Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Günter Grass, la politica, le tasse, gli stranieri

Il pensiero politico di un grande scrittore tedesco, Günter Grass.

Sul sito de l'Unità è possibile leggere la traduzione in italiano di un articolo di Günter Grass, scritto alla vigilia delle elezioni politiche tenutesi nei giorni scorsi in Germania.

Grass non è uno qualunque: è uno scrittore di grande fama, vincitore nel 1999 del Premio Nobel per la letteratura con Il tamburo di latta, un romanzo che ha un posto importante nella storia della letteratura tedesca contemporanea. Alla soglia degli ottant'anni, avendo vissuto sulla propria pelle il nazismo e tutta la storia post-bellica della Germania, si rivolge ai propri concittadini spiegando loro perché, tra Schröder e la Merkel, secondo lui è da preferire il primo.

Vi sono due questioni, centrali nella scelta politica degli elettori tedeschi, che sono affrontate da Grass con la chiarezza e l'intelligenza di un intellettuale illuminato. La prima riguarda l'entità delle tasse che un cittadino tedesco dovrebbe pagare.

Tardi, il governo rosso-verde ha capito che le conseguenze finanziarie delle riforme inderogabili devono essere sopportate anche e in maniera giusta da quei cittadini che sono avvantaggiati da alti redditi e ricchezze. Io faccio parte di quella fascia di reddito che non si può lamentare. Da quando ho 30 anni, cioè da quasi cinquant'anni, con la pubblicazione dei miei libri in Germania e all'estero e grazie al favore dei lettori ho guadagnato bene. Giustamente, per decenni, ho dovuto pagare tasse del 53%. Ma per questo, né io né la mia famiglia ci siamo mai lamentati. E anche se il pagamento di tasse elevate non è piacevole, sono dell'opinione che questa quota per i redditi più alti andava mantenuta. Per ragioni di giustizia, se questa parola desueta ha ancora un suo peso. Ora però, per volere della Fdp, questa quota dovrebbe essere ridotta al 35%. E questo dovrebbe succedere a braccetto con la Cdu-Csu. Ma il bambino prodigio della signora Merkel, il professore Kirchhof, vuole andare oltre l'ingiustizia sociale della Fdp: la formula magica «25% per tutti» è il suo pezzo forte di neoliberismo. Si può solo sperare che molti cittadini riconoscano questo imbroglio prima che diventi governativo. Così andrebbe al potere l'ingiustizia totale.

La seconda questione riguarda il rapporto tra cittadini tedeschi e stranieri residenti.

Grazie a una legge del governo rosso-verde, centinaia di migliaia di nostri concittadini stranieri hanno avuto la libera possibilità di sentirsi cittadini dello Stato tedesco. Sono una ricchezza per il nostro paese e in presenza di più tolleranza potrebbero, con la moltitudine dei loro figli, aiutare se stessi e noi in maniera ancora maggiore. Nessuno dovrebbe costringerli a rinunciare alla loro cultura, perché anche essa è parte della nuova ricchezza di colore e diversità. E solo se rispettiamo la loro cultura saranno pronti a riconoscere la cultura tedesca e a vivere l'apprendimento della lingua tedesca come loro arricchimento. Per questa ragione bisogna contraddire tutti i demagoghi xenofobi, sia quelli che provengono dalla destra che quelli che si mascherano da «nuova sinistra».

Come sappiamo, il voto dei tedeschi si è diviso più o meno alla pari tra il cancelliere uscente e la conservatrice Angela Merkel. Le questioni sollevate da Grass vanno però al di là del recente voto politico dei tedeschi e, anzi, al di là della stessa Germania.

[Lo scrittore tedesco Günter Grass, mentre solleva un calice di vino]
Günter Grass

La populistica promessa del taglio delle tasse, propria di tutti i politici conservatori e neoliberisti in economia, va inevitabilmente a discapito dei ceti più poveri, rendendo insostenibili i costi dello stato sociale. I tagli finanziari creano un divario incolmabile tra ricchi e poveri per quanto riguarda soprattutto lo studio e la sanità. Il continuo aumento della già enorme forbice tra i redditi più alti e i più bassi negli Stati Uniti, confermata da tutte le statistiche [1], è una dimostrazione fin troppo evidente delle insopportabili ingiustizie sociali causate dalle politiche neoliberiste. La recente tragedia di New Orleans non ha fatto che affondare il dito nella piaga, portando di fronte agli occhi dell'opinione pubblica mondiale il degrado e la povertà in cui versava una parte cospicua della popolazione cittadina.

E' quasi inutile ricordare che uno dei cardini della scorsa campagna elettorale di Berlusconi è stato il taglio delle tasse, poi realizzato in misura molto inferiore alle promesse iniziali, quando la demagogia si è dovuta scontrare con la realtà. Molto, molto più utile al Paese sarebbe trovare il modo di incassare l'immensa somma che si volatilizza in evasione fiscale (valutata in 200 miliardi di euro, secondo quanto riporta Elio Veltri nel suo ultimo libro), lavoro nero (che, secondo fonte OCSE, ha un giro di affari equivalente al 27% del PIL italiano), danaro depositato all'estero, ricchezze detenute dalle mafie. Ma è molto difficile che qualcosa di buono possa accadere su questi fronti, dati gli incentivi a delinquere costituiti dai condoni fiscali, dalla depenalizzazione del falso in bilancio, dalla legge che permette di far rientrare in Italia con multe risibili i capitali illecitamente esportati.

La seconda questione sollevata da Grass, cioè il trattamento degli stranieri, è di ancor maggiore attualità per noi italiani. Lo scrittore fa appello a quella tolleranza che, secondo il nostro "illuminato" presidente del Senato, sarebbe un sentimento deteriore, a fronte del rispetto reciproco, che egli auspica come valore regolatore dei rapporti fra italiani e stranieri. Solo che il "rispetto" di cui parla Pera è a senso unico: prevede l'imposizione tout court della nostra cultura agli stranieri, in nome della difesa dell'identità italiana. Qui il discorso sarebbe troppo lungo. Mi limito a notare che parlare di "meticciato" come fa Pera e bandire crociate di intolleranza basate su false ragioni come hanno sempre fatto i leghisti sono le soluzioni peggiori che si possano immaginare per il futuro dei rapporti tra italiani e stranieri residenti. Le tensioni sociali ne verranno inevitabilmente esasperate: non si otterranno la pacifica convivenza né tantomeno un'auspicabile integrazione. Molto più umana e intelligente la posizione del Presidente Ciampi, ribadita oggi in un discorso agli studenti: tendere la mano agli stranieri, piuttosto che cercare di cacciarli via a tutti i costi o di italianizzarli con la forza.

In una relazione paritaria si prende e si dà: si prenderanno in futuro le pensioni finanziate dai lavoratori stranieri da parte di una popolazione italiana sempre più vecchia e sempre meno prolifica; si deve nel frattempo concedere anche la possibilità di perdere una parte della nostra identità culturale. Ciò è storicamente inevitabile: meglio che accada con consapevolezza e pacificamente piuttosto che al prezzo di repressioni e violenze che non giovano a nessuno. Le identità culturali cambiano e, fortunatamente, possono anche migliorare: sarebbe bello, per esempio, che gli italiani del futuro perdessero la propensione alla truffa e alla corruzione, che da sempre ci caratterizza.

Lo so, sono pensieri incomprensibili e inaccettabili per i conservatori italiani: le loro scelte politiche deteriori non passerebbero, se l'opinione pubblica non fosse di continuo intontita e distratta da martellanti campagne contro la pericolosità del nemico pubblico di turno. E' per questo che un nemico pubblico non deve mai mancare...

[1] Si veda per esempio Poverty and Income distribution, di David Jesuit e Timothy Smeeding, all'interno di Luxembourg Income Study Working Paper No. 293, da cui risulta che la differenza di reddito tra ricchi e poveri è negli Stati Uniti la più alta tra tutte le nazioni occidentali.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  20/9/2005 alle ore 15,52.

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