Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Croce del sud

La traduzione in italiano della parte intitolata «Southern cross», alle pagine 15-17 dell'inchiesta sull'Italia («Addio, dolce vita»), pubblicata su «The Economist» del 26/11/2005.

Cosa si può fare per renderla più sopportabile

È facile pensare a paesi europei che hanno difficoltà con le loro regioni. C'è la Spagna, con le aspirazioni indipendentistiche di baschi e catalani; la Germania, con una Baviera aggressivamente autonoma e un Est depresso; forse la Francia, con la Corsica e poche altre sacche d'indipendentismo. Ma l'Italia figura nell'elenco raramente, dal momento che non soffre di un serio o violento separatismo (persino il discorso della Lega Nord di una secessione della "Padania" è in realtà solo un modo di fare pressione per ottenere una maggiore devoluzione regionale, non per l'indipendenza). Tuttavia l'Italia ha un problema regionale che è per certi versi più serio di ogni altro: il suo Sud, o Mezzogiorno, con la sua economia cronicamente sofferente [1].

Nello scorso decennio sono stati dati alle regioni italiane significativi poteri supplementari e bilanci sostanziosi (in particolare per la sanità), in larga misura in risposta alle richieste della Lega Nord. Le città hanno eletto sindaci, alcuni dei quali - come Walter Veltroni a Roma - sono figure di rilievo nazionale. Il governo recentemente ha portato avanti una serie di cambiamenti costituzionali, ora approvati da entrambe le camere del parlamento, per dare alle regioni ancora più poteri su istruzione e servizi sociali.

Si dice che questo sia stato il maggiore cambiamento apportato alla Costituzione italiana in 50 anni. Ma l'opposizione di centro-sinistra è contraria, e la legge di riforma ha bisogno di un referendum confermativo, che si terrà probabilmente dopo le prossime elezioni. Inoltre, non riesce a risolvere quello che è sempre il problema più complicato di qualsiasi devoluzione di poteri: i soldi. Le Regioni e le Province controllano alcune tasse, ma una delle più importanti di queste, l'IRAP, è una forma di tassazione locale sul valore aggiunto delle attività d'impresa, che è di dubbia legalità secondo i trattati UE e deve essere abolita. Ad oggi, una gran parte dei soldi delle Regioni continuerà a venire da assegnazioni del governo centrale. Questa è una ricetta sicura per produrre duplicazioni, sprechi e spese inspiegabili, e può rendere le già disordinate finanze italiane ancor più difficili da controllare.

Anche così, se progettato accortamente, un maggiore federalismo sarebbe una buona cosa in un paese ricco di differenze, unificato da meno di 150 anni. Il Piemonte e il Veneto sembrano totalmente diversi dalla Puglia o dalla Sicilia. Il federalismo inoltre accontenta la Lega Nord e i suoi sostenitori. Ma non farà granché per il Mezzogiorno. I due grandi problemi del Sud Italia sono un'economia scarsamente produttiva, troppo dipendente dal settore pubblico, e una corruzione e un crimine organizzato pervasivi. Questi problemi non possono essere risolti dando semplicemente alle regioni maggiore autonomia. Per molti versi, l'Italia, che era una realtà composita, è ora divisa in due: 37 milioni di ricchi che vivono nel Nord, e 20 milioni di abitanti, molto più poveri, al Sud.

In cerca di una cura

[Panni stesi ad asciugare tra i palazzi]
Fonte: The Economist

Nel corso degli anni, sono state prescritte molte cure per l'economia meridionale. La prima fu l'emigrazione: una quota sproporzionata di emigranti italiani alla fine del 19°e ai primi del 20° secolo veniva dal Sud. Un gran numero di meridionali si stabilì inoltre al Nord per lavorare nei nuovi impianti automobilistici e nelle fabbriche. Ma anche se l'emigrazione può produrre un flusso di rimesse, allontana la parte più brillante e più attiva della forza lavoro e non fa nulla per creare un'economia dinamica nei luoghi di provenienza.

In ogni caso, il Sud affronta ora un problema di migrazione completamente diverso: l'enorme numero di immigranti illegali che tentano di entrare nel paese dall'Africa settentrionale attraverso il Mediterraneo. Molti di loro arrivano su carrette del mare, sperando di sbarcare sulle isole di Lampedusa o Pantelleria. L'Italia è meno abituata a gestire l'immigrazione, legale o illegale, rispetto alla maggior parte degli altri paesi dell'UE; per molti anni ha permesso agli stranieri di entrare abbastanza liberamente, fidando che la maggior parte fosse solo di passaggio, avendo come propria destinazione finale la Germania o qualsiasi altro paese del Nord Europa. Ma come membro del gruppo di Schengen [2], che non ha confini interni, l'Italia ora è stata costretta a rafforzare i propri controlli, specialmente al Sud. Per ironia della sorte, ciò si verifica mentre la popolazione del paese sta riducendosi e si dovrebbe cercare - come il resto d'Europa - di avere più immigranti, non meno.

Il secondo tentativo di guarire i guai economici del Sud venne nella forma di investimenti in stabilimenti industriali, spesso di proprietà statale. Tra questi vi furono giganteschi stabilimenti siderurgici e chimici, l'impianto automobilistico Alfa Sud, cantieri navali e altro. Si parlò di questi impianti come di "cattedrali nel deserto". Soffrirono di produttività cronicamente bassa, produzione di scarsa qualità e costi relativamente alti, come pure della crescente concorrenza da parte di altri paesi. La maggior parte di essi è stata chiusa nel corso degli ultimi tre decenni.

La terza ricetta fu di incoraggiare le piccole imprese a stabilirsi o a traslocare al Sud, per replicare il successo raggiunto al Nord. Il napoletano, specialmente l'area vesuviana, è costellato di piccole imprese tessili, molte delle quali praticano forme di sfruttamento analoghe a quelle delle imprese asiatiche. Più a Sud, la Basilicata ha molti piccoli mobilifici. Ma l'intero Mezzogiorno sta soffrendo per la concorrenza cinese a basso costo. E questa non è una regione famosa per il forte spirito imprenditoriale o per la flessibilità del mercato del lavoro. Una delle ragioni principali per cui la disoccupazione è così alta è che i salari tendono a essere stabiliti a livello nazionale, quando in realtà dovrebbero essere molto più bassi al Sud [3]. In una regione che ha poco rispetto per la legge, è grande, poi, l'economia sommersa.

Didascalia:

Vai alla versione ingrandita del grafico, che mostra i tassi di disoccupazione, il numero di abitanti e il reddito pro capite di ciascuna regione italiana.
Fonte: The Economist

La situazione, comunque, non è del tutto senza speranza. Gianfranco Miccichè, il ministro per il Mezzogiorno del governo italiano richiama l'attenzione su rapporti successivi di OCSE e FMI che hanno riconosciuto che l'amministrazione pubblica nel Sud sta migliorando. Afferma pure che il divario della disoccupazione rispetto al Nord va restringendosi: nel 2001, dice, la disoccupazione nel Sud era al 21%, ma da allora è scesa ad appena il 14%. Nello stesso periodo, aggiunge, il tasso di utilizzo dei fondi UE regionali disponibili è aumentato da un misero 40% a pressoché il 100%. Sembra che le regioni orientali stiano facendo meglio di quelle occidentali. I problemi maggiori sono concentrati ora in Campania, Calabria e Sicilia.

Il Sud non è privo di industrie e città di successo. Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino, riconosce che la città ha patito nell'ultimo decennio la perdita di industrie di base, ma indica l'aerospaziale e l'alta tecnologia [4] come aree di crescita. L'università di Napoli ha un'alta reputazione per le scienze ingegneristiche. Ammette che l'immagine di Napoli ha bisogno di una "rivitalizzazione", ma la ripresa che è stata messa in moto nel 1994 dal suo predecessore, Antonio Bassolino, è continuata. Le infrastrutture cittadine stanno migliorando e l'economia locale si è ripresa dal quasi fallimento della sua banca più importante, il Banco di Napoli, che ora fa parte di San Paolo IMI.

Due secoli fa Napoli era una delle più grandi città d'Europa e la capitale di un regno prospero (donde il venerabile Banco di Napoli, che batteva moneta). La sua posizione sotto il Vesuvio è spettacolare, il suo Museo Archeologico [5] insuperabile e il teatro lirico di San Carlo [6] rivendica d'essere il più antico d'Europa. Napoli dovrebbe sorpassare facilmente certe altre città mediterranee come Barcellona nel turismo e nell'attirare investimenti. Tuttavia Barcellona, sospinta dai Giochi olimpici del 1992, ha lasciato Napoli nella polvere. Bassolino, ora presidente della Regione Campania, fece del suo meglio nel 1994 perché la sua città ospitasse il G7, ma l'eredità è durata ben poco. Napoli è potuta scampare alla profonda palude in cui si trovava 15 anni fa, ma la città deve ancora fare molto per colmare il divario.

Forse il suo problema più grande è la cattiva fama che le deriva dal crimine violento e dalla corruzione. L'anno scorso fu colpita da un'ondata di uccisioni legate alla malavita e alla droga. Anche se la polizia sembra averle fermate, la Camorra [7] (la versione napoletana della Mafia) rimane potente. Si approfittò dei fondi destinati a soccorrere Napoli dopo il terremoto del 1980. Se si vuole sapere perché le strade di Napoli e le strade sul Vesuvio sono coperte di spazzatura, la risposta va cercata nella criminalità organizzata.

E la Camorra non è da sola. La Calabria ha la 'Ndrangheta [8], quello che si ritiene il più duro e impenetrabile dei gruppi criminali meridionali. Si crede che sia stata responsabile dell'assassinio del vicepresidente [9] della Regione, avvenuto il mese scorso, anche se non è stato ancora scoperto nessun chiaro movente. Berlusconi è stato criticato pesantemente per non aver preso posizione contro quell'attacco e per non aver partecipato al funerale [10]. Sia il presidente italiano, Carlo Azeglio Ciampi [11], sia il leader dell'opposizione, Romano Prodi, c'erano.

Cosa Nostra all'opera

E c'è poi la Mafia [12] in Sicilia. Di tutti i gruppi italiani di criminalità organizzata, la Mafia è quello che ha sfidato più direttamente lo Stato negli ultimi 20 anni. La sfida è stata respinta in parte, grazie al valore di una schiera di impegnati e laboriosi magistrati di Palermo. Molti mafiosi di spicco sono stati condannati e incarcerati, spesso sulla base di confessioni di pentiti, i primi affiliati alla Mafia che hanno scelto di collaborare con la giustizia. Tuttavia il prezzo è stato terribile. Fuori dal Palazzo di Giustizia di Palermo c'è un monumento commemorativo ai 12 magistrati siciliani che sono stati assassinati a partire dagli anni '80 [13].

I magistrati non sono stati certo subissati di aiuti da Roma. Un ex primo ministro (democristiano), Giulio Andreotti, è stato processato, ma non condannato, per complicità con la Mafia; la Corte d'Appello affermò che si era comportato con essa in modo semplicemente "amichevole" [14]. Marcello Dell'Utri [15], uno stretto collaboratore di Silvio Berlusconi, che fu intimamente coinvolto nella costruzione di Forza Italia, è stato condannato per lo stesso delitto, benché abbia presentato appello. I magistrati di Palermo credono che la Mafia, indebolita alla fine degli anni '90, sia divenuta più forte negli ultimi quattro anni, in parte perché Berlusconi e i suoi amici hanno minato il lavoro della magistratura [16].

La Mafia certamente aumenta il costo di fare affari in Sicilia. Tuttavia, come altrove nel Mezzogiorno, le sfide più serie sono l'economia e l'alta disoccupazione. Secondo quanto sostiene Pietro Busetta [17], un economista di Palermo, la Sicilia ha 5 milioni di abitanti, ma solamente 1 milione di impiegati, replicando il generale problema meridionale (e italiano) di un tasso di partecipazione alla forza di lavoro troppo basso [18]. Busetta attribuisce grande importanza al progetto approvato recentemente dal governo Berlusconi di cominciare la costruzione di un discusso ponte [19] sullo stretto di Messina, che collegherà la Sicilia e la Calabria. I critici lo considerano un'opera inutile [20], da cui trarranno grande profitto alcune società di costruzioni e, senza alcun dubbio, la Mafia e la 'Ndrangheta [21].

Una cosa sulla quale la Sicilia dovrebbe lavorare molto più intensamente è la sua industria turistica [22]. L'isola dovrebbe essere il gioiello del Mediterraneo. Ha un clima superbo, un paesaggio meraviglioso, un vulcano attivo, spiagge deliziose e cibo e vino eccellenti. I suoi ingenti tesori culturali vanno dai templi e teatri greci di Segesta, Agrigento e Taormina, straordinariamente ben conservati, alla bellezza barocca di Catania e Noto. Persino la tradizione della Mafia potrebbe attirare turisti in luoghi come Corleone. E tuttavia, si lamenta Busetta, la Sicilia ha di gran lunga meno turisti di Ibiza e circa lo stesso numero di Malta.

La Sicilia è un paradigma per quello che non va nel Mezzogiorno, e per la verità in tutta l'Italia. Possiede un distretto dell'alta tecnologia vicino Catania [23] e delle buone università. Ma la sua industria turistica e tutta la sua cultura dei servizi sono sottosviluppate. Lo stesso vale per il Sud nel suo insieme, una regione che avrebbe dovuto trarre almeno lo stesso profitto della Spagna dal boom del turismo europeo, verificatosi negli ultimi 40 anni. In un modo molto italiano, ha invece manifestamente fallito di realizzare il suo pieno potenziale.

Note del traduttore

[1] Nella prima pagina del recentissimo saggio Mediterraneo del Nord. Un'altra idea del Mezzogiorno di Nicola Rossi per Laterza, si coglie l'eco delle inchieste di The Economist: «Il Mezzogiorno d'Italia è oggi il luogo dove - più che altrove, più che in altri comparti o settori - più significativo e imperdonabile è lo spreco di risorse pubbliche. Dove - al di là delle intenzioni, spesso nobili, di tanti - lo sforzo collettivo ha raggiunto dimensioni inusitate senza conseguire risultati apprezzabili. [...] Sotto tutti i principali punti di vista, il Mezzogiorno è e rimane, oggi come ieri, il "malato d'Italia". La differenza - se se ne vuole trovare una, e non piccola - è che oggi, diversamente da ieri, l'Italia è il "malato d'Europa"» (fonte: lavoce.info)

[2] Con l'espressione gruppo Schengen ci si riferisce a quei paesi europei che, aderendo all'accordo di cooperazione e alla Convenzione di Schengen, hanno stabilito di abolire progressivamente i controlli ai confini, per creare uno spazio comune per la libera circolazione delle persone e contemporaneamente coordinare la lotta al traffico di armi e di droga.

[3] Oggi si ritorna a parlare delle cosiddette gabbie salariali (si legga E Maroni rispolvera le gabbie salariali, su La stampa). Si ricorda che la questione fu, insieme alla rivendicazione della riduzione dell'orario di lavoro e dei diritti poi riconosciuti nello Statuto dei lavoratori, alla radice delle durissime proteste sindacali della fine degli anni '60. L'acme fu raggiunto con il famoso autunno caldo, ancora ricordato come il momento di massimo scontro sociale nell'Italia del dopoguerra, culminato con la strage di Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969. Per una ricostruzione storica si legga l'articolo La lezione del processo infinito di Gerardo D'ambrosio, su L'Unità.

[4] Si legga l'articolo Aerospaziale. Prove di sistema di Salvatore Vescina, nella rivista di geoeconomia Emporion.

[5] Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

[6] Teatro di San Carlo.

[7] Si legga l'articolo Camorra, alle radici del male di Simone Accetta, pubblicato su Narcomafie, sito web del mensile di informazione, analisi e documentazione dell'associazione Gruppo Abele.

[8] Si legga il dossier sulla 'Ndrangheta pubblicato nel 2004 da Narcomafie.

[9] Francesco Fortugno, assassinato a Locri il 16 ottobre 2005. Si legga un resoconto dei fatti sul sito web crotoniate Aeralocale.

[10] L'articolo Ma la vedova accusa il governo "Da Berlusconi neppure una parola" di Davide Carlucci su La Repubblica inizia così: «Non è una polemica, la sua: è una constatazione. "Non sono stata raggiunta da alcun messaggio del presidente del Consiglio". Ciampi, invece, è stato "molto affettuoso, un padre [...]"». Nella conclusione di un altro articolo, di Giuseppe D'avanzo, si legge il grave rimprovero di Agazio Loiero, presidente della Regione Calabria, che conclude così: «Berlusconi ha fatto una mossa sbagliata e non conveniente. Sbagliata perché era dovere del presidente del Consiglio essere qui accanto a noi. Non conveniente perché anche i calabresi votano e quest'indifferenza è stato uno schiaffo per tutti i calabresi, anche per chi vota Forza Italia. E infine pericolosa perché lancia agli assassini un messaggio rassicurante come se, in fondo, non ci si preoccupasse più di tanto degli assassinati o degli assassinandi perché la Calabria è, appunto, un mondo a parte». Silvio Berlusconi ha replicato alla vedova di Fortugno con queste parole: «Ho inviato un messaggio e Pisanu, cosa doveva fare di più il governo?»

[11] Il messaggio di cordoglio del presidente Ciampi, e la sua dichiarazione ufficiale.

[12] La mafia, nella lezione online di Salvatore Lupo, saggista e docente di Storia contemporanea presso la Facoltà di scienze politiche dell'Università di Catania.

[13] Tra il vecchio e il nuovo edificio del Palazzo di Giustizia di Palermo c'è uno spazio monumentale al quale l'amministrazione comunale ha dato il nome di "Piazza della Memoria"; essa è delimitata da tre gradoni in marmo di Billiemi, sul più alto dei quali grandi lettere d'acciaio compongono i nomi dei magistrati appartenenti al distretto di Palermo caduti nella lotta antimafia, e la data in cui furono uccisi; sono Pietro Scaglione, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Gian Giacomo Ciaccio Montalto, Rocco Chinnici, Alberto Giacomelli, Antonino Saetta, Rosario Livatino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino. Undici nomi in tutto, a meno di ricordare male, ma bisogna ricordare bene, anzi ricordarsi di ricordare come ha scritto Umberto Santino, fondatore del Centro Impastato. Il procuratore capo Scaglione e il giudice Terranova furono assassinati rispettivamente nel 1971 e nel 1979.

[14] Nelle conclusioni della motivazione della sentenza del processo al senatore Andreotti, infatti, si legge: «Quanto fin qui si è venuto illustrando indica con chiarezza che la Corte ritiene che una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell'imputato verso i mafiosi non si sia protratta oltre la primavera del 1980». Il testo integrale si può trovare sul sito web Democrazialegalita.it.

[15] Si legga l'articolo Dell'Utri condannato a nove anni sul sito web del Corriere della Sera. Il testo della sentenza di condanna è scaricabile dal sito web del mensile Narcomafie (formato PDF).

[16] Nell'intervista a chiusura di un'inchiesta televisiva trasmessa da Rai 3 all'inizio del 2005 (La mafia che non spara di Maria Grazia Mazzola, Report), il sostituto procuratore Repubblica Palermo Antonio Ingroia si espresse così: «Oggi rispetto al periodo successivo alle stragi, abbiamo meno uomini per le indagini, meno uomini per la cattura dei latitanti, l'efficienza del sistema carcerario è peggiorata, i mafiosi tornano a dirigere i traffici illeciti dall'interno del carcere, in più la legislazione processuale non è più la stessa, diventa più difficile svolgere le indagini, acquisire le prove, avere le condanne dei mafiosi, i mafiosi nel frattempo vengono scarcerati per decorrenza dei termini e tornano sul territorio, mentre noi abbiamo difficoltà addirittura a spostarci sul territorio; si pensi che c'è stato un forte taglio nel bilancio delle spese del Ministero della Giustizia, del Ministero degli interni, è stata dimezzata la potenzialità di uomini e di mezzi della Direzione investigativa antimafia, sono diminuiti i soldi impiegati per straordinari delle Forze dell'ordine, gli uomini delle scorte, addirittura vengono a marcare i fondi per la benzina, il carburante per le auto blindate, talvolta ci troviamo costretti a camminare a piedi o quasi, come dire uno Stato un po' più disarmato, una mafia molto meglio organizzata».

[17] Pietro Busetta è professore ordinario di statistica economica presso la Facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Palermo e, tra le altre cariche, è presidente della Fondazione Centro Ricerche Economiche Angelo Curella di Palermo (fonte: Quotidiano di Sicilia).

[18] Il tasso di partecipazione è la percentuale dei lavoratori occupati e in cerca di occupazione, cioè la forza di lavoro presente nel mercato, sul totale della popolazione in età lavorativa (15-64 anni per gli uomini, 15-59 anni per le donne).

[19] Il sito web della società Stretto di Messina S.p.A., concessionaria per la progettazione, realizzazione e gestione del collegamento stabile tra la Sicilia e il continente.

[20] Le valutazioni del WWF Italia e di Italia Nostra sul Ponte di Messina, la petizione del WWF e l'appello di Legambiente contro la realizzazione dell'opera.

[21] Si visitino le pagine web dell'Osservatorio NoPonte, curato dalla redazione di terrelibere.org.

[22] Si consultino i documenti pubblicati sul sito web del Dipartimento del Turismo, Sport e Spettacolo della regione Sicilia e si legga l'articolo Turismo, per la Sicilia un mancato decollo da "sfruttare" di Salvatore Cataldo su Ateneonline, riguardante la presentazione del saggio Lo sviluppo del turismo in Sicilia. Potenzialità, problemi e prospettive d'intervento pubblicato da Franco Angeli.

[23] Il distretto tecnologico di Catania vede come attore il gruppo industriale STMicroelectronics di cui si parla nell'articolo In search of scapegoats, tradotto e pubblicato sul Pesa-Nervi. Il termine distretto indica un sistema produttivo locale, caratterizzato da un'elevata concentrazione delle imprese industriali e dalla specializzazione produttiva dei sistemi di imprese.

Articolo di Vittorio Bica pubblicato il  28/12/2005 alle ore 18,56.

Indice del Pesa-Nervi | Diodati.org

Inizio pagina.