Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

In ginocchio da te

Cosa non fece Berlusconi per salvare le sue televisioni! Cosa, invece, dovrebbe fare il prossimo governo, per dare finalmente agli italiani un'informazione libera e degna di questo nome.

Nei giorni in cui il Presidente del Consiglio invade l'etere, in spregio a qualsiasi principio di uguaglianza democratica, con una presenza ubiquitaria in tutti gli studi in cui vi sia una telecamera accesa, professando incontenibili accuse contro la sinistra e i giudici (ora accusati anche di turismo sessuale a Cuba), è interessante leggere questo brano tratto dalle pagine di Inciucio, libro inchiesta di Peter Gomez e Marco Travaglio, che mette in luce i nefasti e trasversali appoggi politici che, fin dall'inizio, hanno permesso al Cavaliere di costruire e conservare il suo impero mediatico, scavalcando o asservendo le leggi ai propri interessi (BUR Futuropassato, Milano 2005, pagg. 177-9).

[La copertina di 'Inciucio', libro di Marco Travaglio e Peter Gomez](...) Fatto sta che la legge Gasparri è in contrasto con la Costituzione. Per questo Ciampi non la firma e la rinvia alle Camere il 16 dicembre 2003. Mancano 14 giorni alla spedizione di Rete4 sul satellite, prevista dalla Consulta per il 1° gennaio 2004. Il ministro, o chi per lui, appronta subito un decreto per prorogare la scadenza di qualche altro mese, giusto il tempo necessario per varare la Gasparri-2. Così, per decreto del governo Berlusconi, si salva una tv dell'imprenditore Berlusconi. Poi, in tutta fretta, il ministro fa qualche piccolo ritocco alla legge appena bocciata da Ciampi e la rimanda al Parlamento. Qui il centrosinistra perde l'ennesima occasione per frenare lo strapotere mediatico del premier e mandare in crisi il governo. Il 3 febbraio 2004 si vota la pregiudiziale di costituzionalità della Gasparri-2. La maggioranza è divisa un po' su tutto e il Cavaliere teme i franchi tiratori. Infatti, nella votazione decisiva per il prosieguo della legge, almeno 40 deputati della Cdl votano contro. Ma a salvare le tv berlusconiane provvede il centrosinistra, con i suoi ben 30 assenti che neutralizzano i franchi tiratori. Mancano, fra gli altri, cinque segretari di partito (Bertinotti, Diliberto, Pecoraro Scanio, Mastella e Boselli). La pregiudiziale passa per soli 2 voti. Bastava un niente e della Gasparri non si sarebbe riparlato mai più. D'Alema, giustamente, ironizza: «Dov'erano i nostri rivoluzionari?».

Tra la Gasparri-1 e la Gasparri-2 le differenze sono davvero minime. Il Quirinale chiedeva di verificare l'effettiva diffusione della tv digitale terrestre, prima di permettere a Rete4 di continuare a trasmettere. Gasparri risponde fissando un nuovo DDay: al 30 aprile 2004. Entro quella data almeno il 50% degli italiani dovranno poter ricevere i segnali in digitale. Poi però scattano i controlli. E si scopre che solo il 18% della popolazione, al 30 aprile, riceve in digitale tutti i canali che solitamente occupano i primi sette tasti del telecomando: Rail, Rai2, Rai3, Canale5, Italial, Rete4, La7.

Se davvero le cose stanno così, Rete4 è spacciata. Inevitabile la spedizione su satellite, con un danno di mancata pubblicità per Mediaset di 192 milioni di euro. Ma questa volta, a tappare l'ennesima falla, provvede non una legge, ma l'Authority per le Comunicazioni (...). L'insígne consesso dà un'interpretazione molto estensiva della norma:

L'accertamento della copertura richiesto dalla legge non appare riferirsi a una specifica rete, ma piuttosto all'insieme delle reti digitali.

Che cosa vuol dire? Basta che a Voghera arrivi il segnale di un solo canale digitale, per esempio quello della Rai, perché tutti i vogheresi siano considerati digitalizzati. E lo stesso accade a Genova, anche se accendendo il decoder si vedono solo le reti Mediaset, ma non quelle pubbliche e nemmeno La7.

Il presidente del Consiglio può essere soddisfatto. Sono trascorsi 14 anni dalla vecchia legge Mammì, ma sembra passato un secolo. Allora, per ottenere la «legge Polaroid» che fotografava l'esistente, l'imprenditore Berlusconi aveva fatto di tutto. Per mesi Gianni Letta e i lobbisti del Biscione avevano avvicinato parlamentari su parlamentari. Avevano discusso ogni virgola, ogni comma, ogni articolo. Alla fine si era mosso anche lui, il Cavaliere, che alla vigilia della presentazione della legge era andato a piangere dal ministro delle Poste Oscar Mammì. L'ha raccontato quest'ultimo, di recente [intervista di Vittorio Pezzuto, apparsa su Vanity Fair del 7/7/2005]:

Lo ricevetti mantenendo un atteggiamento doverosamente istituzionale. Lui invece non smise un attimo di scherzare e far battute, cercando in ogni modo di accattivarsi la mia simpatia. Alla fine, con sguardo impassibile, gli dissi solo che avrei tenuto in debito conto le sue parole. Un commesso aveva appena aperto la porta per accompagnarlo all'uscita, quando accadde l'incredibile. Berlusconi mi s'inginocchiò davanti e, baciandomi la mano, mi disse: «La prego, ministro, non rovini me e le mie due famiglie!».

Indro Montanelli, che lo conosceva bene, aveva avvertito gli italiani alla vigilia delle elezioni del 2001: «Nulla riesce tanto bene a Berlusconi quanto la parte di vittima e perseguitato. "Chiagne e fotte" dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni di seguito».

Per contrasto con tanta abiezione, propongo qui di seguito l'appello in dieci punti, tratto dalle pagine 572-4 di Inciucio, che numerosi intellettuali, politici, artisti, uomini di cultura hanno sottoscritto. E' un appello per il prossimo governo, affinché salvi il nostro Paese, con opportune e severe leggi sul pluralismo nell'informazione, dalla deriva sudamericana verso cui lo stanno trascinando Berlusconi e i suoi accoliti.

APPELLO. Dieci richieste al futuro governo italiano

1. Impegnatevi a dare all'Italia un'informazione e una comunicazione che rispondano alle esigenze democratiche del nostro Paese. Riconoscendo che anche l'attuale vertice Rai è nato dalla logica della lottizzazione, approvate una legge per un nuovo sistema di nomina, ove sia limitato il controllo dei partiti, ispirato ai modelli della nuova Tve voluta da Zapatero in Spagna, della Bbc inglese e delle tv pubbliche tedesca e francese, affidando il servizio pubblico a figure e organismi super partes e coinvolgendo le categorie che la tv sono chiamate a «farla»: artisti, giornalisti, editori, autori, produttori, università, istituzioni culturali.

2. Fate in modo che gli italiani vedano e ascoltino la vera «agenda del giorno», non quella offerta dal solito circo di nani e ballerine proni al potere. Consentite una libera discussione sui problemi reali della gente: anzitutto il lavoro, la pace, la giustizia e l'ambiente. E garantite che gli interessi dei cittadini siano rappresentati fino in fondo nel dibattito politico.

3. Cancellate la legge-truffa Frattini sul conflitto d'interessi e sostituitela con un ferreo regime di incompatibilità tra chi possiede quote anche minime di società di comunicazione (tv, radio, giornali, portali internet) e chi ricopre incarichi pubblici e di rappresentanza politica.

4. Abolite la legge Gasparri, che viola il diritto costituzionale dei cittadini a essere informati e a usare essi stessi i sistemi di comunícazione, introducendo autentici e severi limiti antitrust per impedire monopoli od oligopoli sia in tv (non più di una rete terrestre per ciascun soggetto), sia nella carta stampata, sia nel cruciale settore pubblicitario.

5. Impegnatevi a non privatizzare la Rai senza adeguate garanzie sulla terzietà, la trasparenza e la legalità dei poteri che controlleranno il settore; e comunque a lasciare al servizio pubblico almeno due reti.

6. Garantite che anche le televisioni commerciali siano soggette a criteri di rispetto dei cittadini, e che i bambini non siano più bombardati da raffiche di pubblicità incontrollata e violenza, in balìa dello scadimento etico e intellettuale che oggi domina tutte le reti pubbliche e private.

7. Considerate la televisione per quello che è nella realtà: il più importante strumento non solo di informazione, ma anche e soprattutto di formazione, dell'intera nazione. E, di conseguenza, garantite il suo carattere «pubblico» e «democratico» perché il clima morale e intellettuale del Paese non degeneri.

8. Eliminate l'Auditel e sostituitelo con sistemi di misurazione del gradimento degli spettatori meno inattendibili, non solo sul piano quantitativo, ma anche su quello qualitativo.

9. Garantite il rispetto della diversità delle idee, delle opinioni e delle fedi, e ponete fine alle discriminazioni e alle liste di proscrizione contro autori, scrittori, artisti, giornalisti che pensano, si esprimono e lavorano liberamente con professionalità, restituendoli al dialogo con i loro lettori e con il loro pubblico.

10. Ricordate che queste firme rappresentano la determinazione di molti cittadini liberi a impegnarsi d'ora in poi, con qualsiasi governo, per difendere i propri diritti e la dignità del Paese.

Altan, Luca Barbarossa, Oliviero Beha, Enzo Biagi, Massimo Bucchi, Fabio Camilli, Luciano Canfora, Caparezza, Antonio Catania, Giulietto Chiesa, Laura Cima, Furio Colombo, Marina Gonfalone, Pappi Corsicato, Maria Cuffaro, Antonietta De Lillo, Franza Di Rosa, Elio e le Storie tese, Edoardo Erba, Antonello Falomi, Angela Finocchiaro, Paolo Flores d'Arcais, Dario Fo, Marco Foschi, Ivano Fossati, Carlo Freccero, Tommaso Fulfaro, Rossella Fumasoni, Claudia Gerini, Riccardo Giagni, Paul Ginsborg, Giuseppe Giulietti, Peter Gomez, Beppe Grillo, Udo Gumpel, Caterina Guzzanti, Corrado Guzzanti, Sabina Guzzanti, Paolo Hendel, Roberto Herlitzka, Sabrina Impacciatore, Lillo e Greg, Corinna Lo Castro, Saverio Lodato, Daniele Luttazzi, Milo Manara, Fiorella Mannoia, Maurizio Mannoni, Neri Marcoré, Citto Maselli, Valerio Mastandrea, Loris Mazzetti, Paola Minaccioni Maria Amelia Monti, Silvio Muccino, Diego Novelli, Andrea Occhipinti, Moni Ovadia, Marcelle Padovani, Francesco Paolantoni, Rocco Papaleo, Francesco Pancho Pardi, Lucio Pellegrini, Piero Pizzicannella, Franca Rame, Rolando Ravello, Lidia Ravera, Francesca Reggiani, David Riondino, Paolo Rossi, Andrea Salerno, Paolo Serventi Longhi, Daniele Silvestri, Igor Skofic, Sud Sound System, Paolo Sylos Labini, Gianmarco Tognazzi, Mattia Torre, Marco Travaglio, Giovanni Valentini, Vauro, Elio Veltri, Giovanni Veronesi, Ferdinando Vicentini Orgnani, Marcello Villari.

Per aderire e saperne di più, www.vivazapatero.org, www.sabinaguzzanti.it, www.marcotravaglio.it.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  6/2/2006 alle ore 0,13.

Indice del Pesa-Nervi | Diodati.org

Inizio pagina.