Il Pesa-Nervi

«Lei parla a vanvera, giovanotto!
No, penso a dei critici con la barba».

Alla faccia della par condicio!

I dati del Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva mostrano inequivocabilmente che, a dispetto della par condicio vigente nei due mesi prima delle elezioni, Berlusconi e Forza Italia hanno avuto molto più spazio di Prodi e dell'Unione su tutte le reti a diffusione nazionale.

Sommario

Premessa

Il 30 gennaio 2006 un articolo di RaiNews 24 riportava:

Nuovo attacco di Silvio Berlusconi alla par condicio: "Non è solo una legge illiberale, è una legge liberticida". E' quanto il premier ha detto la notte scorsa, dopo che a Palazzo Reale a Milano aveva preso parte alla festa di compleanno di sua mamma, signora Rosa.

Si trattava dell'ennesimo atto d'insofferenza di Berlusconi verso una legge che stabilisce condizioni d'equità [1] in periodo di campagna elettorale per tutti i soggetti politici. Personalmente sono convinto che in un Paese realmente democratico una naturale par condicio - ovvero il rispetto delle regole del pluralismo e del diritto del telespettatore ad un'informazione corretta e completa - dovrebbe valere sempre. Ma lasciamo stare. Diciamo che va bene così, con una par condicio limitata per legge solo ai periodi di campagna elettorale.

Ma almeno quella, cioè la par condicio imposta per legge, è stata rispettata durante la recente campagna elettorale per le elezioni politiche? Assolutamente no! Il Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva ha raccolto per l'intero periodo della par condicio, cioè dall'11 febbraio al 7 aprile 2006, i dati sul «tempo di parola [2] dei soggetti politici nelle edizioni principali dei telegiornali». Il risultato, pubblicato in un documento di quindici pagine ricco di diagrammi e tabelle, è sconcertante.

Il tempo di parola concesso dai telegiornali alle due coalizioni

Cominciamo con la RAI, confrontando lo spazio dato rispettivamente al centrodestra e al centrosinistra nel corso delle principali edizioni dei telegiornali delle tre reti.

TG1
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Centrodestra 407 2h 30' 32'' 51,66%
2 Centrosinistra 429 2h 17' 13'' 47,09%
3 Altri 12 0h 03' 38'' 1,25%
TG2
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Centrodestra 294 1h 40' 27'' 54,04%
2 Centrosinistra 292 1h 23' 23'' 44,86%
3 Altri 8 0h 02' 03'' 1,10%
TG3
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Centrosinistra 360 1h 53' 36'' 51,20%
2 Centrodestra 350 1h 45' 37'' 47,60%
3 Altri 11 0h 02' 39'' 1,19%

Come si vede dalle tabelle, TG1 e TG2 sono squilibrati a favore del centrodestra (il TG2 in misura davvero inaccettabile, trattandosi di periodo di par condicio); il TG3 invece a favore del centrosinistra. I totali, come risulta dalla tabella seguente, sono nettamente a favore del centrodestra, che ha ottenuto alla fine 3,2 punti percentuali più del centrosinistra [3].

Totale RAI
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Centrodestra 1.055 5h 58' 05'' 50,99%
2 Centrosinistra 1.086 5h 35' 38'' 47,79%
3 Altri 32 0h 08' 35'' 1,22%

Dalla precedente tabella si rileva che il tempo di parola concesso in periodo di par condicio al centrodestra sulle reti del servizio pubblico RAI è stato maggiore di quello concesso al centrosinistra di quasi 23 minuti, mentre il numero di interventi di esponenti del centrodestra è stato inferiore di 31 (differenza dovuta probabilmente al fatto che i leader dei partiti di centrosinistra sono più numerosi dei leader dei partiti di centrodestra): più tempo di parola nonostante il numero di interventi (lievemente) minore significa che gli esponenti del centrodestra hanno avuto la possibilità di esprimere più compiutamente il proprio pensiero.

Ma dove la differenza di trattamento a favore del centrodestra emerge in modo veramente clamoroso è sulle reti Mediaset. Ecco le tabelle relative alle edizioni principali dei telegiornali di Canale 5, Rete 4 e Italia 1.

TG4
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Centrodestra 163 3h 52' 55'' 74,00%
2 Centrosinistra 126 1h 21' 10'' 25,79%
3 Altri 5 0h 00' 39'' 0,21%
TG5
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Centrodestra 181 1h 28' 01'' 55,58%
2 Centrosinistra 153 1h 09' 32'' 43,91%
3 Altri 4 0h 00' 48'' 0,51%
Studio Aperto
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Centrodestra 106 0h 47' 03'' 57,60%
2 Centrosinistra 133 0h 33' 30'' 41,01%
3 Altri 8 0h 01' 08'' 1,39%

Sommando i dati relativi ai telegiornali delle tre reti Mediaset, si giunge a valori totali, riportati nella tabella seguente, che parlano di una disparità di trattamento impressionante. In periodo di par condicio (vale la pena di ripeterlo spesso), il tempo di parola totale concesso agli esponenti del centrodestra è stato il doppio di quello concesso agli avversari: sei ore contro tre ore!

Totale Mediaset
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Centrodestra 450 6h 07' 59'' 66,33%
2 Centrosinistra 412 3h 04' 12'' 33,20%
3 Altri 17 0h 02' 35'' 0,47%

E La7? Come si è comportata la rete che sarebbe dovuta diventare - almeno nelle intenzioni iniziali - il polo televisivo alternativo privato in grado di riequilibrare lo strapotere di Mediaset? Come una succursale di Mediaset, ecco come si è comportata. Lo dimostra la tabella seguente.

La7
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Centrodestra 87 0h 28' 44'' 55,03%
2 Centrosinistra 75 0h 21' 36'' 41,37%
3 Altri 4 0h 01' 53'' 3,61%

E' possibile ora stilare una tabella riepilogativa, in cui vengono sommati i tempi di parola concessi ai due schieramenti nelle principali edizioni dei telegiornali di tutte e sette le principali reti televisive nazionali. Stranamente questa tabella non compare nel documento del Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva, dal quale ho tratto le tabelle precedenti. Non è difficile, tuttavia, ricavarla per mezzo di banali addizioni e calcoli percentuali.

Tutti i telegionali
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Centrodestra 1.592 12h 34' 48'' 57,65%
2 Centrosinistra 1.573 9h 01' 26'' 41,35%
3 Altri 53 0h 13' 03'' 1,00%

Altro che par condicio! Il centrodestra ha goduto, in meno di due mesi, di interventi in voce oltre tre ore e mezza più lunghi di quelli concessi dai telegiornali al centrosinistra, pari a una differenza di oltre sedici punti percentuali.

Il tempo di parola concesso dai telegiornali ai singoli partiti politici

Ma il dato relativo alle due coalizioni dice ancora poco, perché ha una grana troppo grossa. Le coalizioni sono formate infatti da partiti e l'analisi del tempo di parola concesso ai singoli partiti, oltre che alle coalizioni, ci dice molto di più su quanto «pesi» televisivamente ciascun partito. Riporto di seguito una versione ridotta delle tabelle presenti nel documento del Centro d'Ascolto, limitandomi a citare solo i primi cinque partiti e gruppi politici che hanno ricevuto più tempo di parola nel corso di ciascun telegiornale a diffusione nazionale (il dato riguarda sempre le due edizioni principali). Cominciamo dalla RAI.

TG1 (13,30 - 20,00)
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Forza Italia 167 1h 14' 50'' 25,68%
2 L'Unione 75 0h 44' 22'' 15,23%
3 Alleanza Nazionale 99 0h 29' 27'' 10,11%
4 UDC 84 0h 27' 40'' 9,49%
5 Democratici di Sinistra 73 0h 22' 15'' 7,64%
TG2 (13,00 - 20,30)
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Forza Italia 109 0h 47' 41'' 25,65%
2 Alleanza Nazionale 90 0h 27' 34'' 14,83%
3 L'Unione 56 0h 22' 51'' 12,29%
4 UDC 54 0h 15' 03'' 8,10%
5 Democratici di Sinistra 56 0h 14' 22'' 7,73%
TG3 (14,20 - 19,00)
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Forza Italia 141 0h 53' 28'' 24,10%
2 L'Unione 69 0h 35' 28'' 15,99%
3 Democratici di Sinistra 80 0h 23' 07'' 10,42%
4 Alleanza Nazionale 89 0h 22' 12'' 10,01%
5 Margherita 74 0h 21' 51'' 9,85%

E' da notare che persino sul TG3, furiosamente attaccato da Berlusconi come covo e caposaldo di comunisti, Forza Italia risulta di gran lunga il partito più favorito. Sullo stesso TG3, la Margherita, che nelle elezioni politiche del 2001 aveva ottenuto il 14,5% dei voti alla Camera, ha ricevuto meno tempo di parola di Alleanza Nazionale, che, sempre nel 2001, aveva ottenuto solo il 12%. Ma ecco la tabella riassuntiva dei cinque partiti e gruppi che hanno avuto sui TG della RAI il maggior tempo di parola. L'UDC, che nel 2001 (come CCD-CDU) aveva ottenuto appena il 3,2% dei voti, ha totalizzato lo stesso numero di interventi in voce e un tempo di parola maggiore dei Democratici di Sinistra, che nel 2001 avevano preso il 16,6% dei voti. Non sorprende, a questo punto, che l'UDC nelle politiche 2006 abbia più che raddoppiato il consenso ottenuto nel 2001.

Totale RAI
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Forza Italia 418 2h 56' 33'' 25,14%
2 L'Unione 201 1h 43' 12'' 14,69%
3 Alleanza Nazionale 279 1h 19' 25'' 11,31%
4 UDC 210 1h 00' 55'' 8,67%
5 Democratici di Sinistra 210 1h 00' 01'' 8,55%

Vediamo adesso i cinque partiti e gruppi che hanno totalizzato il maggior tempo di parola sui TG delle reti Mediaset (dato complessivo) e su La7. Anche qui, com'era prevedibile, Forza Italia la fa da padrona.

Totale Mediaset
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Forza Italia 303 5h 17' 45'' 57,28%
2 L'Unione 143 1h 37' 23'' 17,55%
3 Democratici di Sinistra 79 0h 29' 19'' 5,28%
4 Alleanza Nazionale 74 0h 24' 37'' 4,44%
5 La Rosa nel Pugno 49 0h 17' 44'' 3,20%
TG La7
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Forza Italia 49 0h 17' 56'' 34,34%
2 Democratici di Sinistra 21 0h 07' 05'' 13,57%
3 L'Unione 22 0h 06' 29'' 12,42%
4 Alleanza Nazionale 19 0h 06' 25'' 12,29%
5 Margherita 12 0h 03' 34'' 6,83%

E' semplicemente mostruosa la distanza che, sui TG delle reti Mediaset, separa Forza Italia da qualsiasi altro partito o coalizione. I Democratici di Sinistra hanno avuto il 5% del tempo di parola a fronte del 57% toccato al partito del Cavaliere: neanche mezz'ora in due mesi di campagna elettorale per Fassino & soci, contro le cinque ore e diciassette minuti toccati a Forza Italia. L'ora e trentasette minuti accumulati dall'Unione, cioè dall'intera coalizione di centrosinistra, rappresentano una minuzia rispetto al tempo di parola, più che triplo, totalizzato dal solo partito di Berlusconi. Lo squilibrio è stato talmente grottesco, e mai opportunamente riequilibrato, che l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha multato il TG4, il telegiornale Mediaset più scandaloso, di 250.000 euro «per non aver provveduto, nel periodo tra il 22 e il 28 marzo 2006, al riequilibrio dell'informazione a favore delle liste del centro sinistra così come ordinato dall'Agcom il 22 marzo scorso». Purtroppo la multa, colpendo a posteriori, è uno strumento assai poco efficace [4].

Significativo anche il quinto posto ottenuto dalla Rosa nel Pugno sulle reti Mediaset. Il partito di Boselli e della Bonino, che non è certo il quinto a livello nazionale quanto a preferenze, ha avuto sui TG Mediaset più spazio della Margherita, di Rifondazione Comunista, dell'UDC: segno, probabilmente, che si è voluto utilizzarlo per sottolineare le divisioni all'interno del centrosinistra. La Rosa nel Pugno, infatti, con le sue idee estremamente anticlericali e libertarie, rappresenta per certi versi un corpo estraneo all'interno dell'Unione: le dichiarazioni dei suoi esponenti si prestavano molto bene, in campagna elettorale, a far sorgere dubbi tra i potenziali elettori del centrosinistra.

Il tempo di parola concesso dai telegiornali agli esponenti politici

Veniamo ora all'ultimo tipo di tabelle presenti nel documento del Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva. Si tratta delle tabelle relative agli interventi in voce degli esponenti politici nelle edizioni principali dei telegiornali. E' dalla lettura di queste tabelle che si ricava con cristallina chiarezza chi è il vero padrone della televisione italiana. Cominciamo, come al solito, dai dati relativi a TG1, TG2 e TG3 (riporto anche in questo caso solo i primi cinque nomi. Il numero complessivo dei politici che hanno fatto almeno un intervento in voce è superiore a 130).

TG1 (13,30 - 20,00)
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Berlusconi Silvio 63 0h 45' 53'' 15,75%
2 Prodi Romano 72 0h 43' 43'' 15,00%
3 Casini Pierferdinando 70 0h 24' 17'' 8,33%
4 Fassino Piero 55 0h 18' 19'' 6,29%
5 Fini Gianfranco 47 0h 15' 41'' 5,38%
TG2 (13,00 - 20,30)
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Berlusconi Silvio 55 0h 32' 17'' 17,37%
2 Prodi Romano 56 0h 22' 51'' 12,29%
3 Fini Gianfranco 47 0h 15' 12'' 8,18%
4 Casini Pierferdinando 46 0h 13' 17'' 7,15%
5 Fassino Piero 45 0h 11' 20'' 6,10%
TG3 (14,20 - 19,00)
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Berlusconi Silvio 72 0h 37' 24'' 16,86%
2 Prodi Romano 69 0h 35' 28'' 15,99%
3 Fassino Piero 58 0h 17' 21'' 7,82%
4 Rutelli Francesco 58 0h 16' 34'' 7,47%
5 Casini Pierferdinando 54 0h 14' 20'' 6,46%

Come si vede dalla tabella precedente, persino il telegiornale dei «comunisti», il TG3, ha concesso più tempo di parola a Berlusconi che a Prodi. Il totale dei tempi di parola concessi ai primi cinque politici nei TG della RAI è riportato nella tabella seguente.

Totale TG RAI
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Berlusconi Silvio 191 1h 56' 08'' 16,54%
2 Prodi Romano 198 1h 42' 33'' 14,60%
3 Casini Pierferdinando 171 0h 52' 20'' 7,45%
4 Fassino Piero 158 0h 47' 00'' 6,69%
5 Fini Gianfranco 139 0h 43' 30'' 6,19%

Berlusconi stacca Prodi di quasi due punti percentuali (su un totale 100 rappresentato da 133 politici intervistati), avendo ottenuto complessivamente dai TG della RAI quasi 14 minuti di tempo di parola in più del suo avversario diretto. Non è un abisso, ma non è neppure poco: quei quasi 14 minuti di differenza rappresentano oltre il 13% di tempo di parola in più avuto rispetto a Prodi.

Ma dove la differenza rispetto a Prodi diventa abisso è sui TG di Mediaset. Vediamo di seguito il dettaglio relativo a TG4, TG5 e Studio Aperto.

TG4 (13,30 - 18,55)
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Berlusconi Silvio 96 3h 19' 42'' 63,44%
2 Prodi Romano 42 0h 47' 15'' 15,01%
3 Fassino Piero 6 0h 06' 33'' 2,08%
4 Polito Antonio 2 0h 05' 45'' 1,83%
5 Storace Francesco 10 0h 05' 33'' 1,76%
TG5 (13,00 - 20,00)
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Berlusconi Silvio 70 0h 48' 29'' 30,62%
2 Prodi Romano 48 0h 32' 05'' 20,26%
3 Fassino Piero 23 0h 08' 55'' 5,63%
4 Fini Gianfranco 21 0h 07' 08'' 4,50%
5 Casini Pierferdinando 17 0h 06' 40'' 4,21%
Studio Aperto (12,25 - 18,30)
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Berlusconi Silvio 78 0h 41' 14'' 50,48%
2 Prodi Romano 50 0h 17' 01'' 20,83%
3 Fassino Piero 12 0h 02' 40'' 3,26%
4 Celli Giorgio 2 0h 01' 23'' 1,69%
5 Rutelli Francesco 11 0h 01' 22'' 1,67%

La sproporzione tra il trattamento riservato a Berlusconi e quello riservato a Prodi nei TG delle reti Mediaset è semplicemente scandalosa. Indignerebbe chiunque abbia a cuore la correttezza e il rispetto delle regole, anche se non fosse accaduto in periodo di par condicio. Il TG4 ha avuto il coraggio di riservare a Berlusconi un tempo di parola oltre quattro volte maggiore di quello concesso a Prodi. Studio Aperto si è «limitato» a dare a Berlusconi un vantaggio del 240% circa rispetto a Prodi. Il TG5, il più «equilibrato» dei tre, si è fermato al 150%. Vediamo comunque una tabella riepilogativa con i dati totali dei TG Mediaset relativi ai cinque politici che hanno avuto il maggior tempo di parola.

Totale TG Mediaset
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Berlusconi Silvio 244 4h 49' 25'' 52,17%
2 Prodi Romano 140 1h 36' 21'' 17,37%
3 Fassino Piero 41 0h 18' 08'' 3,27%
4 Storace Francesco 24 0h 09' 58'' 1,80%
5 Casini Pierferdinando 29 0h 09' 24'' 1,69%

Ancor più delle tre ore e tredici minuti di tempo di parola che Berlusconi ha avuto in più di Prodi sulle sue reti televisive, impressiona il dato che Berlusconi, da solo, ha parlato più del 50% del tempo complessivo concesso dai TG Mediaset, in campagna elettorale, a tutti i politici italiani, di qualsiasi schieramento. Per la precisione, fatto 100 il tempo di parola complessivo, Berlusconi batte i 119 altri politici italiani a cui è stato concesso almeno un intervento in voce nei TG delle reti Mediaset per 52,17 a 47,83. Quando si dice la gratitudine aziendale...

Concludiamo l'esposizione delle tabelle fornite dal Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva con i dati relativi ai telegiornali di La7. Si tratta di spiccioli rispetto alla corazzata Mediaset, ma anche qui Berlusconi giganteggia, rubando la scena a Prodi fino al punto di ottenere oltre il doppio del tempo di parola concesso all'avversario.

La7
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Berlusconi Silvio 33 0h 13' 08'' 25,15%
2 Prodi Romano 21 0h 06' 16'' 12,00%
3 Storace Francesco 7 0h 02' 53'' 5,52%
4 Fini Gianfranco 8 0h 02' 03'' 3,86%
5 Fassino Piero 5 0h 01' 19'' 2,52%

A questo punto possiamo stilare una breve tabella di confronto tra il tempo di parola concesso complessivamente ai due candidati premier Berlusconi e Prodi nelle edizioni principali di tutti i telegiornali fin qui considerati.

Totale complessivo Berlusconi / Prodi
pos. soggetti politici interventi in voce
num. tempo % tempo
1 Berlusconi Silvio 468 6h 58' 41'' 67,11%
2 Prodi Romano 359 3h 25' 10'' 32,89%

Come si può vedere da questo raffronto, nonostante la par condicio, Berlusconi è stato immensamente favorito da tutti i telegiornali, TG3 compreso, rispetto al suo diretto avversario per la poltrona di presidente del Consiglio. Nei due mesi scarsi coperti dalla par condicio, Prodi ha parlato infatti nel corso dei telegiornali meno della metà di Berlusconi: gli interventi del primo sono stati ben 109 in meno degli interventi del secondo; inoltre, fatto 100 il tempo complessivo destinato ai due, al Professore è toccato il 32,89% di quel tempo, al Cavaliere il 67,11%. Una voragine, un abisso tra i due, a tutto vantaggio di Berlusconi: un trattamento di favore assolutamente inaccettabile e indegno di un paese democratico e pluralista.

Il tempo di parola concesso agli esponenti politici nelle trasmissioni extra-TG

E se estendiamo la considerazione al di là dei telegiornali? Peggio che mai! Il vantaggio concesso da RAI, Mediaset e La7 a Berlusconi in campagna elettorale, rispetto non solo a Prodi ma a qualsiasi altro politico italiano, è inimmaginabile. Ne dà conto il solito Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva, in un documento consultabile in rete, che elenca la classifica dei primi dieci esponenti politici in ordine di tempo di parola nelle trasmissioni extra-TG andate in onda dall'11 febbraio al 2 aprile 2006. La classifica, che comprende anche le trasmissioni di comunicazione politica (nelle quali il controllo dei tempi concessi a ciascun politico era più stretto), è la seguente:

Tempo di parola nelle trasmissioni extra-TG
pos. soggetti politici tempo totale
1 Berlusconi Silvio 23h 01' 38''
2 Prodi Romano 14h 53' 00''
3 Bertinotti Fausto 7h 04' 19''
4 Casini Pierferdinando 6h 49' 00''
5 Fini Gianfranco 6h 32' 41''
6 Rutelli Francesco 6h 30' 55''
7 Fassino Piero 5h 45' 01''
8 Tremonti Giulio 4h 09' 00''
9 Pecoraro Scanio Alfonso 3h 42' 15''
10 Di Pietro Antonio 3h 21' 21''

Come si vede, Berlusconi ha goduto di oltre otto ore di tempo di parola in più del suo diretto avversario! La cosa è tanto più imbarazzante, dal punto di vista del mancato rispetto della par condicio, se si considera che il presidente del Consiglio uscente ha avuto più tempo di parola di Prodi in tutte e sette le principali reti televisive nazionali, come mostra la tabella seguente.

Tempo di parola nelle trasmissioni extra-TG. Analisi di dettaglio
pos. soggetti politici tempo totale RAI 1 RAI 2 RAI 3 Rete 4 Canale 5 Italia 1 La7
1 Berlusconi Silvio 23h 01' 38'' 2h 33' 48'' 0h 13' 27'' 1h 11' 14'' 11h 03' 11'' 3h 31' 52'' 2h 54' 24'' 1h 33' 42''
2 Prodi Romano 14h 53' 00'' 2h 13' 08'' 0h 02' 00'' 0h 37' 28'' 8h 49' 24'' 0h 20' 10'' 2h 06' 26'' 0h 44' 24''

Non resta, ora, che stilare una tabella conclusiva, con i tempi di parola totali attribuiti a Berlusconi e Prodi, sommando sia gli interventi in voce nel corso dei TG sia gli interventi nelle trasmissioni extra-TG.

Totale complessivo Berlusconi / Prodi (TG più altre trasmissioni)
pos. soggetti politici tempo di parola %
1 Berlusconi Silvio 30h 00' 19'' 62,11%
2 Prodi Romano 18h 18' 10'' 37,89%

Analisi conclusiva: l'enorme ingiustizia italiana

Dopo aver esaminato tutti questi dati statistici, c'è una conclusione che si impone con forza schiacciante: Berlusconi è il vero e unico signore e padrone della televisione italiana. Sarà per una forma di controllo indiretto, per sudditanza involontaria, per lottizzazione politica (RAI), per gratitudine e solidarietà aziendale (Mediaset), non lo so; ma un fatto è certo: Berlusconi è stato scandalosamente favorito da tutte le principali televisioni a diffusione nazionale, RAI 3 compresa, nonostante i vincoli imposti dalla par condicio. Nei due mesi che hanno preceduto le elezioni, ha potuto parlare in video per dodici ore in più del suo avversario diretto e per un tempo incomparabilmente maggiore di quello concesso a qualsiasi altro politico italiano, compresi gli alleati della Casa delle Libertà.

Una simile disparità di trattamento impone delle riflessioni. E' evidente che il sistema televisivo italiano è drogato e clamorosamente sbilanciato. Lo strapotere di Berlusconi sulle televisioni è talmente grande, che si è potuto permettere di protestare vivacemente contro chi gli impediva di andare in video a parlare del suo programma elettorale («La mia mancata presenza al Tg5 è un assaggio del regime di sinistra, loro sono sempre in tv e a me la negano», La Stampa), senza che nessun giornalista televisivo si peritasse di informare adeguatamente gli spettatori, spiegando loro per esempio che i dati rilevati dai centri di studio sull'informazione televisiva dicevano l'esatto contrario di quanto affermava Berlusconi, e cioè che non c'è stato politico che abbia avuto tanto tempo a disposizione quanto lui per dire ciò che voleva agli elettori.

A questo punto, è lecito chiedersi quanto abbia pesato sul risultato finale delle elezioni del 9 e 10 aprile la clamorosa violazione della par condicio a favore di Berlusconi. Per esempio, se quei 9 milioni di italiani che hanno votato alla Camera per Forza Italia avessero avuto un'informazione televisiva realmente pluralista ed equilibrata (cioè se giornalisti e dirigenti televisivi non avessero fatto tutto ciò che era in loro potere per dare a Berlusconi e al suo partito il massimo vantaggio possibile), avrebbero votato ancora tutti per Forza Italia?

Purtroppo non esiste prova contraria, ma è comunque sintomatico che, alle politiche del 2001, Forza Italia aveva ottenuto quasi due milioni di voti in più e quasi sei punti percentuali in più (29,4% contro 23,7%) rispetto alle elezioni 2006. Berlusconi, cioè, è il vero sconfitto di queste elezioni, nonostante la smisurata copertura mediatica di cui anche stavolta ha potuto beneficiare. Il fatto è che proprio quel potere mediatico gli ha consentito, con ogni probabilità, di limitare i danni e di insidiare fino alla fine la vittoria dell'Unione: parlando a pioggia su tutte le televisioni, grazie a giornalisti compiacenti (e grazie anche alle pessime capacità oratorie del suo avversario), Berlusconi ha potuto fare molto per ridurre il peso che il suo disastroso quinquennio di governo ha avuto sull'opinione pubblica italiana.

Nei paesi esteri, dove Berlusconi non gode del salvagente della televisione, la condanna del suo operato come primo ministro è stata pressoché unanime. Le più prestigiose testate giornalistiche di tutto il mondo (anche quelle conservatrici), dal Financial Times all'Economist («L'istinto di Berlusconi è quello di un commerciante di favori e di privilegi, non quello di un concorrente in un mercato deregolamentato. Questa è una qualità utile per un politico, ma lo è meno per la costruzione di un'economia liberale di successo»), dal Washington Post a Newsweek, hanno emesso un vero e proprio plebiscito contro il presidente del Consiglio uscente, invitando più o meno esplicitamente gli italiani a voltare pagina. E' molto probabile che la netta vittoria dell'Unione nei voti degli italiani all'estero sia il frutto di un'informazione non filtrata e non di parte sulle vicende italiane.

Quando finirà?

Ora io mi domando: per quanto ancora bisognerà tollerare l'ingiustizia sovrana che regna nell'informazione televisiva italiana?

Consideriamo la rabbia con cui Berlusconi si scaglia da anni, in ogni occasione pubblica, contro l'Unità e i suoi giornalisti, rei di fare un giornale che lo attacca pesantemente, permettendosi non solo un tono irriverente (penso ai Bananas di Marco Travaglio), ma anche - e soprattutto - di dare il giusto risalto a fatti sgraditi al Cavaliere, sui quali il resto dell'informazione italiana spesso e volentieri sorvola. Eppure L'Unità vende in media poco più di 60.000 copie al giorno: un'inezia, a fronte dello sterminato pubblico televisivo, fatto di milioni di persone che non leggono né libri né quotidiani e che ogni giorno, pur con i vincoli (teorici) della par condicio, sono state sottoposte in campagna elettorale ad un bombardamento continuo da parte di Berlusconi, fatto di impudiche magnificazioni del proprio operato come capo del governo, di feroci attacchi contro la sinistra la stampa in generale e la magistratura, e di promesse elettorali più o meno insostenibili (abolizione totale delle principali tasse comunali). Quanto maggiormente dovrebbe arrabbiarsi - mi chiedo - chi, da comune cittadino, la pensa su Berlusconi come i giornalisti dell'Unità e come la maggior parte della stampa estera, e che ogni giorno è invece costretto ad abbozzare di fronte alla gigantesca ingiustizia di un personaggio che occupa "militarmente" la televisione italiana da oltre un decennio, dicendo tutto ciò che gli passa per la testa senza che nessuno sia in grado di imporgli un freno e, soprattutto, di prendere le distanze e di fornire ai telespettatori una corretta informazione?

Qualche giorno fa Bertinotti ha provato sommessamente a dire che Mediaset dovrebbe "dimagrire". Di fronte alla "bestemmia", accolta senza simpatia dagli alleati dell'Unione, è insorta al gran completo la Casa delle Libertà, che evidentemente considera Mediaset un alleato insostituibile per le sue battaglie politiche (Schifani: «Il vero Bertinotti oggi si è presentato con il suo preoccupante pensiero politico liberticida»). Siamo arrivati al punto di una totale identificazione tra gli interessi della destra italiana e quelli privati di Silvio Berlusconi.

E' assolutamente urgente che il prossimo governo di centrosinistra capisca fino in fondo quanto è grave questa situazione. Occorre fare ogni sforzo per restituire all'Italia una democrazia libera e pluralista. Berlusconi si comporta infatti come un vero e proprio cancro per la democrazia italiana: spalleggiato da Bondi e altri personaggi della stessa fatta, sta tentando la carta finale di delegittimare il risultato delle elezioni; incurante della convalida della Cassazione, continua a lanciare accuse di brogli e si rifiuta di riconoscere come legittima la vittoria degli avversari. Dove sono i guardiani dell'informazione? Esistono giornalisti televisivi in grado di parlare liberamente della verità? Come è possibile che i telegiornali delle reti pubbliche non prendano una chiara e ferma posizione contro questo schifo, dissociandosi apertamente dalle accuse di Berlusconi e spiegando ai telespettatori che le elezioni si sono svolte normalmente e che il risultato finale è del tutto legittimo?

L'informazione televisiva è stata ridotta da cinque anni di governo del centrodestra in uno stato pietoso. La nuova maggioranza di governo, se fosse veramente sensibile alle esigenze del pluralismo, dovrebbe fare tutto quanto è in suo potere per ridimensionare Mediaset, o meglio il potere mediatico che Berlusconi esprime attraverso il possesso delle principali tre reti private italiane. In una nazione veramente pluralista, nessun privato dovrebbe possedere più di una rete televisiva (neppure attraverso parenti e prestanome). Inoltre, nessuna rete pubblica dovrebbe essere soggetta alle limitazioni censorie dei governi, dei partiti e delle maggioranze politiche. L'informazione pubblica dovrebbe essere un temuto giudice del potere, non il suo migliore alleato. Dovremmo prendere esempio dalla Gran Bretagna e dalla Svezia, non più dalla Thailandia. Caro Prodi, allo stato dei fatti liberare la televisione pubblica italiana dal giogo della politica è ancor più importante del risanamento dei conti pubblici.

Note

[1] Del resto le condizioni d'equità sono qualcosa di assolutamente intollerabile per il re dei prepotenti, che, prima che scattasse la par condicio, ha fatto letteralmente indigestione di apparizioni in TV, monopolizzando l'etere e suscitando l'irritazione persino dei suoi alleati. Lo ha fatto accampando la giustificazione che mancava dal video da quattro anni e mezzo («perché per quattro anni e mezzo non sono mai andato in televisione mentre gli altri ci andavano in continuazione», Il Giornale): una delle bugie più colossali che si ricordino a memoria d'uomo. Basti citare, per esempio, una torrenziale apparizione di Berlusconi a Porta a porta, che coincise con la sera in cui Giovanni Paolo II entrò in agonia, cioè poco più di un anno fa. Tra l'altro, per non togliere spazio a quell'intervista registrata al presidente del Consiglio, la RAI si giocò la copertura in diretta dell'evento legato all'aggravarsi delle condizioni del papa: al TG3, che stava già trasmettendo dal Vaticano, fu ordinato di bloccare la diretta, proprio mentre tutte le principali televisioni del mondo si collegavano con Piazza San Pietro. Analoga decisione di evitare edizioni straordinarie fu presa dai dirigenti di Canale 5, probabilmente per collaborare a non togliere spettatori a Berlusconi. Di tutto ciò, nonché delle sacrosante proteste dei comitati di redazione del TG3 e del TG5, rende nota un articolo di Repubblica del 1° aprile 2005.

[2] Il tempo in cui un esponente politico parla direttamente in video.

[3] La differenza diventa ancor più penalizzante per il centrosinistra, se si considera che gli spettatori che guardano le edizioni principali del TG1 e del TG2 sono complessivamente, stando ai dati Auditel, molto più numerosi di quelli che guardano il solo TG3, l'unico telegiornale squilibrato a favore del centrosinistra.

[4] La stampa si è in certa misura occupata dei gravi e colpevoli vantaggi elargiti dai telegiornali nazionali al centrodestra. Si veda per esempio Diario del 28 marzo, L'Unità del 27 marzo, il Corriere della Sera del 30 marzo, Repubblica del 29 marzo.

Articolo di Michele Diodati pubblicato il  1/5/2006 alle ore 18,21.

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