Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Un capo che crea divisioni

La traduzione in italiano di un articolo del «Financial Times» sulle ultime vicende politiche italiane.

Pubblicato il 21 novembre 2005 su FT.com, il sito del Financial Times. Traduzione in italiano di Michele Diodati.

Didascalia:
Il Financial Times,
noto fogliaccio comunista.

Il modo in cui Silvio Berlusconi, primo ministro italiano, governa il suo paese non cessa di sorprendere. E di creare sconcerto. Fin troppo spesso le sue priorità appaiono essere personali o legate a una pura logica di partito. Ha ottenuto un notevole successo nel mantenere insieme la sua coalizione di centro-destra e nel rimanere in carica per quattro anni e mezzo.

La sua ultima impresa è stata di costringere il parlamento italiano a grandi cambiamenti costituzionali non preceduti da alcun serio tentativo di accordo trasversale. Nello stesso tempo si è fatto in quattro per capovolgere proprio quelle riforme elettorali che avevano conferito ai governi italiani, nella scorsa decade, una stabilità molto necessaria.

Si tratta di misure non soltanto contraddittorie, ma pericolose: rischiano di assorbire a tal punto l'attività parlamentare, da rendere impossibile tramutare in legge prima delle elezioni dell'aprile prossimo le sole significative riforme economiche del governo di Mr.Berlusconi: cioè la correzione del sistema pensionistico statale e il rafforzamento delle regole per i mercati finanziari.

Le riforme costituzionali devolveranno ingenti poteri dal governo centrale italiano alle regioni, compresa la responsabilità per l'istruzione, la salute pubblica e la sicurezza. Esse mirano inoltre ad aumentare i poteri del primo ministro e a ridurre quelli del presidente della Repubblica, per esempio i poteri di sciogliere le camere e di nominare i ministri. La devoluzione serve a rabbonire il partito populista della Lega Nord, socio di minoranza della coalizione di governo. Ma i critici temono che la riforma indebolirà la coesione dello Stato italiano e renderà molto più difficili i trasferimenti di risorse fiscali dal ricco Nord al Sud più povero. Invece di cercare un ampio consenso prima di procedere a cambiamenti tanto fondamentali, Mr.Berlusconi ha usato la sua maggioranza parlamentare per ottenerli con la forza.

Occorre ancora un referendum nazionale per rendere definitivi tali cambiamenti. Invece la riforma elettorale voluta dal primo ministro - per ritornare al vecchio sistema di rappresentanza proporzionale che ha prodotto per 45 anni governi italiani cronicamente instabili - non necessita di una simile conferma. La mossa è un palese tentativo di migliorare le chances della coalizione di Mr.Berlusconi il prossimo aprile, benché nei sondaggi d'opinione si trovi ancora dietro, molto staccata dall'opposizione di centro-sinistra. Sembra fatta apposta per resuscitare corruzione e partitocrazia e per indebolire l'autorità dell'esecutivo.

Per soprammercato, Mr.Berlusconi sta ancora brigando per guadagnare l'approvazione di una legge che ridurrà i termini di prescrizione per crimini come la corruzione, che spazzerebbe via tra le altre cose la sentenza di condanna comminata nel 2003 a Cesare Previti, suo ex avvocato personale. Ha infine promesso solennemente che introdurrà una nuova legge, in tempo per le elezioni, per revocare le restrizioni sulla pubblicità politica, consentendogli così di sfruttare appieno il suo immenso impero mediatico.

Di fronte a simili priorità, le vitali riforme economiche sono in pericolo e rischiano di essere messe da parte. Se ciò dovesse accadere, Mr.Berlusconi passerà alla storia come l'uomo che ha sprecato un'opportunità unica pur di completare la propria egoistica agenda personale.

Nota del traduttore. Mi fa piacere notare che un giornale autorevole come il Financial Times abbia fatto alle recenti riforme costituzionali italiane gli stessi appunti che avevo mosso io qualche giorno fa. Lo stesso vale per le considerazioni sulle divisioni create nel Paese da Berlusconi. Beh, in verità non c'è molto da rallegrarsi. Praticamente tutta la stampa seria, progressista e conservatrice, europea e non europea, insieme con le più autorevoli organizzazioni internazionali, non perde occasione, fin dal 2001, di rilevare la natura straordinariamente personalistica del governo Berlusconi, nonché la profonda ingiustizia e i danni alla collettività prodotti dallo smisurato conflitto d'interessi del presidente del consiglio. Solo Berlusconi e i suoi alleati-dipendenti-cortigiani si ostinano a negare, con veemenza e arroganza, ciò che tutto il mondo sa e ripete da anni con crescente preoccupazione. Non c'è da sperare che la maggioranza di centro-destra abbia sussulti di onestà politica e di amor di patria (mi risuona ancora nelle orecchie il «Non faremo prigionieri», detto da Previti prima che fosse travolto dalle note vicende giudiziarie). Mi auguro solo che questa gente, nel profondo della propria coscienza, se ne ha una, si vergogni per ciò ha fatto e sta facendo al Paese.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  21/11/2005 alle ore 18,15.

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