Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

La regola della prepotenza

Le ragioni della polemica sulle regole dei confronti televisivi tra Prodi e Berlusconi.

[Romano Prodi, leader dell'Unione]Da quando la Commissione di Vigilanza sulla RAI ha varato il programma dei faccia a faccia televisivi tra Prodi e Berlusconi, è scoppiata un'infinita polemica tra il centrodestra, che accusa Prodi di aver paura e perciò di voler sfuggire ai confronti diretti, e il Professore, che ribatte di non essere disposto ad accettare regole di confronto ingiuste, riferendosi in particolare alla conferenza stampa finale in solitario, che la Commissione di Vigilanza ha regalato a Berlusconi.

Alle rimostranze di Prodi, Berlusconi ribatte che la Commissione di Vigilanza è espressione diretta del Parlamento e che non è legittimo opporsi a ciò che essa ha legittimamente stabilito.

Il discorso di Berlusconi ha una sua logica, ma il cittadino comune ha tutto il diritto di domandarsi: per quale perversa ragione gli esponenti di centrodestra della Commissione di Vigilanza, che erano in maggioranza, hanno obbligato con il loro voto la Commissione a varare un regolamento palesemente ingiusto, se è vero l'organigramma diffuso dai telegiornali, che prevede due confronti diretti Prodi-Berlusconi, altri tre confronti tra gli altri leader delle due coalizioni e, da ultimo, una conferenza stampa finale per Berlusconi? I rappresentanti di quest'organo parlamentare avevano il compito importante di stabilire regole di par condicio, cioè di condizioni di confronto televisivo eque tra centrodestra e centrosinistra nel corso della campagna elettorale. Quale sia pur lontana parentela con la par condicio, con l'equità, con la giustizia ha un regolamento che regala al capo del governo una conferenza stampa finale solitaria, fatta apposta per diventare un gigantesco spot elettorale a solo vantaggio del centrodestra, lanciato al corpo elettorale nell'imminenza delle elezioni?

Del resto la situazione appare un poco strana e contraddittoria. L'organigramma diffuso dalla RAI parla - a quanto pare - di una sola conferenza stampa, quella finale concessa a Berlusconi. Se però si va a leggere il regolamento varato dalla Commissione di Vigilanza, si scopre che l'articolo 10 ordina sì una conferenza stampa conclusiva del Presidente del Consiglio, ma prevede anche tante conferenze stampa precedenti quanti sono i gruppi politici che si candidano alle elezioni. Perché i telegiornali hanno parlato solo di una conferenza stampa finale del capo del governo? Comunque sia, per comodità dei lettori del blog, ecco il testo integrale dell'art. 10 del regolamento varato dalla Commissione [1]:

Didascalia:
Paolo Gentiloni, Presidente della
Commissione di Vigilanza sulla RAI

Art. 10

(Conferenza-stampa dei rappresentanti nazionali di lista)

1. La RAI predispone e trasmette, negli ultimi dodici giorni precedenti il voto, in aggiunta alle Tribune di cui all'articolo 9, una conferenza-stampa per ciascuna delle liste di cui all'articolo 3, comma 4, lettera a).

2. A ciascuna conferenza-stampa prende parte il rappresentante nazionale della lista, il quale può delegare altre persone anche non candidate. Non si applica la lettera b) dell'articolo 3, comma 4.

3. Ciascuna conferenza-stampa ha la durata di trenta minuti ed è trasmessa tra le ore 22 e le ore 23.30. Qualora nella stessa serata sia trasmessa più di una conferenza-stampa, le trasmissioni devono essere consecutive. A ciascuna conferenza stampa prendono parte tre giornalisti, non appartenenti alla RAI. Il rappresentante della lista partecipante alla conferenza stampa propone un elenco di tre giornalisti di tre testate diverse dal quale è estratto a sorte un giornalista. Gli altri due giornalisti sono scelti dalla Direzione delle Tribune e dei servizi parlamentari della RAI. La Direzione delle Tribune e dei Servizi parlamentari della RAI sottopone alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi entro dieci giorni dalla data della prima conferenza-stampa l'elenco dei giornalisti e ne attende la ratifica ed entro una settimana dalla data di ciascuna conferenza-stampa i nomi dei giornalisti invitati. Il Presidente, su parere unanime dell'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, può disporre la sostituzione di uno o più giornalisti.

4. Le conferenze-stampa sono trasmesse di regola in diretta, salvo diverso accordo tra entrambi i giornalisti e l'intervistato; se sono registrate, la registrazione è effettuata entro le 24 ore precedenti la messa in onda, ed avviene contestualmente per tutti i soggetti che prendono parte alla trasmissione. Qualora le Tribune non siano riprese in diretta, il conduttore ha l'obbligo all'inizio della trasmissione, di dichiarare che si tratta di una registrazione.

5. L'ordine di trasmissione delle conferenze stampa è determinato secondo il numero dei rappresentanti di ciascun soggetto politico nel Parlamento Nazionale uscente, in ordine crescente. Sono trasmesse per prime le conferenze dei soggetti attualmente non rappresentati. In caso di pari rappresentanti si procede per sorteggio. Il ciclo di conferenze stampa si conclude con una conferenza stampa del Presidente del Consiglio dei Ministri.

[Silvio Berlusconi, attorniato da microfoni e giornalisti]Perché le due coalizioni stanno litigando solo sulla conferenza stampa finale di Berlusconi, come se non vi fossero in programma altre conferenze stampa precedenti per gli altri gruppi politici? La RAI è intenzionata per caso a trasmettere solo la conferenza stampa finale di Berlusconi, in aperta violazione di quanto stabilisce l'articolo 10 del regolamento varato dalla Commissione di Vigilanza? Se le conferenze stampa andranno in onda tutte secondo regolamento, il vulnus alla par condicio sarebbe certamente minore, rispetto ad un'unica conferenza stampa finale concessa al solo Berlusconi. Tuttavia, se anche andassero in onda tutte, non è vera equità aver deliberato che la campagna elettorale viene chiusa dal capo del governo. Perché essere il Presidente del Consiglio in carica dovrebbe essere un vantaggio? Molto più giusto sarebbe stato se la Commissione di Vigilanza avesse stabilito che l'ordine di tutte le conferenze stampa venisse deciso per sorteggio.

Nota importante. Il fatto che la conferenza stampa finale di Berlusconi sia contestata dal centrosinistra come un indebito vantaggio dovrebbe suonare per i giornalisti italiani come una cocente umiliazione. Sono ben numerose, infatti, le domande - del tutto lecite e giustificate - che giornalisti degni di questo nome potrebbero rivolgere al Presidente del Consiglio nel corso di quella conferenza stampa, tramutando per Berlusconi il previsto "spottone" elettorale in una sorta di incubo: origine dei suoi miliardi, rapporti con la mafia, candidati inquisiti e condannati in Forza Italia, regali al signor Mills, società off-shore, e chi più ne ha più ne metta. Domande sgradevoli? Certamente! Ma il cittadino non ha forse diritto a sapere con certezza chi è realmente la persona che aspira a governare il Paese per altri cinque anni?

In ogni caso, allo stato attuale dei fatti, ha perfettamente ragione Prodi, a mio parere, a rifiutare di prendere parte a un confronto diretto con Berlusconi che sembra fatto apposta per favorire ingiustamente l'attuale Presidente del Consiglio e il centrodestra in generale.

POSTILLA. In giornata è arrivata la notizia che Berlusconi ha accettato di rinunciare alla conferenza stampa finale. Prodi si è detto felice di poter finalmente accettare il confronto televisivo con il suo avversario. Tutti i salmi finiscono in gloria...

[1] «Disposizioni in materia di comunicazione politica, messaggi autogestiti e informazione della concessionaria pubblica nonché Tribune elettorali per le elezioni per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica previste per i giorni 9 e 10 aprile 2006», il cui testo integrale è disponibile in formato PDF sul sito del Parlamento.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  8/3/2006 alle ore 10,20.

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