Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

La fogna del consumismo

In una New Orleans annegata dalle acque dell'uragano Katrina, esplode uno sciacallaggio senza freni.

[Razzia in un magazzino a New Orleans, dal TG5]Un articolo del Corriere della Sera, dedicato alla tragedia prodotta dal passaggio dell'uragano Katrina, si apre con una descrizione apocalittica: Migliaia di case distrutte, centinaia di morti, intere città cancellate dalla mappa geografica e oltre un milione di persone senza più una casa e un lavoro. A quarantotto ore dal passaggio dell'uragano Katrina sulla costa sud degli Stati Uniti, il quadro dei danni assume proporzioni sempre più sconvolgenti. Il sindaco di New Orleans Ray Nagin ha anticipato che le vittime potrebbero essere centinaia, forse migliaia. Le autorità hanno dichiarato l'emergenza sanitaria.

Un disastro di tale portata dovrebbe sollecitare la solidarietà reciproca della popolazione colpita, perché, se si è uniti e solidali, è più facile risollevarsi da qualsiasi colpo della sorte, anche i più duri. Almeno questo è quello che io ingenuamente immagino.

[Una donna prende qualcosa in un magazzino saccheggiato, dal TG1]Evidentemente, però, le cose in America vanno in un altro modo. Lo testimonia un altro articolo del Corriere, dal titolo emblematico: New Orleans nelle mani degli sciacalli. Saccheggiate le armerie. Il sindaco distoglie 500 agenti dalla ricerca dei sopravvissuti per fronteggiare l'ordine pubblico. Poi l'articolo entra nei dettagli: Cresce su due fronti l'emergenza lasciata dal passaggio di Katrina a New Orleans. C'è una lotta contro il tempo: la ricerca sempre più drammatica dei sopravvissuti e la distribuzione dei soccorsi. Sono centinaia, forse migliaia i cadaveri da raccogliere nell'acqua melmosa. Dall'altro la città deve fronteggiare i saccheggi che si sono trasformati in una catena di violenze organizzate, al punto che gli sciacalli non hanno più paura della polizia e della guardia nazionale che affrontano con in pugno pistole e fucili rubati nelle armerie dei grandi centri commerciali o negli ipermercati come il Wal-Mart saccheggiato martedì. Episodi di violenza sono segnalati sempre più vicino a aree densamente popolate, hotel, ospedali, case di riposo. Uno sciacallo sorpreso da un agente, ha riferito la Cnn, non ha esitato a sparare e ha ferito il poliziotto.

Ricordo bene scene del genere, capitate negli Stati Uniti anche in un'altra occasione. Fu quando si scatenò la guerriglia urbana a Los Angeles nel 1992, in seguito all'assoluzione degli agenti di polizia (tre bianchi e un ispanico) che avevano pestato il nero Rodney King, dopo averlo fermato per un controllo.

[Ladri in fuga con la refurtiva, dal TG1]Anche in quell'occasione la protesta popolare per la brutalità della polizia si trasformò in qualcosa di completamente diverso: un'occasione di saccheggi indiscriminati. Ricordo i negozi sventrati e incendiati e torme di gente che si affannavano, in preda ad un'autentica frenesia, ad accaparrarsi i beni di consumo resi disponibili dal vandalismo e dalla soppressione delle regole.

Lo sciacallaggio che sta dominando in questi giorni New Orleans è ancora peggiore di quello di Los Angeles di tredici anni fa: ora, infatti, c'è una terribile emergenza umanitaria, con morti ancora da recuperare e contare e persone che hanno perso tutto e vagano senza meta. In questa cornice da disastro biblico, è quasi incredibile pensare che occorre distogliere 500 agenti dall'opera di soccorso, per impiegarli nella sorveglianza e nella repressione degli episodi di sciacallaggio.

Le orde di matti disperati che assaltano i negozi e i supermercati danno la misura della malattia mentale che un mondo edificato sul danaro e sul consumismo scatena. Televisori, radio, scarpe, aggeggi elettronici, abbigliamento, generi alimentari: tutto finisce nei carrelli dei franchi rapinatori e viene difeso con le armi, anch'esse rubate, per finire poi chissà dove, forse tenuto in casa come feticcio, se c'è ancora una casa, o scambiato al mercato nero in cambio di danaro o di droga. Non lo so, ma non è neppure importante.

[Anche la polizia fa la spesa gratis nel magazzino depredato? (dal TG5)]Ciò che conta è la brama di possesso, che sembra l'emozione primordiale dominante nelle orde di saccheggiatori: come animali affamati, si gettano su quei beni che, in condizioni di legalità normale, sono molto probabilmente troppo costosi per loro e quindi devono rimanere relegati nella sfera del desiderio e del sogno. Prima i poveri avevano una loro dignità, nascente dal fatto di non sentire la propria come una condizione d'inferiorità. Ora, almeno in posti come le grandi città americane, hanno barattato quella dignità con la malattia del possesso: qualsiasi cosa, anche il furto o la rapina, pur di possedere la scarpa di marca, il gadget elettronico, il televisore al plasma, ecc. E' forse questo ciò a cui, come figli del consumismo, siamo tutti noi destinati? Aspettare il momento buono per razziare oggetti altrui e sentirci finalmente appagati?

Episodi del genere sono la prova più certa che il modello del consumismo ha fallito. Abbiamo urgentemente bisogno di una nuova filosofia, che ci permetta di liberarci dell'oggetto come feticcio, dell'idea del danaro come panacea per la felicità. Un celeberrimo polpettone televisivo in voga qualche anno fa ammoniva saggiamente che Anche i ricchi piangono. Chissà se questo pensiero sfiora le menti dei saccheggiatori, all'opera come poveri avvoltoi diseredati sulla carcassa di una New Orleans invasa dalle acque?

Commenti dei lettori

  1. Commento di me2898 - 6/9/2005 ore 13,09

    mi piacerebbe sapere in quale nazione ed in quale tempo non si sono verificati massicci fenomenidi sciacallaggio in occasione di calamità naturali

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  1/9/2005 alle ore 15,23.

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