Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Per il bene dell'Italia. Ristabilire la fiducia, governare la Finanza Pubblica

L'8° capitolo del programma di governo 2006-2011 dell'Unione.

L'ottavo capitolo del programma di governo dell'Unione occupa le pagine 195-210 del documento in PDF, disponibile sul sito web dell'Unione.

In questo capitolo

Un'eredità pesante

Dovremo fare i conti con una pesante eredità: il disastro finanziario creato dal centrodestra.
In cinque anni il Governo Berlusconi-Tremonti ha dilapidato i risultati della politica di risanamento realizzata, dal 1992 in poi, dai governi sostenuti dal centrosinistra: è stato prosciugato l'avanzo primario (2,7 punti di Pil dal 2001 al 2005 secondo la Relazione Previsionale e Programmatica, ma oltre 3 punti di PIL secondo più realistiche previsioni), le entrate tributarie correnti si sono drasticamente ridotte (1,6 punti percentuali in rapporto al Pil dal 2001 al 2005). La spesa corrente al netto degli interessi è andata fuori controllo con un aumento di oltre 2 punti di PIL.

Nel periodo 2001-2005 il PIL è cresciuto in media dello 0,7% l'anno. Durante gli anni di governo del centrosinistra la crescita media era stata del 2,1%. Certo, il rallentamento dell'economia ha riguardato tutti i Paesi europei; tuttavia l'Italia è andata peggio perché è cresciuta la metà di quanto, nello stesso periodo, è cresciuta l'Unione europea (+1,5).

Il debito ha ripreso a crescere, passando dal 106,5 del 2004 al 108,2 del PIL nel 2005 indicato nella Relazione Previsionale e Programmatica, ma secondo più realistiche previsioni potrebbe attestarsi al 109.5% del PIL. L'unico freno a un andamento così disastroso della finanza pubblica è stato posto dal doppio beneficio derivante dalla fase di tassi d'interesse internazionali molto contenuti: il basso livello dei tassi di emissione e la pressione sui differenziali, che in questi casi premia i paesi meno virtuosi.

Ma i mercati internazionali sono tornati a guardare con diffidenza al comportamento dell'Italia: ciò vuol dire che sul nostro bilancio incombe il doppio rischio di un declassamento del giudizio dato dalle agenzie di rating e la prospettiva di un rialzo dei tassi di interesse. Nonostante il beneficio dei tassi bassi, il deficit ha sfondato il 3% del PIL e nel 2006 (anno al quale sono stati rinviati molti pagamenti tra cui quello del contratto degli statali), stando alle valutazioni di molti analisti e osservatori indipendenti, rischia di arrivare al 5%, pur tenendo conto dei ripetuti interventi attuati dal Governo nei mesi settembre-novembre 2005. E anche il 2007 si proietta con un rapporto deficit/PIL vicino al 5% (considerato che verranno a scadenza molte misure una tantum) e comunque a un livello più elevato di quello concordato in sede europea. Come da ultimo sottolineato anche dal rapporto del Fondo Monetario Internazionale, la trasparenza dei dati di bilancio è peggiorata negli ultimi anni. Il reale andamento dei conti pubblici è stato e continua ad essere occultato dal Governo che nega la gravità della situazione rendendo inaccessibili i dati reali.

Ancor più pesanti sono stati gli effetti sociali ed economici delle politiche di finanza pubblica: la riforma fiscale di Tremonti ha reso i poveri ancora più poveri e i ricchi ancora più ricchi, il potere d'acquisto dei salari e degli stipendi si è ulteriormente ridotto, non sono state fatte serie politiche di sostegno alle imprese le quali hanno dovuto affrontare una pesante crisi di ristrutturazione del sistema industriale oltre che un appesantimento del carico fiscale e adempimenti burocratici ancor più complicati. Gli evasori sono stati invece premiati dai condoni.

La politica di bilancio del centrodestra si è rivelata fallimentare: è del tutto mancato il controllo delle principali voci di spesa, non sono state realizzate politiche di razionalizzazione e di gestione dei flussi finanziari mentre si sono perpetrati enormi sprechi; nello stesso tempo sono crollate le entrate ordinarie con una massiccia ripresa dell'evasione fiscale.

Riportare i conti pubblici sotto controllo è per noi una priorità. Una finanza pubblica sana, una equa distribuzione del reddito ed un'economia forte sono tre aspetti, tra loro interdipendenti, di un'unica strategia di politica economica per uscire dalla crisi e ricostruire il Paese. Per questa ragione non è oggi tollerabile una politica dei due tempi: risanamento finanziario e politiche per la redistribuzione del reddito e lo sviluppo sostenibile devono camminare insieme se vogliamo che il risanamento sia duraturo e che il sistema economico non collassi definitivamente. In questa prospettiva l'indispensabile politica di risanamento finanziario deve essere intrecciata con politiche di redistribuzione del reddito e della ricchezza e di promozione di nuove linee di sviluppo e riqualificazione del nostro sistema economico.
E' dunque in questa ottica e con questa consapevolezza che il nuovo Governo dovrà affrontare sia gli interventi di breve che quelli di medio-lungo periodo.

Fare chiarezza sul reale stato della finanza pubblica per dire la verità ai cittadini e ai mercati internazionali sarà il primo atto del governo dell'Unione.
Verrà per questo effettuata una due diligence dello stato della finanza pubblica per verificare lo stato effettivo dei valori tendenziali delle principali voci del conto economico, distinte per livello di governo. L'analisi dovrà riguardare anche la situazione finanziaria delle principali società e agenzie pubbliche che gestiscono servizi pubblici di rilievo nazionale e attuano i grandi programmi di investimenti infrastrutturali. Tale analisi sarà svolta anche con l'ausilio di organismi nazionali ed internazionali e sulla base di un confronto con l'Unione europea e con il Fondo Monetario internazionale. Non vogliamo perdere tempo per mesi in inutili polemiche sui buchi lasciati dal Centrodestra: occorre però la consapevolezza comune sullo stato della finanza pubblica italiana e partire da lì per impostare una seria e credibile politica di programmazione finanziaria. Ci interessa che tutti sappiano la verità perché tutti si assumano la responsabilità conseguente.
Alla luce degli esiti della due diligence, il Governo, d'intesa con l'Unione Europea, confermerà l'obiettivo del graduale rientro del deficit entro i parametri del Patto, riprenderà il processo di riduzione del debito da realizzare innanzi tutto attraverso la ricostituzione dell'avanzo primario con interventi che riguarderanno sia gli aggregati di spesa nei quali si sono registrati picchi ingiustificati, sia la struttura delle entrate fiscali per renderla più equa ed efficiente.
Contestualmente, e con il medesimo grado di urgenza e di assoluta necessità, il centrosinistra avvierà le riforme capaci da una parte di correggere i drammatici effetti di redistribuzione e di impoverimento delle famiglie e delle fasce sociali più deboli indotti dalle dinamiche di mercato e che la politica del centrodestra non ha contrastato ma assecondato in questi anni; e, dall'altra parte attuerà le riforme capaci di stimolare la crescita. Innanzi tutto quelle che, pur non comportando oneri per i bilanci pubblici, sono però in grado, nell'arco della legislatura di concorrere in modo decisivo al conseguimento dei risultati di finanza pubblica (riforme tributarie, apertura dei mercati, qualificazione dell'università, semplificazioni burocratiche). In secondo luogo e, compatibilmente con i vincoli di bilancio, le politiche volte al sostegno delle imprese nei processi di innovazione e di internazionalizzazione e gli investimenti pubblici nella ricerca e nelle reti infrastrutturali, materiali e immateriali.

L'Unione intende governare la finanza pubblica ispirandosi rigorosamente ai principi di trasparenza e di accessibilità dei conti pubblici. Sono principi che hanno un alto valore etico e che sono alla base del patto che unisce la collettività nazionale: attenersi a questi principi significa rendere comprensibile a tutti i cittadini a vantaggio di chi e per realizzare che cosa sono impiegati i denari pubblici.

La trasparenza dei conti pubblici e della gestione della politica economica e finanziaria è condizione fondamentale per riacquistare credibilità a livello internazionale ma, ancor prima, per ristabilire un rapporto di fiducia nei confronti dei cittadini. Per tutte queste ragioni essa sarà un punto fermo per l'Unione e caratterizzerà l'azione del suo governo.

A questo fine:

  1. le previsioni macroeconomiche su cui impostare le politiche di finanza pubblica saranno oggetto annualmente della procedura di "consenso condiviso" con i principali istituti indipendenti specializzati in ricerche economiche, anche internazionali. Il sistematico confronto con tali istituti riguarderà anche i tendenziali di bilancio;
  2. la Ragioneria generale dello Stato dovrà enunciare i criteri di costruzione del bilancio a legislazione vigente;
  3. l'ISTAT sarà riformato per renderlo autonomo rispetto al Governo e garantirne l'indipendenza. La Commissione di garanzia sull'informazione statistica dovrà rispondere al Parlamento (e non più al Governo) e dovrà essere dotata di adeguati strumenti informativi ed operativi per esercitare efficacemente il proprio ruolo. Per rafforzarne il carattere di fonte unitaria dell'informazione statistica per tutto il sistema delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche, alcuni componenti degli organi dell'Istituto dovranno essere designati dal sistema Regioni-autonomie locali. In sede europea l'Italia avanzerà la proposta che nel board dell'ISTAT e dei corrispondenti organismi nazionali degli altri Paesi membri sieda un rappresentante di Eurostat per garantire il coordinamento dei conti pubblici a livello europeo ma anche per assicurare la massima trasparenza delle contabilità nazionali.
  4. i dati di gestione del bilancio e i dati di tesoreria saranno accessibili da parte dei Servizi bilancio di Camera e Senato per essere messi a disposizione del Parlamento nei modi determinati dai rispettivi regolamenti. In linea generale va rafforzato il ruolo del Parlamento proponendo l'unificazione dei due Servizi bilancio e il loro potenziamento anche attraverso l'inserimento di professionalità economico-statistiche. Andrà riaffermata la centralità delle procedure parlamentari in materia di valutazione degli andamenti di finanza pubblica, analisi dei costi delle leggi, verifica delle coperture finanziarie.
  5. Un bilancio chiaro e comprensibile. Per rendere più leggibile e comprensibile il significato della politica di bilancio e dei suoi effetti dovrà anche essere meglio strutturato il bilancio dello Stato e delle regioni. La spesa dovrà essere organizzata anche per "missioni" superando l'attuale articolazione per ministeri o soggetti gestori ed essere rappresentata in modo da evidenziare le finalizzazioni della spesa e, di conseguenza, rendere trasparenti e comprensibili le effettive priorità nella allocazione delle risorse. Sul lato delle entrate sarà redatto un bilancio che offra un quadro semplice, chiaro e complessivo delle agevolazioni tributarie esistenti, del loro costo e della loro distribuzione per soggetti e settori beneficiari.
  6. Il bilancio dello Stato sarà classificato al fine di rappresentare l'impatto sociale delle politiche fiscali e di spesa evidenziandone anche l'impatto di genere e occupazionale.
  7. Le banche dati relative alla gestione della spesa e delle entrate, a tutti i livelli istituzionali, dovranno essere accessibili e condivise da tutti gli attori istituzionali della politica di bilancio.

Una politica di bilancio per il risanamento, la giustizia sociale e lo sviluppo sostenibile

L'Italia attraversa una crisi grave e profonda che riguarda non solo la situazione della finanza pubblica ma più in generale lo stato della sua economia. Solo rimanendo fortemente agganciata all'Europa, al mercato unico, e al recupero di capacità competitiva dell'intero sistema europeo anche l'Italia potrà ritornare a crescere e a svolgere un ruolo significativo sui mercati internazionali valorizzando le energie, le risorse, le capacità che essa racchiude.

Per questo occorre rafforzare il ruolo dell'Unione europea nell'orientamento delle politiche economiche e di bilancio dei singoli Stati e potenziare il bilancio europeo per imprimere una forte spinta in direzione delle politiche per la crescita e lo sviluppo compatibile, dando concreta attuazione all'agenda di Lisbona. Ma occorre anche battersi per un patto europeo di coordinamento fiscale e per l'armonizzazione dei sistemi normativi, per garantire livelli omogenei di tutela dei diritti sociali: due condizioni indispensabili per realizzare il mercato unico. Occorre, insomma che l'Europa, dopo la moneta unica, integri la politica monetaria con una politica fiscale che metta al primo posto l'obiettivo della crescita, dello sviluppo compatibile e della coesione sociale.

Sosterremo la riqualificazione e il rafforzamento del ruolo del bilancio europeo per investimenti in ricerca, in innovazione, in formazione, in infrastrutture materiali e immateriali, vale a dire nei settori in cui si costruisce il futuro dell'economia europea. E lo faremo proponendo tra l'altro l'adozione di un Documento europeo di programmazione pluriennale focalizzato sugli investimenti mirati alla costruzione del nuovo modello di sviluppo europeo recuperando l'ispirazione del Piano Delors per la realizzazione di grandi progetti europei di sviluppo della ricerca e di realizzazione di reti infrastrutturali materiali e immateriali. Un Documento, nella cui elaborazione l'Italia avrà un ruolo da protagonista, che dovrà delineare un progetto europeo contro il declino, per uno sviluppo compatibile basato sull'economia della conoscenza.

Il Patto di stabilità e di crescita deve essere quindi, sempre di più, la leva per orientare in questo senso le politiche nazionali.
Attribuire all'euro la colpa dei nostri mali nasconde il tentativo del centrodestra di cercare un alibi per nascondere i fallimenti della sua politica economica e di bilancio. L'euro, al contrario, è stato un fattore fondamentale della politica di risanamento finanziario realizzata fino al 2001 e per la realizzazione del mercato unico; l'euro ha anche rappresentato un decisivo fattore di stabilità della nostra economia che ci ha protetto in questi anni dalla reazione dei mercati nei confronti dei comportamenti spesso irresponsabili del nostro Governo.

Il Patto di stabilità e di crescita cui è legata la nostra partecipazione alla moneta unica ci ha aiutati in questi anni ad arginare una maggioranza che in assenza di vincoli esterni avrebbe prodotto guasti ancor peggiori e che è stata comunque costretta a misurarsi con i criteri di rigorosa gestione della finanza pubblica che l'Unione europea impone.

Il Patto di stabilità, così come recentemente modificato, va quindi rispettato sia nei suoi aspetti di ausilio ad una sana gestione della finanza pubblica, sia in quelli di promozione dello sviluppo sostenibile. Ciò vale soprattutto per l'Italia sulla quale incombe un enorme debito pubblico ed una grave crisi economica e sociale.

Un fisco più equo per la redistribuzione, la lotta all'evasione e la riduzione del costo del lavoro

Gli anni trascorsi verranno ricordati per l'assoluta mancanza di orientamento della politica fiscale e di un approccio malsano alla gestione dei rapporti tra fisco e contribuenti, culminata nel ricorso indecoroso ai condoni. Una politica che ha lasciato immutata la pressione fiscale ma che ha rappresentato un fattoredi aggravamento della crisi economica poiché ha colpito i redditi più bassi e quindi i consumi senza sostenere il sistema produttivo nel momento in cui si è trovato ad affrontare una profonda crisi di ristrutturazione e di riorientamento.

Una politica fiscale che ha abbandonato il Mezzogiorno. Le condizioni di vita delle famiglie sono peggiorate.
I condoni sono stati realizzati in modo tale da rappresentare da un lato una sorta di ricatto nei confronti di alcune fasce di contribuenti e dell'altro in modo da indurre e consolidare comportamenti di evasione e di elusione fiscale. Questa politica ha radicato l'idea che evadere l'obbligo fiscale sia la normalità. Occorre ripristinare anche in questo campo la cultura della legalità e della responsabilità civica. Ricordando che la leva fiscale non è una rapina ai danni dei cittadini, ma deve essere utilizzata, secondo i principi costituzionali di solidarietà e progressività, con lo scopo di perseguire obiettivi comuni che migliorino la condizione economica e sociale dei cittadini stessi.
L'Unione vuole riaffermare il principio - elementare ma ormai non scontato - che ognuno paghi in relazione a ciò che guadagna. Il sistema fiscale italiano risulta distorto a danno del lavoro e della produzione e ciò è causa di iniquità sociali e di negativi effetti sullo sviluppo economico. Il riequilibrio sociale del carico tributario è dunque, insieme al ripristino dell'equilibrio finanziario, la priorità della politica fiscale.

Proponiamo di limitare gli interventi di legislazione tributaria a quelli essenziali per rendere il sistema semplice, coerente, orientato all'equità e allo sviluppo, evitando quindi di sottoporre i contribuenti a continue variazioni di sistema.
La lotta all'evasione, all'elusione e all'erosione sarà la nostra priorità di politica fiscale perché essa è condizione di equità e di efficienza del sistema.
La prima condizione per fare la lotta all'evasione è porre fine per sempre alla pratica dei condoni di qualsiasi natura e restituire strumenti, autonomia e risorse alle Agenzie fiscali. Una attiva lotta all'evasione richiederà anche una forte cooperazione tra Stati sia in termini di coordinamento legislativo che di collaborazione tra amministrazioni: in questo settore dovrà essere quindi rafforzata la cooperazione europea ed internazionale.

In questi anni si è realizzato un drammatico impoverimento del potere d'acquisto dei redditi medio-bassi. Ma è anche stato riconosciuto un vantaggio fiscale alla rendita piuttosto che ai redditi prodotti dalle imprese. Dobbiamo invertire questa situazione attraverso una politica fiscale che realizzi:

  • il sostegno alle responsabilità familiari attraverso la riforma degli assegni al nucleo familiare con una correlata revisione dell'IRPEF, ispirata al recupero di una maggiore progressività fortemente ridotta dalle riforme del centrodestra; a tal fine, si dovrà mettere in atto il principio della universalità del diritto di ricevere contributi alle responsabilità familiari, anche se in modo selettivo rispetto al reddito e alle condizioni economiche. Attualmente questo diritto è riconosciuto solamente ai lavoratori dipendenti. Al posto degli attuali assegni e delle attuali deduzioni sarà organizzato un unico trasferimento condizionato dalla situazione economica familiare;
  • la restituzione del fiscal drag;
  • la uniformità del sistema di tassazione delle rendite finanziarie a un livello intermedio tra l'attuale tassazione degli interessi sui depositi bancari e quella sulle altre attività finanziarie, con l'esclusione dei redditi di piccoli patrimoni, in coordinamento con l'imposizione societaria e la tassazione di dividendi e plusvalenze azionarie;
  • la riforma del catasto in modo da rendere coerenti i valori e le rendite con i valori di mercato dei cespiti immobiliari e la contestuale revisione delle aliquote al fine di non inasprire il prelievo complessivo, soprattutto sulla prima casa;
  • il ripristino della tassa di successione per i grandi patrimoni.

La nostra azione dovrà poi svolgersi in altre tre direzioni:

Ridurre il costo del lavoro e fiscalizzare gli oneri sociali.

Una politica di riduzione degli oneri impropri che gravano sulle retribuzioni dovrà avere obiettivi diversi.
La progressiva armonizzazione dei contributi sociali sulle diverse forme di lavoro può essere uno strumento importante per combattere le distorsioni del mercato del lavoro e per aumentare il reddito netto dei lavoratori dipendenti.
Misure di fiscalizzazione selettiva degli oneri sociali sulle fasce a più basso tasso di partecipazione al mercato del lavoro e a più bassa remunerazione potranno avere benefici sull'occupazione; misure selettive potranno essere anche finalizzate a sostenere le specializzazioni produttive verso cui si intende orientare l'economia italiana e in particolare gli occupati nei settori a più alto livello di ricerca e di innovazione tecnologica. Nell'ambito della politica di concertazione, sarà definita la misura in cui lo sgravio si applicherà ai contributi pagati dai lavoratori e a quelli pagati dall'impresa.

Attuare politiche fiscali per le imprese.

Nonostante le ripetute riforme che si sono susseguite, sia nella precedente che in questa legislatura, una rivisitazione di alcuni istituti sembra rendersi necessaria, soprattutto nell'ottica di potenziare la crescita, di cui le imprese sono il motore principale e di accompagnarle nel processi di innovazione, capitalizzazione, internazionalizzazione. Le principali priorità sono:

  • rispondere alla crescente esigenza di stabilità, certezza e semplificazione della normativa;
  • procedere, per quanto possibile, nella direzione di ridurre le aliquote legali e ampliare la base imponibile, in modo da consentire, a parità di gettito, che il sistema sia più neutrale e più favorevole alla localizzazione degli investimenti dall'estero;
  • razionalizzare e riorganizzare gli incentivi, al fine di evitare di caricare di troppi compiti, spesso impropri, il sistema tributario e di concentrare le (scarse) risorse su pochi incentivi, ben mirati, soprattutto nel campo dell'innovazione e del trasferimento tecnologico, e per stimolare la crescita dimensionale ed il networking delle imprese. Occorre inoltre mettere in atto un attento monitoraggio (ex-ante ed ex-post) dei costi e dei benefici di questi incentivi:
    • per le piccole imprese prevedere un meccanismo di imposizione forfetario sia ai fini IVA che per le imposte sui redditi, in modo da contenere fortemente gli adempimenti tributari.
    • per il mezzogiorno promuovere in sede europea la introduzione di una fiscalità di vantaggio limitata ai nuovi investimenti e alla nuova occupazione che possa rappresentare un incentivo automatico all'attrazione di investimenti;
    • introdurre forme di fiscalità "premiale" per il rafforzamento patrimoniale delle imprese, riducendo la tassazione complessiva del capitale di rischio.

Programmare e qualificare la spesa, concentrando gli investimenti nei settori strategici per la crescita del Mezzogiorno.

Il metodo della programmazione deve ritornare a governare il sistema ai vari livelli di governo in base a principi di forte cooperazione istituzionale. Programmare non significa rigida pianificazione ma identificazione di obiettivi chiari e condivisi sulla base di procedure che coinvolgano attivamente i diversi livelli di governo, definizione di un arco temporale certo, di azioni profonde che agiscano sui meccanismi che alimentano la spesa, sull'organizzazione e sul funzionamento delle amministrazioni e che richiedono quindi un certo periodo di tempo per dare risultati; significa anche risorse certe per i soggetti dotati di autonomia (regioni, enti locali ma anche università e istituti di ricerca). Ma le politiche di risanamento finanziario basate su di un approccio meramente quantitativo hanno mostrato tutti i loro limiti. Infatti, al netto dell'onere del debito pubblico, la spesa pubblica italiana è in linea con quella dei principali paesi europei: il problema allora è, sì, tenere sotto controllo il livello della spesa ma soprattutto migliorare la sua qualità.
Ciò significa tagliare sprechi e clientele, eliminare la duplicazione di apparati che ai diversi livelli di governo svolgono le medesime funzioni, semplificare i processi decisionali e il numero dei soggetti pubblici coinvolti, puntare sulla qualificazione e sull'innalzamento del profilo professionale del capitale umano. Costruire sistemi di monitoraggio capaci di analizzare i fenomeni quantitativi ma anche di valutare gli elementi qualitativi delle organizzazioni pubbliche, della loro attività, dei servizi erogati ai cittadini in tutti i comparti dell'amministrazione a partire da quelli essenziali per la competitività del sistema Italia.
Con questo obiettivo anche nel settore dell'impiego pubblico occorrerà superare la logica del blocco indiscriminato delle assunzioni per passare a un criterio di programmazione delle assunzioni che consenta di elevare il livello e il profilo professionale degli addetti, nell'ambito di un controllo della spesa. Grazie ad una gestione programmata degli accessi potremo ripristinare la regola dell'accesso alle carriere pubbliche a seguito di concorsi che potranno offrire così, di anno in anno, uno sbocco naturale per i giovani diplomati e laureati. Le retribuzioni del settore dovranno essere strutturate in modo da premiare la produttività introducendo idonei sistemi di valutazione.
Gli investimenti pubblici dovranno essere prioritariamente destinati sia in termini settoriali che in termini territoriali laddove più forte è l'impatto potenziale sulla crescita: ricerca scientifica, trasferimento tecnologico, innovazione tecnologica nei servizi pubblici, ambiente, infrastrutture, localizzazione nel Mezzogiorno.

Orientare le politiche fiscali europee e internazionali verso il contrasto alle speculazioni finanziarie.

Proponiamo che il governo si attivi in tutte le sedi - comunitarie e internazionali - al fine di creare le condizioni per l'introduzione su vasta scala geografica di sistemi di tassazione delle transazioni finanziarie internazionali - secondo lo spirito della cosiddetta "Tobin Tax" - idonei a scoraggiare le speculazioni finanziarie e a reperire risorse da destinare al sostegno ai Paesi in via di sviluppo e al finanziamento di programmi per la lotta all'Aids, la lotta alla fame nel mondo, ecc.

Infine, l'Unione favorirà il Commercio Equo e Solidale con campagne di informazione sul valore sociale e ambientale di detti prodotti anche attraverso politiche di defiscalizzazione che consentano di essere accessibili a tutti i consumatori sul mercato. Saranno altresì favoriti e valorizzati i progetti di microcredito nei luoghi di produzione dei prodotti equo e solidali.
L'Unione riconosce l'utilità e l'importanza di realizzare l'introduzione di un Codice Etico nella sottoscrizione degli accordi commerciali dell'Italia, nonché delle imprese italiane con paesi terzi. Il Codice Etico è uno strumento che vuole garantire nella sottoscrizione di accordi commerciali il rispetto dei diritti umani, sindacali, la tutela dei minori, la conservazione delle risorse naturali, l'assenza di pirateria di materiale biologico e la lotta alla corruzione, quale percorso fondamentale in materia di Responsabilità Sociale delle Imprese e di dimensione sociale della globalizzazione.

Completare il disegno federalista: un vero patto di stabilità interno

Il centrodestra ha fatto arenare il federalismo fiscale.
Autonomia, responsabilità coordinamento: questi sono i principi da porre a base del nuovo Patto di stabilità interno che lo Stato stipulerà con le Regioni e con le autonomie locali. Un Patto nuovo, coerente con il livello di autonomia e di responsabilità che Regioni ed enti locali hanno assunto dopo il Titolo V della Costituzione e del ruolo di veri attori dello sviluppo che essi giocano sul territorio. Un nuovo Patto che coinvolga quindi le istituzioni locali nella responsabilità del risanamento e dello sviluppo. Più poteri, più responsabilità.

Intendiamo dare al sistema territoriale la prospettiva pluriennale dei vincoli di bilancio rispetto ai quali potere programmare la propria attività di gestione e i propri investimenti. Ma occorrerà anche rendere concreti e credibili quei vincoli finanziari concordando a livello statale le azioni strutturali necessarie a realizzare gli obiettivi di finanza pubblica concordati e anche le misure di competenza delle regioni e degli enti locali che possono concorrere alla crescita dell'economia e a contrastare il declino. Vogliamo fare sistema e agire insieme a tutti i livelli istituzionali per fare del federalismo uno strumento positivo, capace di valorizzare le risorse pubbliche verso obiettivi comuni ed impedire che esso possa al contrario rappresentare un fattore di inefficienza o di incoerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile.

Per realizzare questo modello occorrerà che i vincoli di finanza pubblica siano espressi in termini di saldi e non di tetti di spesa e che, a tale scopo, siano immediatamente ripristinati i margini di autonomia tributaria già previsti dall'ordinamento.

Nella stessa ottica di un federalismo basato sulla cooperazione e concertazione tra i diversi livelli di governo, potranno essere concordati grandi progetti di investimento (casa, infrastrutture, formazione, città) o di miglioramento del livello dei servizi pubblici (acqua, trasporti) cofinanziati dai diversi livelli di governo sulla base di progetti condivisi che comporteranno la convergenza delle rispettive competenze e risorse finanziarie.

Il Governo nazionale, nel rispetto delle autonomie territoriali, dovrà comunque svolgere una funzione di "regia", di indirizzo delle politiche locali nei confronti dei grandi obiettivi di politica economica e finanziaria del Paese.

In una fase così critica e delicata della transizione del nostro modello economico non possiamo permetterci dispersione e frammentazione. Serve coesione e responsabilità. A questi principi dovrà tra l'altro ispirarsi la legge di coordinamento della finanza pubblica prevista.

Per realizzare questo modello porteremo a termine il processo federalista attuando il federalismo fiscale che il centrodestra ha fatto arenare. L'articolo 119 del nuovo Titolo V della Costituzione dà alcune indicazioni di principio che vanno ribadite: la prima è quella della solidarietà tra le regioni che hanno diversi livelli di ricchezza e differenti basi imponibili. L'altro principio è quello della responsabilità: ogni livello di governo dovrà finanziarsi grazie ad un autonomo potere impositivo ricorrendo all'autonomia tributaria e fiscale per la copertura dei disavanzi. Solo se fortemente associata alla responsabilità l'autonomia è fonte di buongoverno e di equità e potrà davvero rispondere ai bisogni dei cittadini.

I pilastri su cui deve reggersi federalismo fiscale equo e efficiente sono:

  • garanzia dei diritti di cittadinanza su tutto il territorio nazionale;
  • migliore aderenza dell'intervento pubblico alle preferenze locali;
  • responsabilizzazione di bilancio degli Enti territoriali realizzabile con l'autonomia tributaria basata su tributi propri, sovraimposte a tributi erariali e compartecipazioni a tributi erariali;
  • incentivo al riequilibrio economico delle diverse aree del Paese in particolare per il Mezzogiorno;
  • rispetto degli equilibri complessivi di finanza pubblica.

Questi obiettivi potranno essere realizzati solo disponendo di strumenti per la valutazione dei costi standard dei servizi pubblici sulla base dei quali calcolare il fabbisogno e di un sistema di monitoraggio delle dinamiche di bilancio a qualsiasi livello di governo. L'adozione e l'accessibilità di tali sistemi di monitoraggio e di valutazione dovranno essere parte integrante del patto federalista.

Ma il presupposto perché un paese diventi federale è che la struttura decisionale (politica) sia federale. Il federalismo non è la suddivisione locale di competenze centrali, ma la costruzione di un meccanismo di decisione che tenga conto delle ripercussioni che le scelte politiche esercitano sul territorio e sugli equilibri complessivi di finanza pubblica. Per questo oltre ad attivare un sistema efficiente di federalismo fiscale occorre rafforzare il ruolo dei luoghi della concertazione istituzionale.

Dobbiamo quindi definire un quadro chiaro e condiviso del sistema delle competenze e rafforzare, almeno fino a quando non vi sarà un Senato effettivamente rappresentativo del sistema delle autonomie, il ruolo della Conferenza Stato Regioni.

Strumenti più efficienti per il governo, un miglior coordinamento della finanza pubblica

E' urgente riformare gli strumenti attraverso cui Governo e Parlamento annualmente adottano gli indirizzi di politica economica e finanziaria con l'obiettivo di semplificare il DPEF e la legge finanziaria.
Questi strumenti vanno riportarti alla loro funzione di determinazione del quadro macroeconomico e finanziario, e la sessione di bilancio va alleggerita del carico decisionale che ha assunto in questi anni e quindi concentrata in un periodo più breve. Ciò significa posticipare la presentazione del DPEF per consentire la piena disponibilità dei dati macroeconomici e insieme circoscriverne il contenuto e, analogamente, asciugare il contenuto della finanziaria escludendo l'inserimento di norme ordinamentali, reintrodurre i provvedimenti collegati il cui regime parlamentare dovrà essere rafforzato per fare sì che anch'essi, come la legge finanziaria, abbiano tempi di approvazione certa e siano parte effettiva della manovra. Quanto più la politica di bilancio dovrà avere natura non puramente finanziaria ma incidere sulla qualità della spesa, tanto più avranno importanza i provvedimenti di natura strutturale, organizzativa, economica e sociale che incidono sui processi di formazione delle spesa.

Il bilancio statale, delle regioni e degli enti locali dovranno essere strutturati in modo da realizzare un bilancio per missioni e per politiche che riaggreghi i dati della gestione per grandi obiettivi e consenta di misurare, in termini di risultati e di efficacia, le singole politiche di spesa.

E' essenziale un'autentica programmazione pluriennale della spesa ed un approccio che definisca a monte le compatibilità finanziarie e responsabilizzi i singoli ministeri sui livelli qualitativi e quantitativi della spesa. Occorrerà anche sviluppare la contabilità per la gestione in modo da rendere più leggibile la allocazione dei costi e poter quindi valutare la efficienza delle singole strutture amministrative.
Tale base conoscitiva è indispensabile per impostare politiche di trasferimento delle risorse che abbandonino progressivamente i criteri legati alla spesa storica per approdare a quelli legati alla costo standard.
Per ottenere questo risultato è essenziale sviluppare ed estendere i processi di informatizzazione della spesa con l'introduzione di sistemi informativi integrati per il monitoraggio della spesa e la valutazione delle politiche ai diversi livelli istituzionali: la possibilità di governare un sistema a più livelli orientandolo verso traguardi comuni dipende innanzi tutto dalla possibilità di condividere dati, informazioni valutazioni. Si tratta quindi di misure organizzative che hanno una fortissima valenza istituzionale ed economica.

Le eventuali alienazioni rivolte alla riduzione del debito dovranno essere orientate da precisi criteri. Nel caso di dismissioni di partecipazioni azionarie pubbliche, e particolarmente nei settori sensibili, la scelta dovrà essere valutata alla luce di criteri industriali e non solo di criteri di finanza pubblica. Nel caso di dismissione di immobili dovranno essere utilizzati criteri di assoluta trasparenza, politiche di valorizzazione condotte in collaborazione con gli Enti locali, principi di cautela in materia ambientale e culturale, fondamentali clausole sociali.

Saranno comunque necessarie sia una rigorosa verifica delle cartolarizzazioni in corso, sia una riconsiderazione della confusa architettura di società che il governo ha allestito e che variamente si occupano di patrimonio o svolgono specifiche funzioni pubbliche.

Articolo di Vittorio Bica pubblicato il  16/2/2006 alle ore 17,07.

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