operazione quattrocentomila euro. [pag. 287]

La Corte Costituzionale ha bocciato la Bossi-Fini perché prevedeva l'espulsione degli immigrati senza lavoro (es. gli immigrati licenziati) [... e] perché prevedeva il carcere per chi torna dopo essere stato espulso. [...] Una legge che ha creato il problema enorme del rinnovo dei permessi di soggiorno. Le questure sono intasate, i rinnovi tardano. In attesa che il ministero decida in merito, rilasciano una strisciolina verdolina come ricevuta su cui c'è scritto: Non sostituisce la copia del permesso di soggiorno. E' il limbo. Senza lavoro niente permesso. Senza permesso niente lavoro. [...] Anche l'ONU ha condannato la Bossi-Fini: ostacola i diritti dei migranti, e coi permessi di soggiorno a tempo "spinge alla precarietà e all'illegalità". (Rapporto Pizarro) [pag. 278-280]

Maroni, ministro del Lavoro. [...] Ha firmato la famigerata legge 30 che riduce il lavoro a merce. Indagine del centro studi Ires/CGIL: dopo un anno di legge 30, solo il due per cento dei lavoratori è stato assunto come dipendente fisso. Come mai? Un collaboratore guadagna la metà. La legge 30 viene usata dalle aziende per pagare i lavoratori la metà. [...] I lavori flessibili non sono veri lavori. Test: vai in banca a chiedere un mutuo. Se fai un lavoro flessibile, non te lo danno. [pag. 280]

Potrei continuare con gli esempi, ma non voglio togliervi il gusto di leggere il libro.

C'è però un altro aspetto di Bollito misto con mostarda che mi sembra degno di essere messo in luce: il suo laicismo, ovvero la libertà di pensiero che Luttazzi mostra scrivendo non solo satira politica ma anche satira religiosa (intendo satira sulla religione, non satira devota, che sarebbe una contraddizione in termini).

Personalmente sono arcistufo dell'invasione che la Chiesa, con tutte le sue gerarchie, ha compiuto negli ultimi anni nella vita pubblica dell'Italia, nazione solo teoricamente laica, grazie alla complicità colpevole del pensiero conservatore di destra e dei media asserviti al potere. Non ne posso più di uomini in sottana che discettano senza contraddittorio di cosa è giusto e di cosa non lo è, che parlano con Dio e poi riferiscono agli italiani, che si arrogano il diritto di stabilire chi può essere felice seguendo le proprie inclinazioni (gli eterosessuali) e chi invece no (i gay), che decidono per tutti chi può avere figli e chi non può averli (per esempio le coppie sterili che vorrebbero ricorrere alla fecondazione eterologa). Sono stanco del buonismo e del dogmatismo di cui sono impregnate le dichiarazioni degli uomini di chiesa, dichiarazioni che comportano alla fine quasi sempre una discriminazione ai danni di qualcuno; sono stanco soprattutto delle televisioni che, premiando la Chiesa oltre ogni misura nei loro palinsesti, condannano all'oblio, allo stesso tempo, le ragioni di tutti quelli che la pensano diversamente. Alla faccia dello stato laico!

Sono grato dunque a Luttazzi per la sua satira religiosa, perché, in un'Italia apatica, che si lascia condizionare dal bigottismo mediatico senza reagire, nella quale anche i cosiddetti progressisti sono spesso appiattiti sulle posizioni della morale conservatrice, riesce ancora ad essere una voce libera, a difesa del libero pensiero e della libertà di ogni individuo di scegliere, fuori da ogni dogmatismo, cosa è meglio per sé. Vi raccomando allora il capitolo 15, L'incenso è l'odore che farebbero i fiori se potessero scoreggiare. Eccone un assaggio:

Quello delle cellule staminali è l'esempio perfetto di come il mondo si stia dividendo in religioso e non religioso. C'è chi vorrebbe mettere da parte la ricerca scientifica e affidare il futuro al pensiero magico. Perché non l'analisi delle interiora di pollo, allora? [pag. 260]

Ovvio che la Chiesa sia contraria ai matrimoni gay. Nulla deve turbare la santità delle vocazioni pedofile. [pag. 261]

La regola della convivenza umana è terrestre, non divina: ogni uomo è libero e deve poter decidere su di sé.
Le convinzioni della Chiesa urtano contro il mio essere un individuo razionale del ventunesimo secolo. L'uomo sta bene quando non ha bisogno di Chiese che lo proteggano dal dubbio e dalla paura. Dovrebbero insegnarti la religione solo se hai superato i quarant'anni e sei adulto e vaccinato, invece che plagiarti quando il tuo cervello è ancora soffice. Non posso dar retta a chi crede di parlare con Dio, dai!
Il cristianesimo è una religione molto strana. Il messaggio è: la sofferenza eterna attende tutti coloro che mettono in discussione l'amore infinito di Dio. Credi o muori. - Grazie Signore per tutta questa scelta. - [pag. 261-2]

Un dogma religioso tradotto in legge obbliga tutti ad aderire al dogma religioso. Una legge laica lascia libero il cittadino di decidere in coscienza. Il cattolico contrario alla fecondazione assistita non la usa. Il cattolico che non vuole divorziare non lo fa. La separazione tra stato e Chiesa, cioè fra reato e peccato, la indicò Gesù, quando disse: - Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. - Ne deduco che, se Buttiglione è cattolico, Cristo non lo era. [pag. 265]

E su tutto, non dimentichiamolo, quella magnifica foto di copertina - L'ultima cena secondo Luttazzi - che forse vale da sola il prezzo del libro. Non so se Leonardo l'avrebbe apprezzata. Buttiglione immagino di no... Alleluja!

[1] Di esempi ce ne sono molti. Ne cito uno recentissimo: il volantino-promemoria in 45 punti, che Berlusconi ha "donato" agli italiani come memento per le vacanze estive. Basato come sempre su slogan e cifre "miracolose", vi si legge tra l'altro:

E' raro trovare una simile accozzaglia di falsità, unita alla faccia tosta indispensabile per vendere il tutto come distillato di verità. Ma l'efficacia del prodotto - almeno nelle intenzioni - sta tutta nella semplicità bambinesca del messaggio: per esempio, cinque anni di governo dell'Ulivo liquidati con nuove tasse nessuna riforma. Ma sotto l'Ulivo l'Italia ha risanato i suoi conti, tanto da rientrare nei parametri di Maastricht: questo il volantino non lo dice.

[La copertina del volantino pubblicitario sulle realizzazioni del Governo Berlusconi]Il buco di bilancio del 2001 non esisteva: è stato accertato e confermato dagli esperti di conti pubblici che la denuncia del fantomatico buco era una bufala già nel 2001. Tuttavia la notizia non è mai stata adeguatamente smentita da chi l'ha diffusa; ed è proprio per questo che Berlusconi può rifare ancor oggi il gioco sporco di ascrivere la lotta all'inesistente "buco" tra i meriti del suo governo. Altrettanto sporca è la formula Guerra per la liberazione dell'Iraq: quale liberazione? Attuata sulla base di quale diritto?

Non parliamo poi dell'accresciuto prestigio dell'Italia nel mondo. Qui ci sarebbe da divertirsi, ricordando per esempio - a smentita dell'improvvida vanteria - il siparietto di Berlusconi al Parlamento Europeo, quando diede del kapò al parlamentare tedesco Martin Schultz, con seguito di incidente diplomatico con la Germania e figuraccia universale. O la non richiesta difesa di Putin a proposito dell'intervento russo in Cecenia, a fronte delle forti preoccupazioni espresse dall'Unione Europea circa il rispetto dei diritti umani da parte della Russia. O la preoccupata risoluzione del Parlamento Europeo contro la mancanza di pluralismo in Italia. O le critiche dell'OSCE al nostro paese, sempre per lo stesso motivo, taciute da RAI e Mediaset a conferma della verità di quelle critiche. O il declassamento dell'Italia a paese semilibero nella classifica di Freedom House sulla libertà di stampa. O il tentativo della nostra diplomazia di bloccare la presentazione in Norvegia del documentario Citizen Berlusconi, mai trasmesso in Italia, con il solo risultato di creare un caso nazionale che ha interessato tutti i media norvegesi. O la pubblicità della televisione nazionale svedese, che metteva alla berlina la RAI, dipinta come serva di Berlusconi, con il conseguente tentativo del premier di ottenere dall'ambasciatore svedese un intervento per bloccare quella pubblicità negativa su di lui (tentativo miseramente fallito, perché all'ambasciatore non restò che informare Berlusconi che il governo, in quella fortunata nazione, non ha nessun potere sulla televisione pubblica). Ma forse, più di tutto, vale la pena di citare qui le ultime frasi del recente e documentatissimo libro di David Lane, corrispondente dall'Italia di The Economist, intitolato L'ombra del potere:

Il paragone tra Mussolini e Berlusconi potrebbe essere esagerato, senza dubbio, ma quando gli storici riesamineranno in futuro la storia di un ricchissimo magnate dei media con seri problemi giudiziari che si lanciò in politica e conquistò il potere, difficilmente diranno che ha portato onore al suo paese o che i suoi anni di governo siano stati un periodo di cui gli italiani possano parlare con orgoglio. [pag. 351]

Quanto all'ultimo punto - il non essersi piegato ai poteri forti - questo è vero: Berlusconi è attualmente il potere più forte in Italia; sono dunque gli altri poteri che, per il momento, si piegano al suo oppure vi convivono in più o meno felice sintonia.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Elisabetta Corazza - 22/8/2005 ore 13,10

    Condordo quasi su tutto quello che scrivi, Michele, soprattutto riguardo alla satira religiosa.

    Però, non ti nego che a volte (soprattutto dal vivo) gli eccessi sessuali di Luttazzi mi hanno lasciata un po' perplessa...

    Mi è chiarissima la necessità di provocare ma, probabilmente perchè sono una donna, non ti nego il fastidio (di "genere", direi) che provo.

    In realtà, il fastidio vero, l'ho provato ai suoi spettacoli vedendo come gli spettatori maschi si sganasciavano su battute molto pesanti, e non sono convinta che a tutti fosse chiaro il parallelismo al quale fai riferimento tu...

    mah! chi lo sa! sono anch'io vittima, nonostante tutto, di questa cultura intrisa di bigottismo e moralismo spiccio?

    Comunque, Luttazzi (e soprattutto quello che dice) credo sia assolutamente necessario alle nostre vite!

    Anche per i dubbi che ci fa venire su fino a che punto siamo veramente liberi .

    ciao
    elisabetta
  2. Commento di Michele Diodati - 22/8/2005 ore 13,35

    Anche per i dubbi che ci fa venire su fino a che punto siamo veramente liberi.

    Penso che tu abbia colto l'essenziale: ciò che suona spiacevole e, proprio per tale ragione, viene taciuto o nascosto, non per questo cessa di esistere. Togliere i veli della censura, se per certi versi offende, per altri ha il pregio di attirare l'attenzione su ciò a cui si cerca deliberatamente, o capita per abitudine, di non pensare.

    Ciao,
    Michele

  3. Commento di Luca Morelli - 30/9/2005 ore 17,54

    Visto su Canal Jimmy (per chi ha Sky) giovedi' sera.
    Molto bello. Dal vivo deve essere qualcosa di insuperabile. Sito internet: www.danieleluttazzi.it (da aggiungere all'archivio siti, perche' contiene un blog).
  4. Commento di Michele Diodati - 30/9/2005 ore 18,11

    E' vero, l'ho visto anch'io ieri su Jimmy. Peccato per l'acustica, che mi ha reso difficile capire alcune battute.

    Per quanto riguarda il sito di Luttazzi, l'avevo già inserito nell'elenco, nella categoria "satira".

    Visto che parlare di Luttazzi significa parlare di censura, colgo l'occasione per segnalare questo incontro organizzato da Micromega e dall'Università di Roma Tre, che si svolgerà domani 1 ottobre 2005 a Roma: Libera stampa in libero stato. Io ci andrò.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  21/8/2005 alle ore 18,58.

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