Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

La lettera del trasformista

Una lettera post-elettorale di Berlusconi al «Corriere della Sera» è un capolavoro di doppiezza politica.

Volevo astenermi dal parlare di Berlusconi per qualche tempo su questo blog, ma il Cavaliere è una miniera ininterrotta di spunti: non riesco a trattenermi.

L'ultima occasione di riflessione mi viene fornita dalla lettera pubblicata sul Corriere della Sera di oggi, che Berlusconi ha indirizzato al direttore Paolo Mieli (e, per conoscenza, al popolo italiano e agli avversari politici, avrebbe dovuto aggiungere).

La lettera comincia così:

Signor Direttore,
vorrei esporre alcune brevi considerazioni sulla situazione politica che si è determinata con il voto del 9 e 10 aprile, anche alla luce del dibattito che si sta aprendo nel centrosinistra. Comunque si concludano i conteggi ufficiali del risultato elettorale, e chiunque si veda attribuire il consistente premio di maggioranza alla Camera, le cose non cambiano: si è di fronte a uno stallo, a una situazione nella quale, almeno sulla base del voto popolare, non ci sono né vincitori né vinti. Con la conseguenza di una sostanziale difficoltà di governare in modo positivo e produttivo il Paese.

La difficoltà di governare, visto il risicato vantaggio dell'Unione al Senato, sarà indubbia. Quello che però è assolutamente falso è che sulla base del voto popolare non vi siano né vincitori né vinti e che ci si trovi in una situazione di stallo. E' falso, e per fortuna Prodi & co. non mancano di ricordarlo quotidianamente: i vincitori ci sono e sono i partiti dell'Unione; la legge elettorale fornisce loro i numeri necessari quantomeno per provare a governare. I riconteggi in corso - come si è visto - non sono assolutamente in grado di cambiare l'esito delle elezioni.

[Il trasformista in scena]La tesi subdola ed errata che Berlusconi sta tentando in tutti i modi di far passare, sia con le sue dichiarazioni ai giornalisti sia con questa lettera al Corriere, è la seguente: visto che, su oltre trenta milioni di schede scrutinate, il vantaggio finale dell'Unione alla Camera è piccolissimo (poco più di ventimila voti, cioè una percentuale nell'ordine dello zero virgola zero qualcosa per cento), il risultato finale delle elezioni è un pareggio.

Non è così: una vittoria di misura è pur sempre una vittoria. La procedura delle elezioni serve a definire chi debba governare anche quando vi sono due schieramenti contrapposti di quasi uguale consistenza numerica; e lo fa in base a regole matematiche di assegnazione dei seggi che erano preesistenti al voto e, perciò, ben note a candidati ed elettori. Tali regole, peraltro volute fortemente proprio dalla coalizione guidata da Berlusconi, stabiliscono che vi sia un premio di maggioranza alla Camera per la coalizione che ottiene più voti. Il premio di maggioranza serve per garantire la governabilità proprio nei casi come quello che si è verificato: basta infatti anche un solo voto in più - figuriamoci, allora, quando i voti in più sono ventimila e passa - perché a una delle coalizioni sia attribuito un bonus di seggi che le consente di raggiungere alla Camera il totale di 340 deputati su 617.

Dunque è del tutto lecito affermare il contrario di ciò che sostiene Berlusconi: non c'è alcuno stallo, perché la legge elettorale è stata pensata per decretare comunque alla fine un vincitore, dal momento che il paese ha pur bisogno di essere governato.

Perciò il principio a cui si appella Berlusconi è insostenibile. Tutte le elezioni si vincono con differenze dell'ordine di pochi punti percentuali. Anche se, per esempio, la differenza finale fosse stata di 2 punti a vantaggio dell'Unione invece che di zero virgola qualcosa, comunque il Paese sarebbe risultato diviso quasi a metà tra i sostenitori di uno schieramento e i sostenitori dell'altro. Quale sarebbe, secondo Berlusconi, una differenza numerica sufficiente a fargli dire che gli avversari hanno vinto le elezioni? Il 5, il 10, il 20 per cento in più degli avversari? E allora perché non scriverlo nella legge elettorale che il centro-destra si è tagliato su misura? E se, pur votando una seconda volta, finisse nuovamente in un quasi-pareggio? E se finisse in un quasi-pareggio per altre dieci volte di seguito?

Insomma, se proprio il presidente del Consiglio uscente vuole recriminare contro qualcosa o qualcuno, dovrebbe prendersela con la legge "porcata" che Calderoli e i suoi gli hanno preparato: un caos concettuale che mescola al sistema proporzionale i premi di maggioranza, annullando di fatto l'essenza stessa del metodo proporzionale. Senza premio di maggioranza, allora sì che il risultato delle elezioni sarebbe stato veramente un pareggio.

Ma vediamo come prosegue la lettera del Cavaliere:

A questo punto, il senso di responsabilità impone una riflessione. In linea generale sarebbero certamente preferibili un governo solido e una maggioranza solida, come nei cinque anni appena conclusi, che attuino il programma proposto agli elettori sotto il controllo rigoroso di una opposizione agguerrita e capace anche di dialogare sulle questioni di interesse nazionale. Ma quando, come oggi, stabilità di governo e di maggioranza sono incerte e fragili, sia numericamente sia politicamente, che cosa si fa?

Senso di responsabilità? Detto da Berlusconi, fa veramente ridere: chi è delegittima i poteri dello Stato un giorno sì e l'altro pure? Chi è che ha sparato accuse di "brogli elettorali unidirezionali" senza averne la benché minima prova? Chi è che, ormai praticamente da solo, si ostina a non ammettere di aver perso le elezioni, che si sono svolte per giunta sotto il controllo del suo governo e in base alle regole della legge elettorale voluta dalla sua maggioranza? Che uomo incredibile!

Ancor più incredibile è che, dopo aver detto peste e corna del programma della sinistra per tutta la campagna elettorale, Berlusconi si mostri ora disposto all'intesa, avanzando lo spettro di un'ingovernabilità che è però tutta da dimostrare. Infatti la maggioranza dell'Unione alla Camera è di tutto rispetto. La maggioranza risicata al Senato è comunque una maggioranza e impone, se non altro, che l'Unione provi a governare, rispettando così l'esito uscito dalle urne. Solo dopo che si sarà dimostrato impossibile per il centrosinistra governare, si potrà eventualmente parlare di un governo di larghe intese (o, meglio ancora, di nuove elezioni). Farlo prima, è come presentarsi all'incasso con un assegno falso.

Ma andiamo avanti con la lettera:

Un bipolarismo, contrassegnato da una contrapposizione di valori e di programmi, ha determinato una straordinaria partecipazione al voto dei cittadini, tra le più alte in Europa, e ha dunque consolidato uno dei pilastri della democrazia liberale. Sono emerse due visioni dell'Italia e del suo futuro. Anche la distribuzione economica e sociale del voto, con la netta prevalenza della Casa delle libertà nelle zone industriali del Nord e nelle regioni più produttive del Centro e del Sud, pone un problema di grande rilevanza, aggravato dalle palesi contraddizioni di buona parte della coalizione di centrosinistra che contiene al suo interno un forte partito estremista, il "partito dei No", pari a oltre un terzo dei voti e dei seggi raccolti.

Qui Berlusconi introduce un elemento di sospetto e di critica preconcetta: l'Unione - egli sostiene - non sarebbe in grado, anche a causa della presenza al suo interno di una forte componente "estremista" (ma voleva scrivere "comunista"), di far fronte alle esigenze di quella metà del popolo italiano, che, votando per la Casa delle Libertà, ha scelto il liberismo economico e la strada della detassazione.

Da un lato Berlusconi dimentica di citare che le regioni in cui l'Unione ha ricevuto più voti - Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Marche, Umbria - sono tra le più progredite d'Italia, quanto a tenore di vita ed efficienza dei servizi. Non è vero quindi che l'Italia più avanzata e produttiva voti compatta per la Casa delle Libertà e sia rappresentata meglio da un governo di centro-destra. Dall'altro, "dimentica" di considerare che lo scopo delle elezioni è quello di dotare il Paese di un governo credibile, basato su un programma politico unitario e coerente. E' chiaro che il programma dell'Unione non può soddisfare le aspettative della totalità degli Italiani, ma non le avrebbe soddisfatte neppure il programma della Casa delle Libertà. Per questo in democrazia periodicamente si vota: i cittadini hanno la possibilità di scegliere a maggioranza una nuova "ricetta" di governo, se la precedente si è rivelata scadente. E anche se il risultato delle urne stavolta è stato quasi alla pari, è comunque più giusto che si formi un governo dotato di un'identità e di una politica ben precise, cioè un governo di centro-sinistra stante l'esito delle elezioni, piuttosto che un governo cosiddetto di larghe intese, composto da ministri con progetti e idee politiche diversissime, se non del tutto inconciliabili. Questa è la filosofia del bipolarismo, che la proposta interessata di Berlusconi vuole invece negare.

Proseguiamo la lettura della missiva inviata al Corriere:

Non è dunque responsabile, come sta facendo Prodi dalla notte di lunedì, cercare testardamente una prova di forza, ignorare la realtà e mostrare disprezzo e spirito vendicativo verso metà del Paese e verso chi la rappresenta. Occorrerebbe, al contrario, ragionare insieme intorno a soluzioni nuove, dettate dalle nuove circostanze, per il governo delle istituzioni e del Paese. Un'intesa parziale, limitata nel tempo, per affrontare le immediate scadenze istituzionali, economiche e internazionali del Paese, non dovrebbe essere esclusa per principio.

Qui Berlusconi raggiunge la vetta di quello che, con espressione alata, potremmo senz'altro definire "paraculismo istituzionale". Prodi non sta cercando alcuna prova di forza: sta solo aspettando di essere incaricato di formare il nuovo governo, come da esito di normali elezioni democratiche; non è lui che ignora la realtà. E' il presidente del Consiglio uscente, piuttosto, che, abbarbicato com'è alle leve del potere, fa di tutto per negare i fatti. E i fatti sono che l'Unione ha vinto le elezioni e ha i numeri per provare a governare. In democrazia si fa così. Spetterà a chi governa dimostrare di saper far bene e di essere in grado di rappresentare degnamente, o almeno onestamente, anche quella metà di italiani che ha votato per l'altro schieramento. L'unico disprezzo che io vedo in questa vicenda è quello che Berlusconi dimostra, ancora una volta, per le istituzioni democratiche, che sta infangando con il suo dissennato tentativo di rimanere in sella a tutti i costi, nonostante l'esito sfavorevole delle elezioni.

Passiamo alla conclusione:

Nel caso in cui, invece, prevalesse una linea estremista, è evidente che, qualunque sia il responso definitivo delle autorità preposte al computo dei voti, Forza Italia e i suoi alleati condurranno una coerente e rigorosa battaglia in difesa dei valori e degli interessi che ci sono stati affidati dal 50 per cento degli elettori. Sulla tassazione come strumento di redistribuzione della ricchezza, sulla flessibilità dei contratti di lavoro, la legge Biagi, sulla riforma della scuola, sulla riforma delle pensioni, è molto difficile che gli estremisti della sinistra riescano a far passare le loro posizioni. In tal modo infatti soffocherebbero sul nascere quella ripresa economica che sta decollando grazie a ciò che abbiamo fatto nel corso di questi anni. Ecco perché chi ha un minimo senso di responsabilità non può chiudersi a un confronto sereno tra le due metà del Paese.

Anche nella conclusione della lettera c'è un elemento di falsità che è sconcertante: Berlusconi tenta di far passare per estremismo il legittimo proposito di Prodi e degli altri leader dell'Unione di formare un governo di centro-sinistra, che segua le linee programmatiche stabilite nel documento con cui l'Unione si è presentata agli elettori. Sta insomma brigando per annullare d'un colpo sia il programma del centro-sinistra sia quello del centro-destra, che - essendo largamente inconciliabili - non potrebbero essere portati avanti in nessun modo da un eventuale governo di larghe intese. Quale sarebbe la legittimazione popolare di un simile governo? Nessuna. Si è votato per far vincere una delle due coalizioni, non per farle vincere entrambe.

Il finale è degno di Berlusconi: tenta di accampare meriti sulla gestione economica del Paese, dimenticando di citare che, nei cinque anni di governo del centro-destra, l'Italia si è drammaticamente impoverita, come tutti gli indici economici ampiamente confermano.

E' ora che Berlusconi si rassegni alla sconfitta. E' ben possibile che alla prova dei fatti il futuro governo Prodi chiuda bottega dopo due mesi, ma, fino a quel momento, spetta al centro-sinistra governare e cercare di realizzare il programma elettorale per il quale i suoi elettori hanno votato.

Commenti dei lettori

  1. Commento di Marcello Cerruti - 16/4/2006 ore 12,12

    Chi è che ha sparato accuse di "brogli elettorali unidirezionali" senza averne la benché minima prova?

    Beh l'uomo ha una sua coerenza... visto che prima delle elezioni aveva chiesto gli osservatori ONU, come, ad esempio, in Bielorussia.

    :-)

    Marcello Cerruti

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  15/4/2006 alle ore 17,37.

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