Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

E' morto Ambrogio Fogar

Il ricordo di un uomo coraggioso, che ha pagato a caro prezzo la sua fame di avventura.

[Ambrogio Fogar col suo cane in un'impresa sui ghiacci]Nonostante io sia una delle persone più sedentarie dell'universo, o forse proprio per questo, ho sempre ammirato moltissimo Ambrogio Fogar, di cui seguivo le tante imprese estreme per terre mari e deserti.

Rischiò la vita infinite volte: forse ci andò più vicino di tutte a perderla quando, nel 1978, lui e il suo compagno di viaggio Mauro Mancini si ritrovarono naufraghi per oltre due mesi al largo delle coste dell'Argentina Meridionale.

Lessi il libro-diario di Fogar, in cui raccontava i 74 giorni di vita da naufraghi su una piccola zattera e il suo dolore per la perdita dell'amico Mauro Mancini, che, provato dalle troppe privazioni, non ce la fece a sopravvivere oltre il recupero.

Fogar invece si riprese perfettamente e compì altre imprese in giro per il mondo, fino a un maledetto giorno del 1992, in cui un incidente d'auto lo costrinse all'immobilità assoluta, a causa della frattura di una vertebra cervicale.

Incidenti del genere sono tragici per qualunque essere umano, ma per uno come Fogar lo sono di più: lo scopo della sua vita era girare il mondo, mettendosi continuamente alla prova con avventure pazze e spericolate, come l'attraversamento del Polo Nord a piedi, in compagnia solo del fido cane Armaduk. L'immobilità assoluta, per un uomo simile, era una condanna troppo grande per essere accettata. Ha passato perciò gli ultimi tredici anni della sua vita - un'eternità, se si ha solo il proprio letto e i macchinari medici come orizzonte - a sperare con tutto se stesso che qualcuno inventasse una cura per rimetterlo in piedi. Negli ultimi tempi aveva in mente persino di recarsi in Cina, per sottoporsi a delle nuove sperimentazioni con le cellule staminali.

Era uno di quelli che ha sperato fino alla fine che il Parlamento italiano producesse una legge meno ottusa sulla sperimentazione con le staminali e che i referendum di giugno avessero un esito differente. Purtroppo le cose sono andate come sappiamo, ma la fine di Fogar resti come monito per tutti i bigotti che, sulla base di princìpi assurdi come l'equivalenza embrione-persona, si sono ritenuti in diritto di privare persone che si trovano in condizioni di tremenda sofferenza anche della sola speranza di potersi, un giorno, liberare del proprio fardello di dolore.

Ciao, Ambrogio, mi mancherai!

Commenti dei lettori

  1. Commento di birillo67 - 19/1/2006 ore 0,41

    Ciao, ti parla un ex embrione. Se mi chiedi la vita te la do, ma non rubarmela per piacere!
  2. Commento di carlo.corradini@alice.it - 23/1/2008 ore 20,46

    Sapete che le regole del mio cervello sono molto semplici e
    pratiche.Tutto quello che si può fare per evitare la sofferenza va fatto.Sapete anche che non accetto la sofferenza oltre certi limiti e che è meglio la morte.
    Sapete che io non dico "morire",ma "andare da Dio".
    Le filosofie,le dialettiche,le religioni,le scienze sono
    molto interessanti,ma non vanno oltre la soglia del dolore.
    carlo.corradini@alice.it

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  24/8/2005 alle ore 9,43.

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