Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Giano bi-legge o il Cavaliere proporzionato

[Una statua di Giano Bifronte, modificata con due facce del Cavaliere al posto di quelle originali]Sono comiche nei politici italiani la velocità con cui cambiano idea e la decisione con cui negano di averla cambiata.

Un articolo di Dario Olivero su la Repubblica riporta lo sdegno dei sostenitori di Forza Italia, racchiuso nei messaggini inviati al forum Spazio Azzurro, per il tentativo di Berlusconi di far passare in extremis una riforma della legge elettorale in senso proporzionale.

Ho dato anch'io una scorsa ai messaggi su Spazio Azzurro. Ecco cosa scrive Stefano: Caro Silvio, impedisci il ritorno della partitocrazia. Italiani si sono gia espressi con referendum sul maggioritario. Io non voterò più a destra se passa questa legge. E Massimo: Se passa il proporzionale voi perderete il mio voto. Meghi aggiunge sarcastica: Non capisco se vi abbiamo eletti per rappresentarci o per permettere a Prodi di risparmiare sulla campagna elettorale! Giulio da Reggio Calabria: Presidente Berlusconi, ora non ne possiamo più. Non si può rinunziare a punti fermi della nostra politica diversa come il maggioritario, solo per accontentare Casini. Andrea: Non capisco. Davvero non capisco. Vincere le elezioni è importante, ma farlo rinnegando se stessi è una cosa che mi disgusta. No al proporzionale! Non so se rivoterò FI. E così via, per la gran parte sullo stesso tono.

Italiani, gente di memoria corta...

Curiosando nell'archivio della Rassegna Stampa del sito della Camera dei Deputati, ho ritrovato qualche articolo di giornale che mostra come le idee dei politici vadano e vengano, un po' come le mode delle acconciature dei capelli e dei vestiti, a seconda delle stagioni e della convenienza.

Ecco per esempio un articolo tratto da la Repubblica del 18 marzo 2000 (pagina 9), intitolato significativamente Berlusconi: no al maggioritario. "Ha prodotto solo sconquassi". Se Vico lo avesse letto, gli avrebbe confermato senz'altro la validità della sua celebre teoria dei corsi e dei ricorsi storici.

Abbandonate le cautele preelettorali, Silvio Berlusconi schiera Forza Italia contro il sistema maggioritario. L'inversione politica sarà ratificata il 16 aprile, ma sarà giusto una formalità, un segno di cortesia verso Gianfranco Fini, il quale sarà comunque ricompensato con la riconquista del governo, grazie alla forza personale del Cavaliere (sono indispensabile alla vittoria). [...]

Invitato da Radio anch'io, Berlusconi riepiloga i temi della sua battaglia elettorale che avvierà per mare, il 31 marzo su una nave che ospiterà i suoi comizi, porto per porto, lungo lo Stivale.

Il maggioritario, dunque, non va: Non posso non ammettere che il sistema vigente ha creato sconquassi incredibili. Io credevo nel '94 in quel sistema, ma ho dovuto rendermi conto che sono avvenute cose che non si pensava potessero accadere. Totale ripensamento [l'enfasi è mia], e ripuntamento sul modello tedesco: Il tentativo che si sta portando avanti ha certamente un pregio, quello di imporre uno sbarramento al 5 per cento che da solo ridurrebbe, e già questo è un gran vantaggio, il numero attuale dei partiti. Fini, l'alleato, non si scompone: Può accadere che in materia di legge elettorale ci siano posizioni diverse in una coalizione, il referendum è solo uno strumento e non un valore. Comunque, l'ultima parola spetta agli elettori.

Walter Veltroni, che scruta interessato la decisione di Berlusconi, annota che l'obiettivo non è quello di rifare la Dc, quanto piuttosto un corpaccione neocentrista che, con il sistema proporzionale cui pensa Berlusconi, finisce per determinare una situazione da politica dei due forni, ma questa volta a 360 gradi, dal momento che adesso tutti i partiti hanno partecipato a un governo. Comunque, un film che abbiamo già visto....

Il Cavaliere effettivamente pensa al domani, al governo. Anticipa: Non ho alcune ambizione di andarci o di fare politica se non per fare qualcosa di necessario per lo sviluppo del paese. Io ho raggiunto tutti i traguardi. Non ho ambizioni personali. E' l'ultima frase con cui risponde agli ascoltatori ma, per evitare che si inneschi quella che il leader del Polo definisce la disinformazione della sinistra (Invito tutti i cittadini a non credere a quei giornali e a quei giornalisti che riportano mie dichiarazioni e subito dopo mie dichiarazioni opposte per dimostrare che sono incoerente e che mi contraddico: è disinformazione pura). Berlusconi infatti aggiunge una importante precisazione prima che la sigla chiuda il collegamento. Non vorrei essere interpretato male. Questo non significa che oggi io non debba essere il candidato premier della casa delle libertà, perché il candidato Silvio Berlusconi, secondo tutti i sondaggi che conosciamo, è indipensabile per vincere. Poi, se le cose cambieranno, in futuro, non ci sarà alcuna resistenza da parte mia, ma le cose oggi stanno così.

Va bene, se all'epoca della «discesa in campo» Berlusconi è stato un convinto assertore del maggioritario, ecco che nel 2000 ha cambiato idea ed è diventato un proporzionalista. Che c'è di male? Tutti possono cambiare idea. Almeno sono cinque anni che la pensa allo stesso modo... Allo stesso modo? Macché! Passano solo sette mesi e troviamo un articolo di Maria Teresa Meli su La Stampa del 14 ottobre 2000 (pagina 9), dal titolo inequivocabile: Berlusconi rimette in gioco il maggioritario. Leggiamone qualche passo:

A sorpresa Berlusconi avanza una nuova proposta per la riforma elettorale. Il centrosinistra, a botta calda, risponde di «no», salvo, più tardi, dividersi sull'opportunità di quella bocciatura senza appello con cui l'Ulivo rischia di spegnere il cerino che aveva cercato in tutti i modi di tenere acceso. E infatti il leader del Polo, dopo la raffica di commenti negativi, esulta e dice: Li ho snidati: alla sinistra non importa nulla della governabilità del Paese. Per fortuna della maggioranza [allora era il centrosinistra] a sera arriva Bossi che chiude al Cavaliere. [...]

L'ennesima puntata del duello sulla riforma comincia a via del Plebiscito. In quella precedente l'Ulivo aveva proposto al Polo una legge che avrebbe fatto perdere al centrodestra una quarantina di collegi. In questa, invece, è il Cavaliere ad avanzare un'ipotesi che renderebbe il centrosinistra orbo di diversi seggi. Via lo scorporo, dentro il premio di governabilità, propone Berlusconi, che spiega: Teniamo la legge attuale consentendo però a chi vince le elezioni e non ha il 55 per cento dei seggi di ottenerli comunque togliendoli alla coalizione che ha perso. E' un'idea semplice: basta cancellare lo scorporo, trasformandolo in premio di maggioranza. e un po' più tardi, mentre l'Ulivo si è già scatenato, il leader del Polo fa sapere: Questa è l'unica proposta che noi saremo disposti ad accettare.

Divertenti, nello stesso articolo, i commenti di altri esponenti politici. Mastella definisce la proposta di Berlusconi indecente. Folena aggiunge: Non è possibile cambiare idea ogni giorno come fa Berlusconi. Parisi: Il Cavaliere è fuori tempo massimo. Giuseppe Fioroni del PPI paragona Berlusconi a Pinocchio. Ma il commento più duro è proprio quello dell'«alleato» Bossi: E' cominciata la campagna elettorale e allora le regole non si cambiano più: neppure Milosevic ha osato fare una cosa del genere.

Il Cavaliere proporzionato incassa con delusione le critiche e - riporta la Meli in chiusura d'articolo - confessa di detestare l'ambiente politico. E di deterstarlo a tal punto che, aggiunge, se non ci sono le condizioni politiche per realizzare i miei progetti, non c'è ragione alcuna perché io resti un minuto di più nel teatrino della politica a fare solo il teatrante.

Ma, come sappiamo, le ragioni per restare nel «teatrino della politica» è riuscito sempre a trovarle, allora come oggi, sicché, da buon «teatrante», rigira ora per l'ennesima volta la frittata della legge elettorale.

Visti i precedenti, ha dunque la memoria corta chi si stupisce che ieri il Presidente del Consiglio, sull'aereo che lo stava portando alla conferenza delle Nazioni Unite di New York, abbia dichiarato: Non ho alcun problema ad approvare una legge interamente proporzionale. Sarebbe la volta buona che i poli non subiscano il ricatto di tutti i piccoli partiti che fanno pesare il loro "zero virgola" come se fosse chissà che. E se ci fosse ancora qualche dubbio sulla più recente posizione di Berlusconi in materia di legge elettorale, ecco che una volta arrivato a New York, si preoccupa di precisare meglio il suo pensiero ai giornalisti (come riportato dal Corriere della Sera):

Il premier è poi tornato a ribadire che la legge elettorale è un mezzo e che devono essere rispettate due cose: che ci sia una rappresentazione veritiera della volontà degli elettori e che ci sia la governabilità necessaria per avere la stabilità. La volontà di chiudere, nonostante i dubbi espressi sul raggiungimento di un accordo, però c'è. E anzi, rispedisce al mittente tutte le accuse di «truffa» o di cambio delle regole a fine corsa...e quando si può fare secondo voi? A inizio legislatura? No, no, no... è questo il momento in cui si deve fare, scandisce Berlusconi che aggiunge che i tempi ci sono. Si può lavorare di notte, di sabato di domenica....

Vedete? Si può lavorare addirittura di sabato, di domenica e di notte, se si raggiunge l'accordo nella maggioranza per tornare al proporzionale.

Per ulteriori e divertenti retrospettive sui cambi di direzione in corsa dei nostri politici, merita di essere letto l'articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere, Silvio disse: il maggioritario è una religione

Ah, cosa non si farebbe nell'interesse del Paese...

Commenti dei lettori

  1. Commento di sofia - 15/9/2005 ore 11,54

    Che ne penso? che è senza vergogna... qui come sempre. Un caso umano...
  2. Commento di wd2k - 15/9/2005 ore 12,52

    non e' neanche la prima volta,
    vi ricordate cosa disse di Bossi dopo
    il ribaltone ?
  3. Commento di Old Jacques - 15/9/2005 ore 16,21

    "mostra come le idee dei politici vadano e vengano, un po' come le mode delle acconciature dei capelli e dei vestiti, a seconda delle stagioni"
    Ma non erano le lunghezze delle gonne che modificavano le idee politiche? O era solo nell'America dei democratici di Clinton che i vestiti (e le loro lunghezze, o stato di pulizia) avevano influenze importanti?
    j.
  4. Commento di La pulce d'acqua - 18/9/2005 ore 8,53

    Mi allaccio al discorso di Sofia, sì è un caso umano e bisognerebbe interessarsene, povero mi fa pena.

    Facciamo una pubblica colletta per pagargli le spese di cura in qualche clinica psichiatrica, estera ovvio, visto che qui non ce ne sono più oramai.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  15/9/2005 alle ore 10,15.

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