Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

A rotta di collo verso il declino culturale del Paese

Un quarto degli studenti universitari abbandona entro il primo anno. Molti si iscrivono all'università pur avendo vuoti culturali paurosi e non sapendo bene verso quali studi indirizzarsi.

Un articolo di Angelo Melone su Repubblica.it denuncia una situazione allarmante all'interno delle università italiane. Ecco alcuni punti salienti dell'articolo:

Il 24% degli studenti universitari abbandonano il primo anno, uno su quattro. Il 20% delle matricole trascorre il primo anno di università senza dare esami. L'allarme è alto, anche se i dati sono in parziale diminuzione. [...]

Quella che viene fuori dalle indagini avviate dalla Conferenza dei rettori è una realtà decisamente difficile. Le università si trovano a fare i conti spesso con la necessità di affrontare veri e propri vuoti culturali dei ragazzi che arrivano dalla scuola e il risultato dell'analisi è che gli studenti hanno sempre più bisogno di essere assistiti e indirizzati.

C'è chi - l'esperimento è in Umbria - organizza corsi nei licei con noti matematici per provare a stimolare l'interesse degli studenti per gli indirizzi scienifici e arginare l'emorragia di iscritti nelle facoltà. O chi, come il Politecnico di Torino, cerca un contatto con gli studenti che si sono fermati o hanno abbandonato. O ancora chi, è il caso di Lecce, organizza campus di orientamento estivo provando a coinvolgere annche le famiglie.

Di esempi se ne potrebbero fare molti altri, le contromisure sono avviate ma la strada è ancora lunga [...]. Uno sforzo che ha bisogno di risorse. E le risorse non ci sono. Anzi - fa notare Mario Morcellini, preside di Scienze della Comunicazione della Sapienza - l'attenzione della politica alla manutenzione del nuovo sistema di studi è sempre più deludente. Con un risultato che spinge all'autocritica: Nella strettoia gli atenei finiscono sempre più per farsi la guerra a colpi di marketing invece che aiutare i ragazzi a trovare la loro strada.

E' lodevole l'impegno di alcune università italiane nel cercare di riempire almeno in parte i vuoti culturali degli studenti, così come è utile e importante cercare di arginare l'emorragia di iscritti alle facoltà scientifiche. E' sicuramente importante anche aiutare gli studenti ad orientarsi tra piani di studi e facoltà.

Tutto ciò però è ostacolato sia dalla perenne mancanza di risorse economiche sia dalla riforma in senso aziendale/commerciale degli atenei italiani: se un'università, per sopravvivere, è costretta a valutare gli studenti non più, o non solo, in base alla loro preparazione, ma in base al potenziale economico che il loro status di iscritti paganti rappresenta, è inevitabile che la trasmissione della cultura e la preparazione passino in secondo piano. Visto che la situazione attuale è già tutt'altro che rosea, il rischio di degrado culturale delle nuove generazioni di studenti e di laureati mi sembra tutt'altro che campato in aria.

Una ricerca del 2004 del THES (The Times Higher Education Supplement) sulle 200 migliori università del mondo ha visto l'Italia ottenere un pessimo piazzamento. Nonostante la nostra partecipazione al G8, il circolo degli otto paesi economicamente più avanzati del mondo, la migliore università italiana, La Sapienza di Roma, è risultata soltanto 162esima. Ancora più dietro l'Università di Bologna, risultata 186esima.

Per la cronaca, ecco l'elenco delle dieci migliori università del mondo, pubblicato da Repubblica.it in un articolo dedicato alla ricerca condotta dal THES:

  1. Harvard University (USA)
  2. University of California (USA)
  3. Massachussets Institute of Technology (USA)
  4. California Institute of Technology (USA)
  5. Oxford University (UK)
  6. Cambridge University (UK)
  7. Stanford University (USA)
  8. Yale University (USA)
  9. Princeton University (USA)
  10. ETH Zurich (CH)

Per avere un'idea di come si raggiunga e si mantenga l'eccellenza, ecco alcune cifre - tratte dal già citato articolo di Repubblica - sull'università prima in classifica, la celeberrima Harvard:

L'asso pigliatutto Harvard parla con i numeri: ha prodotto sette presidenti americani, tra i quali Franklin Delano Roosevelt e John F. Kennedy e vanta 40 premi Nobel e 44 Pulitzer tra i suoi professori. La sua biblioteca di 15 milioni di volumi è seconda solo a quella del Congresso degli Stati Uniti, le donazioni di dodici miliardi di dollari seguono solo quelle del Vaticano e riceve ogni anno fondi per 300 milioni di dollari in ricerche per il governo. Vero però che 40 mila dollari l'anno - tanto costa il tempio della conoscenza - li possono sborsare in pochi, nonostate l'aumento delle borse di studio per studenti a basso reddito.

Didascalia:
L'Università di Bari, denunciata dal giornalista
di Repubblica Attilio Bolzoni come la centrale
nazionale del nepotismo accademico

Il nostro paese ha la necessità di svegliarsi urgentemente dal letargo culturale in cui si trova. Per farlo occorrerebbe cambiare in primo luogo l'attuale classe politica. Abbiamo avuto un Parlamento bloccato per oltre quattro anni a discutere di leggi ad personam. Gli ultimi spiccioli di legislatura trascorrono in altre evitabili perdite di tempo: l'esame di una legge elettorale non necessaria; la devoluzione, un mostro legislativo voluto solo dalla Lega; la ex Cirielli, che rimetterà migliaia di criminali in libertà pur di evitare la galera a Previti. Per la verità, tra una legge ad personam e l'altra, il Parlamento è riuscito anche a produrre una complessa riforma della scuola e dell'Università, la legge Moratti, ma il giudizio su questa riforma è quasi unanimemente negativo (valga a titolo di esempio la demolizione fattane da Daniele Luttazzi sul suo blog).

In Italia bisognerebbe risvegliare innanzitutto l'amore per la cultura scientifica e il desiderio di raggiungere l'eccellenza. Attualmente sembrano morti entrambi, mentre prevalgono invece le strategie commerciali volute dal governo, che si innestano su un atavico, malsano tessuto di nepotismo, nemico giurato della meritocrazia. I futuri governi dovrebbero destinare fondi ingenti alla ricerca e all'università, anche a costo di sottrarli ad altre voci di bilancio pur importanti. Al contempo, dovrebbero fare di tutto per bonificare scuole ed atenei da raccomandati, mafiosi, corruttori e perditempo. Nel frattempo, la gente impazzisce per L'isola dei famosi, facendo di Albano lasciato dalla moglie una questione d'importanza nazionale. Se non siamo già rovinati, poco ci manca.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  16/10/2005 alle ore 16,15.

Indice del Pesa-Nervi | Diodati.org

Inizio pagina.