Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Berlusconi e la sua campagna elettorale visti dal francese "Le Monde"

La traduzione in italiano di due articoli pubblicati il 30 marzo su uno dei maggiori quotidiani francesi.

La strategia del martirio

di Pierre Musso, Le Monde
(Articolo apparso nell'edizione del 30/03/06. Traduzione italiana di Vittorio Bica)

[La testata di 'Le Monde']Silvio Berlusconi concentra tutti i poteri: politico, economico e mediatico. Nel 1994 e nel 2001, egli ha sedotto il giudizio con il sogno di una Italia più forte, più sicura e più moderna. Si è presentato come l'incarnazione di questo romanzo, la sua storia di successo personale che valeva da programma politico. Oggi, dopo avere condotto il governo più longevo della Repubblica, e all'ora di un bilancio socioeconomico più che incerto, utilizza sempre le stesse tecniche di comunicazione. Ma dà loro un contenuto diverso per tener conto del fatto che è il candidato uscente.

Il sogno è semplicemente invertito: non si tratta più di promettere un'altra Italia, miracolosamente salvata dal "presidente imprenditore". L'uomo di tutti i poteri si presenta ormai come una vittima. Quando lancia la sua candidatura, nel corso delle sue ultime vacanze estive, il "Cavaliere" dichiara di fare "un sacrificio enorme": "Per me è un sacrificio ripresentarmi, ma lo farò perché un cambiamento di governo sarebbe insensato." A differenza dei partiti classici, Berlusconi non cessa di ripetere: "Non sono un capo che vive della politica". Lui, si consegna anima e corpo all'Italia ed alla sua popolazione che patiscono difficoltà e anche una grave crisi economica e di bilancio. Con il suo sacrificio, sollecita la compassione dell'elettorato.

Entrando in politica, Berlusconi aveva già evocato "il calice amaro" per legittimare il suo passo salvatore destinato a fare diga contro il comunismo. Ma dopo cinque anni d'esercizio del potere, il capo politico potente si mostra debole, vittima delle aggressioni di tutte le istituzioni. Subirebbe così "gli attacchi della magistratura rossa contro le sue imprese". Sarebbe perseguitato dalla televisione pubblica alla testa della quale si trova, grazie al suo appoggio, un ex dirigente comunista. Così, a inizio marzo, ha lasciato rumorosamente la scena di RAI 3, prendendo a pretesto d'essere vittima della censura su un canale televisivo di cui non cessa di denunciare "la programmazione orientata contro il presidente del Consiglio e contro il Governo" e che i suoi partigiani hanno chiamato "Telekabul".

Sarà pure martirizzato - un colmo per un dirigente d'impresa - dall'organizzazione padronale italiana, la Confindustria, che, da un anno, moltiplica le critiche sull'arretramento della produzione e della produttività sotto il suo governo. Apoteosi, il 31 gennaio, il "Cavaliere" può declamare: "Sono il perseguitato numero uno nel mondo occidentale!" Ed alcuni giorni più tardi, in occasione di un meeting ad Ancona, si compara a Gesù sofferente: "Sono il Gesù della politica, una vittima paziente che sopporta tutto, che si sacrifica per tutti." Alla maniera politica tradizionale del Cristo-Re caritatevole, Silvio Berlusconi resuscita "il dono di sé" alla nazione.

Dopo avere celebrato, all'epoca della campagna elettorale del 2001, il corpo vittorioso, dal sorriso e dall'abbronzatura inossidabili, quello dell'imprenditore, dell'animatore di televisione e dello sportivo insieme, Silvio Berlusconi vuole incarnare oggi l'immagine capovolta del corpo sacrificato e sofferente. Il potere troppo forte si presenta come debole. Tale è la sua forza. Integra la sua critica. È ciò che Giuliano Ferrara, il suo migliore consigliere, direttore del quotidiano Il Foglio, proprietà della famiglia Berlusconi, l'aveva invitato a fare fin dal mese di maggio 2005. Chiedeva al "Cavaliere" di cambiare il suo approccio ai media per umanizzarsi, con meno monologhi e più masochismo. In un editoriale intitolato "Il masochismo dei 3B", (Bush, Blair e Berlusconi) insisteva sull'aiuto che stanno dandosi i tre capi in materia di comunicazione. Senza dubbio, una nuova forma della mondializzazione... Il leader politico potente deve mostrare che porta il peso del mondo ed esporsi da allora a tutti gli attacchi. Sul New Yorker, Davide Remnick ha chiamato questo atteggiamento politico "la campagna del masochismo". Questa "consiste nel farsi mettere alle corde e nel lasciarsi colpire finché il proprio avversario sia a sua volta esausto". A forza di vedersi offrire il sacrificio del leader, la rabbia dell'elettorato contro il potere finisce per scaricarsi. E il potente può sperare di conservare il suo potere. Tale è la scommessa del "Cavaliere" per le elezioni legislative del 9 aprile.

Pierre Musso è professore di scienze dell'informazione e della comunicazione all'Università di Rennes 2 - Alta Bretagna e ricercatore presso il dipartimento di scienze politiche dell'Università Paris-I Sorbonne (Credap). E' autore di Berlusconi il Nuovo Principe (Editions de l'Aube, 2003).

Riferimenti sul web:

In Italia, la campagna di Silvio Berlusconi volge al populismo

di Jean-Jacques Bozonnet, corrispondente da Roma, Le Monde
(Articolo apparso nell'edizione del 30/03/06. Traduzione italiana di Vittorio Bica)

[Silvio Berlusconi]Il tono della campagna elettorale condotta da Silvio Berlusconi risuona fino a Pechino. Il governo cinese ha reagito, mercoledì 29 marzo, con una nota furibonda ad una delle uscite del capo del governo italiano. In occasione di una recente riunione a Napoli, "il Cavaliere" se l'era presa con il suo obiettivo preferito e quasi ossessivo: il comunismo.

«Mi si accusa di aver affermato che i comunisti mangiavano i bambini, ma leggete Il Libro nero del comunismo e vedrete che, nella Cina di Mao, non mangiavano i bambini, ma li facevano bollire per servirsene come concime nei campi», ha dichiarato. Lo "scontento" dei cinesi non ha avuto alcun effetto sul presidente del Consiglio, che insiste e sottoscrive: «Ma è un fatto storico, non sono stato certo io quello che li ha fatti bollire!»

«Siamo screditati all'estero e senza crescita all'interno», ha sospirato Romano Prodi, l'avversario di Berlusconi per le elezioni legislative del 9 e 10 aprile. Ma questo scivolone non è un caso isolato. Silvio Berlusconi ha scelto di radicalizzare il suo discorso dopo il 16 marzo, all'indomani di un faccia a faccia teletrasmesso da cui non era uscito vincitore. Ha cominciato ad attaccare il padronato, imputato di "disfattismo". Poi la sua bestia nera, la magistratura.

Col passare dei suoi interventi, tenta di istillare un clima di tensione, suggerendo che «la sinistra fomenta disordini e che la democrazia è in pericolo». Il programma della coalizione di centro-sinistra, secondo lui, avrebbe già scatenato una «fuga massiccia di capitali». «Coloro che segneranno sulla loro scheda elettorale il riquadro dell'Unione faranno una croce sui loro risparmi», ha spiegato ai piccoli risparmiatori.

Il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, ha creduto bene di intervenire per chiedere ai due campi di "moderare i toni". Invano, per il momento. Nella sua offensiva, Silvio Berlusconi se la prende anche con i suoi alleati: Gianfranco Fini, numero due del governo e leader di Alleanza Nazionale, e soprattutto Pier Ferdinando Casini, presidente della Camera dei Deputati e leader dell'Unione dei Democratici di Centro (UDC). I due uomini avevano vivacemente criticato la prestazione televisiva del loro capo di fronte a Romano Prodi.

Fini ripete a ogni meeting che la leadership del centro-destra dovrà essere «riconsiderata alla luce dei risultati» delle elezioni legislative. Auspica una coalizione "diversa", in cui ci sia "più destra". I centristi di Pier Ferdinando Casini sono stati i più ribelli nel corso della legislatura, e sognano la ricomposizione di un grande centro.

"Ruolo di incendiario"

Infastidito dai due cinquantenni, che si proiettano apertamente nel dopo-Berlusconi, "il Cavaliere" grida al tradimento. «Non desidero parlare dei miei alleati in "ini"», si è lasciato sfuggire recentemente, significando che Umberto Bossi, il capo del partito populista e xenofobo Lega Nord, è il suo alleato più leale. «L'UDC ha commesso molti errori ultimamente, non penso che questi signori recupereranno un solo voto supplementare, considerato il loro comportamento», ha aggiunto. Nessun meeting comune all'insieme delle formazioni della Casa delle Libertà (coalizione di centro-destra) è previsto entro la fine della campagna.

Drammatizzando il dibattito, Silvio Berlusconi tenta il tutto per tutto in solitario, per mobilitare i suoi e rendere marginali i suoi alleati. «Ormai solo, non gli resta che il ruolo di incendiario», ritiene il quotidiano economico Il Sole 24 ore. Più che la vittoria del centro-destra, desidera un miglioramento elettorale del suo partito, Forza Italia, in ribasso costante in occasione delle recenti elezioni. Per La Stampa, «schiaccia i suoi alleati sotto il peso del suo ego, auspicando, se non di vincere le elezioni, almeno di trionfare nell'ambito della sua coalizione e conservare così il suo statuto di intoccabile».

Articolo di Vittorio Bica pubblicato il  31/3/2006 alle ore 23,41.

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