Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Un perdente arrabbiato tiene il broncio

La traduzione in italiano di un editoriale apparso sul «Financial Times» del 21 aprile 2006.

I principali quotidiani italiani (tra cui il Corriere della Sera) hanno riportato con evidenza il duro commento del Financial Times alla perdurante e ostinata determinazione di Berlusconi, di non riconoscere la vittoria di Prodi alle recenti elezioni politiche del 9 e 10 aprile. Ecco la traduzione in italiano dell'articolo apparso sul prestigioso quotidiano, col titolo di A sore loser sulks ("Un perdente arrabbiato tiene il broncio").

[Immagine pubblicitaria del Financial Times]Nonostante la decisione della Corte di Cassazione italiana, che questa settimana ha confermato la vittoria di stretta misura della coalizione di centro-sinistra di Romano Prodi nelle elezioni legislative del paese, il presidente del Consiglio uscente, Silvio Berlusconi, continua a rifiutare di ammettere la sconfitta. Il suo calcolo sembra essere che, instillando il dubbio sul risultato, destabilizzerà la coalizione di Prodi fin dall'inizio, e così ne abbrevierà la vita. Se è così, sta dimostrando un arrogante disprezzo per il verdetto delle urne, per quanto questo sia stato fino alla fine incerto. Sta contribuendo alle preoccupazioni internazionali sulla stabilità politica dell'Italia. In realtà, come ha fatto anche troppo spesso nel passato, sembra che stia mettendo gli interessi di Silvio Berlusconi davanti a quelli del suo paese.

Perché la democrazia funzioni, i leader politici devono imparare a perdere, così come a vincere, con eleganza. Al Gore, l'ex vicepresidente degli Stati Uniti, riconobbe la vittoria di George W. Bush non appena la Corte Suprema si pronunciò sulla questione degli scrutini contestati in Florida. E' così che dovrebbero funzionare le democrazie. Ma Silvio Berlusconi è un perdente arrabbiato. Si trattiene dal commentare, ma Giulio Tremonti, il suo ex vice e ministro delle Finanze, ha detto che ci sono ancora «cose che devono essere chiarite». Mettendo in dubbio il risultato, sta minando lo stesso sistema.

L'operato di Berlusconi al governo lascia molto a desiderare. Sul fronte politico, ha capovolto la legge elettorale che aveva prodotto un minimo di stabilità politica (a suo proprio vantaggio), ritornando a un sistema rappresentativo proporzionale che avrebbe potuto dargli un beneficio a breve termine. Invece esso ha prodotto un Parlamento frammentato, che non avvantaggia nessuno. Durante la campagna elettorale, ha continuato a sfruttare il suo impero mediatico per ottenere una sproporzionata copertura televisiva per sé e il suo partito. Per quanto riguarda l'economia, il suo governo si è dimostrato una solenne delusione sulle riforme necessarie per aumentare la competitività dell'Italia. Ha lasciato il paese a languire agli ultimi posti dell'eurozona.

Tutto ciò rende il compito di Prodi, alla testa di un'alleanza di nove partiti, a maggior ragione scoraggiante. Tuttavia Prodi ha già tenuto insieme in passato un governo poco coeso, riuscendo a negoziare nello stesso tempo l'ingresso dell'Italia nella moneta unica. Voci che possa nominare Tommaso Padoa-Schioppa, ex membro del Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea, come ministro dell'Economia e delle Finanze, dovrebbero fornire qualche rassicurazione ai mercati finanziari. Prodi deve dimostrare che la sua è la voce dell'esperienza disinteressata, in contrasto con la partigiana presa di posizione di Berlusconi. L'Italia ha bisogno della prima, non più della seconda.

Articolo di Vittorio Bica pubblicato il  22/4/2006 alle ore 0,14.

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