Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Arthur Schopenhauer, «Il mondo come volontà e rappresentazione»

Una sintesi divulgativa dell'opera principale del filosofo tedesco.

  1. L'opera (1819)
  2. Influenza dell'opera
  3. Bibliografia
  4. Glossario

1. L'opera (1819)

Didascalia:
Arthur Schopenhauer
Fonte: Supplementi al «Mondo»
Laterza, Bari 1986

«La mia filosofia - si legge ne Il mondo come volontà e rappresentazione (Die Welt als Wille und Vorstellung) - muove da quella kantiana». Schopenhauer considera Kant il pensatore decisivo dell'età moderna per aver liberato l'uomo dal mito del realismo, ossia dalla credenza che le cose abbiano una realtà indipendente dal soggetto.

Il mondo è dunque rappresentazione (Vorstellung) ed il suo carattere nascosto è la volontà (Wille). Schopenhauer respinge l'idealismo ed il realismo, perché essi presumono che la conoscenza possa cogliere l'essenza delle cose. L'uomo è in realtà circondato da un insieme di dati ed eventi che sembrano nascondere la loro ragion d'essere. Tali dati ed eventi costituiscono ciò che Schopenhauer chiama il velo di Maya.

È l'uomo stesso ad essere dunque il fondamento ed il punto di riferimento delle cose, e non il contrario. Schopenhauer non svaluta tuttavia l'attività cognitiva, ma semplicemente ne ribadisce il carattere condizionato e pratico. Tale carattere appartiene alla scienza. Alla filosofia spetta invece il compito di mostrare come l'uomo sia anche volontà.

Schopenhauer afferma che la volontà è l'essenza di tutti i fenomeni naturali, assolutamente irrazionale e dunque non suscettibile di controllo scientifico. Essa non persegue altri fini che la pura e semplice affermazione di sé: ma la tragedia è che non riesce mai a realizzarsi compiutamente.

L'uomo, dotato di consapevolezza, soffre nel modo più doloroso il suo essere limitato dalla volontà e al contempo l'essere teso verso verità non limitate. Dunque nulla soddisfa, nulla riempie completamente l'uomo. L'uomo si trova così sospeso tra dolore e noia: dolore per il bisogno insaziabile di tendere a qualcosa di diverso e noia per il non riuscire a riempire la sua esistenza.

L'essere e l'operare umano sembrano non possedere alcun significato. Inoltre, poiché la società non è che una somma di individui, anche l'azione collettiva è priva di un senso fondato. Di conseguenza, anche la storia non ha più il carattere di esistenza logica e di progresso delle vicende umane (come in Hegel e nell'idealismo). La storia è simile ad un orologio caricato sempre di nuovo e «per ancora una volta ripetere, frase per frase, battuta per battuta, con variazioni insignificanti, la stessa musica infinite volte suonata». La vita stessa non è altro che «una morte rinviata», poiché la natura dell'uomo è profondamente temporale.

Date queste premesse, non sorprende che un'ampia sezione dell'opera sia dedicata alla ricerca dei modi con cui l'uomo può liberarsi dalla sua determinatezza e dalla volontà che è in lui. Il primo di questi modi è la conoscenza, tramite la quale l'uomo può cogliere le idee. Intuire le idee significa intuire la verità delle cose, il segreto del mondo. Tuttavia anche la conoscenza è un prodotto della volontà, quindi il traguardo dell'uomo deve essere raggiunto in altro modo. Schopenhauer indica l'arte quale altra via di liberazione, in quanto essa affranca l'uomo dalla propria individualità, producendo una sorta di annullamento che ci distanzia dalla volontà che ci de-termina (il prefisso latino de indica appunto qualcosa che viene causato, derivato da qualcos'altro). Nell'arte il filosofo attribuisce un particolare rilievo alla tragedia e alla musica. La prima, dando espressione alla sforzo della coscienza di liberarsi dalla volontà e dalla dipendenza dal mondo, offre un contributo alla maturazione spirituale dell'uomo. La seconda è considerata l'arte più ricca, più pura e spirituale. Secondo Schopenhauer, nessun altro mezzo espressivo allontana di più l'uomo dal mondo fenomenico, facendogli attingere l'essenza profonda delle cose. Tuttavia, egli aggiunge che questa nuova luce produce solo il conforto di un attimo. Occorre aggredire la sofferenza esistenziale e liberare la vita dalla volontà, per raggiungere una contemplazione permanentemente distaccata e disinteressata del mondo.

Scartato il suicidio, che appare più come un gesto di affermazione che di negazione dell'individuo, Schopenahuer si rivolge verso il campo delle autonegazioni psico-fisiche e della loro applicazione pratica. Tra queste emerge la giustizia, che consiste in una condotta che annulla la volontà di vivere - dato che quest'ultima esalta la forza e la sopraffazione - e permette di scoprire la dignità ed il valore degli altri individui. Un grado più alto di autonegazione della volontà si realizza nell'amore, inteso non come appagamento fisico di un desiderio, ma come com-passione (dal latino cum-pati, "soffrire insieme con", "condividere la sofferenza dell'altro"). In esso l'uomo, considerando il destino dell'altro come perfettamente uguale al proprio, supera la propria natura individuale ed entra in una nuova sfera di purezza e disinteresse, caratterizzata dalla capacità del sacrificio. Ma è solo con l'ascesi che l'uomo raggiunge il risultato di annullare la volontà, ovvero di passare dalla voluntas (latino per "volontà") alla noluntas (dal latino nolle, "non-volere", "nolontà"). L'ascesi più che un atto è uno stato, lo stato di chi ha annullato in sé ogni pulsione vitale, di chi è distaccato dagli eventi mondani. L'interpretazione che Schopenahuer dà di questo stato, a differenza di quella mistico-cristiana, è negativa. Scrive infatti che, dopo aver raggiunto l'ascesi, «non più volontà: non più rappresentazione, non più mondo. Davanti a noi non resta invero che il nulla».

2. Influenza dell'opera

Tutta una serie di pensatori e di artisti vissuti nel secolo scorso non meno che in quello di Schopenhauer ha trovato nella pagine di quest'opera numerosi stimoli e spunti che sono stati variamente ripresi e sviluppati. In particolare, la tematica dell'essenza «mancante», «in-compiuta» dell'uomo è una delle basi dell'esistenzialismo, da Heidegger e Jaspers a Sartre. Il motivo della vita come bisogno, come sorgente di desiderio ritorna in Freud, che più volte ha espresso i propri debiti nei confronti di Schopenhauer. La riflessione sul dolore e sulla noia ha anticipato (insieme a quella di Leopardi) considerazioni di poeti e scrittori francesi, tedeschi e russi. Le pagine sulla morte, sull'«appartenenza» dell'uomo alla morte precorrono la nozione heideggeriana di «essere-per-la-morte». Anche la critica della pretesa sensatezza della storia anticipa la polemica anti-storicistica di Nietzsche e di quanti come lui erano rimasti perplessi dinanzi alla tesi di Hegel, che sosteneva il cammino storico-progressivo dell'umanità.

3. Bibliografia

L'edizione italiana di riferimento è la seguente: Il mondo come volontà e rappresentazione, a cura di Giuseppe Riconda, Mursia, 1969 e ristampe.

4. Glossario

Commenti dei lettori

  1. Commento di Andrea Paiola - 23/11/2005 ore 9,2

    Propongo la lettura del romanzo "Maya"
    di Jostein Gaarder.

    ciao,
    Andrea.
  2. Commento di Gabriele Romanato - 2/12/2005 ore 19,59

    sai dove posso trovare delle info su questo autore? :-)
  3. Commento di Andrea Paiola - 3/12/2005 ore 1,57

    prova con Google... è molto famoso e mi piace molto come scrive

    Jostein Gaarder su Wikipedia
    Sito ufficiale
    "Il mondo di Sofia" ti apre gli occhi e "Maya" ti svela la vera realtà delle cose.
    Sono romanzi filosofici, i migliori che ho mai letto... Maya leggermente sconfusioanto per i miei gusti, comunque molto godibile.

    ciao,
    Andrea.
  4. Commento di isabel - 4/3/2006 ore 12,25

    Io sto facendo la tesi su Schopenhauer;ma nn riesco a trovare la bibliografia del filosofo, fatta da Abbagnano. Avete qlc suggerimento da darmi?

Articolo di Gabriele Romanato pubblicato il  20/11/2005 alle ore 11,08.

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