Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto! No, penso a dei critici con la barba».

Spinoza

Un ritratto del filosofo Baruch Spinoza, scritto dallo storico svedese Carl Grimberg.

Mi ritrovo, non ricordo come, alcuni volumi di una Storia Universale dello storico svedese Carl Grimberg (1875-1941), pubblicata in Italia dall'editore dall'Oglio nel 1966, nella traduzione di Renato Liguori. Grimberg non è uno scrittore molto noto in Italia, ma la sua Storia universale ha il pregio di essere una lettura piacevole: è un'opera ricca e documentata, priva però di quella pedanteria erudita, che spesso allontana i lettori che non abbiano un interesse autentico e professionale per la materia storica.

Proprio per la piacevolezza della lettura, riporto qui di seguito un breve ritratto del filosofo Baruch Spinoza (vol.7°, pagg. 225-230). Non ha la profondità filosofica che avrebbe se fosse scritto da un filosofo di professione. E' più che sufficiente, però, per consentire al lettore non esperto di filosofia di farsi un'idea di massima della personalità e del pensiero di un grande della filosofia moderna.

Spinoza. Il panteismo geometrico

Baruch Spinoza nacque nel 1632 da famiglia d'israeliti, nel ghetto di Amsterdam. Gli Spinoza erano di quegli ebrei portoghesi banditi dall'Inquisizione, ma pare che la famiglia avesse precedentemente risieduto in Spagna. Il padre era un commerciante stimato, ma poco fortunato.

Il ragazzo, molto intelligente, andò presto a scuola e si dedicò allo studio del Talmud e degli altri testi sacri. A tutta prima fu vivamente impressionato dalla saggezza dei rabbini, ma poi il suo temperamento critico lo sospinse gradatamente verso il dubbio. Siccome non aveva alcuna disposizione per il commercio, suo padre pensò di farne un rabbino e il giovane continuò gli studi, che però non lo condussero dove il genitore sperava; anzi, l'ammirazione per i filosofi neoplatonici e arabi, per le opere di Descartes e di altri pensatori dell'epoca, fecero cadere in sospetto di eresia il giovane Spinoza, che a ventitré anni fu escluso da tutte le tribú d'Israele. Da allora voltò le spalle ai correligionari, cambiando anche il nome in quello latino di Benedictus, d'identico significato.

Spinoza rimase sempre un solitario. Fra i pochissimi amici che ebbe spiccano Cristiano Huygens, inventore dell'orologio a bilanciere, perfezionatore del barometro (che rese atto alla misurazione dell'altitudine) e fondatore del calcolo delle probabilità, e l'inglese Boyle, il primo chimico moderno con il quale collaborò ad alcune ricerche. Poi si stabilì definitivamente all'Aja.

Per il filosofo l'importante era sentirsi libero, poiché la libertà gli era condizione essenziale per vivere. Ciò spiega perché in seguito rifiutasse una cattedra universitaria a Heidelberg; non ambiva che a meditare in pace e i piaceri non lo seducevano. Anche il denaro lo lasciava indifferente tanto che, quando i fratelli tentarono di contestargli la sua parte dell'eredità paterna, la cedette spontaneamente, tenendosi soltanto un letto. E, quando il fedele amico e discepolo Simone de Vries volle donargli duemila fiorini affinché conducesse vita meno ascetica, si disse riconoscente ma ricusò l'offerta perché l'amministrare quella somma gli sarebbe riuscito gravoso.

Didascalia:
Baruch Spinoza

Provvedeva alle sue necessità con la politura di lenti per telescopi e microscopi, arte nella quale era divenuto abilissimo. Bacone e Descartes non avevano mai dovuto rinunciare ad alcun piacere terreno, ma per Spinoza, come per Socrate, la vita fu una pietra di paragone della dottrina. E in entrambe fu un vero stoico in pieno XVII secolo. Ma questo stoicismo fu del tutto spirituale, poiché riversava tutto il calore del suo animo nella vita intellettuale, l'unico campo nel quale si abbandonò qualche volta alle passioni.

Al pari di Descartes, Spinoza si costruì un sistema filosofico modellandolo matematicamente e tale era la sua ammirazione per questa scienza esatta dalle verità inoppugnabili da fargli dire: Se si potesse avere una idea assolutamente precisa dell'ordine generale che governa la natura, si constaterebbe che ogni cosa è tanto necessaria quanto ogni principio matematico. La sua opera principale, pubblicata anonima dopo la sua morte, ha infatti il titolo molto eloquente di Ethica ordine geometrico demonstrata (La morale dimostrata in modo geometrico) e l'autore vi passa dalle definizioni e dagli assiomi a giudizi, prove, corollari e conclusioni come in un manuale di geometria euclidea.

Sull'esempio della geometria, Spinoza tratta gli impulsi umani, passioni e sentimenti, quasi fossero linee, superfici o volumi. Ma le aride formule rivelano un'intelligenza di straordinaria profondità, un'elevatezza d'animo e un senso dell'umanità davvero nobilissimi. La visuale geometrica non toglie che in conclusione il filosofo rimandi il lettore all'amore intellettivo di Dio, quale mezzo piú sicuro per non soggiacere agli impulsi. E a chi gli domanda se creda in Dio, risponde Credo che Dio è la causa intrinseca di tutto ciò che esiste e non una causa esterna.

Tale concetto di Dio esclude, naturalmente, qualsiasi fattore personale. E infatti Spinoza si ribella all'idea di una Provvidenza che tuteli il mondo creato da Dio, come si erge contro il criterio di un'utilità nella natura. In matematica non si dànno questioni di utilità e pertanto nella filosofia di Spinoza, in cui le matematiche hanno tanto grande importanza, non vi è posto per criteri utilitaristici. Quando gli uomini si sono resi conto che il mondo era stato creato per loro, si sono costruiti i concetti del bene e del male, dell'ordine e del disordine, del bello e del brutto, ecc. Quindi, considerandosi creature libere, hanno dato vita ai concetti di approvazione e di disapprovazione, di opera buona e di peccato. Invero noi diciamo che una cosa è buona perché torna a nostro vantaggio, non perché sia buona in se stessa. La medesima cosa può essere buona per uno, nociva a un altro, indifferente a un altro ancora: una musica allegra può allietare un malinconico, ma annoiare uno che desideri tranquillità, mentre per un sordo non è buona né cattiva. In questo mondo il bene e il male colpiscono indifferentemente il giusto e il peccatore. Il Dio di Spinoza non agisce in conformità di un «piano» prestabilito, oppure di determinate «intenzioni», bensí in armonia con le leggi eterne della natura. È un Dio panteista.

Il filosofo nega dunque l'esistenza di un Dio personificato. Nega altresí il libero arbitrio, differenziandosi nettamente in ciò da Descartes. Secondo Spinoza, le cose che noi riteniamo causate dalla nostra libera volontà sono invece provocate da cause necessarie, cosicché il parlare di libero arbitrio è un sognare ad occhi aperti. In natura non vi sono finalità, ma soltanto cause efficienti; e nelle azioni umane non vi sono intenzioni coscienti, ma solamente motivi. Noi non siamo liberi: pensiamo di esserlo dato che ignoriamo tutto delle forze che ci governano.

La stessa inesorabile legge della causa e dell'effetto, che determina tanto il moto dei corpi celesti nello spazio quanto la traiettoria di un sasso che cade al suolo, determina anche i moti e gli impulsi dell'animo umano. Per Spinoza, vedere le cose sub specie aeternitatis, alla luce dell'eternità, vuol dire anche vederle sub specie necessitatis, ossia alla luce della necessità.

Nessun filosofo ha mai negato con maggiore energia il libero arbitrio; nessuno ha mai affermato piú forte che la volontà umana è incondizionatamente soggetta a leggi. Spinoza, nell'Ethica, dichiara fin dall'inizio che non imiterà la maggioranza dei moralisti con l'accusare, disprezzare o maledire la natura umana per le sue numerose pecche; si propone, invece, di comprendere, anche se non intende spingersi fino ad aver pietà di chi è vittima della cupidigia e delle passioni. Questa riserva non significa tuttavia che egli non voglia per altro motivo - per un bisogno intimo - aiutare il prossimo. Ma aiutare il prossimo è un atto ragionevole e non deve quindi essere ispirato dalla pietà, sentimento che, provocando il dolore, rientra fra gli impulsi nocivi.

Questo genere di filosofia ci insegna evidentemente a giudicare gli uomini senza passione, con dolcezza e benevolenza. Ma allora non ci condanna nel contempo a un atteggiamento puramente passivo verso l'esistenza? Ci vuole forse inerti davanti a un mondo nel quale non saremmo che minimi ingranaggi di un'immensa macchina? Se cosí fosse, a che servirebbero i nostri sforzi? Ciò che deve accadere accadrà sempre, lo si voglia o no.

Spinoza respinge energicamente l'obiezione: soltanto chi sa vedere l'esistenza sub specie necessitatis riesce a ben fare e ad essere felice. In realtà, non si attiene rigidamente al cànone : Non irritarti, ma comprendi; egli vi aggiunge: e cerca di porvi rimedio, cosí come il medico non si limita alla diagnosi, ma procura di applicare un'opportuna terapia. In sostanza è la passività dell'uomo che dev'essere guarita, poiché tutto quanto ci fa diventare passivi, zimbello delle nostre passioni, è male. Per contro, è bene tutto quanto fa vivere e sprona verso una maggiore perfezione: Perciò il saggio può, purché conservi la misura, confortarsi con i buoni cibi e le buone bevande, i profumi, il teatro, la musica e le altre cose delle quali si può fruire senza nuocere agli altri. Però, ben oltre queste cose, è la pace interiore, il senso della perfetta felicità che dà l'amore intellettivo di Dio.

Il dolore, il rammarico e la malinconia sono cattivi. Il dolore è impotenza e la gioia è forza. L'ira e l'odio vanno contro la vita e perciò sono cattivi; creano i dissidi e uccidono l'armonia. Il saggio non odia; d'altronde, che cosa potrebbe odiare? Egli sa che tutto è conseguenza della legge di necessità. La conoscenza di tale legge è la migliore protezione contro l'odio; chi sa applicarla e vivere sotto l'ègida della ragione, risponde all'odio con l'amore e la magnanimità e con queste armi debella l'odio. Non si può invece vincere l'odio con 1'odio, perché l'odio non vive se non è corrisposto. Odiare significa riconoscere la propria inferiorità e la propria paura, ma non si odia l'avversario che si sa di poter abbattere.

Chi vive seguendo il raziocinio non si tormenta di rimorsi per un peccato commesso: Chi si pente è doppiamente infelice. Nondimeno nella massa, incapace di elevarsi alla vita razionale e schiava degli impulsi, il rimorso è sempre un succedaneo preferibile all'indurimento nel peccato.

Nel leggere l'Ethica viene fatto spesso di chiedersi in qual modo ci si debba comportare per sottrarsi al dominio degli impulsi nocivi e riuscire ad agire secondo la necessità. La risposta di Spinoza è impregnata dello spirito di Socrate. Infatti entrambi considerano il sapere intuitivo quale essenza della virtú. Siccome non è possibile sfuggire all'eterna necessità, non si può evidentemente essere liberi, ma il raziocinio può far acquisire l'esatta percezione della necessità e perciò quanto piú vi riusciamo, tanto piú facilmente possiamo accettare la legge eterna, fino al punto di amarla e quindi non sentircene piú schiavi. A questo punto si arriva a possedere la fiducia del saggio e la sua indipendenza di atteggiamenti davanti a qualsiasi evento della vita. Se ne può avere la riprova nei casi dell'esistenza quotidiana. Per esempio: se ci avviene di subire un lutto doloroso, ce ne consoliamo con minore difficoltà quanto piú sapevamo che era inevitabile; se potessimo innalzarci a un simile punto di vista in ogni contingenza, non saremmo affranti dal dolore né avvelenati dall'ira e allora ci sentiremmo ricolmi di una serenità che ci darebbe la forza di bene operare. La nostra anima, invece di mantenersi passiva, si farebbe piú attiva e anziché gemere per la forza di impulsi umilianti, si eleverebbe interamente nell'amore intellettivo di Dio. Non conoscerebbe piú il timore e, invero, che cosa avrebbe piú da temere? Infine, dall'amore di Dio discende l'amore per il prossimo.

Chi ama Dio come si deve non si attende che Dio gli contraccambi l'amore. È un amore sovrumano, senza speranza di reciprocità, che tocca il limite del disinteresse. Soprattutto questo aspetto della filosofia di Spinoza la rendeva tanto attraente a Goethe, che non si stancava mai di rileggere gli scritti del solitario dell'Aja. Il grande poeta tedesco era profondamente colpito dall'amore puramente razionale di Dio, dalla sottomissione completa alle leggi imperiose di un misticismo che pure contrasta con il concetto impersonale e matematico della divinità.

L'amore intellettivo di Dio racchiude la beatitudine, poiché quando l'uomo raggiunge questo livello, quando può vedere ogni cosa sub specie aeternitatis, tutte le imperfezioni scompaiono. Nella luce dell'eternità tutto appare dettato da leggi eterne e l'individuo si riduce a una goccia nell'oceano dell'universo. Chi sappia giungere a tal punto perviene al sommo bene.

All'altezza nella quale Spinoza colloca il suo uomo ideale, il «saggio», il cielo è puro e terso, ma è anche freddo e vuoto. Il suo «saggio» ci appare il prodotto delle speculazioni di un filosofo da tavolino, piuttosto che un essere di carne e d'ossa. Ciò è frutto di una descrizione troppo esclusivamente intellettuale. L'ideale di Spinoza non concede, si può dire, il minimo posto alla bellezza e anche la vera mistica vi è imperfettamente rispecchiata quanto la vita impulsiva e l'intuizione.

Commenti dei lettori

  1. Commento di carlo corradini - 24/11/2007 ore 23,04

    Sono Carlo Corradini,non posseggo nessuna benchè piccola percentuale di libero arbitrio.Le prove che ho fatto su me stesso sono molteplici e sempre con lo stesso risultato:il libero arbitrio,nel mio caso,è impossibile.Se per gli altri esseri umani è possibile,sarei curioso di confrontarmi con loro.Non ho mai letto alcun libro e sono abbastanza ignorante.Ma, sarà un caso,tre giorni fa ho letto l'articolo su Spinoza e il suo pensiero corrisponde con il mio. Se esiste qualche interlocutore,lo leggerei volentieri.
  2. Commento di Michele Diodati - 25/11/2007 ore 1,18

    Ciao Carlo, sono Michele Diodati, il gestore di questo blog. Da come scrivi, non sembri uno che non abbia mai letto un libro. In ogni caso, mi incuriosisce sapere quali prove tu abbia fatto per scoprire che non hai alcun libero arbitrio. Per quanto riguarda Spinoza, anche se la sua dottrina afferma l'impossibilità teorica che vi sia un libero arbitrio, pure la sua etica, anzi il fatto stesso che l'autore ammetta un'etica, sembra dimostrare invece che l'autore credesse l'uomo in possesso di una libertà di scelta. Che senso avrebbe, infatti, parlare di etica, se l'uomo non potesse in qualche modo dirigere il flusso degli eventi che lo coinvolgono verso una direzione piuttosto che verso un'altra?
  3. Commento di carlo.corradini@alice.it - 15/12/2007 ore 22,37

    Ciao Michele,hai in parte ragione,cioè io non ho letto libri,ma ultimamente ho letto internet.Ovviamente è la stessa cosa. Fino ad un anno fa(62 anni)non mi interessava per niente del perchè facevo una cosa al posto di un'altra.Poi sono stato costretto a farmi delle domande.Inizio con un esempio. Per 6 mesi,sono bombardato ogni notte da immagini di santi nudi, da sveglio,non in sogno.Queste immagini durano circa 20 minuti. La mia iniziale preoccupazione è zero.Infatti mi dico:"Le scaccio con la mia volontà"Non cè cosa più facile.Così si fa dalla notte dei tempi.Assolutamente impossibile!Allora mi rassegno,prendo un passo del vangelo e invece di pregare con quel contorno orrendo,mi addormento con"Allontana da me questo calice,se vuoi."Mi ero rassegnato a non essere esaudito,come è successo a Gesù,quando una sera,senza apparente motivo,non mi appare più nulla e per sempre. Da qui ho cominciato a pensare a tutte le mie "nefandezze"non recepite come tali,ma recepite come tali dalla maggioranza delle persone.Gli altri dicono bianco e per me è nero.Primo segnale dal cervello :guarda che li hai tutti contro e puoi farti anche dei danni.A beh allora cambio "gusti",mi ero dimenticato dei 6 mesi di immagini inammovibili.Le immagini pazienza,ma tutto un comportamento intero antiumani era di una gravità esagerata. Continuo per 100 volte a leggere il vangelo e improvvisamente mi arrivano messaggi chiari dal cervello:"Nessuno può prendersi qualcosa se non gli viene dal cielo"poi"Non chiamate nessuno Maestro,solo io sono il vostro Maestro"ancora"Nessuno può venire a me se non lo porta il Padre".Dal Padre nostro:"Sia fatta la tua volontà" e così via... Altrettanto improvvisamente,da un giorno all'altro,amo Gesù e non credo a un Dio che punisce(Pagherà i lavoratori della vigna con lo stesso identico salario,buoni e cattivi" Poi l'aborto,che per mè era l'equivalente di un capuccino,diventa un atto orrendo e mi da un forte dispiacere. Cambiamenti questi radicali su sensazioni vitali,non richiesti dalla mia zona cosciente del cervello.Perchè,non cambio quando "Voglio" e "Cambio"quando non lo richiedo.Sono influenzato da qualcosa.Tutto quello che può influenzarmi,per non specificare, l'ho chiamato ambiente.E fin qui tutto facile.Solo che l'altra notte ho fatto un sogno nel quale il mio cervello ha messo insieme,in 20 minuti,fatti,cose,persone,tutte sulla vecchia littorina,Piacenza-Bettola e con una collocazione cronologica che va da 50 a 10 anni fa.Il cervello ha un suo magazzino,lo adopera quando e come meglio gli pare insieme alle notizie più attuali.E'ovvio che tutto questo non può essere assolutamente sotto il controllo completo della nostra parte cosciente. Al dilà di Crik,Watson,Lutero,Spinoza e chi più ne ha più ne metta.I dati per ora a mia disposizione,cioè coscienti mi dicono di osservare una sola regola:"Non fare danni".L'etica,la morale i costumi,li devo rispettare,ma solo per non far arrabbiare gli altri,cosa che è pur sempre un danno.In pratica il mio cervello potrebbe costringermi a farmi bruciare in piazza come un "Eretico"pur di non rinnegare i suoi DIKTAT. Mi fermo perchè la storia è lunga,ma ne hai abbastanza per rispondere. carlo.corradini@alice.it
  4. Commento di Michele Diodati - 16/12/2007 ore 6,32

    Ciao Carlo, scrivi che ne ho abbastanza per rispondere, ma ciò che scrivi mi lascia in realtà senza una risposta. Francamente non ho la minima idea di cosa risponderti. Non ho una risposta definitiva sul libero arbitrio né sono in grado di dirti perché tu avessi quelle immagini e perché poi sono scomparse. E' chiaro che buona parte del nostro comportamento è determinato da motivi che ci sfuggono, sia esterni sia interni (psicologici). E' chiaro, cioè, che ci sono comportamenti che non sono sotto il controllo della nostra volontà cosciente. Alcune cose tuttavia possiamo deciderle in base a ragionamenti e scelte consapevoli, da quelle banali ("cerco di evitare i grassi per un po', perché ho il colesterolo troppo alto") a quelle che possiamo chiamare scelte etiche ("mi sforzo di non danneggiare gli altri e l'ambiente"). In tutto ciò non so quale sia la percentuale di libero arbitrio a nostra disposizione né soprattutto ho capito che tipo di risposta tu stia cercando. L'unica cosa che mi è chiara è che c'è qualcosa che ti angoscia profondamente, a proposito del destino umano e della libertà di scelta. Mi dispiace, ma non credo di poterti aiutare, soprattutto non con la religione: se c'è un tipo di risposta che non mi soddisfa minimamente è proprio la risposta religiosa.
  5. Commento di carlo.corradini@alice.it - 16/12/2007 ore 21,18

    Ciao Michele,io parlo di religione solo la prima volta,quando non conosco l'interlocotore.Poi passo alla più pratica delle considerazioni.Il messaggio che mi da il cervello da qualche giorno è semplice e uguale al tuo:"Non fare danni ne a te ne agli altri"La differenza sta in parlole intoccabili,invisibili, inascoltabili:morale,cuore spirituale,coscienza spirituale. Tutto chiaro per il dolore fisico,ancora chiaro per il dolore psichico,sempre ovvio per il dispiacere,ma la morale deve coinvolgere i diretti interessatie basta:due atei bestemmiatori se lo fanno in separata sede e d'accordo,che danno fanno.Se lo fanno in chiesa disgustano il prossimo.Io chiamavo casa mia casa dei maiali,ma non ho mai costretto nessuno ne a partecipare ne a vedere.La morale relativa al sesso per me non esiste,mentre diventa danno se c'è costrizione,violenza,contagio,danni sia psicologici e morali.Per quanto riguarda il libero arbitrio,ho cambiato alcuni orientamenti alcuni mesi fa,ora qualsiasi essi siano,buoni,cattivi,condannabili o meno,sono immutabili,io non ho nessun potere su di loro(nessun arbitrio). Qualche giorno fa ho trovato una interessante scoperta dei nobel Crik e Watson:il cervello riceve il messaggio dopo 50 millesimi di secondo,elabora i dati e la soluzione in 150 millesimi di secondo e manda il segnale alla zona della coscienza dopo 500=millesimi di secondo.Se è vero è un passo avanti verso la disillusione del libero arbitrio.
  6. Commento di carlo.corradini@alice.it - 16/12/2007 ore 21,30

    Sono di nuovo io in merito a Spinoza e l'etica.E' estremamente ovvio parlare di etica con tutti i cervelli che hanno elaborato come importante questo dato.Ci sono cervelli che la trascurano, altri che la valutano poco,altri che la sopravvalutano.Il trattamento degli amorali nel mondo e nello stesso paese è molto diverso.Pensa al bacio in pubblico adesso e cento anni fa,a Milano o aPalermo.I film porno adesso e 50 anni fa,gli omosesuale oggi,ieri,e nel mondo,il libro"Ho 12 anni faccio la cubista e mi chiamano principessa" L'unico problema che mi è rimasto con la società è la diversa visione del sesso. carlo.corradini@alice.it

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  12/9/2005 alle ore 13,07.

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