Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

I comici contro la corruzione

La traduzione in italiano di un articolo pubblicato il 12 dicembre sul quotidiano britannico «The Guardian».

Titolo originale: Comics against corruption. Traduzione in italiano di Michele Diodati.

di John Hooper, lunedì 12 dicembre 2005

Didascalia:

La statua di Montesquieu a testa in giù. Oggi in Italia lo spirito delle leggi viene spesso e volentieri capovolto. Leggi e Parlamento finiscono col servire all'utilità di pochi piuttosto che al bene pubblico; nessun parlamentare condannato si sente indegno di sedere in parlamento nonostante una o più condanne accumulate; chi ha in corso processi considera il far parte di un parlamento (italiano o europeo) un utile strumento per sfuggire, almeno provvisoriamente, alle maglie della legge.

[Immagine e nota inseriti dal traduttore. Non fanno parte dell'articolo originale.]

Fai una domanda assurda e talvolta ti capita di ottenere una riposta molto rivelatrice. Poco tempo fa il comico italiano Beppe Grillo ha acquistato un'intera pagina pubblicitaria sull'International Herald Tribune per promuovere una causa che gli sta molto a cuore. In Italia non esistono misure per impedire che dei delinquenti condannati possano essere membri del parlamento. E dal momento che la classe politica italiana è ben rifornita di persone che sono state condannate per crimini commessi, è possibile trovare molte di loro sedute nel parlamento di Roma o nel parlamento europeo, intente a fare leggi che andranno ad aggiungersi a quelle che hanno violato.

Esiste, si domanda Grillo, «un'altra nazione in qualche parte del mondo in cui 23 membri del parlamento sono stati condannati per una varietà di crimini, e ai quali è ancora consentito di sedersi in parlamento e di rappresentare i loro concittadini?» (Apparentemente esiste: l'Uzbekistan.)

Per la verità, alcuni dei parlamentari sulla lista di Grillo sono stati dichiarati colpevoli di crimini che potrebbero non infastidire l'elettorato, come per esempio la diffamazione, che può essere in Italia un reato penale. Ma ve ne sono ancora in gran numero condannati per corruzione, e persino uno o due che sono stati condannati per corruzione due volte. Tutti i nomi dell'elenco di Grillo, tranne cinque, sono membri del parlamento appartenenti alla coalizione di centro destra di Silvio Berlusconi. Tredici sono membri del suo partito, Forza Italia!

Presumibilmente, lo scandalo maggiore è che persone come Grillo sono costrette ad acquistare spazi pubblicitari su giornali stranieri allo scopo di far conoscere le proprie idee ai concittadini italiani. Il blog del comico, che egli dichiara ricevere 50.000 contatti al giorno, è solo l'ultimo di una serie di tentativi degli autori satirici italiani di rimediare al fatto che a loro non è più permesso di apparire in televisione. Tutti e sei i principali canali televisivi appartengono, o devono in qualche modo rispondere, al primo ministro italiano.

Daniele Luttazzi, che scomparve tre anni fa dagli schermi nazionali dopo essere stato criticato da Berlusconi, ha portato in palcoscenico uno spettacolo satirico e ne ha fatto un DVD, il cui sottotitolo è "Bin Laden può andare in TV e io no". Sabina Guzzanti, la cui serie di trasmissioni fu annullata dalla TV pubblica RAI nel 2003 dopo la prima puntata, ha riciclato quel materiale per uno spettacolo che ha portato in tournée nel circuito dei teatri di provincia.

Dario Fo, che in realtà non ha mai abbandonato il palcoscenico, ha tratto dalla sua satira su Berlusconi un video, L'Anomalo Bicefalo (The Two-headed Anomaly), nel tentativo di raggiungere un pubblico più vasto. Grillo è stato un pioniere nel campo dei blog, seguito da Luttazzi, il cui sito comprende anche un podcast scaricabile come file MP3.

La sola eccezione alla regola, in base alla quale chiunque abbia qualcosa di cattivo da contestare al governo deve ricorrere alle soluzioni più ingegnose per poterlo dire, è Adriano Celentano. Cantautore enormemente popolare, benché ormai in là con gli anni, Celentano ha dimostrato quest'anno di avere il potere di chiedere - ed ottenere - la libertà da ogni censura.

La sua serie di quattro trasmissioni mandata in onda dalla RAI è stata l'evento mediatico dell'anno. Circa 11 milioni e mezzo di spettatori hanno guardato la prima puntata, in cui egli ha attirato l'attenzione sulla posizione di classifica del suo paese nell'annuale inchiesta di Freedom House sulla libertà di stampa. L'Italia si era piazzata al 77° posto, dietro molte nazioni in via di sviluppo. In effetti ha ottenuto lo stesso punteggio del... pensate che io stia per dire dell'Uzbekistan, non è vero? No. Non ridete. Della Mongolia.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  14/12/2005 alle ore 18,39.

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