Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Lettera aperta a Giovanni Floris e a Enrico Mentana

Il Presidente del Consiglio ha sempre negato di influenzare a proprio vantaggio le televisioni. Fatti accaduti nelle ultime puntate di Ballarò e di Matrix danno però una diversa impressione, se non altro quella di un eccessivo timore reverenziale dei conduttori.

[L'espressione di Berlusconi, mentre ascolta la domanda di Giovanni Floris]Ho seguito la puntata di Ballarò del 28 marzo e la puntata di Matrix del 31 marzo. In entrambe era ospite il presidente del Consiglio Berlusconi ed in entrambe i due conduttori, Giovanni Floris ed Enrico Mentana, gli hanno rivolto qualche domanda che è sembrata un tentativo di mostrare, di fronte all'opinione pubblica, di essere giornalisti indipendenti: ruolo che viene spesso messo in dubbio, quando ci si trova ad intervistare un uomo che non solo occupa un ruolo istituzionale altissimo, ma che è anche un magnate dei media e che non perde occasione per accusare di faziosità chiunque osi criticarlo e porgli domande scomode. In entrambi i casi, però, i due giornalisti mi sono sembrati incapaci di incalzare Berlusconi in modo veramente indipendente, inchiodandolo per esempio alle sue responsabilità già accertate dalla magistratura.

Mi riferisco in particolare a due episodi. Il primo si è verificato verso la fine della puntata di Ballarò. Giovanni Floris ha trovato il coraggio per porre al presidente del consiglio, sia pure con esitazioni dovute molto probabilmente all'emozione del momento, una duplice domanda che si avvicina a ciò che molti italiani avrebbero voluto chiedere, da anni, al presidente del Consiglio. La prima parte della domanda, riassumendo, chiedeva l'origine di quei 250 milioni di euro (o meglio dei 500 miliardi di lire degli anni '70) che avrebbero costituito il capitale iniziale delle holding finanziarie del Cavaliere: quegli stessi soldi che, nel film Il caimano di Moretti, piovono improvvisamente dal cielo, in un valigione che sfonda il soffitto dello studio del Cavaliere. Nella seconda parte della domanda, Floris ha chiesto a Berlusconi se non si sentisse gravato dal peso della scelta di essersi avvalso della facoltà di non rispondere, e cioè di aver assunto un comportamento non trasparente nei confronti dei cittadini, quando, nel novembre del 2002, fu interrogato a Palazzo Chigi dai giudici di Palermo, che stavano indagando sui rapporti di Dell'Utri con la mafia.

A ciò Berlusconi ha replicato: 1) raccontando di essere stato un modello di trasparenza per tutta la sua carriera di imprenditore, a partire dalle attività immobiliari fino all'entrata nelle assicurazioni; 2) accusando Floris di essere fazioso e di avergli fatto quella domanda "indegna di chiunque" proprio alla vigilia delle elezioni.

Floris ha incassato in silenzio: evidentemente già riuscire a formulare quelle domande era stato troppo per lui. Eppure avrebbe avuto tutto il diritto di incalzare Berlusconi, rinfacciandogli l'assoluta legittimità e pertinenza di ciò che aveva chiesto. La domanda scomoda di Floris partiva infatti da un fatto di cronaca proprio di quel giorno: la pubblicazione della sentenza di condanna di Previti a 5 anni, dovuta essenzialmente alla prova principe di un bonifico di 434 mila dollari, i quali, in una stessa giornata del 1991, erano transitati da un conto Fininvest a un conto del giudice Squillante (il giudice che, secondo la sentenza, sarebbe stato corrotto da Previti per favorire la Fininvest).

Ciò che qualsiasi cittadino con un minimo di senso della legalità si chiede, di fronte a una sentenza del genere, è con quale coraggio il presidente del Consiglio ritenga di poter continuare a occupare la carica che occupa e possa addirittura candidarsi a rioccuparla per altri cinque anni. Oppure, se è del tutto innocente come ha sempre affermato, perché non sente l'obbligo di rassicurare i cittadini, commentando lui per primo la sentenza depositata dai giudici di Milano e, meglio ancora, portando alla luce qualsiasi informazione utile a dimostrare la sua totale estraneità rispetto a quei fatti? E in ogni caso: in quale democrazia seria e matura tutti i media non sarebbero pieni di resoconti di una simile notizia? In quale democrazia seria e matura un giornalista sarebbe stato accusato di faziosità dal capo del governo, per avergli chiesto spiegazioni collegate a una sentenza della magistratura, depositata proprio quel giorno, che getta ben più di un'ombra sulle responsabilità personali dello stesso capo del governo?

Chiedo perciò pubblicamente a Floris perché ha accettato in silenzio l'accusa di faziosità rivoltagli da Berlusconi. Perché non si è sentito in diritto di precisare che la sua era una domanda doverosa per qualsiasi giornalista degno di questo nome, di fronte alla notizia del giorno, cioè la pubblicazione di quella sentenza? E chiedo inoltre a Floris: non si sente meno indipendente del solito quando intervista Berlusconi?

[Berlusconi durante la puntata di Matrix del 31 marzo]Diverso è l'episodio che riguarda Matrix e Mentana. A un certo punto della trasmissione del 31 marzo, Berlusconi, che era l'unico ospite, ha tirato in ballo una vecchia storia: un giorno di ventotto anni fa, Romano Prodi raccontò che, nel corso di una seduta spiritica, fatta come estremo tentativo di recuperare indizi utili a salvare Aldo Moro (all'epoca ancora nelle mani dei brigatisti rossi), era venuto fuori il nome "Gradoli". Quella rivelazione di Prodi indirizzò gli inquirenti verso il paese di Gradoli, che non c'entrava nulla, mentre al contempo i brigatisti, messi sull'avviso, abbandonavano il covo di Via Gradoli a Roma. Di fronte a questo strano, anzi inquietante episodio, Berlusconi pone due alternative, che ricostruisco a parole mie: o Prodi è stato sincero, e allora non si può affidare la guida del Paese a uno sprovveduto che presta fede alle sedute spiritiche, o Prodi ha mentito sull'origine dell'indizio "Gradoli", e allora è un bugiardo e meno ancora gli si può affidare la guida del Paese.

Il ragionamento di Berlusconi è efficace, ma una persona informata della storia passata dei candidati delle due coalizioni, e Mentana lo è certamente, non avrebbe potuto fare a meno di notare che alle parole di Berlusconi si attaglia perfettamente il detto "da quale pulpito viene la predica". Il presidente del consiglio, infatti, era stato condannato nel 1990 dalla corte d'appello di Verona per falsa testimonianza: Berlusconi aveva dichiarato di non aver mai pagato una quota d'iscrizione alla loggia massonica P2, mentre un successivo sequestro di documenti massonici, tra i quali vi era proprio la ricevuta dell'iscrizione alla P2 del Presidente del Consiglio, con tanto di firma, provava al di là di ogni dubbio la falsità della precedente dichiarazione. Il reato ricadde all'interno di un'amnistia concessa nel 1989, ma il fatto e la sentenza restano: una falsa testimonianza resa ai giudici sotto giuramento nel corso di un processo.

[Enrico Mentana ride durante la puntata di Matrix del 31 marzo]Chiedo dunque pubblicamente a Mentana, che sicuramente sapeva di quella falsa testimonianza di Berlusconi: come mai non gli è venuto in mente di ricordare al presidente del Consiglio, una volta finita la tirata moralistica contro il Prodi seguace degli spiriti o mentitore, che una falsa testimonianza resa ai giudici sotto giuramento è qualcosa di estremamente grave, che renderebbe quindi Berlusconi ancora meno degno del suo avversario di guidare il Paese? E, se invece gli era venuto in mente, come mai ha taciuto? E quando poi il capo del governo si è lamentato di essere comparso così poco in video ultimamente, perché non gli ha ricordato quella statistica dell'Isim Ricerche pubblicata di recente da molti giornali, tra cui il Corriere della Sera, secondo la quale a Forza Italia, nella sola settimana dall'8 al 14 marzo, è stato dedicato dai TG delle reti Mediaset un tempo dalle 10 alle 20 volte superiore rispetto a quello toccato ai DS, partito che può contare su un seguito elettorale analogo? Insomma: non si sente, Mentana, meno indipendente del solito quando intervista il Presidente del Consiglio?

Mi piacerebbe che Floris e Mentana, due giornalisti indubbiamente bravi e professionali, rispondessero altrettanto pubblicamente alle mie lecite curiosità di cittadino e di elettore.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  3/4/2006 alle ore 0,56.

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