Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Strani casi di Case della libertà

Un comunicato stampa di «Freedom House» contesta le ragioni addotte dal Giornale per spiegare il 77° posto ottenuto dall'Italia nella classifica 2005 sulla libertà di stampa nel mondo.

[Il logo di Freedom House]Nei giorni di RockPolitik, alcuni giornali e trasmissioni televisive diffusero il messaggio che il pessimo piazzamento dell'Italia (77° posto) nella classifica contenuta nel Rapporto 2005 di Freedom House sulla libertà di stampa - che Celentano per la prima volta aveva fatto conoscere alla massa degli italiani - era dipesa non dal conflitto d'interessi del capo del governo e dal controllo della politica sulle televisioni, ma da una vicenda relativamente secondaria: le cause per diffamazione intentate contro due giornalisti, Melilli e Jannuzzi.

Aveva tutte le caratteristiche di un tentativo in extremis per sviare l'attenzione degli italiani, messi improvvisamente in allerta dalla trasmissione di Celentano, dalle vere ragioni di quella cattiva classifica, che ci vede indecorosamente all'ultimo posto tra tutti i paesi dell'Europa Occidentale, Turchia esclusa, per quanto riguarda la libertà dell'informazione.

Quel tentativo di alterare la verità dei fatti è stato contestato da Marco Travaglio dalle colonne dell'Unità con un articolo della serie Bananas intitolato Bufal House. La cosa ha avuto però anche uno sviluppo interessante sul Web, dove Gabriele Paradisi, un cittadino qualsiasi proprio come me, è riuscito a coinvolgere il senatore Guzzanti e Felice Manti del Giornale in un'animata discussione, svoltasi sul blog di Paradisi Cieli limpidi. Poiché dopo vari botta e risposta, tutti documentati su quel blog, non si giungeva ad una conclusione accettata da tutti, nonostante fosse giunto nel frattempo un comunicato stampa di Freedom House dai contenuti inequivocabili, Paradisi ha deciso di scrivere a Freedom House, per chiedere ulteriori ragguagli su quel comunicato stranamente non ancora visibile sul sito dell'istituzione americana.

La veloce risposta di Sarah Repucci [1] è stata un chiaro e forte invito a diffondere il più possibile il contenuto di quel comunicato stampa, in attesa della sua pubblicazione ufficiale sul sito di Freedom House. Quello che segue è appunto il testo del comunicato, inviatomi da Gabriele Paradisi, che ho tradotto in italiano per facilitare la comprensione di chi mastica poco l'inglese. Dalla sua lettura risulta inequivocabilmente che la versione dei fatti che ho fornito nei due articoli precedenti in cui ho trattato la questione [2] è assolutamente corretta e corrispondente alla posizione di Freedom House. Allo stesso tempo, la versione sostenuta dal Giornale e da altri organi di informazione vicini al centro-destra appare invece erronea e tendenziosa.

Sarebbero auspicabili pubbliche ammissioni di errore da parte di chi ha travisato le ragioni della classifica attribuita da Freedom House all'Italia.

Dichiarazione di Freedom House sulla posizione dell'Italia nella classifica sulla libertà di stampa [3]

NEW YORK, 21 novembre 2005 - Un recente dibattito intorno al posizionamento del paese in Freedom of the Press, l'annuale inchiesta di Freedom House sulla libertà di stampa dei media, ha portato sui media italiani a una scorretta rappresentazione della natura della classifica. Nel 2004 Freedom House (basandosi sugli eventi del 2003) operò un declassamento dallo status di paese "libero" [Free] a quello di "parzialmente libero" [Partly Free]. Tale status è stato mantenuto nello studio del 2005 (basato sugli eventi del 2004).

In un'intervista del 26 ottobre 2005 con Karin Karlekar, la responsabile in capo dell'inchiesta, il quotidiano Il Giornale lasciò intendere scorrettamente che la sola ragione della valutazione di "parzialmente libero" fosse stata l'azione legale intentata nel 2004 contro due giornalisti italiani, Massimiliano Mellili (sic) e Lino Jannuzzi. L'articolo integrale uscito su Il Giornale è reperibile qui: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=38324&START=0.

Freedom House desidera chiarire che, come dichiarato nell'introduzione e nel rapporto sull'Italia presenti nell'inchiesta del 2004, vi sono due ragioni principali per l'iniziale declassamento dell'Italia e per la perdurante valutazione di paese "Parzialmente libero". Esse sono:

  • La concentrazione di proprietà, in particolare nel settore televisivo, nel quale accade che il Primo Ministro Berlusconi e la sua famiglia possiedano rilevanti interessi economici nei media, compresa la proprietà delle tre principali emittenti televisive private nonché dello stesso quotidiano Il Giornale. Ciò crea un conflitto d'interessi per il Primo Ministro, che agisce allo stesso tempo come imprenditore dei media e come capo del governo.
  • Un contesto di eccessivo controllo politico sulle attività delle testate presenti nel panorama dei media, ed un crescente abuso di questo potere da parte dei membri del governo, in particolare sulle reti televisive pubbliche RAI (nel 2003 vi furono delle dimissioni nel consiglio d'amministrazione della RAI per protesta contro le interferenze governative). Si fece notare anche che il sistema giuridico e istituzionale era insufficiente a garantire la piena libertà di stampa: le cause per diffamazione contro i giornalisti ne sono solo un esempio.

E' vero che il governo italiano ha approvato nel 2004 due leggi (la legge Frattini e la legge Gasparri), che si proponevano di risolvere sia la questione del monopolio sulle televisioni sia il conflitto d'interessi che sorge quando un legislatore conserva interessi finanziari privati che contrastano con i suoi doveri pubblici; nessuna delle due leggi però mina seriamente il controllo della famiglia Berlusconi sull'industria televisiva.

Freedom of the Press, pubblicato per la prima volta nel 1980, valuta il grado di libertà di stampa, televisione e Internet di ogni nazione del mondo. Assegna a ciascun paese un punteggio da 0 a 100, che determina un posizionamento in classifica di Libero, Parzialmente Libero o Non Libero. I punteggi sono attribuiti esaminando tre grandi categorie: il contesto giuridico in cui operano i media, le influenze politiche sulla diffusione e l'accesso alle informazioni e le pressioni economiche che influenzano i contenuti e la divulgazione delle notizie.

Freedom of the Press 2005 è disponibile in rete alla pagina: http://freedomhouse.org/research/pressurvey.htm.

[1] Dear Gabriele,

Unfortunately, the Freedom House press statement on Italy's press freedom
rating has not been posted on our website yet. In the meantime, please find
the statement below.

We would very much like to distribute the statement as widely as possible,
but we do not have the email addresses for all Italian press agencies. If
you have any contact information for these groups, we would greatly
appreciate if you could pass it on.

Thank you for your interest. Please let me know if you have any further
questions.

Best,

Sarah

________________________________
Sarah Repucci
Senior Researcher, Countries at the Crossroads
Freedom House
120 Wall Street, 26th Floor
New York, NY 10005
(212) 514-8040 x23
fax: (212) 514-8055
http://freedomhouse.org/research/crossroads/cac.htm

[2] I due articoli sono: Rapporto Freedom House 2005: l'Italia peggiora ancora, la Turchia migliora e Come manipolare l'informazione e vivere felici

[3] Il testo originale inglese del comunicato stampa di Freedom House è presente sul blog di Paradisi, sul quale è stato pubblicato il 22 novembre scorso.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Lorenzo - 29/11/2005 ore 9,32

    Vorrei sapere quali sono i punti in cui, «nell'intervista del 26 ottobre con Karin Karlekar, il quotidiano Il Giornale lasciò intendere scorrettamente che LA SOLA RAGIONE della valutazione di "parzialmente libero" fosse stata l'azione legale intentata nel 2004 contro due giornalisti italiani, Massimiliano Mellili (sic) e Lino Jannuzzi».

    Riporto alcuni stralci dell'intervista - che la signora (e soprattutto i due blogger che l'hano imboccata, e ora anche tu, Michele) - pare non aver letto (oltre a non aver letto il Giornale: ma questo è roba dell'altro post):

    «La vostra situazione è simile a quella della Thailandia. ANCHE LÌ c'è un magnate che grazie alla politica controlla l'informazione pubblica e privata»
    «Il vostro Paese non è del tutto libero. C'è una legge evidentemente restrittiva sulla stampa e in generale c'è troppa pressione politica sui media. Finché sarà così e finché Berlusconi...».
    «Le perquisizioni nei giornali. Sono misure gravi per un Paese occidentale. La legge Gasparri. Il fatto che la famiglia Berlusconi controlli due quotidiani tra gli otto nazionali...».

    Caro Michele, hai intenzione di continuare a spargere falsità ancora per molto?
  2. Commento di Lorenzo Spallino - 29/11/2005 ore 9,36

    Bravo Michele: credo poco, ma molto poco, nella possibilità della ammissione dei propri errori da parte di buona parte dell'attuale classe politica. Come sono convinto che sia un problema solo culturale.
  3. Commento di Michele Diodati - 29/11/2005 ore 10,58

    Per Lorenzo Senzacognome, che mi scrive: «hai intenzione di continuare a spargere falsità ancora per molto?», ecco di seguito qualche citazione che a me pare illuminante.

    Articolo di Salvo Mazzolini sul Giornale del 24 ottobre 2005:

    (...) Avendo saputo da Freedom House che il pessimo piazzamento dell'Italia era dovuto all'arresto di Lino Jannuzzi, i miei interlocutori mi ritelefonano per sapere chi è Jannuzzi.

    (...) A questo punto gli interlocutori entrano in tilt. Non capiscono come mai Celentano nel suo show abbia messo sotto accusa il governo Berlusconi quando il giornalista colpito è proprio un esponente del partito di Berlusconi.

    (...) Mi fanno osservare che la notizia «nuova» è che un Paese dell'Unione Europea, l'Italia, è stato retrocesso tra i più intolleranti verso la libertà di stampa e che la retrocessione è avvenuta quest'anno mentre il caso Biagi-Santoro è di tre anni fa.

    Articolo di Felice Manti sul Giornale del 26 ottobre 2005, dal titolo «Jannuzzi graziato? Non lo sapevamo Allora l'Italia è libera» (qui il titolo è davvero la cosa più falsa, vista la smentita personale fatta dalla Karlekar a più persone, me compreso, e la nota ufficiale di Freedom House che ho tradotto in questo articolo):

    «Se avessimo saputo che Jannuzzi è stato graziato, sareste un Paese free, libero. Il prossimo anno lo sarete sicuramente».

    (...) Jannuzzi è stato graziato dal presidente della Repubblica. Questo almeno lo avrà saputo dalle sue fonti? «No, altrimenti ci saremmo regolati diversamente. Meglio così per voi, vorrà dire che un altr'anno guadagnerete diversi posti in classifica. E sicuramente tornerete free».

    Articolo di Paolo Guzzanti su Panorama del 28/10/2005 (qui c'è un vero concentrato di falsità):

    Tu [si rivolge pubblicamente alla figlia Sabina] ripeti spesso il dato diffuso quest'anno dall'autorevole Freedom House secondo cui l'Italia è al 53mo posto su 166 paesi quanto a libertà d'informazione. Dato imbarazzante, anzi sconvolgente. Ma che cosa significa? Salvo Mazzolini del «Giornale» ha raccontato il 24 ottobre che, trovandosi di fronte una platea di studenti tedeschi che gli chiedevano conto di questa grave situazione italiana, ha pensato di chiedere direttamente alla Freedom House il motivo di questo umiliante posto in graduatoria. E che cosa ha scoperto? Che «il pessimo piazzamento dell'Italia era dovuto all'arresto di Lino Jannuzzi, senatore del partito di Berlusconi, condannato per alcuni articoli ritenuti diffamanti». Questo (non Michele Santoro, non Enzo Biagi, non Daniele Luttazzi, e neppure te con Raiot) è l'unico e solo motivo del posto in classifica dell'Italia perché in nessun paese civile la magistratura arresta un giornalista, per di più rappresentante del popolo. Ecco perché siamo precipitati fra Ghana e Benin.

    Articolo di Paolo Guzzanti sul Giornale del 7/11/2005:

    (...) E se [Prodi] è rustico quando prende a spintoni la giornalista colpevole di avergli fatto una domanda sgradita, lo fa perché questo è il suo modo di essere internazionale e compiacere l'agenzia americana Freedom House (in inglese Casa della Libertà), un'istituzione satirica che se, ad esempio, scopre che il giornalista Lino Jannuzzi è stato agli arresti per reati di stampa, preferisce ignorare il fatto che Jannuzzi sia un senatore del partito di Berlusconi e ne conclude che nell'Italia a causa di Berlusconi non c'è libertà di stampa.

    Articolo di Paolo Guzzanti sul Giornale del 18/11/2005. Il testo seguente è un autentico capolavoro. Evidentemente qualcuno gli ha fatto capire - ed era ora - che l'affare Jannuzzi non ha contato quasi una cippa per Freedom House rispetto a quanto hanno contato, invece, il conflitto d'interessi di Berlusconi e le pressioni dei politici sui media nel far precipitare l'Italia al 77° posto nella loro classifica; allora smentisce... ma contrattaccando: la colpa è sempre di Freedom House, perché si sono fidati solo di Repubblica (cosa peraltro già smentita da Freedom House):

    (...) so difendermi molto bene e attaccare ancora meglio con l'uso della semplice verità. Inoltre mi vanto, quando sbaglio, di correggermi e chiedere scusa. E a proposito di correzioni, mi correggo proprio davanti a Sabina. (...) Tuttavia Sabina ha dal suo punto di vista ragione. Freedom House ha fatto sapere che il punteggio negativo determinato dal caso Jannuzzi c'è stato, sì, ma che tuttavia la cattiva posizione dell'Italia dipende da valutazioni standard americane e dalle notizie ricavate, per l'Italia, dal quotidiano La Repubblica, unica fonte dichiarata, per giudicare lo stato della libertà e del conflitto di interessi come se il nostro Parlamento non avesse legiferato riempiendo il vuoto del precedente Parlamento del centrosinistra che insabbiò la sua stessa legge. Ho imparato anche che i severi scrutatori di Freedom House non sono mai venuti a vedere come stanno le cose da noi ma si regolano soltanto sulla base di quel che scrive Repubblica (...) Comunque do atto a Sabina del fatto che l'agenzia americana ci classifica fra i meno progrediti Paesi del terzo mondo per motivi che prescindono dal caso Jannuzzi, come io avevo invece scritto. Ma, fatta ammenda, aggiungo che resta un mistero questa fede cieca sia di Sabina che degli autori di cui Celentano è un ventriloquo (con auricolari) in una agenzia americana che misura gli altri Paesi secondo mentalità e leggi americane. Come sarebbe? Le agenzie americane sono fonte di verità se dicono una cosa cretina come il fatto, falso, che in Italia non c'è libertà di informazione, ma diventano inattendibili se sostengono che Saddam aveva le armi di distruzione di massa che ha effettivamente prodotto e usato in due guerre e in un genocidio?

    Cosa ci vuole più dell'ammissione dello stesso Guzzanti, caro Lorenzo Senzacognome, per farti recedere dalle tue accuse capziose, attaccate al filo di citazioni estratte da un contesto che, letto nel suo insieme, dice l'esatto contrario di quello che tu sostieni?

    Sarebbe bello a questo punto leggere piuttosto sul Giornale un'ammissione di errore da parte di Mazzolini o di Manti, che finora non ho letto. Quanto quei loro articoli, con la cattiva informazione in essi contenuta, siano stati sfruttati e amplificati, lo provano le trasmissioni televisive in cui si è parlato di questa vicenda (Matrix, Elio Vito a Porta a porta) e articoli come quello di Bruno Vespa su Panorama del 28 ottobre («I media sono davvero malati?»):

    (...) Siamo dunque al 77° posto mondiale della libertà di stampa? È fantastico scoprire che ci siamo finiti per la pena carceraria inflitta a due giornalisti: uno che è andato dentro per altri reati e il senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi. La condanna di un amico di Berlusconi per aver parlato male dei nemici di Berlusconi è costata una sanzione all'Italia in quanto troppo berlusconiana. Quando ha scoperto che Jannuzzi è stato graziato, una delle autrici del rapporto sull'Italia ha detto al Giornale (mercoledì 27 ottobre) che adesso, sì, la nostra stampa tornerà a essere considerata libera. Ma si può?

  4. Commento di Dicke - 29/11/2005 ore 14,54

    Tu hai ragione Lorenzo.Solo ragione.Ti ho già invitato a scrivere a Mentana e all'on. Vito e a Vespa che spargono solo falsità, perchè il Giornale intendeva dire altro e loro l'intervista l'hanno manipolata a piacimento (senza che il giornale si risentisse peraltro.)dichiarando che senza jannuzzi saremmo liberi.
    Però ti avviso. Noi blogger sconosciuti,abbiamo tanto potere di persuasione solo sulla fondazione negli USA.Quelli in Italia non ci danno retta nemmeno se gli mandi il link degli articoli. Noi non abbiamo visibilità.Chi ha insultato il giornale sono stati loro.Scrivi e protesta e fatti sentire e vieni a riferirci.
  5. Commento di Lorenzo Senzacognome - 29/11/2005 ore 22,32

    Qualcosa non torna. Ti ho chiesto, Michele, se potevi cortesemente indicarmi «quali sono i punti in cui, «NELL'INTERVISTA DEL 26 OTTOBRE con Karin Karlekar, IL QUOTIDIANO IL GIORNALE lasciò intendere scorrettamente che LA SOLA RAGIONE della valutazione di "parzialmente libero" fosse stata l'azione legale intentata nel 2004 contro due giornalisti italiani, Massimiliano Mellili (sic) e Lino Jannuzzi»».

    Ti ho poi riportato degli stralci dell'intervista in questione («La vostra situazione è simile a quella della Thailandia. ANCHE LÌ c'è un magnate che grazie alla politica controlla l'informazione pubblica e privata [...] Il vostro Paese non è del tutto libero. C'È UNA LEGGE EVIDENTEMENTE RESTRITTIVA SULLA STAMPA e in generale C'È TROPPA PRESSIONE POLITICA SUI MEDIA. Finché sarà così e FINCHÈ BERLUSCONI... [...] Le PERQUISIZIONI NEI GIORNALI. Sono misure gravi per un Paese occidentale. LA LEGGE GASPARRI. Il fatto che la famiglia BERLUSCONI CONTROLLI DUE QUOTIDIANI tra gli otto nazionali...») che rendevano retorica la mia domanda, dal momento che smentivano - puoi dimostrare il contrario? - le parole testè riportate della presunta smentita.

    E tu, invece di scusarti, cosa fai?
    Mi parli di articoli di Panorama o magari anche del Giornale, di tutt'altra data (sorvolando naturalmente sul PRIMO, quello di Manti che afferma, non smentito, che i 9 punti - quelli che da 26 a 35 - sono dovuti «ai due arresti e alla severa legge sulla stampa», ma questo è il discorso che facevamo di là) e di svariati autori.
    È tanto difficile rimanere in tema? È così forte la tentazione di cambiare il discorso, magari facendo un bel po' di comoda confusione? Boh!


    P.S. Temo di aver fatto colpo: c'è una ragazza (spero per lei) che mi segue ovunque vada...
  6. Commento di Gabriele Paradisi - 1/12/2005 ore 9,21

    Lorenzo, scusa se intervengo anch'io, ma la tua insistenza sull'aritmetica, sull'algoritmo di calcolo adottato da FH, sul punteggio da ascrivere agli arresti Jannuzzi & Melilli, sui nove punti che in realtà (scendendo al tuo livello te le feci già notare una volta...) sono solo sei, etc... etc... non se ne può proprio decisamente più!
    Come te lo dobbiamo dire che non è questo l'argomento della nostra denuncia? Come te lo dobbiamo scrivere che il "downgrade" a Partly Free è avvenuto un anno prima dei famosi arresti? Insomma Lorenzo, se non riesci a capire questa semplice cosa, cercati un Forum (ti do un suggerimento: Il Legno Storto) in cui ci sia qualcuno che apprezza la tua fiscalità e che finalmente riconosca i tuoi indubbi meriti. Ma qui da noi basta per favore.
    Perdonami non volevo essere scontroso o censorio, e mi scuso anche con Michele se ho scritto questo commento nel suo blog, ma proprio non ho resistito.
    Credimi Lorenzo se vuoi discutere su altri aspetti, esprimere la tua legittima opinione, diversa dalla nostra, sei sempre il benvenuto, ovunque. Ma continuare per settimane a ripetere lo stesso sterile argomento, senza recepire le documentate risposte che lo inficiano e che tutti noi ti abbiamo più volte dato, mi sembra veramente insostenibile.
    Scusami ancora. Ti aspetto per parlare d'altro.
    Gabriele
  7. Commento di Lorenzo Senzacognome - 1/12/2005 ore 11,10

    Con me no, l'importante è che ti sia scusato con Michele, caro Gabriele (tra l'altro, sono in attesa che tu risponda - quando ne avrai tempo, è chiaro - alle mie cinque domande sul tuo sito, all'indirizzo http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6353794#comment-16026064).
    Hai fatto bene ad esserti scusato con lui perché in questo post ti sei rivolto a me come se io stessi parlando di «downgrade», il che non è vero in assoluto (io ho sì parlato di retrocessione, ma solo per precisare delle vostre inesattezze, ed era comunque un altro post); ti sei rivolto a me convinto che io scrivessi «sull'aritmetica, sull'algoritmo di calcolo adottato da FH, sul punteggio da ascrivere agli arresti Jannuzzi & Melilli, sui nove punti, etc... etc...», mentre invece quello è semmai un altro post.

    Ripeto: ho chiesto solamente «quali sono i punti in cui, «NELL'INTERVISTA DEL 26 OTTOBRE con Karin Karlekar, IL QUOTIDIANO IL GIORNALE lasciò intendere scorrettamente che LA SOLA RAGIONE della valutazione di "parzialmente libero" fosse stata l'azione legale intentata nel 2004 contro due giornalisti italiani, Massimiliano Mellili (sic) e Lino Jannuzzi»», ed ho riportato stralci dell'intervista "incriminata". Come da te, anche qui attendo, da tempo e forse invano, risposta.
  8. Commento di Gabriele Paradisi - 1/12/2005 ore 13,05

    Caro Lorenzo
    Io ho già risposto esaurientemente alle tue 5 domande sul mio blog.
    Michele ha già risposto alla tua domanda in questo...
    Sei tu che continui a girare intorno ai termini (SOLA RAGIONE) in modo pretestuoso, in quanto credo, tu abbia capito perfettamente come stanno le cose.
    Io, su questo dettaglio, non ho più voglia di perdere tempo.
    Su altri argomenti veri, quando vuoi.
    Gabriele
  9. Commento di Lorenzo Senzacognome - 1/12/2005 ore 15,57

    Mi spiace, ma come può rilevare chiunque, sul tuo blog (http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/6353794#comment-16026064) non hai risposto ad un bel niente. Trattasi di fatto, e non opinione, per cui ti conviene evitare di insistere.

    E nemmeno Michele ha risposto: ma facciamo finta che sono io lo stupido, e che non sono in grado di comprendere Michele. Spiegami tu, per favore, in quali passi l'intervista che contiene le seguenti frasi

    - «La vostra situazione è simile a quella della Thailandia. ANCHE LÌ c'è un magnate che grazie alla politica controlla l'informazione pubblica e privata»
    - «Il vostro Paese non è del tutto libero. C'È UNA LEGGE evidentemente RESTRITTIVA SULLA STAMPA e in generale CÈ TROPPA PRESSIONE POLITICA SUI MEDIA. Finché sarà così e FINCHÈ BERLUSCONI...»
    - «LE PERQUISIZIONI NEI GIORNALI. Sono misure gravi per un Paese occidentale. LA LEGGE GASPARRI. Il fatto che la famiglia BERLUSCONI CONTROLLI DUE QUOTIDIANI tra gli otto NAZIONALI...»

    lascerebbe ad intendere che «LA SOLA RAGIONE della valutazione di "parzialmente libero" sia l'azione legale intentata contro due giornalisti italiani». Merci.
  10. Commento di Michele Diodati - 2/12/2005 ore 1,33

    Caro Lorenzo Senzacognome, ho smesso di risponderti perché mi sembra una gran perdita di tempo, visto che insisti a martello sempre sulle stesse cose, non considerando sufficienti le risposte che ti ho dato finora, le quali invece, a mio modo di vedere (e non solo, a quanto pare), dimostrano ampiamente la fondatezza di ciò che vado sostenendo nei miei articoli e nei miei commenti sulla vicenda Freedom House.

    Comunque sia, ben sapendo che anche questa risposta sarà inutile e che ritornerai immediatamente a ribattere che l'articolo di Manti dice il contrario di ciò che a me pare che dica, ti rispondo ugualmente, giusto per non dare l'impressione che voglia fare lo snob.

    E allora. Tu chiedi:

    Vorrei sapere quali sono i punti in cui, «nell'intervista del 26 ottobre con Karin Karlekar, il quotidiano Il Giornale lasciò intendere scorrettamente che LA SOLA RAGIONE della valutazione di "parzialmente libero" fosse stata l'azione legale intentata nel 2004 contro due giornalisti italiani, Massimiliano Mellili (sic) e Lino Jannuzzi».

    I punti in cui lo lascia intendere - e li ho già riportati nella mia precedente risposta, ma a te evidentemente non è bastato - sono innanzitutto il titolo, che è inequivocabile: «Jannuzzi graziato? Non lo sapevamo Allora l'Italia è libera». Poi l'attacco dell'articolo, altrettanto inequivocabile: «Se avessimo saputo che Jannuzzi è stato graziato, sareste un Paese free, libero. Il prossimo anno lo sarete sicuramente». Sulla stessa falsariga è anche la chiusura: "Jannuzzi è stato graziato dal presidente della Repubblica. Questo almeno lo avrà saputo dalle sue fonti? «No, altrimenti ci saremmo regolati diversamente. Meglio così per voi, vorrà dire che un altr'anno guadagnerete diversi posti in classifica. E sicuramente tornerete free»".

    Ora - inutile che perdi tempo a scriverle - conosco già entrambe le obiezioni che muoverai:

    1. Manti riporta correttamente nell'articolo anche quelle frasi della Karlekar che io, Lorenzo SC, ho già citato e che dicono chiaramente che in Italia c'è un problema di conflitto d'interessi del presidente del Consiglio e un problema di pressione politica sui media. Dunque non ha taciuto i fatti come stanno.
    2. Se è vero che ci vogliono 30 punti per essere dichiarati parzialmente liberi e che noi siamo passati da 26 a 35 con i 9 punti del "legal environment", è dunque corretto dire che, senza quei 9 punti, saremmo un paese libero.

    Alla prima obiezione ribatto che è certamente vero che l'articolo contiene le frasi che hai citato, ma quelle frasi sono inserite in un contesto che vuole comunicare al lettore qualcosa di molto diverso. E ci riesce benissimo: sfido infatti chiunque - a parte te, naturalmente - a leggere quell'articolo e a non ricavarne la netta impressione che l'Italia sia stata valutata come paese parzialmente libero per l'influenza determinante dell'affare Jannuzzi. Non c'è bisogno di aver frequentato la scuola di giornalismo per capire che il titolo, con i suoi caratteri cubitali, dà il tono e l'indirizzo all'intero articolo («Jannuzzi graziato? Non lo sapevamo Allora l'Italia è libera». Ma di cosa stiamo a parlare, dico io!!). Così come non c'è bisogno di aver frequentato la scuola di giornalismo per capire che l'attacco e la chiusura di un articolo sono gli elementi su cui poggia l'enfasi principale del discorso: e non a caso l'articolo si apre e si chiude ribadendo il medesimo concetto, cioè che la vicenda Jannuzzi è stata la vera palla al piede che ha affossato la libertà di stampa in Italia.

    E' molto facile far dire a qualcuno, senza inventarsi nulla, cose diverse da quelle che la persona citata pensa, semplicemente assemblando accortamente alcune citazioni estratte dal contesto di cui facevano parte. Tu per esempio, senza alterare le mie parole, potresti farmi dire il contrario di ciò che penso, e cioè che "la vicenda Jannuzzi è stata la vera palla al piede che ha affossato la libertà di stampa in Italia". In effetti l'avevo scritto appena sopra, basta andare a rileggere. Ma se rimetti la citazione nel suo contesto, ecco che il senso cambia completamente: non parlavo di ciò che penso io, ma di quello che comunicava al lettore l'articolo del Giornale del 26 ottobre.

    E' tutta una questione di taglio e cucito, insomma. Se si ha uno scopo di comunicazione ben preciso, non ci vuole niente ad assemblare i pezzi di un'intervista in modo che una frase abbia molta più enfasi di un'altra o che una frase compaia e l'altra sparisca. E' esattamente ciò che io penso che sia accaduto con l'intervista alla Karlekar pubblicata dal Giornale. Non penso che l'intervista sia stata inventata, bensì che sia stata montata ad arte, per fare in modo che il lettore ricavasse un'impressione finale completamente diversa da quella che chiunque ricaverebbe dalla lettura nuda e cruda della parte dedicata all'Italia nel Rapporto 2005 di Freedom House. E lo penso perché altrimenti dovrei concludere che la Karlekar è schizofrenica o bugiarda, avendo scritto a molte persone, me compreso, di essere stata citata male dal Giornale. E dovrei concludere, soprattutto, che il suo pensiero è in totale rotta di collisione con quanto scritto nel Rapporto 2005 di Freedom House nonché nel successivo comunicato stampa che prende le distanze proprio dall'articolo di Manti di cui stiamo parlando.

    Non volendo attribuire per forza una manipolazione volontaria al giornalista, posso immaginare che solo grossi problemi di comprensione dovuti alla lingua o un'amnesia improvvisa della Karlekar possano aver dato origine, per esempio, a un virgolettato come questo: «L'anno scorso ha pesato molto il punteggio ottenuto nel legal environment». Tale affermazione è assurda per due ragioni:

    a) visto che nell'ultima classifica - basta andare a controllare - abbiamo totalizzato 13 punti negli ambiti economico e politico e solo 9 nell'ambito legale, è clamorosamente falso asserire che «ha pesato molto il punteggio ottenuto nel legal environment». E' esattamente il contrario: ha pesato molto meno degli altri due ambiti.

    b) Dire inoltre che in quest'ultima classifica ha pesato molto il legal environment significa lasciare intendere che siamo peggiorati nell'ambito legale, il che non è vero: nel Rapporto 2004 il legal environment italiano valeva 11 punti, cioè due punti in più che nel Rapporto 2005 (e, detto per inciso, l'anno precedente non c'erano state neppure le vicende Jannuzzi e Melilli).

    Vengo infine alla seconda obiezione: quella sui 9 punti che ci avrebbero fatti trapassare da paese libero a paese parzialmente libero. Per la verità avevo già risposto anche a questo, ma hai dato segno di non aver inteso il concetto. Provo allora a ripeterlo con altre parole (magari serve a qualcun altro più disposto di te a considerare obiettivamente ciò che segue).

    Dire che senza i 9 punti del legal environment saremmo stati un paese libero è solo astrattamente vero. E' come dire: se avessi le ali e fossero sufficientemente ampie, volerei. E' quello che gli americani chiamerebbero "bullshit", una stronzata. Nel caso specifico, è un'affermazione tendenziosa, che mira a far credere a chi la legge senza soffermarsi sull'errore logico che nasconde che il legal environment, che attiene alle vicende Jannuzzi e Melilli (e alla legge Gasparri, non dimentichiamolo), abbia contato più degli ambiti economico e politico ai fini del punteggio assegnato all'Italia. Il che non è vero. Basta rifletterci un attimo. Considera il calcolo che tu stesso avevi fatto: 13 (economico) + 13 (politico) + 0 (legale) = 26 = Italia libera. Come potrebbe mai un paese inguaiato dal punto di vista del peso politico ed economico sulla libertà di stampa (26 punti), essere perfetto (0 punti) dal punto di vista delle garanzie giuridiche? Fantascienza. E inoltre: perché mai bisognerebbe partire nel fare la somma dagli ambiti economico e politico? Non è altrettanto corretto fare quest'altro calcolo: 9 (legale) + 13 (economico) + 0 (politico) = 24 = Italia libera, e concludere che, senza i condizionamenti della politica sulla libertà di stampa, saremmo un paese libero? E non è altrettanto corretto fare: 9 (legale) + 13 (politico) + 0 (economico) = 24 = Italia libera, e concludere che, senza i condizionamenti economici degli editori, i media italiani sarebbero liberi? Ti rendi conto, insomma, che non ha alcun senso dire che l'ambito legale è quello che ci ha fatto trapassare nei paesi parzialmente liberi? Riesci a capire che il medesimo ragionamento vale pari pari per gli altri due ambiti? Chi insiste a dire che, senza quei 9 punti, saremmo un paese libero, vuole tendenziosamente condizionare il lettore a dare maggiore importanza all'ambito legale rispetto agli altri due ambiti (è l'unico modo, infatti, per avvalorare la tesi che la vicenda Jannuzzi possa essere stata in qualche misura determinante).

    Con questo pongo la parola fine ai miei interventi sull'argomento. Penso che continuare a cavillare sull'interpretazione di quell'articolo attenga ormai alla paranoia più che al ragionamento intelligente.

    Buonanotte.

  11. Commento di Lorenzo SC - 2/12/2005 ore 13,17

    Oh, bravo, vedo che hai capito anche tu che è tutta una questione di onestà, dato che i fatti sono incontestabilmente quelli che ho riportato. Si tratta quindi di valutare se, letta l'intervista, questa «lasci intendere scorrettamente» blablabla «sole reason» blabla.
    Tu ti appigli al titolo e a due frasi che parlano d'altro: non parlano di cause, ma spiegano gli effetti che potrebbe avere la grazia sulla classifica, e non è la stessa cosa (anche da un punto di vista matematico, che è quello utilizzato per compilare la classifica). Tuttavia, ritengo che chiunque abbia letto l'intervista, essendosi imbattuto in frasi concentrate su un magnate che grazie alla politica controlla l'informazione, su una legge restrittiva sulla stampa, sulla troppa pressione politica sui media, su Berlusconi in persona, sulla sua famiglia che controlla due quotidiani, sulle perquisizioni nei giornali , sulla legge Gasparri (questo IL CONTESTO) certo non volterà pagina - quand'anche interpretasse "scorrettamente" (nel senso sopra precisato) il titolo e le due frasi che riporti - pensando: chi l'avrebbe mai detto, Jannuzzi e Melilli DA SOLI hanno causato la Parziale libertà.
    Eh, no.

    La signora ti ha risposto, non ti ha scritto. È ben diverso: se questo è il modo in cui tu «presenti i fatti», è chiaro che lei abbia ritenuto di essere stata mal citata. Infatti, nella lettera di smentita ufficiale nessun passaggio dell'intervista è stato contestato.

    Infine, segnalo - sembri non averlo colto - che il fine principale dell'articolo è, a mio avviso, dimostrare la superficialità con cui vengono redatte certe classifiche, non parlare di cause od effetti.

    «Astrattamente vero».
    Io ho letto quello che hai scritto, tu evidentemente non leggi me.
    Ti ho detto che dico da 26 a 35 e non da 22 a 35 perché i 26 punti, con molta buona volontà, possono essere attribuiti ESCLUSIVAMENTE a Berlusconi, come preme a molti. Gli altri no.
    Tu hai anche ribattuto (ricordi?) che dei 9 punti almeno quelli della legge Gasparri potevano riferirsi anch'essi al conflitto (hai riportato un piccolo estratto delle motivazioni). Ora, io ti posso venire incontro affermando che i 26 punti (p+e) sono TUTTI colpa di Berlusconi (tu ci credi?), però anche tu un passo verso di me devi farlo: dei 9 punti mancanti, facciamo che 2 sono per gli arresti. Ora, hai il coraggio di dire che la legge Gasparri (7 punti, quindi) coinvolga Berlusconi per 5//7? Eddài.

    Sul fatto che «un paese inguaiato dal punto di vista del peso politico ed economico sulla libertà di stampa» possa «essere perfetto dal punto di vista delle garanzie giuridiche» sia per te «fantascienza», non posso che ribatterti che invece è semplicemente matematica.
    Fantascienza è semmai - ma entreremmo nel merito della classifica, altro discorso - che venga condannato il "regime" berlusconiano perché controllando tutto non ammette voci contrarie, quando poi GLI UNICI CASI di "censura" sono quelli che vedono soccombere un senatore di regime e un giornalista che si è opposto all'opposizione.
  12. Commento di Gabriele Paradisi - 3/12/2005 ore 18,16

    Lorenzo SC
    ti invito a leggere per intera sul mio blog (http://gabrieleparadisi.splinder.com/) la risposta che mi ha inviato Angelo Panebianco, che aveva scritto il 3 novembre un articolo sul Corriere sostenendo anche lui la tesi "Partly Free = Jannuzzi".
    Riporto anche qui alcuni brani che dovrebbero farti capire cosa intendavamo quando abbiamo contestato quella campagna manipolatoria e quanto siano pretestuose le tue inutili fiscalità lessicali.
    "Per questo presi per buone le tesi del Giornale sul caso Jannuzzi";
    "...lei ha ragione e io ho avuto torto a fidarmi di quanto aveva scritto Il Giornale".
    Dunque non solo io e Michele abbiamo interpretato male Il Giornale.
    Non trovi?
    Gabriele

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  29/11/2005 alle ore 1,27.

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