Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Dissenso civico

Mettere l'interesse personale davanti all'interesse collettivo è il più grave e il più comune difetto degli italiani.

Stamattina sono dovuti venire appositamente gli operai dell'AMA, l'azienda municipale romana che si occupa dello smaltimento dei rifiuti, per spostare i cassonetti dell'immondizia nella strada sotto casa mia e renderli così nuovamente svuotabili dagli spazzini. Era successo che qualcuno, per poter guadagnare un posto nel quale parcheggiare la sua automobile, aveva spostato i cassonetti dietro quelli metallici e quasi inamovibili della raccolta differenziata, dove erano ormai imprigionati da almeno tre giorni. Nel frattempo i cassonetti erano stati riempiti fino all'inverosimile e giacevano contornati da decine di sacchetti e di rifiuti sparsi, abbandonati per terra.

Tutto ciò per l'inciviltà di chi ha ritenuto che fosse più importante parcheggiare la propria auto sotto casa piuttosto che consentire agli spazzini di vuotare i cassonetti.

Cito questo episodio di vita quotidiana spicciola, perché mi sembra strettamente legato ad un altro episodio che domina in questi giorni le cronache televisive e giornalistiche. Mi riferisco al tentativo del centrodestra di far passare in Parlamento la legge cosiddetta ex-Cirielli, nota anche come "salva Previti" (disegno di legge n.3247).

Il legame che scorgo tra i due episodi, apparantemente così lontani, è che sia l'"imprigionamento" dei cassonetti dell'immondizia sia l'accorciamento dei termini di prescrizione di alcuni reati, stabilito dall'art.6 della ex-Cirielli, hanno un chiaro aspetto di difesa dell'interesse privato a danno dell'interesse pubblico.

L'interesse privato nel caso di tale legge sarebbe, come è noto, la prescrizione del reato di corruzione in atti giudiziari per il quale l'onorevole Previti è stato condannato a undici anni di reclusione, poi ridotti a sette in appello.

Non ho la competenza giuridica per analizzare nel merito le incongruenze della ex-Cirielli, ma mi fido del parere praticamente unanime espresso da numerosi e autorevoli esperti di diritto. Ecco, per esempio, la risposta della dott.ssa Simona Silvani, del Dipartimento di Diritto e Procedura Penale dell'Università degli Studi di Pavia, alla domanda se ritenesse accettabile la modifica dei tempi di prescrizione voluta da questa legge.

L'effetto che la proposta riforma della prescrizione di fatto determina è (...) quello di una riduzione dei termini prescrizionali per i delitti. Questo risultato potrebbe avere ricadute negative non solo nel breve ma anche nel lungo periodo. Oltre al fatto che un numero consistente di procedimenti sarebbe consegnato ad un immediato epilogo estintivo, si esaspererebbero molte delle 'distorsioni' che già l'attuale disciplina della prescrizione produce sul sistema penale, prima fra tutte quella che Elvio Fassone ha indicato come la creazione di una sorta di "pretesa sociale all'impunità"; ciò si risolverebbe, peraltro, anche in un diniego di giustizia per le vittime del reato. La riduzione dei termini prescrizionali potrebbe incidere, altresì, sull'utilizzo dei c.d. riti alternativi. La possibilità (o meglio la probabilità) di giungere in tempi brevi (più brevi, indubbiamente, di quanto non lo siano ora) all'estinzione del reato per l'intervento della prescrizione potrebbe indurre l'imputato a scegliere il rito ordinario scartando l'opzione offerta dai riti speciali, in particolare dal patteggiamento e dal rito abbreviato: perché scegliere l'inflizione di una pena - ancorché ridotta - quando è possibile assicurarsi, attraverso il procedimento ordinario e i tempi che esso comporta, la totale impunità? È evidente il dispendio assolutamente inutile di energie e di risorse che ciò comporterebbe.

Secondo quanto riporta oggi la Repubblica, quasi il 50% dei processi pendenti in Cassazione sarebbero cancellati in seguito all'entrata in vigore della legge "salva Previti". Il calcolo per tutti gli altri processi è difficile e controverso, ma il fatto che neppure il ministro della Giustizia disponga di dati completi e attendibili dimostra, se ce ne fosse bisogno, che la proposta di riduzione dei tempi di prescrizione ha un'origine tutta politica, essendo nata prima e indipendentemente dal controllo degli effetti del provvedimento sulla totalità dei procedimenti penali in corso.

Il fatto che l'onorevole Cirielli, originario promotore della legge, se ne sia dissociato, la dice lunga sulla grave incongruenza, creata dalla riduzione dei tempi di prescrizione, con lo spirito originario della norma, che prevede l'appesantimento delle pene per i recidivi, nell'ottica di aumentare il potere deterrente della legge. I pareri negativi sulla ex-Cirielli sono innumerevoli e non è mia intenzione soffermarmi ancora su di essi. La natura personalistica del provvedimento è troppo evidente per insistervi ulteriormente.

Quel che mi interessa mettere in luce è che gli italiani sono inclini a tutti i livelli, a partire dal piccolo episodio di intralcio di un servizio pubblico capitato sotto casa mia fino al varo di leggi che non si fanno scrupolo di cancellare le pene di un'ampia schiera di criminali, a mettere l'interesse privato davanti all'interesse pubblico.

Si tratta di un problema etico di fondamentale importanza. Non c'è governo che possa instillare per magia il senso civico negli italiani. E' una questione di educazione: se il prossimo governo vorrà davvero fare bene a questa nazione, dovrà mettere al primo posto del suo programma l'educazione civica dei cittadini. Dal ragazzino che distrugge le panchine nel parco pubblico all'automobilista che imprigiona i cassonetti dell'immondizia pur di parcheggiare sotto casa, dal parlamentare che promuove una legge che sa essere nociva per la collettività ai parlamentari che la votano per tornaconto personale, tutti sono affetti dalla medesima forma di inciviltà, che è anche una forma di stupidità: sono infatti incapaci di comprendere che nel bene collettivo è compreso anche il proprio bene e che, prima o poi, le azioni fatte a danno della collettività abbassano anche la qualità della propria vita.

Quando cominceremo a capirlo sarà sempre troppo tardi.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  6/10/2005 alle ore 12,10.

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