Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

«Viva la fratellanza, viva l'uguaglianza, viva la cultura, viva la libertà!»

Com'era inevitabile che fosse, la prima puntata di RockPolitik, la nuova trasmissione di Celentano, ha suscitato un vespaio di polemiche e di recriminazioni.

[Adriano Celentano e Michele Santoro insieme a RockPolitik (foto ANSA)]Le parole che danno il titolo all'articolo sono state pronunciate alla fine del suo breve intervento a RockPolitik da Michele Santoro. Sono parole scelte bene: invocano in modo sentito proprio ciò che è principalmente mancato in Italia in questi anni vissuti sotto il governo di Berlusconi.

E' mancata la fratellanza. Nulla più delle continue dichiarazioni di odio e di disprezzo di Berlusconi verso la sinistra ha alimentato le divisioni all'interno del Paese (valga per tutti il celebre, e ridicolo, anatema: Se la sinistra andasse al governo, questo sarebbe l'esito: miseria, terrore, morte). Non c'è mai stato in Italia un capo del governo che, più dichiaratamente di Berlusconi, si è posto come rappresentante di una sola parte, come protettore degli interessi di una sola parte della nazione. Non è il presidente di tutti e non ha mai fatto il minimo sforzo per cercare di esserlo.

E' mancata l'uguaglianza. Troppe leggi volute e fatte approvare da questa maggioranza di governo hanno avuto il preciso scopo di mantenere o creare disuguaglianze tra i cittadini e tra i poteri dello Stato. Lo scudo fiscale, per esempio, crea disuguaglianza tra chi ha pagato regolarmente le tasse in Italia sui propri capitali e chi, invece, approfittando di una sanatoria che impone una multa assurdamente bassa (il 2,5%), ha potuto far rientrare ingenti somme di danaro depositate all'estero per sfuggire al nostro fisco. Crea disuguaglianza la legge 140/2003, che all'art.1 stabilisce che non possono essere soggette a processi penali le cinque più alte cariche dello Stato fino a che dura il loro incarico, anche per fatti antecedenti all'assunzione delle cariche. Crea disuguaglianza la legge Gasparri, che rende legale il possesso di tre televisioni per il presidente del Consiglio, abolendo per legge il conflitto d'interessi. Inutile continuare con l'elenco: sarebbe troppo lungo. Basti un accenno alla recente riforma della giustizia e ai vari condoni proclamati nel corso di questa legislatura.

E' mancata la cultura. In questi ultimi anni abbiamo assistito in Italia a un clamoroso impoverimento del pluralismo nell'informazione, tale da suscitare addirittura una risoluzione del Parlamento europeo nonché la continua e preoccupata attenzione della stampa estera. Abbiamo assistito nel frattempo a un'autentica fioritura di programmi-spazzatura in televisione, mentre scuole e università si mobilitavano per protestare contro una riforma dell'ordinamento scolastico giudicata quasi unanimemente catastrofica. I preti, infine, hanno acquisito tanto potere mediatico da riuscire ad orientare l'opinione pubblica (sostenendo posizioni scientificamente insostenibili) fino al punto di far fallire il referendum sulla procreazione assistita, mentre Lega e Presidente del Senato parlano di meticciato e sperano, probabilmente, in un ritorno al feudalesimo. Tutti i telegiornali nazionali sono diventati una sorta di bollettino vaticano, in grado di montare un servizio di qualche minuto su uno starnuto del papa o sul papa che accarezza la testa di un bambino, mentre i fedeli, estatici, piangono commossi. In tutto ciò, dei dibattiti culturali degli anni '60 e '70, di intellettuali in grado di arrivare fino alla gente, di un Pasolini o di un Calvino, non c'è più neppure l'ombra; e sarà sempre peggio, se si proseguirà su questa strada.

E' mancata la libertà. Il 18 aprile 2002, come è stato evidenziato correttamente ieri sera nella trasmissione di Celentano, Berlusconi ha dato formalmente il via, con il famoso "proclama di Sofia", ad una dittatura mediatica, che ha privato gli italiani, almeno tutti quelli che pagano il canone RAI, di voci importantissime del giornalismo e della satira. Da quel 18 aprile è partita infatti un'operazione chirurgica di rimozione delle poche voci di dissenso rimaste in circolazione: sono stati allontanati dalla televisione tutti coloro che erano in grado, per amore della verità e per mancanza di servilismo, di mettere in crisi il cosiddetto "pensiero unico", quel pastone di opinioni contrapposte di cui sono quotidiani protagonisti i politici di destra e di sinistra, e che si regge unicamente sul tacito patto, in virtù del quale i giornalisti "autorizzati" si limitano a regolare la giostra delle opinioni, senza mai rimarcare i fatti, separandoli, come sarebbe doveroso, dalle opinioni [1].

L'accusa di uso criminoso del servizio pubblico, rivolta quel 18 aprile 2002 da Berlusconi a Santoro e Luttazzi (e a Biagi) e poi infinite volte ripetuta, si è rivelata del tutto infondata, come hanno accertato varie sentenze di tribunale (tutte toghe rosse?), che hanno dichiarato che Santoro deve essere reintegrato nelle sue mansioni di conduttore di trasmissioni di approfondimento e che Luttazzi, dal canto suo, ha diritto a 100.000 euro di risarcimento per le spese legali, sostenute per difendersi dalla querela miliardaria ricevuta in seguito alla trasmissione Satyricon del 2001 (in cui aveva intervistato il giornalista Marco Travaglio sui contenuti del libro L'odore dei soldi).

I danneggiati da queste ingiuste epurazioni, oltre agli epurati, siamo stati noi cittadini, gli italiani che pagano il canone RAI. Siamo stati privati di un autentico pluralismo, di informazioni che avrebbero dovuto avere grande risonanza mediatica e che invece sono state tenute quasi nascoste (quanti telespettatori sapevano che siamo un paese giudicato parzialmente libero, al 77° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa?). Abbiamo subìto la cappa di piombo scesa sull'informazione televisiva: giornalisti e dirigenti erano, e sono, letteralmente attanagliati dalla paura di dire o fare qualsiasi cosa possa scontentare Berlusconi e scatenare una nuova Sofia (onore al merito, perciò, a Meocci, nuovo direttore generale RAI, che, in un simile clima di caccia alle streghe, si è preso la responsabilità di far andare in onda RockPolitik).

Lo ha ben detto Celentano nella trasmissione di ieri: si ha paura delle parole. Del Noce, direttore di Rai Uno, lo ha ribadito ancora oggi in un'intervista al TG1 delle 13: ha detto che Celentano ha fatto una trasmissione qualunquistica e sbilanciata a sinistra, e che ciò non corrisponde alla linea editoriale di Rai Uno. Ma qual è, mi chiedo, questa linea editoriale? Tacere tutto ciò che è scomodo per qualcuno? Confondere perennemente i fatti con le opinioni?

Vale la pena di ricordare che le schede informative mostrate nel corso di RockPolitik si sono limitate a raccontare fatti: il diktat bulgaro di Berlusconi è un fatto, le conseguenze che ne sono seguite sono un fatto, il comunicato stampa inviato da Daniele Luttazzi all'ADN Kronos è un fatto, sono fatti anche la lettera di Enzo Biagi al Corriere della Sera, in cui ha spiegato le ragioni per cui ha declinato l'invito di Celentano, e le dichiarazioni rese da Beppe Grillo, anche lui invitato assente. Che televisione libera è una televisione in cui non si possono raccontare e commentare i fatti? Perché i politici del centrodestra si indignano e parlano di offese e di insinuazioni contro Berlusconi? Il pluralismo non si preserva impedendo il racconto di fatti e l'espressione di opinioni scomode né si preserva obbligando tutte le trasmissioni ad invitare un egual numero di politici degli opposti schieramenti. Si preserva, invece, lasciando che esistano e siano libere di esprimersi, ciascuna secondo le proprie inclinazioni e nel proprio contesto, le voci più differenti.

Il controllo editoriale, esigenza sacrosanta di ogni editore e, a maggior ragione, di un servizio pubblico nazionale, dovrebbe esercitarsi, a mio parere, limitandosi a sorvegliare che i contenuti delle trasmissioni non violino la legge, che i fatti raccontati corrispondano al vero e che tutti gli schieramenti politici, anche e soprattutto quelli di minoranza, ricevano un adeguato spazio. Al di là di ciò, non dovrebbero esserci veti né il terrore che i contenuti dei programmi mandati in onda possano risultare sgraditi a questo o a quel politico. La nostra libertà, il nostro diritto al pluralismo, sono più importanti dei desideri di Berlusconi e del centrodestra. Invece di richiedere, come hanno fatto, una puntata "riparatoria" di RockPolitik, che imporrebbe una restrizione della libertà di espressione e di conduzione di Celentano, perché i politici del centrodestra non pensano a produrre una trasmissione di loro gradimento, in cui mostrare il loro punto di vista sulla realtà? Sarà poi il pubblico a premiarli o punirli, a seconda dei meriti.

La libertà di espressione e di satira viste ieri nel programma di Celentano sono sembrate assolutamente eccezionali, rispetto a ciò a cui ci avevano abituato gli ultimi quattro anni (sospensione di Satyricon, chiusura di RaiOT dopo una puntata, chiusura preventiva di Cyrano, la trasmissione mai nata di Massimo Fini, quarantena per Paolo Rossi e Paolo Hendel, ecc.). Vedere Celentano consegnare il microfono a Michele Santoro; sentire una scheda sull'"editto di Sofia" nell'ora di massimo ascolto di RAI Uno; ascoltare le dichiarazioni originali, non edulcorate, di Luttazzi, Biagi e Beppe Grillo; veder scorrere sul tabellone elettronico la classifica di Freedom House con l'Italia al 77° posto; sentire i Negrita cantare una canzone dai temi fortemente no global: tutto ciò è stato così insolito, eppure atteso, che ho avuto l'impressione di trovarmi improvvisamente in un altro Paese, un paese normale, più libero del nostro, oppure nell'Italia che mi sarebbe piaciuto abitare. Le pause terrificanti di Celentano e i suoi sermoni moralistici [2] sono sembrati un piccolo prezzo da pagare, a fronte del grande regalo che ieri sera l'ex Molleggiato ha fatto a tutti gli italiani, di sinistra e anche di destra: ci ha dimostrato che è possibile ribellarsi al potere del più forte e riconquistare la nostra libertà.

Data l'eccezionalità di ciò che è accaduto ieri, stonano e fanno quasi sorridere, per lo spudorato tentativo di riciclarsi come difensori del pluralismo, le dichiarazioni di Casini (siamo in presenza di un servizio pubblico libero in cui il sarcasmo si esercita contro il presidente del consiglio e questa è una cosa di cui essere fieri perché significa che c'è veramente un grado di libertà straordinario, di cui essere gelosi) e di Bondi (l'Italia è un paese libero. Strano, magari, ma libero anche grazie a questa maggioranza, e la trasmissione di ieri ne è una ruvida ed eclatante dimostrazione). No, signori: la trasmissione di ieri non dimostra che l'Italia è un paese libero, o meglio non lo dimostra ancora. E' solo un primo, bellissimo passo, fatto nonostante voi. Per ora RockPolitik rappresenta un episodio eccezionale, un po' come lo era la festa dei Saturnalia nell'antica Roma, in cui schiavi e padroni si scambiavano i ruoli, ma solo finché durava la festa. Sta a voi far sì che un autentico pluralismo possa divenire la norma, come dovrebbe essere se l'informazione e la satira in televisione fossero oggi in Italia realmente libere.

[1] Caso esemplare: i telegiornali in cui viene citata la legge ex-Cirielli, aggiungendo, quando viene aggiunto, «o salva-Previti, come viene definita dai politici dell'opposizione». Ed esporsi una volta con un'interpretazione dei fatti di cui ci si assume la responsabilità? Che giornalisti sono quelli che si limitano a ripetere le opinioni dei politici, senza aiutare mai la gente a capire se esista e dove sia la ragione?

[2] Belle però le ricostruzioni della Milano dei navigli, sovrapposte alla squallida area urbana odierna, fatta a misura delle automobili piuttosto che degli uomini.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Michele LEdda - 21/10/2005 ore 17,11

    Complimenti Michele gran bell'articolo. Non avrei saputo usare parole migliori.

    Della trasmissione se ne parla in diversi forum ho postato il tuo articolo perchè credo dia molti riferimenti utili per farsi un'idea di tutto quello che è successo in questi anni.

    ciao
    michele
  2. Commento di Michele Diodati - 21/10/2005 ore 18,29

    Grazie per l'apprezzamento. Credo di aver scritto nient'altro che la nuda verità dei fatti.

    Ciao,
    Michele
  3. Commento di Lorenzo Spallino - 21/10/2005 ore 18,56

    Bravo. Un mio amico giornalista oggi mi ha confidato: "Non dovrei dirlo e mi vergogno un pò. Celentano ha fatto quello che noi giornalisti ormai non facciamo più da tempo: ha detto le cose come stanno". Parole sante. Bravo ancora, Michele.
  4. Commento di Michele Diodati - 21/10/2005 ore 19,9

    Grazie anche a te, Lorenzo. Non conosco il tuo amico, ma ha detto una cosa nota, che è nell'aria da ormai troppo tempo: sarebbe ora che lui che è giornalista, anzi tutti noi, ciascuno nel suo piccolo e per ciò che gli compete, cominciassimo a seguire l'esempio dato ieri da Celentano. La libertà donata dall'alto non ha grande valore, non la si apprezza; a volte dobbiamo acquistarla e conquistarla noi direttamente, la libertà, anche a costo di correre qualche rischio personale.
  5. Commento di Michele Diodati - 21/10/2005 ore 20,30

    Il TG1 è riuscito stasera in un nuovo capolavoro di "completezza" d'informazione: almeno cinque minuti dedicati a RockPolitik, nei quali c'è stato spazio e tempo per sentire tutti, ma proprio tutti, i commenti dei politici, per sentire le esternazioni sia di Meocci durante la trasmissione sia di Del Noce il giorno dopo, per celebrare la grande vittoria di Celentano negli indici d'ascolto, ma non c'è stato un solo secondo, dico un solo secondo, dedicato a informare i telespettatori su quello che è stato il nucleo scatenante delle polemiche. Di Santoro non è stata fatta sentire una sola parola. Della scheda informativa sull'"editto di Sofia", delle dichiarazioni rilasciate da Luttazzi, Biagi e Beppe Grillo neppure l'ombra.

    E' straordinario come si possa parlare tanto di una notizia senza far vedere alla gente la notizia.

    Che dire? Viva l'informazione libera, celebrata da Bondi e Casini!

    P.S.: il TG2, invece, ha fatto sentire persino una frase di Santoro (Rivoglio il mio microfono!), ha spiegato cos'erano le tre sedie vuote e ha citato - udite bene - il cattivo piazzamento dell'Italia nella classifica di Freedom House sulla libertà di stampa. Viva il TG2!

  6. Commento di Michele Ledda - 23/10/2005 ore 8,19

    Ovviamente guai a parlare dell'impatto della devolution o della par condicio come la vorrebbe Berlusconi. Meglio parlare di Celentano.
    Ogni scusa è buona perchè l'informazione non tratti i veri problemi che abbiamo.

    Oh poi magari Celentano rifà la canzone svalutation con devolution e tutti ne parleranno.
  7. Commento di Giorgio Beltrammi - 23/10/2005 ore 16,20

    Sono decisamente sulla stessa lunghezza d'onda e la mia opinione l'ho già espressa in un mio articolo
    Spero vivamente che questa volta salti la poltrona ad un essere distruttivo e disonorevole per l'Italia intera.
    Spero fermamente che quelli che hanno scelto il percorso di guerra imposto (e non proposto) da berlusconi, ripensino alle proprie malefatte.

    Se abbiamo ancora a cuore il nostro piccolo, grande paese è ora di buttare via lui e i suoi accoliti.

    Ciao :-|
  8. Commento di Hànto - 11/11/2005 ore 20,55

    Lento e rock - Celentano ha detto: "Montanelli era rock anche se non lo sapeva. Avere il cellulare è rock, averne due è lento, tre è una burinata. L'indifferenza è lenta, le emozioni sono sempre rock".

    Mi chiamo Hànto. Ecco la mia modesta risposta ai giudizi di Celentano: "Montanelli non sapeva di essere rock ? E chi l'ha detto? Montanelli è apparso in sogno al delizioso Adriano? Avere tre cellulari è una burinata, sapere che uomini famosi e ricchi ne possono comprare tre o quattro per ogni figlia...beh, produce un certo effetto. L'indifferenza talvolta è saggia, le emozioni talvolta possono determinare azioni poco sagge. Per concludere: durante una trasmissione, Celentano ha detto che il collant è lento e che il reggicalze è rock. Il mio commento: "Adriano, ma tu hai mai provato il reggicalze???".
    Un saluto - Hànto www.hanto.it
  9. Commento di andreacapasso - 15/5/2008 ore 20,33

    Ho letto ora l'articolo, che fra l'altro è vecchiotto...
    Sante, sante, santissime parole!

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  21/10/2005 alle ore 16,41.

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