Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Come manipolare l'informazione e vivere felici

Karin Deutsch Karlekar, una delle autrici del rapporto 2005 di Freedom House sulla libertà di stampa, smentisce la vulgata del centrodestra sul declassamento dell'Italia.

... libertà va cercando, ch'è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.
Dante Aligheri, Purgatorio, Canto I

Un articolo di Felice Manti su Il Giornale del 26 ottobre scorso, intitolato significativamente Jannuzzi graziato? Non lo sapevamo Allora l'Italia è libera, comincia con la seguente citazione: «Se avessimo saputo che Jannuzzi è stato graziato, sareste un Paese free, libero. Il prossimo anno lo sarete sicuramente».

Il virgolettato è attribuito a Karin Deutsch Karlekar, una delle autrici del rapporto di Freedom House sulla libertà di stampa, che nel 2005 vede l'Italia occupare miseramente il 77° posto, ultima di tutte le democrazie occidentali.

Bruno Vespa, lettore troppo disattento del rapporto di Freedom House, scrive a sua volta su Panorama (28 ottobre, I media sono davvero malati?): «Siamo dunque al 77° posto mondiale della libertà di stampa? È fantastico scoprire che ci siamo finiti per la pena carceraria inflitta a due giornalisti: uno che è andato dentro per altri reati e il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. La condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi è costata una sanzione all'Italia in quanto troppo berlusconiana. Quando ha scoperto che Jannuzzi è stato graziato, una delle autrici del rapporto sull'Italia ha detto al Giornale (mercoledì 27 ottobre) che adesso, sì, la nostra stampa tornerà a essere considerata libera. Ma si può?»

La tesi che la pessima classifica ottenuta dall'Italia dipenda principalmente, o unicamente, dalla vicenda del senatore Iannuzzi è stata sostenuta anche nella puntata di Matrix del 24 ottobre scorso e poi ribadita, con grande forza, da Elio Vito, parlamentare di Forza Italia, nel corso della puntata di Porta a porta del 27 ottobre.

Uno schieramento compatto a sostegno di una tesi falsa, completamente falsa.

Che sia falsa non lo dico io. Per capirlo basta leggere le parti dedicate all'Italia nei due Rapporti di Freedom House degli anni 2004 e 2005, dove si afferma con estrema chiarezza che il problema principale del nostro paese, per quanto riguarda la libertà di stampa, è la concentrazione di potere sui media nelle mani di Berlusconi e l'insufficiente opera di regolamentazione svolta dal Parlamento per limitare gli effetti di tale colossale conflitto d'interessi.

Anche senza andare a leggere nel dettaglio i due rapporti, sarebbe bastato, a smentire l'interpretazione fornita dal centrodestra, la lettura di qualche riga del comunicato stampa di Freedom House del 28 aprile 2004 (Global press freedom deteriorates), in cui vengono riassunti i temi principali svolti nel rapporto 2004. Eccone un estratto significativo (mia traduzione dall'inglese):

In Italia, l'accresciuta concentrazione dei media e la conseguente pressione politica hanno portato a un declassamento del paese da Libero a Parzialmente Libero.

«Il Primo Ministro Silvio Berlusconi ha avuto la possibilità di esercitare un'indebita influenza sull'emittente pubblica RAI», ha detto Karin Deutsch Karlekar, responsabile incaricata dell'indagine. «Ciò esaspera ulteriormente il già inquietante contesto dei media, caratterizzato da una copertura sbilanciata all'interno dell'immenso impero mediatico di Berlusconi».

Insomma, si potrebbe forse contestare la Karlekar nel merito delle sue affermazioni, ma non farle dire ciò che non è umanamente pensabile che abbia detto (cioè che la vicenda Jannuzzi sarebbe più importante del conflitto d'interessi di Berlusconi, ai fini del declassamento dell'Italia a paese parzialmente libero). Eppure c'è quel virgolettato nell'articolo de Il Giornale, che lascia immaginare un radicale cambiamento di posizione della responsabile del rapporto di Freedom House. Siccome non scrivo - a differenza di altri - cose di cui non sono più che sicuro, ho rintracciato sul sito di Freedom House l'indirizzo email della Karlekar e il 29 ottobre le ho scritto una lettera, di cui riporto qui, tradotta in italiano, la parte essenziale:

Ho letto il capitolo del Rapporto 2005 di Freedom House dedicato all'Italia. Mi sembra che confermi la mia opinione che l'affare Jannuzzi sia solo una parte di un problema ben più grande. Tuttavia solo lei, signora Karlekar, è in grado di chiarire i miei dubbi sulle vere ragioni della posizione dell'Italia nella vostra classifica e, più importante ancora, sui contenuti della sua intervista con Il Giornale.

Due giorni dopo, il 31 ottobre, ricevo da Karin Karlekar una risposta cortese e chiarissima, che non cito come virgolettato solo perché non ho (ancora) ricevuto dalla diretta interessata il permesso di rendere pubbliche le sue precise parole. I concetti espressi nella risposta della Karlekar mi sento però libero di divulgarli e sono esattamente i seguenti:

A questo punto, mi sembra davvero chiaro che le esternazioni di Vito, ciò che è stato detto durante Matrix, gli articoli di Manti su Il Giornale e di Vespa su Panorama rientrano tutti in una precisa strategia: far credere agli italiani che:

Come cittadino italiano, come persona informata dei fatti e amante della libertà, ma soprattutto della verità, dell'informazione, mi ribello ad una simile montatura mediatica, la cui sola esistenza è la migliore conferma della correttezza del 77° posto che l'Italia ha meritato nella classifica di Freedom House.

Chiedo con forza che i politici e i giornalisti che hanno divulgato informazioni false sull'argomento le smentiscano con altrettanta forza usando gli stessi media (televisioni e giornali) di cui si sono serviti per imbrogliare gli italiani.

Poiché ciò non avverrà, chiedo a tutti coloro che hanno a cuore la verità e la libertà d'informazione in Italia - per esempio Beppe Grillo, Daniele Luttazzi, Oliviero Beha, Antonio Di Pietro, Elio Veltri, Marco Travaglio - di far sentire la loro voce, certo più potente della mia, in tutte le sedi possibili, affinché venga ristabilita pubblicamente la verità dei fatti e chi ha manipolato l'informazione venga smascherato.

Commenti dei lettori

  1. Commento di r3m - 8/11/2005 ore 13,25

    Ho scoperto questo blog per caso cercando informazioni
    riguardo l'articolo sul giornale volto a sminuire il peso di berlusconi nella vicenda del rapporto FH sulla libertà di stampa.
    (complimenti, l'idea di contattare la fonte mi era venuta in mente ma non pensavo ci fosse qualcuno che si era già dato da fare in questa direzione)
    Tutto nasce da un paio di accese discussioni usnettiane (it.politica nello specifico) con alcuni ottusi supporter del governo.
    Li ho messi davanti all'evidenza che il caso Jannuzzi e il caso Melilli sono solo marginali nel giudizio dato all'italia... il tutto evidenziando il fatto che nel passaggio dal 2004 al 2005 il nostro punteggio riguardo il "legal enviroment" risulta migliorato e non peggiorato (ma come? migliora nonostante il caso jannuzzi?)
    Questa gente nonostante tutto continua ad arrampicarsi sugli specchi... cita di continuo quell'articolo del giornale e snobba quello che viene riportato qui.
    Contesta una presunta "arbitrarietà" dei punteggi nonostante siano previste tabelle e limiti di punteggio ben precisi e contestualizzati.
    Mi piacerebbe sapere se e quando riceverai il permesso
    di pubblicare la smentita della Karlekar , giusto per darmi la soddisfazione di sbattere in faccia a questa gente la verità.
  2. Commento di Michele Diodati - 8/11/2005 ore 13,48

    Non riceverò mai il permesso dalla Karlekar. Sono ormai passati quasi dieci giorni e non ha più risposto alla mia richiesta: se avesse voluto farlo, lo avrebbe già fatto. Se fossi meno corretto, potrei divulgare ugualmente il testo esatto della sua risposta, ma poiché critico aspramente chi si comporta male nel mondo dell'informazione, ci tengo a non mettermi sullo stesso piano. E' importante comunque che chi legge questo blog sappia che nell'articolo ho riportato esattamente il pensiero dell'autrice. I punti che ho elencato sono una parafrasi e non un riassunto; ho omesso solo la prima frase, in cui mi diceva "Caro Michele, hai perfettamente ragione".

    Un modo per far saltare fuori la verità sarebbe che anche altri scrivessero a titolo personale alla Karlekar, citando magari il mio articolo. Ma ormai la vicenda sembra essere stata messa a tacere qui in Italia. Purtroppo anche le persone che ho citato nell'articolo come potenziali sostenitori della mia denuncia - cioè Di Pietro, Beha, Luttazzi, Grillo, ecc. - non mi hanno degnato di una risposta, benché abbia scritto loro per invitarli a prendere posizione apertamente. Che dire? Se non altro, ho la soddisfazione di aver fatto quanto era in mio potere per denunciare questa ignobile manipolazione dell'informazione.

  3. Commento di Michele Diodati - 8/11/2005 ore 17,15

    Oliviero Beha ha pubblicato sul suo blog civico una lettera che gli avevo scritto giorni fa, in cui gli chiedevo di prendere posizione contro il tentativo, fatto da giornalisti e politici vicini a Berlusconi, di mascherare le vere ragioni del declassamento dell'Italia, nella classifica di Freedom House, a paese parzialmente libero (ciò di cui parlo in questo articolo).

    Bravo Oliviero, grazie per il sostegno!

  4. Commento di Dicke - 24/11/2005 ore 20,55

    scopro per caso questo blog.Non sei il solo ad aver scritto.Io le ho scritto dopo la trasmissione e la risposta è stata quella che ha dato a te.più diplomatica.Pare che siamo in parecchi ad averla contattata.E infatti si lascia andare a commenti più precisi, per stanchezza:-)Ti faccio una sintesi:ho rintracciato un altro utente così per caso su internet e ho scoperto il suo blog dove c'è un carteggio con guzzanti per chiarire.io avevo appena pubblicato il mio con la signora Karlekar,non ho ritenuto che fosse privata, dice le stesse cose del rapporto.
    La signora in questione non ti risponderà perchè è via fino al 2.
    in compenso è arrivata la nota chiarifichiatrice
    Io e gabriele stiamo seguendo la cosa insieme a questo punto.internet è miracoloso:-)
    se vi interessa trovate questo e un guzzanti scoppiettante che dice:"forse li denuncio" su
    http://gabrieleparadisi.splinder.com
    io invece sono qui
    http://visionionline.splinder.com

    la libertà di informazione è questa:-))
  5. Commento di Michele Diodati - 24/11/2005 ore 23,48

    Ciao Dicke, mi fa piacere non essere da solo a portare avanti le idee che hai letto in questo articolo. Leggerò con piacere gli scambi sul tuo blog e su quello di Gabriele Paradiso. Internet è veramente una gran cosa: quanto a capacità di far circolare le idee e a possibilità di ristabilire la verità, non ha paragoni. Credo che sia importante "fare rete" tra persone che hanno il comune interesse a ricercare la verità dei fatti.
  6. Commento di Lorenzo - 25/11/2005 ore 18,38

    Credo siano altri ad aver letto troppo distrattamente il rapporto di FH. In esso, infatti, è chiaramente scritto che l'impero berlusconiano, la famiglia Berlusconi che è mezza economia italiana, l'influenza berlusconiana sui media, la proprietà del Foglio, il Giornale, l'assalto al Corriere della Sera, Lili (?) Gruber che lascia la RAI, Berlusconi in tv per il 42% del tempo sono tutti elementi che vanno ad aumentare il punteggio del political e dell'economical environment: tredici punti ciascuno, per un totale di 26 punti.

    Fino a 30 punti si è Free. Oltre si è Partly Free.
    L'Italia ha 35 punti.

    Domanda: come fa l'Italia a passare da 26 a 35 punti?
    Risposta: bisogna calcolare i 9 punti del legal environment.
    Domanda: a cosa sono dovuti i 9 punti del legal environment?
    Risposta: basta dare un'occhiata alla parte del rapporto che riguarda il legal environment. Eccola:

    "Freedom of speech and the press are constitutionally guaranteed.
    Legislators moved in July toward abolishing prison sentences for libel, a development welcomed by media organizations, but the proposed
    amendments have yet to be adopted. Politicians and their allies filed several libel suits against journalists during 2004; in February, journalist Massimiliano Melilli was sentenced to 18 months in prison and ordered to pay 100,000 euros (US$124,400). In July, a 76-year-old journalist and senator was placed under house arrest, relaxing his 2002 sentence of 29 months' imprisonment for libel. Press freedom organizations criticized two separate government raids on journalists' homes and offices, owing to the journalists' refusal to reveal their sources for controversial, investigative reports.
    In April, the parliament adopted a law on broadcasting reform, known
    as the Gasparri Law, which ostensibly introduces a number of reforms,
    such as the switch-over to digital broadcasting (scheduled to take place in 2006)and the partial privatization of RAI. The law was initially vetoed in
    December 2003 by President Carlo Ciampi, who was urged to do so by
    media organizations claiming the law threatened press freedom and
    undermined news pluralism. Although the revised law has a clause that
    limits the maximum revenue a single media company can earn, it excludes
    interests in publishing, cinema, and the music industry. Critics of the law
    still say that it reinforces Berlusconi's power over the media. The new law also allows one of the three Mediaset channels, Retequattro, to continue terrestrial broadcasting. The decree runs counter to a 2002 Constitutional Court ruling that demanded the channel switch to satellite by January 2004 to ensure competition. The shift to satellite would have led to a considerable loss in the station's market value".

    Cioè: Melillo, Jannuzzi e legge Gasparri. Come correttamente scritto - nel lontano 22 ottobre (lo show di Celentano è del 20 - dal Giornale (http://www.ilgiornale.it/pag_pdf.php?ID=10865):

    "I due arresti e la severa legge sulla
    stampa hanno fatto alzare di
    9 punti il punteggio assegnato
    all'Italia (35) dalla società americana
    Freedom House. Senza
    questi punti l'Italia sarebbe entrata
    nella fascia dei paesi «liberi», con meno di 30punti".

    # # # #

    Nessuno dice che "la vicenda Jannuzzi sarebbe più importante del conflitto d'interessi di Berlusconi, ai fini del declassamento dell'Italia a paese parzialmente libero". Soltanto che il conflitto d'interessi di Berlusconi, da solo, fa conquistare all'Italia non più di 26 punti (political+economical): cioè, nonostante il conflitto, la stampa italiana è Free.

    Lorenzo
  7. Commento di Michele Diodati - 25/11/2005 ore 20,31

    Ciao Lorenzo, ti ringrazio per le precisazioni, ma non riesco ad essere d'accordo con ciò che sostieni, per varie ragioni.

    Punto primo. Tu scrivi:

    Nessuno dice che "la vicenda Jannuzzi sarebbe più importante del conflitto d'interessi di Berlusconi, ai fini del declassamento dell'Italia a paese parzialmente libero". Soltanto che il conflitto d'interessi di Berlusconi, da solo, fa conquistare all'Italia non più di 26 punti (political+economical): cioè, nonostante il conflitto, la stampa italiana è Free.

    La verità è che il conflitto d'interessi di Berlusconi e il controllo politico sui media sono bastati da soli a determinare il declassamento dell'Italia a paese parzialmente libero. Il declassamento, infatti, non nasce quest'anno (Rapporto 2005 di Freedom House), ma attiene al Rapporto FH dell'anno scorso ed è relativo all'anno 2003, nel quale non ci sono state le vicende dei due giornalisti condannati.

    Circa sei mesi fa, cioè ben prima del casino fatto scoppiare da Celentano, avevo tradotto in italiano le parti del rapporto 2004 di FH dedicate all'Italia, e - come potrai accertarti tu stesso controllando sull'originale l'esattezza della mia traduzione - la causa del declassamento è inequivocabile. Ecco per esempio cosa si dice a pagina 2 del Rapporto 2004 di FH (il corsivo è mio):

    Nel 2003 l'inchiesta ha rilevato che si è verificato un declino persino in Italia, una solida democrazia. Afflitta da lungo tempo da un tessuto giuridico ed istituzionale inadeguato e da un livello di libertà di stampa relativamente inferiore a quello dei suoi vicini europei, l'Italia è stata declassata nel 2003 a Parzialmente Libera, a causa di una concentrazione senza precedenti del possesso dei media e come risultato di un'accresciuta pressione politica, nonché del suo abuso, sulle attività dei media. Silvio Berlusconi ha usato la sua carica di primo ministro per esercitare un'indebita influenza sull'ente televisivo di servizio pubblico RAI, oltre ad influenzare la copertura dei media presso il notevole impero mediatico di proprietà della sua famiglia, che comprende le tre maggiori televisioni private italiane. Durante l'anno sono venute fuori numerose denunce circa interventi del governo per esercitare controlli sul tenore e sul tipo delle notizie riportate. Inoltre, il direttore del principale quotidiano nazionale ha rassegnato le dimissioni in maggio, presumibilmente a causa di pressioni governative.

    Come rilevi tu stesso, basta superare i 30 punti per essere dichiarati partly free. E l'anno scorso ci hanno affibbiato 33 punti (Rapporto 2004) solo per il conflitto d'interessi non adeguatamente risolto e per le pressioni politiche sui media.

    Punto secondo. Anche restringendo la nostra considerazione al solo 2004, e quindi al rapporto 2005 di FH, ciò che sostiene Il Giornale (cioè che senza le vicende giudiziarie dei due giornalisti, in particolare quella di Jannuzzi, saremmo ritornati un paese libero) non è corretto. Considera per esempio cosa è scritto in questo stralcio tratto dal comunicato stampa di Freedom House del 27 aprile 2005, che presenta il Rapporto 2005 (mia traduzione):

    (...) Il contesto dei media nella maggior parte delle nazioni è rimasto stabile, mentre la Turchia, che è Parzialmente Libera, ha visto un modesto miglioramento numerico durante l'anno. La libertà di stampa in Italia, che era stata declassata a parzialmente libera nel 2003, è rimasta imprigionata sotto l'influenza dominante delle holding dei media del Primo Ministro Silvio Berlusconi.

    Mi pare un'affermazione che non ammette repliche: è evidente che FH ritiene causa determinante e perdurante della condizione italiana di paese partly free, anche nel 2004, la situazione di conflitto d'interessi di Berlusconi. Si potrebbe contestare nel merito la convinzione espressa da FH, ma è veramente difficile sostenere, come fa Il Giornale all'inizio dell'articolo che segnali (che avevo già letto) che: «Se l'Italia non è un Paese dove trionfa la libertà di stampa, è colpa dei magistrati e di due giornalisti in manette, tra i quali Lino Jannuzzi, giornalista e senatore di Forza Italia».

    Punto terzo. La valutazione del contesto legislativo (legal environment) non è affatto una cosa a sé, diversa e separata rispetto al conflitto d'interessi del capo del governo, come sembra trasparire dalle tue precisazioni. Cito di seguito la spiegazione di come viene calcolato il punteggio del legal environment (mia traduzione dalle pagine X-XII del Rapporto 2004):

    Il contesto giuridico comprende un esame sia delle leggi e dei regolamenti che potrebbero influenzare i contenuti dei media sia l'inclinazione del governo a servirsi di queste leggi e delle istituzioni giuridiche allo scopo di limitare la capacità dei media di operare. Consideriamo l'impatto positivo di garanzie legali e costituzionali sulla libertà di espressione; gli aspetti potenzialmente negativi delle norme di sicurezza e garanzia, del codice penale e di altri regolamenti criminali; le pene per la calunnia e la diffamazione; l'esistenza di e la possibilità di servirsi di leggi sulla libertà d'informazione; l'indipendenza della magistratura e degli organismi preposti al controllo dei media; i requisiti per la registrazione di testate e giornalisti; e la capacità dei gruppi di giornalisti di operare liberamente.

    La parte che ho messo in corsivo mostra che il conflitto d'interessi c'entra anche con la valutazione del contesto legislativo. E del resto non potrebbe essere che così, visti gli undici punti totalizzati dall'Italia in questo ambito nel Rapporto 2004. La situazione quindi è addirittura migliorata nel 2005, visti i soli 9 punti che ci sono stati assegnati nonostante il problema di libertà d'opinione causato dalle vicende giudiziarie dei due giornalisti.

    Punto quarto. Nello stesso contesto legislativo, non è possibile sapere, al momento, qual è stato il peso relativo avuto dalle vicende Jannuzzi e Melillo, rispetto alla valutazione fatta da FH dell'influenza della legge Gasparri sull'equilibrio del sistema mediatico italiano. Per quanto ne sappiamo, può darsi che FH abbia valutato 1 i primi e 8 la legge Gasparri, oppure 2 e 7, cosa che non mi meraviglierebbe affatto, visto che la Karlekar mi ha risposto personalmente, cito le testuali parole: «The legal case [la vicenda Jannuzzi] is a relatively small affair».

    In conclusione, mi sembra di poter dire che non c'è alcun valido elemento, né negli articoli del Giornale né nei vari interventi sull'argomento che sono passati in televisione nei giorni di RockPolitik (mi riferisco a Matrix e Porta a porta, altro non ho visto), che giustifichi l'enfasi con cui si è insistito sul peso avuto dalla vicenda Jannuzzi nella classifica di FH, rispetto al molto più importante caso del conflitto d'interessi del presidente del consiglio. Il titolo dell'articolo di Manti del 26 ottobre - Jannuzzi graziato? Non lo sapevamo Allora l'Italia è libera - rimane a mio modo di vedere un modo scorretto di presentare i fatti. E Manti è stato anche moderato, rispetto ad altre esternazioni che mi è capitato di ascoltare.

  8. Commento di Lorenzo - 26/11/2005 ore 12,04

    Scusami, Michele, ma mi sembra che tu stia giocando con le parole.
    Punto primo. Non ho mai scritto la parola «declassamento», mai ne ho parlato. Ho scritto - e tu l'hai riportato, senza smentirmi - che «il conflitto d'interessi di Berlusconi, da solo, fa conquistare all'Italia non più di 26 punti (political+economical)». Per verificare se ciò sia vero, basta leggere il rapporto.
    Invece tu, col «declassamento», vuoi far credere che io (il Giornale) dica: la colpa DELLA RETROCESSIONE/DECLASSAMENTO è di Jannuzzi, Melilli, l. Gasparri. Mentre tu ribatti: no, l'Italia era già PF.
    Ma questo non c'entra nulla, perché, come sai, la classifica è a punti, e i punti sono motivati anno per anno: e se oggi l'Italia ha 35 punti, essi sono dovuti agli episodi elencati nel rapporto. E cioè al conflitto di Berlusconi (ambito che investe l'aspetto politico ed economico), che al massimo arriva a 26 punti (= Free), e ad altri episodi (quelli del legal), di valore 9 punti, che sono Melilli, Jannuzzi, Gasparri Law e...?

    Punto secondo: chiaramente se Berlusconi vale 26 punti e il resto ne vale 9, si parlerà soprattutto di Berlusconi. Quello che voglio dire, e che è corretto dire, è che LA SOLA PRESENZA DEL CONFLITTO BERLUSCONIANO non è da sé sufficiente a tenere la stampa italiana sotto scacco (26 punti sono meno di 30, quindi Free). È altrettanto corretto perciò sostenere che - dato che il conflitto lascia, con 26 punti, la stampa italiana libera - la parziale libertà non ci sarebbe stata se un giornalista di FI e un giornalista che diffamò la moglie di Illy non fossero stati condannati e arrestati, e se non ci fosse stata la legge Gasparri (come da Giornale del 22 ottobre). È la matematica, non sono opinioni.

    Punto terzo. Sbagli. La parte che metti in corsivo non c'entra nulla col conflitto d'interessi: parla del Governo e di come adotta e usa le leggi. A salvaguardia di sé (censura, semmai), non di un signolo.
    Il resto - così come le "domandine" del rapporto che spiegano a cosa corrispondono le tre voci legal, political ed economical - ti fa capire come proprio di legge Gasparri («potrebbero influenzare i contenuti dei media... leggi allo scopo di limitare la capacità dei media di operare... gli aspetti potenzialmente negativi delle norme di sicurezza e garanzia... leggi sulla libertà d'informazione... organismi preposti al controllo dei media») e dei giornalisti («garanzie legali e costituzionali sulla libertà di espressione; le pene per la calunnia e la diffamazione; la capacità dei gruppi di giornalisti di operare liberamente») si parli nella sezione legal, quella dei 9 punti che si sommano ai 26 (free) del conflitto..

    Punto quarto. Mi dài ragione (a me e al Giornale) al 100%: «non è possibile sapere, al momento, qual è stato il peso relativo avuto dalle vicende Jannuzzi e Melillo, rispetto alla valutazione fatta da FH dell'influenza della legge Gasparri sull'equilibrio del sistema mediatico italiano. Può darsi che FH abbia valutato 1 i primi e 8 la legge Gasparri, oppure 2 e 7».
    Perfetto: anche tu, ora che hai letto il rapporto, sei d'accordo nel sostenere che quei 9 punti sono giustificati esclusivamente da quei tre episodi (come da Giornale del 22 ottobre).
    Dov'è allora il problema? Il Giornale scrive, il 22 ottobre, che «senza questi punti l'Italia sarebbe entrata nella fascia dei paesi «liberi», con meno di 30 punti».
    Siccome credo converrai anche tu sul fatto che 35 meno 9 fa ventisei, ti chiedo: dov'è il problema?

    Infine, ricordo che «Jannuzzi graziato? Non lo sapevamo. Allora l'Italia è libera» è un titolo virgolettato di un'intervista: quel che è contenuto nelle virgolette è cioè il pensiero dell'impiegata di FH (che non ha ancora smentito l'intervista, ed è tornata sull'argomento pubblicamente solo a seguito di insistenze provenienti da blogger che le hanno raccontato una realtà inventata) e non del Giornale.
    E ancora, l'intervista, essendo (oltreché intervista e non articolo) del 26 ottobre, non poteva «presentare i fatti»: essi erano già stati presentati, correttamente (lo dici anche tu), il 22 ottobre.
  9. Commento di Michele Diodati - 26/11/2005 ore 15,48

    Lorenzo, non ho il tempo di entrare nel dettaglio di tutto ciò che hai scritto, ma dirò le tre cose secondo me più importanti.

    Uno. Dov'è che dico che Il Giornale, nell'articolo del 22 ottobre, ha presentato i fatti "correttamente"? Non mi pare di averlo mai scritto e, soprattutto, non lo penso.

    Due. La legge Gasparri, la cui valutazione attiene sicuramente al legal environment, quindi a quei famosi 9 punti di cui parli, non è affatto estranea al conflitto d'interessi del presidente del consiglio, come sembri continuare a sostenere. Anzi, è uno degli elementi principali che rende quel conflitto un fardello gravoso e ingombrante per l'intero paese. Scrive Freedom House nel Rapporto 2005:

    La nuova legge [=la Gasparri] consente inoltre a Retequattro, uno dei tre canali Mediaset, di continuare le sue trasmissioni con segnale terrestre. Il decreto va contro una sentenza della Corte Costituzionale del 2002, che imponeva che le trasmissioni del canale fossero spostate sul satellite a partire dal gennaio 2004, per garantire la concorrenza. Il passaggio al satellite avrebbe prodotto una considerevole perdita del valore di mercato dell'emittente.

    Si legge inoltre in un'inchiesta di Ettore Livini pubblicata tempo fa su la Repubblica: «(...) la madre di tutte le riforme Tv, la legge Gasparri, "regala a Mediaset un bacino di crescita potenziale di 1-2 miliardi", come ha candidamente ammesso lo stesso Fedele Confalonieri». E' incontestabile che l'ambito legislativo valutato da FH attiene pesantemente al conflitto d'interessi di Berlusconi.

    Tre. Se anche fosse vero - e credo di aver dimostrato che non lo è - che l'ambito legislativo è estraneo al conflitto d'interessi, rimane scorretto affermare che senza i 9 punti "guadagnati" in quel settore l'Italia sarebbe un paese libero. E' scorretto proprio matematicamente. E' vero, infatti, che occorre superare la soglia dei 30 punti per entrare tra i paesi partly free, ma il punteggio di una nazione va calcolato sommando sempre i punti conseguiti in tutti e tre i contesti: giuridico, politico e economico. Solo in relazione alla somma di tutti e tre gli ambiti ha senso il valore di riferimento di 30. Non si possono sommare i punti conseguiti in due soli ambiti, il politico e l'economico, scoprire che la somma fa 26 e affermare: allora saremmo un paese libero. No, se sommi solo due ambiti, il riferimento dovrebbe essere 20 e non più 30. E se il riferimento è 20, allora con un punteggio di 26 si è, ancora una volta, tra i paesi parzialmente liberi.

    Il ragionamento del 26+9 è talmente errato (però tendenzioso), che chi lo fa non ha riflettuto, probabilmente, sul fatto che può essere tranquillamente capovolto. E' altrettanto possibile, cioè, partire dalla somma dei contesti economico e legislativo (13+9), trovare che il totale è 24 e sostenere che, senza l'influenza politica del governo Berlusconi, saremmo un paese libero. E lo stesso si può fare sommando l'ambito legislativo e quello politico, dicendo che la colpa del superamento del 30 è del contesto economico. Tre ragionamenti bacati: la colpa del 77° posto dell'Italia è di tutti e tre insieme i contesti; nessuno di essi ha una priorità logica, temporale o gerarchica sugli altri due.

    Con questo confermo abbondamentemente quanto già sostenuto sulla tendenziosità degli articoli del Giornale sulla questione FH e mi fermo qui, perché non ho il tempo di dilungarmi ulteriormente (se le contestazioni sono queste, non ne vale neppure la pena).

  10. Commento di Lorenzo - 26/11/2005 ore 18,30

    Punto primo. Non capisco. Aspetto che tu trovi «il tempo per entrare nel dettaglio» di quanto ho scritto.

    Punto secondo. Come vuoi: la legge Gasparri sarà pure, nell'ambito del legal, criticata per via del conflitto. Ciò non toglie che il Giornale, il 22 ottobre, ha scritto chiaramente che quei 9 punti che da 26 hanno portato a 35 il totale dell'Italia sono dovuti, oltre ai casi Melilli e Jannuzzi, alla «severa legge sulla stampa». Come vedi, il Giornale, il 22 ottobre, «presenta i fatti» ai suoi lettori in modo corretto.

    Terzo punto. Hai dei forti problemi con la matematica più elementare. Stando al rapporto - e alle tue stesse parole («può darsi che FH abbia valutato 1 i primi [Jannuzzi e Melilli, ndL] e 8 la legge Gasparri, oppure 2 e 7») - i famosi 9 punti sono giustificati ESCLUSIVAMENTE da: legge Gasparri, caso Melilli e caso Jannuzzi.
    Non serve una laurea in matematica per arrivare a capire che senza questi episodi - cito dal Giornale del 22 ottobre - «l'Italia sarebbe entrata nella fascia dei paesi «liberi», con meno di 30 punti», dal momento che 13+13+0 fa 26.
  11. Commento di Lorenzo Breschi - 26/11/2005 ore 18,51

    Caro Lorenzo,
    Non entro nel dibattito perchè mi associo completamente al pensiero di Diodati.
    Solo mi chiedo perchè ti ostini a difendere la posizione chiaramente monopolistica del Nostro Presidente del Consiglio sull'informazione.
    Lasciando stare per un momento i dati della Global Press, non ti sembra che da quando Berlusconi è al potere per fare libera informazione, o varietà senza censura, giornalisti (anche di fama mondiale), e comici satirici hanno trovato spazio solo nei teatri e sulla rete (mezzo d'informazione rivoluzionario e libero, per il momento)? Non ti sembra strano?
    Cos'altro deve fare Berlusconi per convincerti che il suo controllo dell'informazione stà soffocando la Democrazia in Italia?

    Saluti.
  12. Commento di Lorenzo - 27/11/2005 ore 0,37

    Perbacco, Lorenzo! Se dicessero: Hitler era uno schifoso perché ha ucciso quattrocento miliardi di persone, io rispondo che non è vero che ha ucciso 400 milioni di persone, ma 6-10.
    Con ciò secondo te io affermo che Hitler era un brav'uomo?

    Idem con Michele: dice che il Giornale ha scritto determinate cose su un rapporto; io segnalo che non è vero ciò che dice Michele. Del contenuto del rapporto non mi occupo.
  13. Commento di Lorenzo - 27/11/2005 ore 0,39

    Errata corrige
    miliardi/miliardi, o milioni/milioni
  14. Commento di Lorenzo B. - 28/11/2005 ore 15,43

    Lorenzo,

    Mi astengo dai calcoli matematici per evitare brutte figure.
    Tu critichi a quest'articolo di non riflettere la tua realtà dei fatti, ovvero che senza il caso Jannuzzi l'Italia sarebbe, secondo i criteri della Global Press, un paese "free".
    Eppure a mio parere, quest'articolo evidenzia come nella realtà il caso Jannuzzi non è determinante ai fini del declassamento Italiano. Mentre l'articolo del Giornale tenta di distogliere l'attenzione del lettore (ed è questa l'arma segreta del Nostro Regime) dalla causa sostanziale di questo declassamento, il monopolio Berlusconiano per l'appunto. Difatti Diodati intitola il suo articolo "Come manipolare l'informazione e vivere felici" con riferimento proprio al "modus operandi" di una massiccia parte dei media, che inventa strani teoremi per distorcere l'evidenza dei fatti.
    Come se le sorti della Libertà di stampa in Italia dipendessero veramente del caso Jannuzzi.
    Forse la questione è soltanto che giudichiamo buona o cattiva informazione in modo diverso.

    Saluti.
  15. Commento di Lorenzo - 28/11/2005 ore 17,09

    Devi aver letto male. Mi dici:
    «Tu critichi a quest'articolo di non riflettere la tua realtà dei fatti, ovvero che senza il caso Jannuzzi l'Italia sarebbe, secondo i criteri della Global Press, un paese "free"».

    Quello che dici è palesemente falso. La REALTÀ, non quella «mia» ma i semplici fatti, ci dice che il Giornale il 22 ottobre (lo spettacolo di Celentano è del 20 sera), scrive:
    «I DUE ARRESTI E LA SEVERA LEGGE SULLA STAMPA hanno fatto alzare di 9 punti il punteggio assegnato all'Italia (35) dalla società americana Freedom House. SENZA QUESTI PUNTI l'Italia sarebbe entrata nella fascia dei paesi «liberi», con meno di 30 punti».
    Quindi, LA REALTÀ è che secondo il Giornale l'Italia sarebbe un paese free SENZA I DUE ARRESTI E LA SEVERA LEGGE SULLA STAMPA (che, per il Giornale, rappresentano i 9 punti che da 26 (politico+economico) hanno portato a 35 il totale dell'Italia). E non, come dici tu - e Michele, che è uno che quando si documenta evidentemente evita di leggere - «senza il caso Jannuzzi» e basta.

    Posso aggiungere che il fatto che quello che dice il Giornale sia vero pare dimostrato dal rapporto stesso, che nelle motivazioni dell'ambito «political» parla solo di questi tre elementi - ma questa è la seconda parte della discussione che avevo iniziato con Michele.
    Rimane il fatto - che tu ancora non hai compreso (non vuoi comprendere?) - che il Giornale ha scritto, quando si è trattato di «presentare i fatti» che la parziale libertà (matematicamente parlando: i 35 punti) è stata determinata da MELILLI+JANNUZZI+GASPARRI (sottinteso: e non dal conflitto d'interessi, che "vale" al massimo 26 punti). Tutta la polemica che Michele ha deciso di montare, non ha pertanto ragion d'essere. Anzi, forse è lui che dovrebbe scusarsi con tutti per aver MANIPOLATO, lui, l'informazione.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  4/11/2005 alle ore 12,20.

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