Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Sterminio di massa

La paura che l'influenza aviaria produca conseguenze letali sull'uomo ha portato, negli ultimi anni, allo sterminio di milioni e milioni di uccelli.

Il verbo inglese to cull significa eliminare (animali) allo scopo di ridurre un gregge o un branco; ridurre (un gregge o branco) uccidendo gli animali più deboli. Il sostantivo cull, parente stretto del verbo, rivela una sfumatura di significato prettamente commerciale. Significa infatti, oltre che l'animale scelto per l'eliminazione o l'eliminazione stessa, anche la persona o la cosa messa da parte perché di qualità inferiore oppure, nell'ambito specialistico della lavorazione del legno, un albero o un tronco di dimensione commerciabile che, a causa di un difetto, non può essere usato per lo scopo previsto.

Questo verbo piuttosto asettico e professionale è usato in modo ricorrente sulla stampa e sui documenti web in inglese, per indicare la sorte toccata a milioni d'uccelli d'allevamento - polli, anatre, ecc. - a causa dell'influenza aviaria, che da vari anni sta colpendo con virulenza soprattutto i paesi più orientali dell'Asia.

Ecco qualche stralcio, tratto da articoli di giornale e siti di approfondimento sull'influenza aviaria, in cui compaiono il verbo o il sostantivo cull:

January 26, 2004. More than 9 million chickens have been culled in Thailand and 3 million in Vietnam (Guardian Unlimited).

9/21/2005 - In an attempt to avoid public panic, the government today announced a mass cull of chickens in infected areas (Guardian Unlimited).

9/5/2005 - The agriculture ministry [del Giappone] has announced plans to cull about 1.5 million chickens following an outbreak of avian flu at poultry farms in Ibaraki and Saitama prefectures. (Agonist.org).

2/20/2004 - Throughout the region [il Sud Est asiatico], there have been 21 human deaths (7 in Thailand, 14 in Vietnam) and an estimated 80 million birds have been culled to date.

Vietnam. Avian flu has so far been confirmed in 56 of Vietnam's 64 provinces and more than 14 million birds have been culled to date (U.S. Grains Council).

By of the end of March 2004, about 100 million chickens and ducks either died or were culled because of avian influenza outbreaks in Asia.

China: about nine million poultry were culled to stem the outbreaks (CEI, Center for Emerging Issues).

Se non si usano il termine cull e i suoi derivati, si usa una parola che indica ancora più chiaramente il valore di merce degli uccelli "difettosi": il verbo destroy (o il sostantivo destruction). Gli uccelli, potenziali veicoli di contagio verso l'uomo, vengono distrutti in massa, come potrebbe accadere per dei pomodori rimasti invenduti o per dei CD illegali sequestrati dalla polizia. Ecco qualche esempio, tratto dal sito dell'Organizzazione Mondiale della Sanità:

The 1983 Pennsylvania (USA) outbreak took two years to control. Some 17 million birds were destroyed at a direct cost of US$62 million.

The 2003 outbreak in the Netherlands spread to Belgium and Germany. In the Netherlands, more than 30 million birds - a quarter of the country's poultry stock - were destroyed. Some 2.7 million were destroyed in Belgium, and around 400,000 in Germany

The Italian outbreak of 1999-2000 caused infection in 413 flocks, including 25 backyard flocks, and resulted in the destruction of around 14 million birds.

Mi si potrebbe obiettare: perché perdere tempo a mettere in evidenza qualcosa di così banale e scontato? Si sa che la pollicultura è un'attività industriale: centinaia di milioni di volatili, anche senza influenza aviaria, finiscono ogni anno a tranci sui banconi dei supermercati. Cosa cambia rispetto al culling di massa richiesto dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità [1] per tutelare la salute degli esseri umani?

[Uccelli uccisi per prevenire il contagio dell'influenza aviaria]Già, cosa cambia? Non molto in effetti. I volatili allevati in batteria in spazi vitali ridottissimi, segregati vita natural durante in ambienti sovraffollati lontani anni luce dai luoghi iscritti nella loro memoria genetica, soffrono già una forma di tortura. Lo sterminio di massa dei volatili, richiesto per scongiurare il contagio all'uomo dell'influenza aviaria, non fa che accentuare la dimensione del fenomeno. Nella pollicoltura industriale il ciclo di nascite e morti dei volatili, governato da esigenze commerciali, consente agli uccelli di trascorrere almeno una stagione di vita, sia pure in spazi angusti e con regole innaturali, imposte dall'uomo; con lo sterminio di massa, invece, la falce della morte si abbatte in modo improvviso e brutale anche su animali sani, anche sui pulcini, a cui non viene concesso di vivere neppure una stagione. Sono numeri che fanno paura: a fronte, per esempio, di ventuno esseri umani morti in Tailandia e Vietnam fino a febbraio dello scorso anno per l'influenza aviaria, si stima che, nello stesso periodo, ben 80 milioni di uccelli siano stati eliminati per ridurre il rischio di contagio.

Capisco benissimo che i governi e le organizzazioni internazionali abbiano il dovere di tutelare la salute degli esseri umani che li hanno istituiti. Trovo però che in tutto il meccanismo messo in piedi dall'uomo, prima per sfruttare il pollame industrialmente e poi per difendersi dalle malattie da esso diffuse, ci siano una follia ed un'arroganza insopportabili.

La follia è quella di anteporre il guadagno, la valutazione dell'utilità economica, a qualsiasi altra considerazione. Trattare gli animali come merce su scala industriale è la conseguenza di quest'atto di follia. Per massimizzare i guadagni, non ci si fa scrupolo di ridurre al minimo possibile lo spazio vitale a disposizione di ciascun capo, si impedisce l'espressione delle forme di socialità che gli animali attuerebbero in natura, si somministrano cibi non adatti (ad es., le famose farine animali usate come foraggio per i bovini), si inoculano le sostanze chimiche più dannose pur di favorire la crescita. In tutto ciò c'è follia, perché l'intero meccanismo è governato da una considerazione distorta della natura, di noi stessi e del nostro posto nel mondo.

C'è poi arroganza, perché si ritiene lecito imporre a milioni di animali sofferenze atroci e la morte, in nome del guadagno umano: o il semplice guadagno economico o il guadagno della vita, nel caso dello sterminio di massa degli uccelli per prevenire il contagio dell'influenza aviaria.

Non sto facendo un discorso da vegetariano: il mio scopo non è indurre i lettori ad astenersi dal consumo di pollame. Sto semplicemente manifestando il mio sgomento per la sempre più rapida e violenta perdita di contatto tra l'uomo e la natura.

Quando ero ragazzino, c'era una fattoria non lontano da dove abitavo. C'erano galline che razzolavano in libertà nell'aia. Non erano troppe né troppo poche: il numero giusto in relazione allo spazio disponibile. Ogni tanto la fattoressa tirava il collo a qualcuna e la bontà del brodo che ne veniva fuori testimoniava di quanto quegli animali fossero stati sani e felici in vita. E altrettanto lo testimoniavano le uova fresche, che ci venivano offerte da bere.

Mi piacerebbe che imparassimo da oggi in poi a considerare la possibilità di ritornare ad un rapporto più saggio, giusto e naturale con gli animali. Vorrei che la smettessimo di considerarli merce. Un pollo allevato in batteria è merce. Ma una gallina vissuta nell'aia, non insieme a decine di migliaia di altre galline, ma insieme a quelle poche che un fattore può allevare, possiede un'individualità e una dignità naturale che la rendono qualcosa di più di un semplice valore commerciale. Lo sanno bene tutti i bambini vissuti in campagna, che hanno pianto almeno una volta per la morte di una gallina o di un agnello a cui erano affezionati.

[1] Culling remains the first line of action, as recommended by FAO, OIE, and WHO, for bringing the current outbreaks under control. [...] Aggressive control measures, including culling of infected and exposed poultry, are recommended for avian influenza virus subtypes H5 and H7 even when the virus initially shows low pathogenicity (Fonte: http://www.who.int/csr/don/2004_03_02/en/).

Commenti dei lettori

  1. Commento di Laura - 18/10/2005 ore 18,20

    Ho letto parole equilibrate, giuste, sensibili alla sofferenza che procuriamo ai nostri animali...che dire poi del falò in cui è stato messo ancora vivo un povero volatile

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  22/9/2005 alle ore 2,03.

Indice del Pesa-Nervi | Diodati.org

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