Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Fazio, perché lo fai?

Riesce difficile capire l'ostinazione del governatore della Banca d'Italia, che non rassegna le dimissioni ma neppure chiarisce pubblicamente la sua posizione.

Scrive oggi Alberto Annicchiarico su Il Sole 24 Ore, in un articolo intitolato Il mondo vede un'Italia smarrita:

Passare inosservati sarebbe stato impossibile. Difatti, puntuale, il Financial Times, ovvero il quotidiano economico dei 167 articoli sull'Italia, per dirla alla maniera dell'ex ministro Mimmo Siniscalco, sbatte in prima pagina lunedì 26 settembre il duello fra il neo ministro dell'economia, Tremonti, e il governatore della Banca d'Italia, Fazio. Per Ft il nuovo inquilino di via XX Settembre alza il livello del battibecco proprio quando tocca all'Italia salire sul palcoscenico al meeting della Banca mondiale.

Com'è ormai noto al pianeta intero, e forse anche più in là, Tremonti ha letteralmente cancellato Fazio dall'agenda degli interventi dopo averne incoraggiato le dimissioni. Motivo, l'imbarazzante vicenda delle Opa bancarie, con contorno di intercettazioni telefoniche e "furbetti del quartierino", che ha avvelenato l'estate. Il numero uno di Palazzo Koch, definito qualche settimana fa dal Ft "una patella" attaccata allo scoglio di Bankitalia, questa volta - ubi maior - ha dovuto chinare il capo, fare le valige e tornare a Roma anzitempo, con un certo disonore, come non gli accadeva, in quel contesto, dal 1999. Tanto più che Tremonti, ricorda ai suoi lettori il quotidiano della comunità finanziaria internazionale, venerdì aveva anche regalato ai cronisti che lo inseguivano un'imitazione del governatore tratta da "Striscia la notizia": Vi faccio dare un po' di botte.... Niente di "scortese" fra i due, almeno, ha riportato un rappresentante del Tesoro americano.

Il principale quotidiano economico italiano mette letteralmente in ridicolo la figura del governatore della Banca d'Italia. Le vignette satiriche su Fazio, come per esempio quelle di Giannelli sul Corriere della Sera, sono diventate una sorta di appuntamento fisso per quotidiani e riviste. Tutti i politici italiani, compreso Berlusconi buon ultimo, con la sola eccezione della Lega, fanno capire chiaramente che non aspettano altro che il governatore della Banca d'Italia rassegni le dimissioni e tolga finalmente il paese da una situazione di impasse insostenibile. Il comico Begge Grillo, grazie a una sottoscrizione pubblica, ha acquistato una pagina su Repubblica, su cui è apparso un appello a caratteri cubitali intitolato "Fazio Vattene". La stampa straniera ci sta letteralmente sommergendo sotto cronache dei fatti di casa nostra, che sono a metà strada tra il divertito e lo stupito.

La poltrona di Fazio scricchiola (vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera)Tutte queste cose Fazio le sa bene. Anzi, ha vissuto sulla propria pelle lo smacco di essere sfiduciato pubblicamente persino da Tremonti, neo(ex)ministro dell'economia e principale responsabile della fallimentare politica economica del governo in carica, in un'occasione di rilievo internazionale come l'ultimo incontro del Fondo Monetario a Washington.

La domanda è: cosa spinge quest'uomo, Antonio Fazio da Alvito (FR), a resistere al suo posto, attaccato allo scranno come una patella, per usare l'espressione già adoperata dal Financial Times? E, se proprio non vuole andarsene, perché non spiega a tutti gli italiani le ragioni, magari onorevolissime ma ignote ai più (me compreso), del suo strano comportamento?

Nell'attesa che un giorno giunga dal governatore l'atteso chiarimento, non si possono che avanzare ipotesi, basate sui fatti di pubblica conoscenza (le famose intercettazioni telefoniche, la progressiva sfiducia da parte del mondo politico e finanziario, il bombardamento mediatico).

Ipotesi numero 1. Fazio non si dimette per puntiglio. Non ritiene di avere colpe nella vicenda dell'Opa BPL, considera le telefonate intercorse con Fiorani non al di fuori delle regole che gli era fatto obbligo di rispettare e perciò non vuole dimettersi, perché dimettersi significherebbe ammettere di essere colpevole di qualcosa, mentre lui non si ritiene colpevole di nulla.

Ipotesi numero 2. Sa di essere colpevole di un comportamento non consono ad un arbitro super partes, ma ci sono altri scheletri nell'armadio, inconfessabili, che, se si dimettesse, verrebbero a galla, per cui non si dimette e spera che prima o poi, passata la tempesta, tutto torni come prima.

Una scarpa di Berlusconi vola a colpire Fazio (vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera)Ipotesi numero 3. Indipendentemente da come giudichi il proprio comportamento nella vicenda BPL-Fiorani, Fazio ritiene che il governo in carica abbia colpe ben più gravi delle sue e non è quindi disposto a fare un favore al governo, dimettendosi. Vuole portare lo scontro istituzionale fino alle estreme conseguenze, per rendere la situazione del paese così insostenibile da indurre Berlusconi a rassegnare (finalmente!) le dimissioni.

Ipotesi numero 4. Il governatore della Banca d'Italia ritiene la propria azione istituzionale indispensabile a salvare l'Italia dal completo disastro finanziario, a cui l'attuale governo, se lasciato solo arbitro della finanza nazionale, porterebbe il paese nei pochi mesi di legislatura che ancora rimangono. Si sobbarca dunque l'ingrata serie di umiliazioni pubbliche a cui è sottoposto da quest'estate per amor di patria e per un alto senso dello Stato.

Ipotesi numero 5. Fazio è chiuso in una torre d'avorio, alla sommità della quale arriva solo la lontana eco di tutta la messe di articoli, vignette, commenti sarcastici e sfiducia politica che il mondo gli sta rovesciando addosso. Non è turbato granché dalla situazione e pensa di poter proseguire imperterrito il proprio lavoro. Surreale.

Ipotesi numero 6. Fazio è un grande ammiratore della figura di Sansone, sicché sta cercando di emularne metaforicamente le gesta: si è messo a scuotere le colonne del tempio-Italia e, al grido di Muoia la Banca d'Italia con tutti i governanti!, aspetta la catastrofe finale: declassamento del paese negli indici internazionali di affidabilità, perdita totale della credibilità sui mercati, aumento dei tassi d'interesse, ulteriore impennata del debito pubblico, ecc. ecc.

Ipotesi numero 7. Vorrebbe dimettersi, ma non riesce a staccarsi dalla poltrona.

Ipotesi numero 8. Vorrebbe dimettersi, ma la moglie glielo impedisce.

Si potrebbe continuare all'infinito a ipotizzare i perché. Resta una sola grande domanda: perché Fazio non chiarisce alla nazione le ragioni del suo comportamento? Basterebbe convocare qualche giornalista e parlare. Continuare a fare il governatore sfiduciato, oltre che causa di una continua serie di umiliazioni pubbliche personali, è un comportamento di assoluta arroganza nei confronti dei cittadini italiani, che vedono la credibilità del paese, già minata gravemente dal governo Berlusconi, sottoposta ad un ulteriore affossamento agli occhi dell'opinione pubblica mondiale e, soprattutto, delle istituzioni internazionali a cui l'Italia è collegata (Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale, ecc.).

Governatore Fazio, non crede che noi comuni cittadini avremmo, più di tutti, diritto a ricevere le sue spiegazioni?

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  26/9/2005 alle ore 16,21.

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