Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Porta a porta, va in scena il potere

Persino la trasmissione di Vespa comincia ad essere pericolosa per il Cavaliere.

[Scena tratta da Porta a porta di ieri]Sapevo che avrei sofferto, ma l'ho fatto lo stesso: ieri sera ho guardato Porta a porta. E' una cosa che non faccio mai, per mere ragioni di profilassi, così come evito di fumare, di ubriacarmi e di assumere droghe. L'ho fatto per una forma di dovere civico di autoinformazione: sapevo che Berlusconi sarebbe stato l'ospite principale della serata e volevo quindi assistere di persona alla performance del Presidente del Consiglio sullo stato di attuazione del nuovo miracolo italiano. La puntata si preannunciava infatti ghiotta: il famoso "contratto" con gli italiani è stato rispettato oppure no?

Naturalmente, nel perfetto stile "equilibrato" del salotto di Vespa, a dibattere sull'importante quesito non era stato invitato alcun rappresentante politico del centro-sinistra. Non dico Prodi, che pure qualche titolo per essere lì l'avrebbe avuto, ma non c'erano neppure un Fassino, un Rutelli, un D'Alema, un Di Pietro, un Bertinotti, un Pecoraro Scanio o un Boselli, per provare a mettere in difficoltà il Cavaliere. Ma, si sa, quando c'è Berlusconi in televisione, gli ospiti vengono attentamente selezionati, per ridurre al minimo la possibilità che possano dire qualunque cosa risulti sgradita al premier.

Così il peso del contraddittorio è caduto tutto sulle spalle di tre direttori di giornale, Marcello Sorgi de La Stampa, Antonio Polito de Il riformista (o "Il riformatorio", come preferisce chiamarlo Marco Travaglio) e, in collegamento esterno, Vittorio Feltri, direttore di Libero. A completare il "gruppo di fuoco", c'erano anche Luigi Angeletti, segretario della UIL, il sondaggista Renato Mannehimer, chiamato da Vespa quasi a fine trasmissione, e, in collegamento esterno, l'imprenditore Diego Della Valle.

[Scena tratta da Porta a porta di ieri]Sorgi e Polito, come c'era da aspettarsi, hanno assunto fin dall'inizio il ruolo incisivo della carta da parati: in religioso silenzio, del tutto incapaci di arginare la logorrea di Berlusconi. Neppure Feltri riusciva a interloquire, e Vespa, come al solito, si limitava a ronzare intorno al premier, guardandosi bene dal mettere in difficoltà il Cavaliere con una qualsiasi delle numerose domande che un giornalista degno di questo nome non avrebbe perso l'occasione di porre, soprattutto essendo il padrone di casa. Di giornalisti potenzialmente pericolosi neppure l'ombra: un Eugenio Scalfari, un Marco Travaglio, un Ezio Mauro, un Giorgio Bocca sarebbero stati visti come il fumo negli occhi e perciò, "giustamente", non c'erano.

Sembrava prospettarsi, insomma, per Berlusconi il solito spottone elettorale: un fiume in piena di cifre trionfali, snocciolate a memoria o leggendole dagli immancabili foglietti che il Presidente del Consiglio usa a mo' di vangelo, ogni volta che va in televisione per la periodica presa per i fondelli a danno del popolo bue e teledipendente. Stavolta, però, qualcosa si è inceppato nel meccanismo perfettamente oliato dei salotti vespiani.

Quando finalmente Diego Della Valle è riuscito a dire due parole di fila, ha messo inopinatamente Berlusconi al tappeto in pochi secondi: «Io sarei più contento come cittadino se tu venissi a dire: alcune cose le abbiam potute fare, altre no, per questi motivi. Io Berlusconi ho sbagliato una serie di cose, che sono le seguenti. Perché se tu continui a dire che non ne hai sbagliata nessuna, in cinquanta milioni di case adesso gli italiani sorridono, perché in ogni casa almeno una cosa l'hai sbagliata. Ti assicuro che la vita è dura. Quindi noi abbiamo bisogno che chi ci governa oggi e chi ci governerà domani, ci dia la credibilità di stare al nostro fianco. Se io ti vedo arrivare con un foglietto dove fai quattro disegnini, mi cascan le braccia, capito?»

[Scena tratta da Porta a porta di ieri]Lesa maestà! Nello studio è calato un silenzio carico di tensione. Berlusconi ha cominciato a farfugliare qualcosa a proposito del suo imbarazzo per un collega imprenditore abbassatosi - a suo dire - fino a un simile livello di demagogia. Ma gli ci sono voluti alcuni minuti per riprendersi dal colpo, che evidentemente non si aspettava, e per prorompere in un'invettiva delle sue, mirata a colpire Della Valle, ma attraverso il solito paradossale argomento dell'informazione che sarebbe tutta nemica, con giornali e televisioni completamente in mano alla sinistra, che non informerebbero adeguatamente il pubblico dello straordinario lavoro svolto dal suo governo. Alla fine dell'invettiva, la rabbia ha completamente accecato il Cavaliere, portandolo a sfidare Della Valle ad un confronto diretto, dal quale il presidente della Fiorentina - ha urlato Berlusconi - sarebbe uscito immancabilmente con le ossa rotte. Vespa ha pensato bene di non perdere l'occasione di chiedere a Berlusconi il permesso di organizzare un simile confronto diretto con Della Valle, rendendo con ciò palese a tutti che, quando c'è di mezzo l'attuale Presidente del Consiglio, gli ospiti non li sceglie lui (intendo Vespa).

Ieri però non era serata per Berlusconi. Anche Feltri, quando finalmente Vespa gli ha concesso di parlare (era ormai notte inoltrata), ha pensato bene di attaccare il Presidente del Consiglio, contestandogli con veemenza la seguente, strana anomalia: quando si tratta di far votare dal Parlamento una legge che riguarda direttamente i casi del Cavaliere, allora la maggioranza si riscopre magicamente compatta e vota come un sol uomo, facendo approvare la legge in men che non si dica; quando invece si tratta di votare leggi che non riguardano direttamente Berlusconi, come per esempio quella che dovrebbe eliminare i reati d'opinione, molto cara a Feltri, allora le cose cambiano; cominciano i distinguo tra gli alleati, e l'iter della legge rimane bloccato tra le maglie del Parlamento, senza che Berlusconi muova un dito per sbloccare la situazione. Quoque tu, Vittorio! Il Cavaliere si è visto attaccato addirittura dal direttore di un giornale della sua stessa parte politica e ha perso le staffe una seconda volta: è un'infamia - ha detto - che si parli di leggi ad personam. Io non ho mai approfittato di una legge votata dal Parlamento. Tutte le leggi sono state approvate nel solo interesse dei cittadini!

[Scena tratta da Porta a porta di ieri]La cosa straordinaria - e la vera ragione che mi ha spinto a scrivere questo resoconto - è che nessuno in studio, dico nessuno, ha avuto il coraggio di contestare apertamente e con forza a Berlusconi le tante inesattezze di cui ha infarcito le sue invettive. Ha attaccato la sinistra, dicendo che nella passata legislatura non ha concluso nulla di buono per il Paese, salvo lasciare buchi di bilancio e tasse in quantità industriale, mentre in questa legislatura non fa altro che diffondere un catastrofismo del tutto infondato, dal momento che l'Italia è un paese ricco, dove tutti hanno l'auto e il telefonino; ha attaccato i giornali e la televisione, dicendo che l'informazione, persino quella sulle sue reti, è tutta in mano alla sinistra; ha negato che questo Parlamento abbia votato leggi ad personam e, soprattutto, che lui ne abbia mai beneficiato; ha attaccato i sindacati perché scioperano continuamente contro il governo di centro-destra, ma non scioperarono altrettanto contro il precedente governo di centro-sinistra; ha attaccato i sondaggisti, rivolto a Mannheimer, perché inventano i risultati dei sondaggi; ha attaccato i comici, perché attaccano solo lui anche quando è all'opposizione e fanno credere agli italiani che il suo governo non abbia realizzato alcun punto del suo programma. Insomma ce n'era abbastanza perché tutti i presenti insorgessero, ognuno per la parte che gli competeva, usando almeno altrettanta vis polemica di quella usata da Berlusconi per perorare le proprie ragioni.

Invece niente, calma piatta. Sorgi e Polito, con un filo di voce, riuscendo a stento a infilare una parola ogni mille di Berlusconi, si sono quasi scusati del fatto che i loro giornali, per quell'antico retaggio di riempire le pagine con qualcosa che assomigli a notizie, sono costretti a non tacere agli italiani se la gente rimane imbottigliata in autostrada tutta la notte per una nevicata o se l'Italia si spezza in due, a causa di un tir rovesciato sull'autostrada. Certo, ciò rischia di vanificare la percezione di un paese in avanzata tambureggiante verso un futuro di infrastrutture meravigliose, garantite dalle infinite grandi opere cantierate da questo governo; ma loro, poveri direttori di giornale, che colpa ne hanno? Angeletti, dal canto suo, avrà parlato sì e no trenta secondi, cercando, con voce imbarazzata e frasi incerte, di convincere Berlusconi, senza alcuna speranza di successo, che il governo non ha mantenuto alcune importanti promesse fatte ai sindacati. Mannheimer, infine, è passato senza lasciare traccia: entrato quasi a fine puntata e lasciato in piedi come uno scolaretto mentre Berlusconi continuava imperterrito a parlare e a monopolizzare l'attenzione incurante dell'entrata in studio del nuovo ospite, il sondaggista ha alla fine snocciolato rapidissimamente un paio di cifre, con Vespa che, impietosamente, le interpretava al posto di Mannheimer, parlando sul tabellone apparso in sovraimpressione.

[Scena tratta da Porta a porta di ieri]Cosa dedurre da tutto ciò? Innanzitutto che Berlusconi, quando interviene a trasmissioni come quella di Vespa, gode di un grande vantaggio: la possibilità di parlare a tempo indeterminato, interrompendo di continuo gli interlocutori anche quelle rare volte che riescono a prendere la parola. Ciò gli è consentito da vari fattori: innanzitutto dalla condiscendenza del conduttore, ben disposto a fare da tappezzeria, lasciando che il Presidente del Consiglio parli per interi quarti d'ora senza interruzione e che possa permettersi poi di interrompere gli altri, non appena quelli cominciano a loro volta a parlare; in secondo luogo, dalla sua prorompente logorrea: Berlusconi possiede una capacità quasi sovrumana di parlare a mitraglia, passando insensibilmente da un argomento all'altro e mantenendo sempre la concentrazione insieme con un tono di profonda convinzione e sicurezza in tutto ciò che dice, fosse anche la corbelleria più clamorosa; in terzo luogo, per il timore reverenziale che attanaglia la maggior parte dei suoi interlocutori (evidentemente scelti proprio per questa ragione), i quali si dimostrano assolutamente incapaci di difendere le proprie ragioni per un tempo e con una convinzione anche solo lontanamente paragonabili ai tempi e alla convinzione impiegati da Berlusconi. In simili condizioni, la presenza del Cavaliere in trasmissione non è più percepita dal telespettatore come parte di un dibattito politico paritario, ma come un vero e proprio comizio, nel quale Berlusconi riesce ad apparire come vittima di offese e di ingiustizie, anche quando è lui che, come spesso avviene, offende e prevarica.

[Scena tratta da Porta a porta di ieri]Naturalmente un'arma per contrastarne l'arroganza esiste ed è molto efficace. E' quella usata da Diego Della Valle: trattarlo da pari a pari, senza alcun timore reverenziale. Della Valle gli ha dato per primo e pubblicamente del tu, forte evidentemente di una passata familiarità. Già questo ha tolto Berlusconi dal piedistallo. Poi gli ha formulato in modo spietato e tagliente la sua critica (come ha fatto del resto anche Feltri, nonostante navighi dalla stessa parte politica). Quando il Presidente del Consiglio si sente attaccato, quando avverte che il comizio è momentaneamente interrotto dalla presenza di un avversario vero, perde la lucidità. Come tutte le persone piene di sé, non è in grado di accettare le critiche con tranquillità: le considera immancabilmente affronti personali. Non rientra nella sua mentalità concedere all'avversario il diritto di pensarla diversamente e di criticare pubblicamente il suo operato e quello del suo governo: la democrazia e il liberalismo, professati a parole, non fanno parte in realtà del suo bagaglio, almeno a giudicare dalla violenza delle invettive in cui prorompe contro chi osa muovergli appunti (e contro l'immancabile sinistra, anche quando è assente).

Sotto attacco, Berlusconi si trasfigura anche fisicamente. Vedendolo ieri a Porta a porta, mi è sembrato di rivedere lo stesso occhio destro semichiuso, quasi tumefatto, esibito quando fu costretto ad ammettere in televisione la sconfitta elettorale, nell'ormai lontano '96. Anche le argomentazioni diventano meno chiare: le parole gli escono ingarbugliate, le cifre delle sue trionfali statistiche sembrano nascondersi in qualche recesso della memoria. L'unico problema è stanarlo: riuscire a rimuovere la cortina di protezione fornitagli da salotti televisivi per lo più privi di avversari degni di questo nome. Speriamo che nei prossimi tre mesi abbia il coraggio di affrontare confronti televisivi alla pari. Penso che gli italiani abbiano il diritto di vederlo discutere con avversari politici del suo stesso livello, non con i soliti sparring-partner compiacenti. Il voto degli elettori bisognerebbe guadagnarselo senza ricorrere al gioco sporco.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Andrea Paiola - 25/12/2005 ore 11,27

    Ottimo articolo. Berlusconi direbbe che sei un comunista e che porti sfiga.

    Ieri finalmente son riuscito a vedere Viva Zapatero.
    La situazione del giornalismo italiano fa veramente pena.
    La situazione della libertà di parola in Italia fa pena.

    Porta a porta non lo disdegno perchè non lo considero giornalismo. Fanno più vero giornalismo quelli di Striscia la nostizia.
    Il problema è che Porta a porta è quasi l'unica trasmissione che parla un po' di cosa succede in Italia.

    La parte in cui a Berlusconi si dava del tu l'ho vista su Blob e le sue risposte mi fanno sempre sorridere. Non risponde alle domande, lui insulta tranquillamente e gli altri stanno bene attenti a non difendersi con la dovuta aggressività.

    Si è visto cosa succede a chi prova a dire in tv (e sulla stampa) verità scomode alla grande B.
    Semplicemente scompare: non può più fare il suo lavoro.

    Dalle minacce fisiche si è passati a quelle psicologiche. Ora in Italia i giornalisti non possono fare il loro lavoro: questo deve essere chiaro e deve essere una premessa a qualsiasi discusione futura, sennò si rischia di piangere semplicemente sul latte versato.

    Sito Viva Zapatero
    Altro sito su Viva Zapatero
    ciao,
    Andrea.
  2. Commento di Michele Diodati - 25/12/2005 ore 12,10

    Grazie per l'apprezzamento all'articolo. E' evidente che Berlusconi mi classificherebbe immediatamente come comunista, non potendo concepire che qualcuno che abbia idee liberali possa credere che il grande problema dell'Italia sia proprio Berlusconi.

    Ho visto anch'io Viva Zapatero! e concordo con le tue osservazioni. Siamo in un vero e proprio regime, tanto più subdolo quanto più le censure e le epurazioni sono mascherate e nascoste al pubblico, grazie alla propaganda selvaggia degli organi di informazione (ogni riferimento alle due ore e dieci di diretta televisiva per la conferenza di fine anno di Berlusconi è puramente voluto).

    La situazione è molto pericolosa, soprattutto perché il controllo sull'informazione è reso possibile dal servilismo tipico degli italiani. Sono molto pochi quelli che riescono a ribellarsi al giogo dei partiti. La sinistra è pienamente complice di questa situazione. I posti chiave occupati da alcuni suoi esponenti, vedi la Annunziata prima e Petruccioli poi alla presidenza della RAI, sono solo fumo negli occhi, che serve a permettere all'attuale maggioranza di governo di vantare il "merito" di aver concesso la presidenza della RAI all'opposizione.

    Bisogna conoscere i fatti per capire (e quindi leggere Travaglio, Veltri, Beha) e, soprattutto, ognuno nel suo piccolo deve avere il coraggio di non sottomettersi all'influenza dei potenti.
  3. Commento di Andrea Paiola - 25/12/2005 ore 20,01

    ognuno nel suo piccolo deve avere il coraggio di non sottomettersi all'influenza dei potenti.
    Come si dice anche in Viva Zapatero i singoli e le piccole testate non hanno la possibilità di difendersi da richieste di risarcimenti miliardari.
    La Legge viene usata ancora una volta per fini personali.
  4. Commento di Michele Diodati - 26/12/2005 ore 10,10

    Tu scrivi:

    Come si dice anche in Viva Zapatero i singoli e le piccole testate non hanno la possibilità di difendersi da richieste di risarcimenti miliardari.
    La Legge viene usata ancora una volta per fini personali.

    Attenzione però a non confondere i piani. Consideriamo la querela miliardaria di Berlusconi a Luttazzi e Travaglio per la trasmissione Satyricon del 2001: non è stata un uso della legge a fini personali, come lo sono state invece varie leggi ad personam varate da questo Parlamento. A me sembra che sia stata più che altro un tentativo d'intimidazione, che non è sfociato in una sentenza favorevole, grazie proprio alla legge. Il giudice ha assolto Luttazzi e Travaglio, condannando chi li ha citati a pagare tutte le spese. Anche Santoro ha vinto tutti i contenziosi con la RAI, seguiti alla sua epurazione.

    Finché non cambieranno la Costituzione eliminando la libertà del cittadino di esprimere con qualsiasi mezzo le proprie opinioni, difficilmente si troverà un giudice che non rigetterà querele che tendono semplicemente a mettere il bavaglio alla satira e all'informazione per fini personali. In questo caso la legge aiuta ancora la libertà, non quelli che vogliono privarci della libertà per continuare a fare i loro porci comodi. Non bisogna dunque spaventarsi per una querela miliardaria, se si ha la certezza di non aver violato la legge. Altrimenti si fa il gioco degli intimidatori.

  5. Commento di Andrea Paiola - 27/12/2005 ore 14,33

    I tentativi di intimidazione tramite querela hanno anche un effetto reale antecedente il verdetto finale che non si può non tenere in conto.
    Mesi o anni passati in tribunale e spese processuali mica da ridere.
    Il nome diffamato (l'ombra del sospetto e gli attacchi veri e propri) sui giornali e così via.
  6. Commento di Michele Diodati - 27/12/2005 ore 14,58

    Non lo metto in dubbio: proprio perché hanno conseguenze reali, le querele miliardarie sono un valido atto d'intimidazione. L'unica cosa che contesto è che le querele di cui parliamo siano state un uso della legge a fini personali. La legge - come hanno dimostrato le sentenze contrarie - è (per ora) di parere opposto alle intenzioni dei querelanti.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  20/12/2005 alle ore 18,29.

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