Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

E l'estate arrivò prima a Torino...

Bellissima e nuova per gli stessi torinesi, la Torino attraversata lo scorso febbraio dalle Olimpiadi invernali.

[Il logo delle Olimpiadi invernali di Torino 2006]Per chi non è di Torino l'immagine è presto fatta: la grigia città dell'automobile, che per altro non se la passa poi così bene, per uno strano gioco del destino ospita le Olimpiadi invernali 2006.

Una fortuna, dicono i favorevoli; un disastro servito su un vassoio d'argento, a sentir i detrattori.

Non ce la faranno mai, arriveranno in ritardo; poi figurati la metropolitana: non la finiranno mai in tempo; ho anche sentito che son in ritardo, vedrai... e anche se ce la facessero, poi cosa ce ne facciamo di tutti quei palazzetti sportivi dopo le Olimpiadi?

Si sa, il piemontese medio non è proprio un ottimista e un gran chiacchierone: testa bassa e lavorare (o quanto meno, nel dubbio, testa bassa, poi vediamo...).

Città dunque ostica, forse un po' fredda - si mormora - per un evento così allegro e che abbisogna di così tante attenzioni e calore.

Stadio Olimpico (ma non era a Roma?), si prova l'inno nazionale già settimane prima. Se passi camminando vicino all'impianto, completamente rimesso a nuovo, sembra sia già tutto iniziato.

Fa quasi sorridere, è ancora tutto vuoto, improvvisato... ma arriverà davvero tutta questa gente?

Bus deviati, vie e controviali chiusi, corsie olimpiche in cui, se ti scappa di metterci piede, ci lasci mezzo stipendio, tombini saldati e nessun cestino nelle zone "olimpiche" (dopo il terrorismo che fa paura, quello che inquina...).

Venerdì XX, si inizia. Eppure non c'è nessuno. E' ora di pranzo, tutto tace, mah...

Gli impianti li han terminati, la metropolitana anche.

Alle 20.00 la città è tutta davanti al televisore.
A scoprire che fuori è iniziata l'estate.

Uno stadio pieno di gente, una cerimonia di incredibile fattura e che finalmente non porta al collasso per noia dopo mezz'ora, il cielo sopra la città illuminato a giorno da lunghissimi giochi pirotecnici.

E la fiamma olimpica.

Un torre bianca che si vede da tutta la città, che sprigiona un fuoco vivo, perenne (così bello che nessuno pensa al gas trattenuto all'Est, e a come si pensa bene di impiegare quello che arriva in città).

La mattina seguente iniziano gli eventi sportivi, le olimpiadi "vere". Gare, sudore, agonismo, potenza e grandi sciatori.

Ma la verità è che non sarà nulla di tutto questo.

A Torino è scoppiata l'estate, e delle competizioni non interessa niente a nessuno. Ogni sera la città, invece di sedersi sul divano traghettando verso un prevedibilissimo abbiocco davanti a Bruno Vespa, è per strada.

Le "case olimpiche", location che fanno un po' da campo base e punto di ritrovo per le nazioni e per i loro tifosi giunti qui, sono invase da loro e da noi (più da noi che da loro, vi dirò).

Dai buongustai che non si lasciano scappare "casa Russia", certamente più interessati al maestro dei pattini Yushenko (davvero bravo) che alle signorine russe che vi si aggirano, a chi si reca a "casa Olanda" (e qui tralasciamo ogni commento), a una "casa" realizzata, tra fiumi di birra, in un motovelodromo all'aperto, fino a "casa Canada", un enorme chalet in legno che occupa di colpo una piazza a Torino (ma l'avevi visto tu, solo l'altro ieri? Quando l'han tirato su? Mah...tutto fa brodo, andiamoci stasera!).

Torino vive, Torino è viva.

I torinesi fan tardi, nei weekend olimpici (quelli sì che meriterebbero una medaglia): un fiume di gente invade il centro fino alle 6 di mattina, sembra estate. Treni speciali per venire in città, negozi e locali aperti 24 ore su 24 e mentre gli atleti gareggiano e danno l'anima, in città si balla.

L'estate è arrivata, poco importa che sia febbraio, che ci sia ancora un po' di neve per strada, residuo delle due nevicate ravvicinate di pochi giorni fa, è estate.

I torinesi si riprendono la loro splendida città (mentre cammino mi accorgo che è di una bellezza imbarazzante, storica e radicata, è proprio nostra e resterà qui), i turisti la scoprono e non vogliono più andarsene, e stupiti ci dicono che è incredibile che nessuno in giro per il mondo parli di questo gioiello a 1 ora e mezza da mare e montagna.

E' vero, a tratti ci siam fermati ad applaudire qualche bella medaglia italiana, nel fondo, nel pattinaggio su pista, a scoprire uno sport tutta tattica di gara da sempre ignorato (il curling), ma il commento più frequente dei torinesi alla definitiva caduta del nostro potenziale eroe nazionale, Giorgione Rocca, credo senza troppi dubbi di poter dire stato: "Peccato, va beh...stasera dove si va?"

Grazie Torino, è stata la medaglia più bella.

Un giornalista vero, che non cito ma che gode di tutta la mia stima da anni, ha scritto pressappoco così su un quotidiano a fine Olimpiadi: "La vera medaglia, Torino, la vincerà se domani ci sarà ancora qualcuno per strada".

E' vero, nei weekend che son seguiti alle olimpiadi in centro alle 6 di mattina non c'era più quasi nessuno, ma anche Yushenko se ne era andato...

Commenti dei lettori

  1. Commento di Giovanni Cassano - 12/4/2006 ore 9,30

    Mi sembra che il tuo articolo renda bene l'idea, è stata una grandissima festa. La festa è iniziata con il tragitto della fiamma olimpica quando la gente scendeva per strada e aspettava anche delle ore, nella speranza che non venisse deviata all'ultimo momento. Così mi è capitato di vedere corso Trapani invaso, sembrava un'immagine di quelle "antiche" della fine della guerra, dove la gente scendeva per strada a salutare i liberatori.

    Forse serviva questo evento per far acquistare a Torino e ai "torinesi" coscienza che la loro è una grande città. "Torinesi lo scrivo tra virgolette perchè io la considero la città più meridionale di Italia, è già di suo un melting polt di razze culture in quei giorni è stato molto di più.

Articolo di Sebastiano Nutarelli pubblicato il  12/4/2006 alle ore 0,59.

Indice del Pesa-Nervi | Diodati.org

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