Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Il linguaggio dell'accessibilità

Alcune considerazioni sull'accessibilità, in un'intervista pubblicata su Scarichiamoli.org.

Il testo seguente riporta il contenuto dell'intervista rilasciata dal sottoscritto a Nicola A. Grossi di Scarichiamoli.org. Ricordo che Scarichiamoli! è un'iniziativa che ha tra i suoi scopi principali di promuovere la libera diffusione e fruizione delle opere dell'ingegno finanziate con soldi pubblici.

D.: Che cos'è l'obesità telematica?

R.: "Obesità telematica" è un'espressione che coniai in un vecchio articolo del giugno 2001: mi riferivo al peso eccessivo delle home page di molti siti importanti. Nella tabella che stilai per l'occasione, risultava per esempio che la home page del sito della Gazzetta dello Sport pesava complessivamente 262 Kb, compresi codice HTML, immagini, fogli di stile e javascript, e si componeva di ben 99 file: un'enormità, considerando che nel 2001 l'ADSL era appena agli inizi e che la maggior parte della gente navigava in Italia con modem da 56,6 k/s, se non addirittura da 33,6 k/s. Per caricare completamente quella pagina su un modem lento occorrevano all'incirca due minuti, non considerando gli eventuali rallentamenti dovuti al traffico di rete. E' chiaro, perciò, che pagine "obese" rappresentano un ostacolo per l'accessibilità, soprattutto se si pensa che del proprio pubblico di riferimento facciano parte utenti dotati di connessioni lente alla rete.

Oggi, per la verità, il problema dell'"obesità telematica" è meno sentito in Italia, a causa della sempre maggiore diffusione delle connessioni ADSL, che rendono relativamente veloce anche il caricamento di pagine pesanti 200 o più Kb. Questa, però, non è una buona ragione per "ingrassare" le proprie pagine web con contenuti inutili o, peggio, mal codificati (è il caso delle tabelle di formattazione, che possono occupare da sole svariati Kb, a causa del codice HTML ripetitivo di cui sono composte).

Se si ha a cuore l'accessibilità, non bisognerebbe dimenticare, tra l'altro, che l'accesso al web avviene sempre più di frequente con palmari dotati di connessioni GPRS, i quali, con velocità-base intorno ai 20 k/s, possono richiedere all'utente lunghi e costosi tempi di caricamento, nel caso di pagine web troppo pesanti.

D.: Le opere multimediali su CD-ROM sono abitualmente accessibili?

R.: No, che io sappia. Mi sono occupato del problema alcuni anni fa (ottobre 2002) e da allora non ho fatto test ulteriori, ma dalle informazioni che ho letto e da quel poco che ho visto personalmente, posso dire che nel frattempo non molto è cambiato. Gli editori italiani di opere multimediali non sono per nulla sensibili al problema dell'accessibilità, sia per mancanza di una cultura specifica sia per ragioni di economia aziendale (preferiscono usare i vecchi strumenti autoriali di cui sono in possesso) sia, infine, per problemi di copyright: dovendo scegliere tra la protezione del contenuto e la sua fruibilità, scelgono senza esitazione la protezione, a danno della fruibilità.

Ci ritroviamo, quindi, in una situazione molto sfavorevole per l'utente, soprattutto se è un disabile: opere ricchissime di documenti, come la Letteratura italiana su 10 Cd-rom che fu oggetto del mio articolo del 2002, possono essere consultate solo per mezzo di un'interfaccia pessima, che sembra studiata apposta per far passare all'utente la voglia di leggere i contenuti.

E' possibile elencare una serie di difetti tipici di una classica opera multimediale su Cd-rom:

  • finestra dell'applicazione non ridimensionabile (obbliga di solito l'utente a cambiare la risoluzione dello schermo);
  • testi non ridimensionabili, inseriti spesso sotto forma di immagine (quindi non copiabili negli appunti) e resi poco leggibili perché vi è applicato l'effetto anti-alias, che li fa apparire impastati;
  • mutismo totale o parziale dell'applicazione alla lettura con un sintetizzatore vocale;
  • pulsanti di comando utilizzabili solo con il mouse e poco visibili, se non addirittura nascosti (diventano visibili, cioè, solo passando con il mouse su determinate zone dell'interfaccia-utente);
  • rapido invecchiamento dell'applicazione proprietaria, attraverso la quale soltanto i contenuti possono essere consultati; in genere tali applicazioni non possono più essere installate una volta andato in pensione il sistema operativo per il quale sono state progettate;
  • impossibilità di leggere i contenuti se non da Cd-rom. Questo probabilmente è il castigo peggiore inflitto all'utente: un'opera spalmata su molti CD costringe a cambiare continuamente il dischetto nel lettore, quando potrebbe essere molto più comodo per l'utente copiare tutti i CD una volta per tutte su disco fisso, sfruttando l'enorme capienza dei dischi di ultima generazione;
  • testi poco contrastati rispetto allo sfondo oppure posti sopra sfondi grafici: entrambe le soluzioni rendono pessima la leggibilità;
  • immagini a bassa risoluzione, con dettagli invisibili.

Fa rabbia pensare che basterebbe uno sforzo relativamente ridotto per sviluppare opere multimediali molto più accessibili. Si potrebbero cominciare a realizzare CD o DVD con contenuti resi in HTML invece che per mezzo di problematiche applicazioni proprietarie. Già con questo banale accorgimento si eliminerebbero molti vincoli che gravano sull'utente, oltre che il problema non secondario del rapido invecchiamento dell'applicazione proprietaria usata per la consultazione. Se io compro un'enciclopedia importante distribuita su CD o DVD, voglio poterla consultare almeno per i prossimi venti anni, cosa che diventa impossibile se i contenuti sono imprigionati in un'applicazione proprietaria, a sua volta vincolata ad un particolare sistema operativo che in tre o quattro anni al massimo sarà superato. Al contrario, un'opera i cui contenuti siano codificati in HTML o XHTML, potrebbe rimanere consultabile indefinitamente, come è lecito attendersi da un bene che si acquista senza scadenza d'uso. Pensiamo ad un libro cartaceo: chi comprerebbe mai un dizionario scritto con un inchiostro che scomparisse nel giro di tre anni?

D.: L'accessibilità è soltanto una questione di codice o è anche una questione di linguaggio? In altre parole: potremmo inserire il detto "parla come mangi" tra le regole dell'accessibilità?

R.: L'accessibilità ha una duplice faccia. Per ottenerla, infatti, occorre agire sia sulla cornice tecnologica, cioè lo strumento di comunicazione usato (Internet, CD, TV interattiva, ecc.), sia sui contenuti. Se parliamo di Web, agire sulla cornice tecnologica significa usare un codice di marcatura conforme ad alcune regole definite da apposite specifiche. Agire sui contenuti significa invece, soprattutto, scrivere testi ben organizzati, semplici e comprensibili. Dunque l'accessibilità è certamente anche una questione di linguaggio.

Va detto che scrivere testi accessibili è un obiettivo tutt'altro che facile da conseguire. Richiede una preparazione specifica, che esula di solito dalle competenze di un tecnico del codice di marcatura o della grafica digitale. Per tale ragione, sviluppare siti veramente accessibili diventa un compito multidisciplinare, in cui una parte molto importante del lavoro dovrebbe essere affidata ad un redattore esperto, in grado di ottimizzare i testi per il web.

Un testo accessibile, per esempio, deve puntare alla semplicità ma senza diventare banale: semplificare non vuol dire cancellare la complessità, se è necessaria, ma renderla comprensibile. Bisogna essere consapevoli delle distorsioni create dall'uso dei linguaggi settoriali e correggerle nei limiti del possibile: per esempio è preferibile evitare il ricorso continuo all'uso pubblicitario dell'inglese, se esistono validi termini equivalenti italiani; oppure, se è necessario servirsi di precisi termini tecnici, è opportuno allegare un glossario che consenta anche al lettore inesperto di capire.

In sostanza, scrivere testi accessibili richiede doti da divulgatore, che sono piuttosto rare. Esistono comunque validi ausili per migliorare la propria comprensione del problema. Sul tema della scrittura, consiglio l'ottimo sito di Luisa Carrada, Il mestiere di scrivere, che contiene anche una sezione dedicata alla scrittura per il web. Consiglio inoltre la lettura della terza parte di Progettare e scrivere per Internet di Giovanni Acerboni. Nel mio piccolo, mi sono occupato di accessibilità dei testi all'interno della mia guida all'accessibilità e in un capitolo scritto per il libro di Roberto Scano, Accessibilità: dalla teoria alla realtà (cap. 28, Scrivere testi accessibili per il Web).

D.: Quanto è importante l'accessibilità di strumenti di comunicazione quali i forum, i blog e le chat?

R.: Rendere accessibili forum, blog e chat, in quest'epoca di sempre più larga diffusione della comunicazione via Internet, significa ampliare la democrazia dell'informazione e dei servizi; significa consentire a tutti, anche a chi dispone di tecnologie obsolete o è affetto da disabilità, di partecipare a quel grande scambio culturale quotidiano che avviene grazie al Web, all'interno del quale forum di discussione, blog e chat rappresentano gli strumenti per esprimere in tempo reale le proprie opinioni e per interagire con quelle altrui.

Personalmente, già dalla fine del 2002 cominciai a lavorare ad un progetto per dei forum di discussione accessibili, grazie anche alla collaborazione di amici come Franco Frascolla, che, da ipovedente, mi ha fornito un prezioso aiuto per limare alcuni problemi di interfaccia. I forum accessibili hanno visto la luce nel febbraio del 2003 e da allora hanno riscosso un successo di partecipazione al di là delle mie aspettative, generando un traffico di oltre ventimila messaggi ed alcuni milioni di pagine viste, ma soprattutto una gran quantità di informazioni sull'accessibilità e sui linguaggi di marcatura, disponibili a tutti per la consultazione. Ora a dire il vero avrebbero bisogno di una bella ristrutturazione, perché due anni e mezzo di vita rappresentano un lungo tempo nell'informatica. Tuttavia il loro successo di partecipazione suggerisce che c'era e c'è bisogno di strumenti di discussione accessibili. Ho notato, del resto, che i principali forum utilizzati in rete hanno migliorato negli ultimi anni alcune caratteristiche di accessibilità (per esempio l'uso di testi alternativi alle immagini), in passato estremamente carenti: segno che la sensibilità al problema comincia a crescere.

I blog, un altro formidabile strumento di comunicazione, soffrono invece ancora di una larga e diffusa inaccessibilità. Testi scritti con caratteri piccolissimi su sfondi poco contrastati, scelta di colori improbabili, mancanza di testi alternativi, serie lunghissime di collegamenti da superare prima di raggiungere i testi da leggere, regole di consultazione poco chiare e variabili da blog a blog, moduli per l'invio dei commenti che si aprono come finestre pop-up e non contengono alcun ausilio per l'accessibilità: un elenco completo dei problemi sarebbe molto lungo. La causa di tanta inaccessibilità è la natura di sito personale, tipica dei blog: sulla base dei modelli forniti da alcuni provider molto noti, i singoli autori si sbizzarriscono nel produrre interfacce di consultazione personalizzate, che, se da un lato rappresentano un bell'esempio di fantasia e di libertà, dall'altro penalizzano molto spesso i criteri di una fruizione accessibile dei contenuti. Per fare un paragone con la carta stampata, è come se ognuno si improvvisasse tipografo del proprio libro, pur non avendo le necessarie competenze.

Lungi da me il sostenere che bisognerebbe limitare tanta libertà. Noto soltanto che, molto spesso, l'improvvisazione nell'impaginazione non si sposa con le regole dell'accessibilità. Per parte mia, ho cercato di sviluppare un blog accessibile, che rappresentasse un buon compromesso tra le esigenze specifiche dell'accessibilità e quelle, tavolta differenti, dell'utente comune. Ne è venuto fuori un prodotto lanciato a maggio di quest'anno - Il Pesa-Nervi - che contiene alcune soluzioni, mi auguro, innovative e che sta riscuotendo un discreto successo.

Per quanto riguarda, infine, le chat accessibili, ne conosco ben poche: AChat-PHP, sviluppata dai canadesi di ATutor, e la chat del sito Screentiful, adattamento in italiano del prodotto precedente. Realizzare una chat veramente accessibile non è cosa semplice: occorre infatti bilanciare la necessità di un aggiornamento continuo dello schermo, tale da tener conto di ogni nuova stringa di testo inviata dai partecipanti alla chiaccherata, con la necessità di non appesantire troppo la lettura e la ri-lettura con un sintetizzatore vocale. Finora sono stati usati in abbondanza i frame e gli script: ai primi si può rinunciare, ai secondi no, mi pare, se si vuole ottenere l'aggiornamento automatico dei contenuti. In generale si può dire che lo strumento chat non ha ancora raggiunto una piena maturità, per quanto riguarda la resa accessibile.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Giorgio Beltrammi - 25/8/2005 ore 15,59

    Penso che quello che hai risposto non faccia una grinza e proprio in base alle tue parole e a quello che hai donato a tutti noi, sto costrunedo un CD multimediale sulla Medicina Cinese che spero avrai voglia di visionare quando pronto.

    Grazie per tutto quello che fai.

    Ciao Ciao :-)
  2. Commento di Michele Diodati - 25/8/2005 ore 16,57

    Vedrò volentieri il CD sulla medicina cinese che stai preparando.
    Grazie per le belle parole, come sempre :-)

    Ciao,
    Michele

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  24/8/2005 alle ore 23,57.

Indice del Pesa-Nervi | Diodati.org

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