Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

La sedia sul ponte di Ciro Eugenio Milani

A più di un mese dalla sua scomparsa, restano senza risposta gli interrogativi suscitati dal suicidio di un brillante informatico di 26 anni.

26 anni e decidere di non volerli sentire. Mai più.

Ciro Eugenio Milani, informatico di valore, da poco tempo si era licenziato dalla grossa ditta di hardware in cui lavorava per passare alla vita da consulente. L'8 luglio 2005 si è tolto la vita dopo un volo di 70 metri gettandosi nell'Adda dal parapetto di un ponte.

Ha preso l'auto della sorella, ha accostato al centro del ponte San Michele tra Lecco e Bergamo, ha scavalcato il guardrail e da solo si è gettato, lasciando solo una sedia a bordo strada che ha reso possibile notare che era successo qualcosa di strano.

Ma non è una storia come le altre, tristi, che si sentono ai telegiornali. C'è qualcosa di differente. Ciro aveva creato un blog in cui da mesi annunciava che il 20 luglio si sarebbe suicidato. Ne parlava liberamente con ragazzi come lui, solidali alcuni, più scettici altri, che, forse solo in apparenza, quasi lo sfidavano, accusandolo di millantare qualcosa che non avrebbe mai avuto il coraggio di fare. Lui con trasparenza rispondeva che non era un problema il non ricevere la loro fiducia.

E non lo era infatti.

Leggere qualunque cosa scritta da una persona che non è più tra noi fa sempre effetto. Permette di scorgere fra le righe parole non dette o addirittura intere frasi che all'improvviso si palesano come fin troppo chiare già da allora.

Disagio sociale, solitudine... cosa? Ciro, candidamente, parlava di "noia". E la cosa che più colpisce è che lui percepiva un diritto in più: quello di porre fine alla propria vita. Per noia o per qualunque altro motivo.

L'interrogativo che da quando la notizia è balzata agli onori delle cronache resta sospeso nell'aria è il seguente: perché preannunciare, perché rivelare sul suo blog le sue intenzioni? Perché sostanzialmente "condividere"? Spesso è sintomo della ricerca di un supporto. La sensazione è che cercasse una conferma. Alla bontà della sua scelta forse. Come se in fondo fosse già consapevole del ritorno che avrebbe avuto dalla condivisione con terze persone delle sue intenzioni. Parlare con chi ti prega di non farlo e allo stesso tempo con chi non crede alla tua determinazione.

In genere quando scrivo un articolo giungo a una conclusione di cui sono convinto, o per lo meno della quale mi convinco. Questa volta mi riesce davvero difficile. Questa volta non riesco ad avere la lucidità mentale di Ciro Eugenio Milani. Oggi non concluderò, lascerò che lo faccia lui, con alcune delle sue ultime parole pubblicate sul suo blog:

Ciao a tutti, è tardi, sono stanco, vado a suicidarmi. E' un po' diverso da come me l'aspettavo. Comincio ad assaporare la malinconia della partenza. Forse, gli attimi prima di partire, piangerò.

Non c'è retorica alcuna, non c'è insegnamento, c'è solo una sedia su un ponte.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Luigi - 5/9/2005 ore 9,16

    Impressionante come minimo. Anch'io ho di tanto in tanto le stesse idee per la testa, mai per noia però. A quella credo, si possa e si debba reagire. Le mie ragioni riguardano invece orizzonti ristretti, troppo chiusi, confini invalicabili verso attimi di felicità possibili. Ma gridare tanto forte con un gesto simile per noia, perdippiù a 26 anni, mi pare davvero difficile da immaginare.
  2. Commento di Massimiliano - 5/9/2005 ore 14,22

    Provo compassione (nel senso letterale latino: "condividere il dolore") per Ciro così come per Gianluca, amico che anche lui ha un giorno deciso di rifiutare questa esistenza.

    Anche se soffro alle volte di una solitudine profonda, dovuta spesso alla difficoltà di comunicare con gli altri la mia fragilità, cerco di non perdere "l'aderenza nei confronti degli altri". "Altri" che spesso vedo però vuoti e indifferenti, intenti a perseguire i beni fittizi che questa realtà ci propina.

    Consiglio, se già non lo avete fatto, di osservare in metro gli occhi degli altri: scoprirete soprattutto sguardi spenti, simili a macchine!

    Come più volte sostenuto in questo sito, credo
    che la "mentalità occidentale" deve assolutamente riappropriarsi di quella "umanità" che ci appartiene e da cui non dobbiamo distaccarci, per evitare il naufragio nell'attuale nichilismo.

    Spero di non perdere, oggi come domani, la gioia di sorridere al mio vicino, guardandolo negli occhi.
  3. Commento di Giorgio Beltrammi - 14/9/2005 ore 18,20

    Era il 1994 quando dopo un depressione forte, innescata da problemi con me stesso, il mio lavoro e mia moglie, ho pensato che non valesse la pena continuare a non vedere un futuro migliore di quello che si sarebbe materializzato il giorno dopo.
    Avevo pensato anche a come fare e non era poi tanto difficile.
    Passavo giorni in cui ero ansioso di lasciare un buon ricordo di me e mi sono liberato di tutti quei piccoli pesi sul cuore che avrebbero inficiato la mia figura al cospetto di chi mi avrebbe pianto.
    Poi mi è mancata la forza, o forse ne ho riavuta per ricominciare a vivere adeguatamente e ora non ho paura di morire.

    Una volta avrei liquidato il gesto di quel ragazzo come un gesto vile e sciocco. Ora capisco quello che ha fatto e non sono in grado di giusdicare se sia stato un gesto condivisibile o no.
    Ha deciso!
    Ne aveva diritto.
  4. Commento di walter - 4/11/2005 ore 9,19

    perche' definirla lucidita'?
  5. Commento di carmen - 3/1/2006 ore 0,10

    avevo letto luka (ciro) sul suo blog,ma purtroppo sono arrivata troppo tradi per conoscerlo infondo per capire quella sua "noia" ho versato tante lacrime nel rileggere spesso quelle parole scritte con tanta sottilezza...adesso ha fatto tanto successo ke se ne parla davvero come il suo piu "grande capolavoro" (scritto nel suo blog)

    io spero ke adesso ciro stai libero felice e contento di avere fatto questo passo gia voluto da tempi,ti auguro ke sei sereno con te stesso..anke se hai lasciato un vuoto grande in tutti noi...specialmente alla tua famiglia...e sul blog...speravo di leggere una frase del genere..." sono qua,stanotte cio`pensato bene e rimango in vostra compagnia.." ma quando ho letto la notizia mi si e spezzato il cuore e tante lacrime nn volevano piu fermarsi,ma so adesso ke sei la`dove volevi tu`,hai fatto il grande passo.ti pensiamo sempre ciro.

    un caloroso abbracio d una ragazza con cui nn hai mai scambiato una parola

    bacione
  6. Commento di Gian Mario - 17/7/2006 ore 21,04

    Un messaggio che mi sento di dare a tutti gli aspiranti suicida è che dovrebbero pensare bene (visto che sono così precisi nell'organizzare tutto nei minimi particolari)a dove andranno una volta "partiti" da questa vita!
  7. Commento di David - 19/9/2006 ore 19,20

    Circa 1.8 metri sottoterra
  8. Commento di Sebastiano Nutarelli - 5/10/2006 ore 12,59

    "Lucidità", freddezza...chiamiamola come meglio si crede.
    Non riesco, anche ora che rileggo a distanza di tempo, a "dotarmi", anche solo nell'immaginazione, della risolutezza di Ciro.
    Ma condivido il concetto del diritto di scelta.
    Ha deciso, ne aveva assolutamente diritto.
    Ho imparato a non giudicare le situazioni estreme altrui, spesso sono generate da tali e tanti fattori che le rendono comunque incomprensibili a terzi.
  9. Commento di vito goffredo - 22/11/2006 ore 20,57

    Penso che c' e' tanta tristezza in tutto cio' che e' successo, tanta solitudine disarmante e un senso che questa nostra civilta vive le sue ultime ore,di speranze senza fede,di vita senza amore di cielo senza sole e che la solitudine di c.m.milani e la sua decisione di andare verso il suo destino e la stessa decisione di questa societa di andare verso la sua autodistruzione lasciando solo l ombra diun ricordo di una sedia all orlo di un indifferente perbenismoe apparente felice mondo.......
  10. Commento di kaxo - 12/3/2007 ore 13,30

    cosa c'è dopo la morte? la terra, i vermi, gli scarafaggi che ti mangiano... bello eh... o in alternativa si puo' essere bruciati e poi sparsi come cenere in una scatoletta kitsch o nella terra. Forse non conviene poi cosi tanto suicidarsi...!
  11. Commento di Berserk - 17/3/2007 ore 9,20

    E' difficile a volte immaginare cosa "frulla" nella mente delle persone che ci stanno intorno, molti di noi sono troppo immersi nei propri interessi per cercare di dare uno sguardo un pò meno distratto nel cuore delle persone.

    E' una critica e un'esortazione anche e soprattutto verso me stesso ma troppe volte si fa della retorica a fatto ormai compiuto, non parlo solo del suicidio, mentre a volte basterebbero piccoli gesti di riduardo, piccoli interessamenti, per permettere a una persona di passare indenne un periodo particolarmente negativo.
    Tutti lo sperimentano prima o poi e tutti sanno che in quei momenti bastano piccole cose a cui ancorarsi per ridimensionare la giornata, vederla sotto un altro punto di vista.

    Ho passato anch'io un periodo di sconforto, 5 mesi fa, non ho mai pensato al suicidio ma di quanto poco me ne fregasse della vita, quello sì, il fatto che la vita non fosse eterna mi dava in un certo senso consolazione, ero in crisi depressiva insomma.
    Quel periodo l'ho superato,quasi da solo, senza aver vicino le persone che pensavo fossero al mio fianco, ma da soli si sa, ci si attacca a piccole certezze di ogni giorno, mi sono nutrito dei piccoli gesti di persone quasi estranee che erano lucciole ma grazie a quei piccoli spiragli di luce adesso il sole mi bacia di nuovo.

    Il mio messaggio è: non dimentichiamo che a volte piccole nostre azioni valgono oro, anzi molto di più, una vita, fanno capire che la solitudine vera non esite, l'isolamento affettivo, l'unica cosa che ho imparato è che a volte queste cose non ti arrivano dalle persone che credevi.
    I piccoli gesti contano, fidatevi di me, non è una lezione di catechismo.

    Ciao.
  12. Commento di berserk - 17/3/2007 ore 9,30

    Secondo me non c'è quasi mai nè lucidità nè freddezza in questi gesti.
    In tutto ciò che costituisce i preparativi, nel momento in cui decidi di farlo fino al momento prima di compiere il gesto secondo me non ci credi veramente, credi che poi alla fine ti tirerai indietro, che cambierai idea, come tutte le altre volte. Poi arrivi sul posto, sul ponte, un attimo in cui non ci pensi e poi ti trovi in un punto di non ritorno e il gioco è fatto.
    Quando forse ci ripensi la biglia è ormai sul piano inclinato e rotola sempre più veloce, non riesci a fermarla.

    Un potenziale suicida secondo me all'inizio i preparativi li fa per gioco, poi arriva il giorno in cui tutto capita sul serio.

    Ancora, stando un pò vicini alle persone forse si riesce a far capire che ci sono altri modi per ammazzare il tempo.

    Guardate che sole ad esempio, buon weekend!
  13. Commento di Michele Diodati - 17/3/2007 ore 10,27

    Ciao Berserk, concordo con ciò che hai scritto: i piccoli gesti contano, e non poco. Non sono sicuro, però, che la causa che spinge alcuni a progettare o addirittura a realizzare il suicidio sia la solitudine affettiva, o almeno non sempre. Credo che ci sia qualcosa di più e di diverso, cioè la percezione di una mancanza generale di senso della propria vita, buone e cattive azioni comprese, le quali diventano solo azioni indifferenti e, perciò, alla fine inutili.
  14. Commento di berserk - 17/3/2007 ore 11,20

    Secondo me è tutto collegato. Il corso della vita, anche senza che noi lo ammettiamo o ce ne rendiamo conto, è influenzato dalla gente che incontriamo ogni giorno, le persone che ci stanno intorno, anche le meno significativi, sono un pò artefici della nostra vita.
    Se è vero che non ci consigliano ma magari ci danno degli spunti involontari che poi influenzano le nostre scelte.
    Il senso di vuoto le persone che ti stanno intorno te lo possono dare come te lo possono togliere, questa cosa è bellissima da un lato come può essere difficile da accettare dall'altro.

    Sono convinto che se uno incontra le persone giuste che le quali coltivare valori sani e genuini non arriva a fare gesti simili, la vita non diventa più vuota, anche se magari è proprio come ce l'eravamo sognata da piccoli...
  15. Commento di Michele Diodati - 17/3/2007 ore 11,35

    Le cose non sono così semplici. I valori "sani e genuini" non nascono per caso nelle persone, ma sono il frutto di un'educazione e l'educazione è a sua volta il risultato di un progetto di vita (dei genitori, della scuola, della società). Una società fatta di persone che non hanno più un progetto comune, una strada da seguire, non può ispirare valori in grado di dare significato a lungo termine. I buoni sentimenti continuano ad esistere, per carità, ma tutto sembra contingente, legato a una "navigazione a vista" nei casi della vita.
  16. Commento di berserk - 17/3/2007 ore 12,07

    Della società di cui parli tu facciamo parte anche noi.
    La società è come dici tu, ma per cambiare le cose, se mai potranno cambiare, iniziamo dalle piccole cose.

    Ci sono tanti esempi da fare, non so, toh, un'esperienza lavorativa.
    Io lavoro in un posto molto gradevole, c'è un clima sempre scherzoso e rassicurante seppur serio. Tutti si sentono coinvolti e non c'è nessuno che pensa di essere più intelligente dell'altro o più in gamba, o se lo pensa non lo fa pesare, ovviamente tranne rare eccezioni.
    Ho avuto altre esperienze dove i gruppi di persone erano a compartimenti più stagni.
    Sai, quel collega Pippo un pò più timido che difficilmente entra nel giro, che non socializza facilmente e che non riesce a esprimere le sue qualità, non ti è mai capitato di trovarlo?
    Se non hai sufficientemente carattere in alcuni ambienti ti possono ridurre ai minimi termini, ho visto persone fare questa fine, delle sorte di reietti.
    Coinvolgendo questo tipo di persone una volta in più nelle discussioni e nelle varie attività lavorative ed extralavorative il temperamento di una persona può cambiare, è chiaro che il resto degli sforzi questo tipo di persona deve farli da solo.

    Una persona più coinvolta viene più volentieri al lavoro, è più motivato, rende di più con tutti gli annessi, si sente soddisfatto con sè stesso.
    Questo è un esempio per dire che le persone intorno a noi contano.

    I motivi per cui uno decide di togliersi la vita possono essere molteplici, la debolezza di carattere unita ad esempio il disagio di non riuscire a esprimersi che potrebbe alla lunga portare Pippo a pensare di farla finita.
    Se Pippo trova le persone con cui riesce a esprimersi magari che dopo un pò di tempo prende il coraggio di esprimersi anche con gli altri.
    Sono solo esempi...

    Spero di non aver fatto troppi errori di scrittura e di essermi spiegato, scusate ma ho un pò di fretta, devo scappare! Vi auguro un fantastico week end!
  17. Commento di Pasquale - 8/7/2007 ore 15,00

    bersek forse hai ragiona quando parli del fatto che il suicida faccia i preparativi per gioco ma nel caso di ciro io credo che fosse FERMAMENTE convinto che si sarebbe ucciso. Nella maniera piu' assoluta. Lo puoi leggere dalla sicurezza con cui risponde ai cinici nel suo blog.
    Una decisione la sua a tratti condivisibile da chi,come me, non ama questa società.
  18. Commento di xxxx - 19/6/2008 ore 8,10

    Ciro è stato un grande ha capito che la sua vita non sarebbe cambiata e visto che dobbiamo vivere minimo fino ad 80 anni allora ha detto meglio farla finita qui piuttosto che proseguirla fino a quell'età.
    Io lo ammiro, è riuscito a scappare da un'utopia che ogni giorno ci si presenta davanti.
    Ora Ciro veramente stà bene e non deve più cercare di migliorare la sua vita la già stà facendo.

Articolo di Sebastiano Nutarelli pubblicato il  2/9/2005 alle ore 14,58.

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