Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Il codice Zapatero e il codice Pecorella

Politica del buon governo: le regole spagnole a confronto con le regole italiane, ottimamente messe in versi dal senatore Dalla Chiesa.

Foto:
Il senatore Dalla Chiesa

Se si vuole avere un ritratto chiaro e preciso dell'abisso morale che gli eventi politici degli ultimi anni hanno scavato tra l'Italia e la Spagna (quella stessa Spagna che in passato era dietro l'Italia in tutte le classifiche e che ora ci sta superando in quasi tutti i campi), basta leggere fianco a fianco il codice Zapatero e il codice Pecorella.

Come è noto, il codice Zapatero, entrato in vigore a febbraio del 2005, è un insieme di regole di comportamento per le alte cariche dell'Amministrazione Centrale spagnola, che ha lo scopo di vincolare i funzionari pubblici a comportamenti di assoluta trasparenza e rispetto della legalità, in modo che la loro onestà personale sia immediatamente visibile a tutti i cittadini: il funzionario pubblico è infatti innanzitutto un servitore dello Stato, più e prima che il detentore di un potere.

Ho chiamato invece scherzosamente codice Pecorella il componimento poetico in rima baciata, che il senatore Dalla Chiesa ha recitato oggi al Senato, tra lo stupore dei colleghi, per censurare l'approvazione di quella legge, promossa dall'onorevole Pecorella (che è anche avvocato di Berlusconi), che sancisce la non impugnabilità delle sentenze di assoluzione di primo grado.

Pare che sia la prima volta, in oltre cinquant'anni di storia repubblicana, che un membro del Parlamento declami versi in una delle due Camere. Ma l'evento di oggi, lungi dall'essere una mancanza di rispetto verso l'"alto" consesso, è stato a mio parere un magnifico colpo di genio di Dalla Chiesa: cosa meglio di una poesia sarcastica può ridicolizzare un governo e una maggioranza parlamentare che hanno fatto della distruzione dell'equità e della legalità nel Paese la bandiera della legislatura che va ingloriosamente a finire?

Credo che non occorra aggiungere altro: il confronto tra i due testi, senza bisogno di leggere tra le righe, dice tutto, ma proprio tutto.

Il codice Zapatero [1]

Il codice Pecorella

Bentornati senatori,
dalle feste e dai ristori,
tutti insieme per votare
la gran legge secolare,
la più urgente, la più bella,
sì, la legge Pecorella.

Ma quant'è curioso il mondo,
nel suo gran girare in tondo,
che fa nascere d'incanto
una legge che può tanto.
E la scrive un avvocato
per salvare il suo imputato,
che poi, caso assai moderno,
è anche capo del Governo,
mentre invece l'avvocato
è un potente deputato.

Ah, che idea stupefacente,
non si trova un precedente,
è un esempio da manuale
di cultura occidentale
che sa metter le persone
sopra la Costituzione.

E ora è bello, edificante
che di voci ne sian tante,
di giuristi, ex magistrati,
di causidici, avvocati,
pronti, intrepidi, a spiegare
che la legge è da votare,
poiché vuole la dottrina
che il diritto su una china
più virtuosa scorrerà,
se la norma si farà.

Ma pensate che bellezza
per un reo, l'aver certezza
che se il giudice è impaurito
o corrotto o scimunito,
potrà dar l'assoluzione
senza alcuna sconfessione,
che il processo finirà
e un macigno calerà
sull'accusa dello Stato
e su chi subì reato.

Che trionfo, che tripudio,
e per Silvio che preludio
a una dolce terza età:
l'assoluta impunità.

Bentornati senatori,
per la fine dei lavori;
cinque anni incominciati
coi tesori detassati,
poi vissuti con amore
a far leggi di favore:
rogatorie, suspicioni,
lodi, falsi e prescrizioni,
approvate in frenesia
e con gran democrazia,
che chi c'è non può parlare
e chi è assente può votare.

Mentre al pubblico in diretta
lui giurava: "Date retta,
se non si combina niente
sui problemi della gente,
colpa è di opposizioni,
Parlamento e Commissioni!".

Bravi voi che con tempismo
combattete il comunismo,
anche se nell'ossessione
ce l'aveste una ragione:
falsa è di Marx la tesi
che lo Stato è dei borghesi;
ci insegnaste voi del Polo
che lo Stato è di uno solo.

Or votando con l'inchino
si completi il gran bottino
delle leggi personali,
questo sconcio senza eguali.

Del diritto sia mattanza.
Ma l'Italia ne ha abbastanza.

Sen. Nando Dalla Chiesa

Codice di buon Governo dei membri del governo e delle alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato

Primo. Principi fondamentali

I membri del Governo e le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato agiscono, nello svolgimento delle loro funzioni, nel rispetto della Costituzione e della legislazione vigente e adeguano le loro azioni ai principi etici e di condotta esposti di seguito che trovano attuazione nel presente Codice: obiettività, integrità, neutralità, responsabilità, credibilità, imparzialità, riservatezza, dedizione esclusiva al servizio pubblico, trasparenza, esemplarità, austerità, accessibilità, efficacia, onestà, promozione della cultura e dell'ambiente e tutela dell'uguaglianza di genere.

Secondo. Principi etici

1. Le alte cariche promuovono i diritti umani e le libertà dei cittadini ed evitano qualsiasi intervento che possa generare discriminazione per motivi legati alla nascita, alla razza, al sesso, alla religione, alle opinioni, o a qualsiasi altra condizione o circostanza personale o sociale.

2. La adozione di decisioni deve sempre perseguire la soddisfazione degli interessi generali dei cittadini e basarsi su considerazioni obiettive finalizzate al raggiungimento dell'interesse comune, tralasciando qualsiasi altro fattore che esprima posizioni personali, familiari, corporative, clientelari o di qualsiasi altra natura, tali da poter entrare in contrasto con questo principio.

3. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] si astengono da qualsiasi attività, o interesse, che possa comportare il rischio di conflitti di interessi con la loro funzione pubblica. Si intende che esiste conflitto di interessi quando le alte cariche intervengono nelle decisioni legate a questioni nelle quali confluiscono interessi inerenti alla loro carica pubblica e interessi privati propri, di loro familiari diretti, o condivisi con terze persone.

4. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] si preoccupano di promuovere il rispetto della parità tra uomini e donne e di abbattere gli ostacoli che possano impedirne la realizzazione.

5. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] si sottopongono alle medesime condizioni e richieste previste per gli altri cittadini per quel che attiene alle operazioni finanziarie, agli obblighi patrimoniali o a questioni legali.

6. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] non debbono accettare alcun trattamento di favore o situazione che implichi un privilegio, o comporti un vantaggio ingiustificato, proveniente da persone fisiche o da enti privati.

7. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] non esercitano la loro influenza per accelerare o concludere singole pratiche, o per condizionare lo svolgimento di procedure amministrative, senza giusta causa e, in nessun caso, qualora ciò comporti un privilegio a favore dei titolari delle cariche stesse, dei loro familiari, o del loro contesto sociale immediato, o qualora ciò arrechi danno agli interessi di terzi.

8. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] agiscono di concerto con i principi di efficacia, economia ed efficienza, e vigilano sempre sul conseguimento dell'interesse generale e sul rispetto degli obiettivi dell'ufficio.

9. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] si astengono da ogni tipo di affari o attività finanziarie passibili di compromettere l'obiettività dell'Amministrazione nella sua funzione di servizio degli interessi generali.

10. Le attività pubbliche rilevanti svolte dalle alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato devono essere trasparenti e accessibili per i cittadini, con le uniche eccezioni previste dalle leggi.

11. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] si assumono in ogni circostanza la responsabilità delle decisioni e delle azioni proprie e degli organismi da loro diretti, ferme restando altre azioni la cui richiesta può essere avanzata legalmente.

12. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] si assumono la responsabilità delle loro azioni al cospetto dei loro superiori e non le fanno ricadere senza una causa oggettiva sui loro subordinati.

13. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] esercitano i loro poteri attenendosi ai principi della buona fede e della dedizione esclusiva al servizio pubblico astenendosi, non solo da comportamenti contrari agli stessi, ma anche da qualsiasi altro comportamento che possa compromettere la neutralità nell'esercizio delle funzioni pubbliche loro affidate.

14. Fermo restando il disposto delle leggi sulla diffusione di informazioni di pubblico interesse, è opportuno che le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato mantengano il segreto, la riservatezza e la discrezione in relazione ai dati e alle informazioni di cui vengono a conoscenza in ragione della funzione da loro svolta.

Terzo. Principi di condotta

Foto:
José Luis Zapatero

1. Lo svolgimento di alti incarichi è incompatibile con qualsiasi altra carica.

2. La titolarità di cariche direttive all'interno di partiti politici non può in nessun caso compromettere o screditare l'esercizio delle funzioni di competenza delle alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato.

3. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] garantiscono l'esercizio del diritto dei cittadini ad essere informati in merito al funzionamento dei servizi pubblici loro affidati, con le limitazioni eventualmente stabilite da norme specifiche.

4. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] svolgono le loro funzioni con la massima diligenza, in modo tale che l'adempimento degli obblighi da loro contratti costituisca un punto di riferimento esemplare per i tutti i dipendenti pubblici. Tale esemplarità deve essere parimenti esplicitata nell'osservanza degli obblighi che, come cittadini, sono loro richiesti per legge.

5. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] amministrano in modo rigoroso le risorse pubbliche, evitando azioni che possano screditare la dignità richiesta nell'esercizio di una carica pubblica.

6. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] debbono rifiutare qualsivoglia regalo, favore o servizio, offerto loro a condizioni di vantaggio, che vada oltre le consuetudini abituali, sociali e di cortesia, nonché prestiti o altre prestazioni economiche che possano condizionare lo svolgimento delle loro funzioni, fermo restando quanto stabilito nel Codice penale.
In caso di doni di valore ricevuti nello svolgimento di incarichi istituzionali, questi vengono acquisiti al patrimonio dello Stato nei termini previsti dalle norme vigenti in materia di patrimonio delle Amministrazioni Pubbliche.

7. Nell'esercizio delle loro funzioni, le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato devono essere accessibili a tutti i cittadini e rispondere con estrema diligenza ad ogni loro richiesta, reclamo o messaggio scritto.

8. Il titolo di cortesia riservato dal cerimoniale ai membri del Governo e alle alte cariche è quello di Signore/Signora, seguito dalla denominazione dell'incarico rivestito e del livello corrispondente. Nel caso di missioni ufficiali all'estero, spetta loro il titolo stabilito dalla normativa del paese o dell'organizzazione internazionale corrispondente.

9. [Le alte cariche] si astengono dall'esercitare un uso improprio dei beni e dei servizi messi a loro disposizione dall'Amministrazione generale dello Stato in ragione dell'incarico svolto.

10. La difesa del patrimonio culturale e della diversità linguistica, così come la tutela e il miglioramento dell'ambiente, debbono ispirare le azioni delle alte cariche nell'esercizio delle funzioni di loro competenza.

11. [Le alte cariche dell'Amministrazione generale dello Stato] debbono assicurare la correttezza formale dei documenti in loro possesso che debbono essere trasmessi integralmente ai loro successori.

Quarto. Osservanza del Codice di buon governo

1. Con scadenza annuale, il Ministro delle Amministrazioni pubbliche invia al Consiglio dei Ministri una relazione sulle eventuali violazioni dei principi etici e di condotta, al fine di analizzare le procedure e gli interventi passibili di indurre alla loro trasgressione e di proporre le misure ritenute più opportune a garantire l'obiettività delle decisioni adottate dall'Amministrazione e dalle istituzioni pubbliche. 2. In caso di comprovata inosservanza dei principi stabiliti dal presente Codice, il Consiglio dei Ministri adotta le misure opportune.

[1] Il testo del Codice è tratto dal sito "Il Cantiere per il bene comune" del Gruppo consiliare società civile del Comune di Bologna.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  13/1/2006 alle ore 1,29.

Indice del Pesa-Nervi | Diodati.org

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